Viaggio al termine della notte

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 54

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

4.4
(4123)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 480 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Catalano , Finlandese , Norvegese , Svedese , Greco , Danese , Portoghese , Farsi

Isbn-10: 8496075788 | Isbn-13: 9788496075788 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Ernesto Ferrero

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Pubblicato nel 1932, questo libro largamente autobiografico - libro dello sradicamento, della rivolta, del sarcasmo, dell'irrisione violenta e acuminata - è ormai considerato un fondamentale "classico" della narrativa europea del Novecento. Il clamore e lo scandalo che lo accolsero, con l'aura di "maledettismo" presto sorta a circonfondere tanto il protagonista quanto l'autore, sono facilmente riconducibili alla disturbante carica di verità che attraversa per intero il Viaggio, e che mette impietosamente a nudo sia le miserie dell'individuo sia quelle ben più gravi e profonde della società in cui si muove.
I vagabondaggi del medico Bardamu dagli scenari della prima guerra mondiale all'Africa coloniale, dall'America del fordismo alla Parigi dei poveri, disegnano un quadro complessivo in cui qualsiasi valore morale ha perso tenuta, e in cui drammaticamente più labile e vaga si è fatta la distinzione fra il bene e il male: al duro sfruttamento dell'uomo sull'uomo nelle colonie francesi corrisponde quello del capitalismo americano, alla povertà dilagante degli uni fa eco quella degli altri, in un universo in cui la legge della sopravvivenza impone scelte spesso disgustose, talora aberranti.
Eppure da questo tragico materiale Céline sa estrarre di frequente situazioni di esilarante comicità, in una mescolanza di dolore e riso superbamente sorretta da una scrittura assolutamente originale: una scrittura plasmata sul parlato, scandita da un ritmo incalzante e sincopato, in cui i termini gergali, il turpiloquio, l'elementarità e la distorsione sintattica sanno di continuo aprirsi a sprazzi di "sublime" ogni volta del tutto stupefacenti. Un vero e proprio "miracolo" espressivo, marchio inconfondibile della grandissima letteratura.
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  • 5

    La strada del nulla

    E' un romanzo che rivela fin dalle prime battute l'impronta dello scrittore di razza, capace di passare senza perdere mordente dal vernacolo a frasi magistralmente cesellate.
    Quella di Céline è una sc ...continua

    E' un romanzo che rivela fin dalle prime battute l'impronta dello scrittore di razza, capace di passare senza perdere mordente dal vernacolo a frasi magistralmente cesellate.
    Quella di Céline è una scrittura che lascia il segno, originale, intensa e ammantata di menefreghismo.
    Il protagonista, Ferdinand Bardamu, ricorda un po' l'Huckleberry Finn di Mark Twain, ma è più cupo, più sarcastico, e certamente più infelice.
    Al cinismo del libro fa da contrappunto, fortissima, la percezione del dolore peggiore, quello di creature innocenti, bambini e animali, bersagli perfetti dell'abiezione umana.
    Per tutti gli altri resta solo una vaga pietà e un po' di disprezzo.
    Si parte dalla paura della morte in guerra, con buona pace di impavidi e patrioti, per arrivare, nelle ultime pagine, al desiderio di diventare almeno “un eroe raccogliticcio” e morire per un' idea qualunque che dia un senso all'intera esistenza.
    Impresa ardua per un eroe-antieroe che ha viaggiato inquieto per anni collezionando per lo più un meschino campionario di umanità, stanco di una stanchezza morbosa che provoca insonnia: “Ci basta ormai mangiare un po', farsi un po' di caldo e dormire più che si può sulla strada del nulla”.
    L'humour del romanzo sta soprattutto negli ambigui rapporti tra i personaggi, uniti dalle circostanze, compagni nella “notte” ma sempre (non a torto) diffidenti gli uni con gli altri.
    Per esempio Robinson, figura controversa (probabilmente l'autore stesso nella sua parte peggiore), ricorre continuamente nella narrazione e finisce per diventare amico di Ferdinand, senza peraltro suscitare in lui un briciolo di affetto.
    I baracconi di una fiera, tratteggiati in pagine da antologia, con la loro allegria monotona e posticcia sono il malinconico emblema di una vita che si fa presto a rimettere in piedi dopo un disastro, ma che si trascina ormai senza più illusioni.

    ha scritto il 

  • 4

    come se avessero messo su carta un racconto narrato a voce. infatti la difficoltà maggiore nell'affrontare questa lettura è proprio la tecnica molto discorsiva della narrazione.
    Bel romando diviso in ...continua

    come se avessero messo su carta un racconto narrato a voce. infatti la difficoltà maggiore nell'affrontare questa lettura è proprio la tecnica molto discorsiva della narrazione.
    Bel romando diviso in più parti, più o meno leggibili ad appassionanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Céline scrive come pochi: poetico, azzeccato, enigmatico e originale. E' un classico della letteratura francese, ma il suo personaggio, molto probabilmente un po' autobiografico, è snervante: cinico, ...continua

    Céline scrive come pochi: poetico, azzeccato, enigmatico e originale. E' un classico della letteratura francese, ma il suo personaggio, molto probabilmente un po' autobiografico, è snervante: cinico, venale, misogeno, razzista e più in generale misantropo. Non vedi l'ora di lasciralo.

    ha scritto il 

  • 5

    Spiazzato!

