Viaggio al termine della notte

Di

Editore: TEA (TeaDue)

4.4
(4042)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 575 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese , Tedesco , Spagnolo , Olandese , Catalano , Finlandese , Norvegese , Svedese , Greco , Danese , Portoghese

Isbn-10: 8850203012 | Isbn-13: 9788850203017 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Ernesto Ferrero

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Fece la sua apparizione nel 1932, facendo conoscere un grande scrittore capace di esprime le tensioni, la complessità, gli orrori e le smorfie in una forma sbalorditiva e con uno stile da subito unico e inconfondibile. Affresco di un'epoca, grido anarchico di rivolta, ma anche libro comico, in cui farsa e tragedia si mescolano in continuazione.
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  • 3

    Ferdinand è un uomo che vive il ventesimo secolo. lo attraversa nei suoi diversi aspetti. la guerra, l'imperialismo, la ricerca della fortuna in America, lo studio, la professione, l'amore. il tutto d ...continua

    Ferdinand è un uomo che vive il ventesimo secolo. lo attraversa nei suoi diversi aspetti. la guerra, l'imperialismo, la ricerca della fortuna in America, lo studio, la professione, l'amore. il tutto descritto in questa maniera difficile da leggere. un po' sgrammaticato, un po' sbiascicato, quasi si fosse tutti al bar, e dopo una birra di troppo un narratore prendesse l'iniziativa per regalarci l'esperienza del suo vissuto.
    ma se c'è qualcosa di eccezionale in questo libro, sono i pensieri del protagonista. uno spaccato di sincera lucidità sul mondo, un pensiero spesso in controtendenza non con quanto il resto dell'umanità pensa, ma con quanto la morale comune impone al resto dell'umanità di proclamare. è profondamente sincera l'avversità verso la guerra, resa qui una pratica stupida e insensata. e anche l'animo umano, posto di fronte ai dilemmi quotidiani, viene spogliato di inutili orpelli morali, vestendoci solo di una pelle animalesca poco divina e molto materiale. non cinico, secondo me, ma molto realista e sincero.
    lettura impegnativa, che richiede concentrazione. ma che merita di essere fatta.

    ha scritto il 

  • 5

    Meraviglioso

    Questo romanzo è di una bellezza struggente oltre che sconvolgente. Un'angosciosa verità che scaturisce dalla noia criminale della guerra, dal feroce colonialismo, dal nuovo mondo e la crescente indus ...continua

    Questo romanzo è di una bellezza struggente oltre che sconvolgente. Un'angosciosa verità che scaturisce dalla noia criminale della guerra, dal feroce colonialismo, dal nuovo mondo e la crescente industrializzazione, dalla povertà, dalla miseria, dall'incessante e perverso godimento, dalla beffa più ingiusta che è l'amore. Tutto sputato in faccia con un argot unico nella letteratura del '900.

    "Ma ecco lì, questi diluvi sentimentali non oltrepassano mai le parti basse. Tutta la disgrazia sta lì."

    ha scritto il 

  • 4

    Alla ricerca del tempo perduto

    Il tempo perduto, a differenza di Proust, Céline non lo ritroverà mai nel corso del romanzo. Anzi. Il suo nodo esistenziale è proprio l'avere scelto di raccontare una classe sociale che disprezza prof ...continua

