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Viaggio al termine della notte

La biblioteca di Repubblica - Novecento, 54

By Louis-Ferdinand Celine

(1307)

| Hardcover | 9788496075788

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Book Description

Pubblicato nel 1932, questo libro largamente autobiografico - libro dello sradicamento, della rivolta, del sarcasmo, dell'irrisione violenta e acuminata - è ormai considerato un fondamentale "classico" della narrativa europea del Novecento. Il clamor Continue

Pubblicato nel 1932, questo libro largamente autobiografico - libro dello sradicamento, della rivolta, del sarcasmo, dell'irrisione violenta e acuminata - è ormai considerato un fondamentale "classico" della narrativa europea del Novecento. Il clamore e lo scandalo che lo accolsero, con l'aura di "maledettismo" presto sorta a circonfondere tanto il protagonista quanto l'autore, sono facilmente riconducibili alla disturbante carica di verità che attraversa per intero il Viaggio, e che mette impietosamente a nudo sia le miserie dell'individuo sia quelle ben più gravi e profonde della società in cui si muove.
I vagabondaggi del medico Bardamu dagli scenari della prima guerra mondiale all'Africa coloniale, dall'America del fordismo alla Parigi dei poveri, disegnano un quadro complessivo in cui qualsiasi valore morale ha perso tenuta, e in cui drammaticamente più labile e vaga si è fatta la distinzione fra il bene e il male: al duro sfruttamento dell'uomo sull'uomo nelle colonie francesi corrisponde quello del capitalismo americano, alla povertà dilagante degli uni fa eco quella degli altri, in un universo in cui la legge della sopravvivenza impone scelte spesso disgustose, talora aberranti.
Eppure da questo tragico materiale Céline sa estrarre di frequente situazioni di esilarante comicità, in una mescolanza di dolore e riso superbamente sorretta da una scrittura assolutamente originale: una scrittura plasmata sul parlato, scandita da un ritmo incalzante e sincopato, in cui i termini gergali, il turpiloquio, l'elementarità e la distorsione sintattica sanno di continuo aprirsi a sprazzi di "sublime" ogni volta del tutto stupefacenti. Un vero e proprio "miracolo" espressivo, marchio inconfondibile della grandissima letteratura.

590 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arriva ...(continue)

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arrivare ancora più in basso, il più in basso possibile ci vuole cultura, bisogna aver studiato. Il libro è sicuramente, in molte parti, autobiografico.
    Alcune parti del libro, l'inizio e la fine soprattutto, sono particolarmente belle. L'inizio ci porta nel cuore della guerra mondiale, guardando comportamenti e situazioni dall'originale e sano punto di vista del codardo che se ne infischia della patria e tiene alla pelle, che contrappone alla follia collettiva e al desiderio di morte un sano istinto di sopravvivenza. La descrizione della perversione della guerra e del carrozzone di stupidità, boria, egoismo vari, meschinità che le tengono dietro è bellissima. Ricorda un po' Comma 22. Di fronte a ufficiali vanesi, idioti, stupidamente obbedienti non c'è ideale che sopravviva. Il linguaggio è spontaneo, a volte apparentemente sgrammaticato, dà l'idea di immediatezza, di essere seduti da qualche parte con l'autore, in un locale malfamato ad ascoltare. All'editore che vuole correggergli la grammatica fa una scenata: "Ho l'aria scalcinata ma so perfettamente quel che voglio.". E effettivamente Celine non vuole scrivere come Francois Mauriac, raggiunge il suo scopo parlando al lettore come a un compagno di sbornie e di battaglia, come a un vecchio amico.
    Ma mentre l'inizio del libro è interessante, bello e originale, il cuore del libro stanca. Stanca il cinismo assoluto con cui le cose sono guardate. Ci viene presentato un universo di bassezze cui non c'è mai limite, un'umanità senza umanità, un uomo cui hanno strappato l'anima. La faticosa lettura del romanzo porta a pensare se davvero valga la pena di vivere in questo mondo bidimensionale. La mancanza di speranza, di fede religiosa forse, spinge a strappare a morsi alla vita ogni piacere a costo di qualsiasi prezzo morale. Pochi personaggi non inseguono un interesse personale. Per es. Alcide e lo si vede vergognarsi del suo buon cuore, del desiderio di mantenere con tanta fatica la nipotina orfana. Non ci si deve vergognare dei vizi ma nascondere la bontà. Questo modo di vedere le cose, porta alla fine del libro a un cambio impercettibile di ottica, a una stanchezza morale, a una stanchezza di vivere senza scopo, a una nausea di se stessi e del mondo cui non c'è risposta, nausea che accomuna scrittore e lettore.