    Questo libro mi ha decisamente spiazzato. L'ho odiato con tutte le mie forze, perché non riuscivo a capire il linguaggio dell'autore e la lettura procedeva lenta e con fatica. Ho finito per amarlo pro ...continua

    Questo libro mi ha decisamente spiazzato. L'ho odiato con tutte le mie forze, perché non riuscivo a capire il linguaggio dell'autore e la lettura procedeva lenta e con fatica. Ho finito per amarlo profondamente....aveva ragione Bukowski a consigliarlo

    ha scritto il 

  • 4

    Sfangarla. Forse

    Lettura magnetica, il libro si apre spontaneamente alla pagina giusta quando il lettore è nei pressi e cattura l’attenzione senza l’uso di artifici, solo le parole scritte da Celine cent’anni fa (sepp ...continua

    Lettura magnetica, il libro si apre spontaneamente alla pagina giusta quando il lettore è nei pressi e cattura l’attenzione senza l’uso di artifici, solo le parole scritte da Celine cent’anni fa (seppure tradotte, nel mio caso ed è un vero peccato). Il libro è sorprendente dal punto di vista stilistico e dei contenuti e devo dire che resiste egregiamente al tempo e alle lodi unanimi.
    Leggendolo credo tutti si chiedano quanto Celine abbia prelevato direttamente dalla propria vita vissuta e quanto abbia lavorato di fantasia, non so precisamente dov’è la linea che le separa, credo che sia molto sottile. Nelle pagine si riflette una personalità notevole, che insegue la verità dei fatti e delle emozioni in modo tenace e sgradevole, senza pietà per nessuno e meno ancora per il suo alter ego Bardamu.
    Lo rende capace di sopravvivere a situazioni estreme ma incapace di farsi pagare il lavoro di medico; per amicizia, complice di un assassino; maldestro e vigliacco utilizzatore di donne. La cosa che lo disgusta di più è l’ipocrisia di fingersi migliori e le pretese di decoro della piccola borghesia (contro la quale del resto tutti infieriscono unanimi: ha preso più frecce degli aculei di un istrice). Fa tristezza però la donna che la madre lascia morire in un mare di sangue, per evitare lo scandalo del trasporto in ospedale, perché non si sappia che ha abortito. Nel tratteggiare Bardamu si vede una nota di autolesionismo che doveva appartenergli in tutto e per tutto, se si pensa alle accuse di collaborazionismo che si tirò addosso in un periodo in cui i più sinceri imboscati si proclamavano resistenti e giacchè c’erano, perché non eroi della resistenza.
    Celine/Bardamu ama il corpo e la vita, per questo forse ha amato il mestiere di medico e le ballerine.
    La donna che l’affascina, Sophie, lo incanta per la perfezione anatomica, fasci di nervi e muscoli, portamento flessuoso (le sue danzatrici), mentre i discorsi amorosi li trova completamente vuoti di significato, forse perché niente è per sempre? I personaggi che considera con simpatia sono quelli assolutamente puri: la prostituta Molly, il soldato Aristide in Africa, il medico suo professore, Parapine.
    Il suo viaggio al termine della notte è forse il suo sfangarla, da una situazione incresciosa a quella successiva, Parigi Belgio Africa America Vigny Midi, fino all’ultima corsa in macchina, verso la tragedia causata dalla sua goffaggine, dal suo non capire quello che viene mosso dall’organo più complesso, il cervello: sentimenti contro la vita, furia omicida. Rimangono in mente le cupe visioni della miseria senza speranza, bocche come buchi neri e placide visioni fluviali, a ricordare perché nonostante tutto si vive.

    ha scritto il 

  • 5

    Capolavoro

    Feroce, disperato, cinico, barbaro, a volte triviale, mai scontato. Lucido, liberatorio, estremo, reale, sublime. Un capolavoro da leggere, per capire … come eravamo, come siamo.

    ha scritto il 

  • 5

    Vita grama di un artista

    Recensire un uomo misero e al contempo grandioso, è compito arduo ma dal quale non ho intenzione di esimermi, data la caricatura di colui che il ritengo il più straordinario sottovalutato scrittore de ...continua