    Il tempo perduto, a differenza di Proust, Céline non lo ritroverà mai nel corso del romanzo. Anzi. Il suo nodo esistenziale è proprio l'avere scelto di raccontare una classe sociale che disprezza profondamente. La piccola borghesia proletaria, avida e ipocrita a tutte le latitudini, Parigi, le colonie africane o Chicago. Il pregiudizio di fondo impedisce a Cèline di vedere oltre questo velo di negatività. Ed è un peccato, perchè quando il velo si squarcia ciò che appare sono sprazzi nel sublime. Come quando scopre la bontà, per lui inaspettata, del sergente Alcide "Alcide faceva evoluzioni nel sublime come se fosse casa sua, per così dire con familiarità, dava del tu agli angeli'sto ragazzo, e aveva l'aria di niente. Dormiva come tutti. Aveva l'aria proprio normale". oppure quando parla di Molly "Per lasciarla mi ci è voluta proprio della follia, della specie più brutta e fredda. Comunque se la morte, domani, venisse a prendermi, non sarei, ne sono certo, mai tanto freddo, cailtrone, volgare come gli altri, per quel tanto di gentilezza e di sogno che Molly mi ha regalato nel corso di qualche mese in America".
    Bardamu, l'io protagonista del romanzo è come i personaggi che incontra, capace di pensare la giustizia ma incapace di agirla, privo di spina dorsale e del coraggio di difendere le proprie idee, incapace di far prevalere la coscienza sull'interesse sociale e materiale del momento. Così non dirà mai a Lola ciò che pensa della guerra, abbandonerà Molly a Chicago, lascerà morire dissanguata la ragazza che ha abortito, etc, etc. A fare da contraltare a Bardamu c'è Robinson, l'alter-ego, il doppio, quello che ha il coraggio di seguire la propria anima, anche quando è nera. E così facendo sarà vero, ma sarà perduto.
    La scena finale, con la sua enfasi finalmente liberatoria, da sola, vale le quattro stelle che ho dato al romanzo.

    ha scritto il 

  • 3

    Davvero un gran libro, se ne capisce appieno la portata e la potenza tenendo conto del periodo in cui venne scritto.
    Contenuti profondi, ironici, nichilisti, drammatici, c'è tutto diciamo...
    Due soli ...continua

    Davvero un gran libro, se ne capisce appieno la portata e la potenza tenendo conto del periodo in cui venne scritto.
    Contenuti profondi, ironici, nichilisti, drammatici, c'è tutto diciamo...
    Due soli difetti per i miei gusti: il tipo di scrittura e l'eccessiva lunghezza.

    ha scritto il 

  • 0

    La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte

    Il romanzo descrive i viaggi fatti dal giovane Ferdinand Bardamu dapprima sul fronte, durante la prima guerra mondiale, dove cerca più volte di disertare, poi in Africa, vivendo la durissima vita nell ...continua

    Il romanzo descrive i viaggi fatti dal giovane Ferdinand Bardamu dapprima sul fronte, durante la prima guerra mondiale, dove cerca più volte di disertare, poi in Africa, vivendo la durissima vita nelle colonie, poi in America, dove prova la vita alienante delle fabbriche ed infine, dopo essersi laureato, in Francia dove esercita la professione medica nelle zone più povere del paese.
    Céline però descrive anche un secondo viaggio, certamente più importante del primo; un viaggio spirituale attraverso il cinismo, l'invidia, l'ipocrisia, la falsità, la cattiveria e tutto ciò che di negativo c'è nell’uomo.

    Cosa (probabilmente) ci vuole raccontare Céline nel romanzo? Ci vuole mostrare che l’uomo vive principalmente in balia degli istinti, piuttosto che della ragione. Vuole dirci che quello che manca sono i valori, sono gli ideali. Vuole mostrarci l'assurdità della guerra. E della miseria.

    Impressionante Céline; ha scritto il romanzo a soli 35 anni dimostrando una lucidità, una intelligenza ed una capacità di analisi assolutamente fuori dal comune. La descrizione della guerra, dei suoi orrori, della sua stupidità, della meschinità di chi la vuole e di chi la combatte è bellissima. Il linguaggio è volutamente realistico e sgrammaticato per dare l'idea dell'immediatezza, della spontaneità, come se si stesse ascoltando un amico al bar. Ma la lettura, anche se inframezzata da parti molto belle e da frasi profondissime e originali, stanca. Stanca principalmente per il cinismo senza limite. Non c'è luce che possa rasserenare. La bellezza, la gioia, l'amore sono solo momenti impercettibili che però non sono sufficienti a squarciare il buio.