    "Marcia in modo strano la pietà. Se qualcuno avesse detto al comandante Pincon che lui altro non era che uno sporco assassino vigliacco, gli avrebbe fatto un piacere enorme, quello di farci fucilare seduta stante dal capitano della gerdarmeria che non lo lasciava mai d'un passo e che, lui, pensava esattamente quello. Era mica coi tedeschi che ce l'aveva, il capitano della gerdarmeria.
    ......
    La grande sconfitta in tutto è dimenticare, e soprattutto quel che ti ha fatto crepare, e crepare senza capire mai fino a qual punto gli uomini sono carogne."

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    Mario Inisi said on Oct 7, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiogra ...(continue)

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiografici che si pone, in realtà, come una autentica e imprescindibile disamina del Novecento. Le stratificazioni innumerevoli delle avventure rocambolesche di Bardamu si sviluppano, sotto gli occhi del lettore, con la stessa complessità opulenta del linguaggio, che si ripiega su se stesso, si insegue, si tormenta, ci tormenta, ci avvince. Tra la Francia, le Colonie, l'America, in pace o in guerra, l'umanità variegata di Céline è il fulcro di un'opera pungente, cinica, amara, che ammicca al satirico e al grottesco. In questa girandola tragicomica di antieroi si salvano pochi, fulgidi esempi di caritatevolezza e bontà, personaggi che comunque non si sottrarranno - non possono - allo squallore e al tormento di un secolo misero e inautentico, che ha sostituito l'irrisione alla pietà, l'opportunismo alla vocazione, l'ossessione all'amore.

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    Laura C said on Oct 2, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    No, Celine, non ti capisco.
    Sei medico come me, parli dell'esperienza umana in profondità...
    ma io non riesco a non trovarti scipo e noioso.
    Ti prego non mandarmi un fulmine in testa.

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    Simona Garbarini said on Sep 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. Si passa il tempo a uccidere ...(continue)

    Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. Si passa il tempo a uccidere o ad adorare a sto mondo, tutt'e due insieme. "Ti odio! Ti adoro!". Si tira avanti, ci si tiene compagnia, si appioppa la vita al bipede del secolo dopo, con frenesia, a ogni costo, come se fosse straordinariamente divertente perpetuarsi, come se quello ci potesse rendere, in fin dei conti, eterni. Voglia di abbracciarsi, malgrado tutto, come ci si gratta.

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    Mercedes said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful


    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente ...(continue)


    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente a questa dose finemente frazionata di marciume quotidiano trasposto in parole.

    "Viaggio al termine della notte", un cammino circolare che inizia e ricomincia intorno alla miseria interiore e circostante, immutabile qualunque sia il contesto. Che sia una trincea sul fronte occidentale durante la Grande Guerra, un villaggio coloniale in Africa, una strada di New York, una fabbrica di Detroit, una periferia di Parigi, nel viaggio di Ferdinand Bardamu (alter ego dell' autore) c'è una continua fallimentare ricerca, una logorante perenne insoddisfazione.

    Una guerra, un lavoro o una relazione pericolosa che ci dilaniano come l'aquila di Prometeo, dopo che ci siamo illusoriamente rigenerati a ogni sorgere di sole... Céline in fondo potrebbe parlare per molti che, come lui, alla fine di uno dei cerchi, si lasciano forse andare, tra una lacrima e un pugno contro il muro, a un sorriso rassegnato.

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    Michele said on Sep 13, 2014 | Add your feedback

  • 26 people find this helpful

    Ceci n'est pas un commentaire, évitez-le

    Brutta cosa avere in casa due edizioni differenti dello stesso libro. Un dall’Oglio del ’66, lire 450, e un Corbaccio del 2006, euro 22. Brutta cosa perché Céline è notevole per la novità dello stile e per la “prodigiosa maestria del linguaggio”, e i ...(continue)