    Recensire un uomo misero e al contempo grandioso, è compito arduo ma dal quale non ho intenzione di esimermi, data la caricatura di colui che il ritengo il più straordinario sottovalutato scrittore del novecento. Una Potenza di parola inusitata, getta sul foglio, in.ordine sparso, quasi inconsapevolmente, sprazzi di vita vissuta con la pelle scoperta
    Da leggere e rileggere fino a conficcarsi nella carne la sua lirica disperazione

    ha scritto il 

  • 3

    Ferdinand è un uomo che vive il ventesimo secolo. lo attraversa nei suoi diversi aspetti. la guerra, l'imperialismo, la ricerca della fortuna in America, lo studio, la professione, l'amore. il tutto d ...continua

    Ferdinand è un uomo che vive il ventesimo secolo. lo attraversa nei suoi diversi aspetti. la guerra, l'imperialismo, la ricerca della fortuna in America, lo studio, la professione, l'amore. il tutto descritto in questa maniera difficile da leggere. un po' sgrammaticato, un po' sbiascicato, quasi si fosse tutti al bar, e dopo una birra di troppo un narratore prendesse l'iniziativa per regalarci l'esperienza del suo vissuto.
    ma se c'è qualcosa di eccezionale in questo libro, sono i pensieri del protagonista. uno spaccato di sincera lucidità sul mondo, un pensiero spesso in controtendenza non con quanto il resto dell'umanità pensa, ma con quanto la morale comune impone al resto dell'umanità di proclamare. è profondamente sincera l'avversità verso la guerra, resa qui una pratica stupida e insensata. e anche l'animo umano, posto di fronte ai dilemmi quotidiani, viene spogliato di inutili orpelli morali, vestendoci solo di una pelle animalesca poco divina e molto materiale. non cinico, secondo me, ma molto realista e sincero.
    lettura impegnativa, che richiede concentrazione. ma che merita di essere fatta.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso

    Questo romanzo è di una bellezza struggente oltre che sconvolgente. Un'angosciosa verità che scaturisce dalla noia criminale della guerra, dal feroce colonialismo, dal nuovo mondo e la crescente indus ...continua

    Questo romanzo è di una bellezza struggente oltre che sconvolgente. Un'angosciosa verità che scaturisce dalla noia criminale della guerra, dal feroce colonialismo, dal nuovo mondo e la crescente industrializzazione, dalla povertà, dalla miseria, dall'incessante e perverso godimento, dalla beffa più ingiusta che è l'amore. Tutto sputato in faccia con un argot unico nella letteratura del '900.

    "Ma ecco lì, questi diluvi sentimentali non oltrepassano mai le parti basse. Tutta la disgrazia sta lì."

    ha scritto il 

  • 4

    Alla ricerca del tempo perduto

    Il tempo perduto, a differenza di Proust, Céline non lo ritroverà mai nel corso del romanzo. Anzi. Il suo nodo esistenziale è proprio l'avere scelto di raccontare una classe sociale che disprezza prof ...continua

    Il tempo perduto, a differenza di Proust, Céline non lo ritroverà mai nel corso del romanzo. Anzi. Il suo nodo esistenziale è proprio l'avere scelto di raccontare una classe sociale che disprezza profondamente. La piccola borghesia proletaria, avida e ipocrita a tutte le latitudini, Parigi, le colonie africane o Chicago. Il pregiudizio di fondo impedisce a Cèline di vedere oltre questo velo di negatività. Ed è un peccato, perchè quando il velo si squarcia ciò che appare sono sprazzi nel sublime. Come quando scopre la bontà, per lui inaspettata, del sergente Alcide "Alcide faceva evoluzioni nel sublime come se fosse casa sua, per così dire con familiarità, dava del tu agli angeli'sto ragazzo, e aveva l'aria di niente. Dormiva come tutti. Aveva l'aria proprio normale". oppure quando parla di Molly "Per lasciarla mi ci è voluta proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cailtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di qualche mese in America".
    Bardamu, l'io protagonista del romanzo è come i personaggi che incontra, capace di pensare la giustizia ma incapace di agirla, privo di spina dorsale e del coraggio di difendere le proprie idee, incapace di far prevalere la coscienza sull'interesse sociale e materiale del momento. Così non dirà mai a Lola ciò che pensa della guerra, abbandonerà Molly a Chicago, lascerà morire dissanguata la ragazza che ha abortito, etc, etc. A fare da contraltare a Bardamu c'è Robinson, l'alter-ego, il doppio, quello che ha il coraggio di seguire la propria anima, anche quando è nera. E così facendo sarà vero, ma sarà perduto.
    La scena finale, con la sua enfasi finalmente liberatoria, da sola, vale le quattro stelle che ho dato al romanzo.

    ha scritto il 

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