    "Quel che è peggio è che uno si chiede come l'indomani troverà quel po' di forza per continuare a fare quel che ha fatto il giorno prima e poi già da tanto tempo, dove troverà la forza per quelle iniziative sceme, quei mille progetti che non arrivano a niente, quei tentativi per uscire dalla necessità opprimente, tentativi che abortiscono sempre, e tutti per arrivare a convincersi una volta per tutte che il destino è invincibile, che bisogna sempre ricadere ai piedi della muraglia, ogni sera, sotto l'angoscia dell'indomani, sempre più precario, sempre più sordido"

    Il romanzo ci porta a pensare se davvero valga la pena di vivere in questo mondo. La mancanza di speranza ci spinge a ricercare e a strappare attimi di piacere anche a costo di passare sopra ai nostri (scarsi) principi morali.

    Quella di Céline è una scrittura che lascia sicuramente il segno per originalità e intensità.

    Quello che rimane del viaggio è la ricerca di un "dopo" possibile. Può esserci qualcos'altro nella vita, o la vita è tutta qui, buio con qualche lampo rapidissimo di luce?

    “La vita è proprio questo, una scheggia di luce che finisce nella notte”.

    Ho trovato il libro lucido, importante, originale, ma anche faticoso; tant'è che ci ho messo un mese a leggerlo. Anzi no, a studiarlo, visto che per me la lettura è qualcosa di piacevole e la piacevolezza di lettura qui non l'ho trovata.

    Impossibile e senza senso, per me, dare una valutazione ad un romanzo come questo.

    ha scritto il 

  • 2

    A me proprio non è piaciuto. Indubbiamente è una scrittura originale ed è facile immaginare che quando uscì suscitò scalpore ma proprio non l'ho capito. Per prima cosa la struttura della frase... tutt ...continua

    A me proprio non è piaciuto. Indubbiamente è una scrittura originale ed è facile immaginare che quando uscì suscitò scalpore ma proprio non l'ho capito. Per prima cosa la struttura della frase... tutto invertito al punto che spesso ero costretto a rileggere la frase perchè non ne capivo il senso. Paradossale perchè è scritto in prima persona con locuzioni corte che dovrebbero agevolare una lettura scorrevole e veloce ma di fatto, per come è composta la frase, avviene il contrario. La storia... boh, inconsistente. Non mi è rimasto nulla, nè una emozione, nè un aneddoto, e nemmeno un personaggio. Non ho delineato neanche il carattere del protagonista. Non ho capito se è uno sciocco, uno bastardo, un sensibile, un ladro... evanescente.

    ha scritto il 

  • 0

    E' un po' imbarazzante recensire un monumento come il libro di Celine. QUello che colpisce già dalle prime righe è il linguaggio "antiletterario", vivo ed efficacissimo. Il protagonista è protagonista ...continua

    E' un po' imbarazzante recensire un monumento come il libro di Celine. QUello che colpisce già dalle prime righe è il linguaggio "antiletterario", vivo ed efficacissimo. Il protagonista è protagonista di avventure che sembrerebbero quasi picaresche ma che aprono squarci inquietanti nella psicologia cinica dell'io narrante e nei drammi del XX secolo che sono percorsi con un'indifferenza quasi agghiacciante. Il capitolo sull'Africa è poi un capolavoro di sensazioni, descrizioni e impressioni: il caldo, l'immobilità e l'inutilità dell'esistenza emergono mda pagine potentissime che sono tra le migliori del libro. Significativamente alla fine del libro si ritorna al punto di partenza, in Francia perceé nulla importa. Ma sarà vero?

    ha scritto il 

  • 5

    Lettura che indubbiamente lascia il segno, sia per lo stile (che ho apprezzato, ma non amato) che per il coraggio con cui vengono messe in mostra in maniera impietosa le viscere ed i lati più oscuri d ...continua

    Lettura che indubbiamente lascia il segno, sia per lo stile (che ho apprezzato, ma non amato) che per il coraggio con cui vengono messe in mostra in maniera impietosa le viscere ed i lati più oscuri dell’animo umano e della storia del secolo passato. L'impressione più forte che mi ha lasciato è quella di trovarmi di fronte ad un uomo con una sensiblità nettamente superiore alla media, che non riesce a non rimanere sconcertato di fronte agli orrori della vita.

    ha scritto il 

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