    Brutta cosa avere in casa due edizioni differenti dello stesso libro. Un dall’Oglio del ’66, lire 450, e un Corbaccio del 2006, euro 22. Brutta cosa perché Céline è notevole per la novità dello stile e per la “prodigiosa maestria del linguaggio”, e io che prediligo la scrittura alla narrazione (distinzione per me importante *) volevo leggere la traduzione che meglio rispondesse alla mia sensibilità estetico-emotiva, dato che la “fedeltà” al testo o alle “intenzioni” dell’autore è da sempre materia opinabile e controversa, sulla quale sono stati scritti testi più lunghi dei rotoloni Regina.
    Così mi sono lette per un po’ entrambe le edizioni. Si sa: i traduttori vengono spesso ignorati, sono dei nomi diventati di serie sul foglio di guardia (o da qualche altra parte), ma per noi rimangono sempre degli optional, che ci siano o meno (i nomi) nulla cambia al piacere della nostra lettura. E invece, io decisamente stenderei un tappeto rosso ai piedi di Alex Alexis (dall’Oglio).
    Che sensibilità! Che linguaggio! Che ritmo! Che superba capacità di rendere sfumature e atmosfere!
    Intendiamoci, anche Ernesto Ferrero, l’altro traduttore, è bravissimo, ma l’Alexis ha a mio avviso una marcia in più, e sono l’eleganza e, perché no, la suggestione poetica con cui ci “rimanda” Céline. Il linguaggio di Ferrero invece, è più immediato, oserei dire più vernacolare, e, in definitiva, più piatto. (Stiamo sempre parlando di un mio gusto personale).
    Un esempio. Sentite la differenza tra questi due passaggi.

    Un agente di polizia passeggiava sul boulevard. Passando si scuoteva il silenzio. Ciò faceva sussultare un commerciante qua e là impappinato nel suo calcolo aggressivo come un cane che sta rosicchiando. Una famiglia a zonzo occupava tutta la strada scantazzando all’angolo della place Jean-Jaurès, non avanzava la famiglia, esitava dinanzi ad una straduzza come una flottiglia da pesca quando c’è cattivo vento. Il padre andava a ruzzolare da un marciapiede all’altro e non la finiva più di pisciare.
    La notte era a casa sua.

    Un agente di polizia misurava a gran passi il boulevard. Al passaggio, il silenzio aveva come un rimescolamento che faceva sussultare, qua e là, un commerciante impappinato nei calcoli, aggressivo come un cane intento a rosicchiare. Una famiglia a zonzo occupava tutta la strada berciando all’angolo di place Jean-Jaurès. non avanzava più per niente, la famiglia, esitava davanti a una viuzza come una flottiglia di pescherecci al vento cattivo. Il padre inciampava da un marciapiede all’altro e non la smetteva di pisciare.
    La notte era a casa sua.

    Vi sembra che la suggestione non cambi di molto? Beh, allora che vi dico a fare chi sono i rispettivi traduttori?

    Ed ecco cosa scrive Céline di persona perché, ovviamente, alla fine mi sono procurata anche il testo originale.

    Un agent de police arpentait le boulevard. Au passage on remuait le silence. Ça faisait sursauter un commerçant par-ci, par-là, embarbouillé de son calcul aggressif comme un chien en train de ronger. Une famille en vadrouille occupait toute la rue en guelant au coin de la place Jean-Jaurès, elle n’avançait plus du tout la famille, elle hésitait devant un ruelle comme une escadrille de pêche par mauvais vent. Le père allait buter d’un trottoir à l’autre e n’en finisissait pas d’uriner.
    La nuit était chez elle.

    Se a qualcuno venisse da obbiettare, ma non potevi leggerti il libro direttamente in francese e risparmiarci tutto ‘sto smaronamento? risponderò che:
    a) non conosco affatto l’argot, e questo rende la lettura di Céline un po’ difettosa.
    b) VI AVEVO AVVERTITI che questo non era un commento, e se siete ancora qui che leggete, affari vostri!

    A bientôt! Les amis! Une fois qu’on y est, on y est bien!

    ******************************************************************

    A proposito delle differenze tra Narratore e Scrittore, avevo scritto sta cosa...

    Ebbene, succede.
    Nella vita (e successivamente conseguentemente forzatamente nel romanzo) esiste il Narratore, quello che si merita la Enne maiuscola perché è abilissimo nel narrarci storie, ce le sciorina sotto il naso come in un gioco di prestigio uno-due, guarda di qui, guarda di là, ed ora dimmi, che vedi? ed ecco che nella sua storia ci ritroviamo avvoltolati intrappolati innamorati senza neanche accorgercene, cosicché, quando finiamo il romanzo e alziamo lo sguardo al mondo, ci stupiamo che il mondo sia proprio questo e non l’altro, quello in cui eravamo sprofondati da ore e ci stavamo proprio bene, anche.
    E poi esiste lo Scrittore. Lo Scrittore usa la scrittura come un’arma, o come una carezza, o come un amplesso selvaggio, o tutte le cose insieme, o forse solo come storia, non ha importanza tanto quello che ci racconta ma come ce lo racconta o meglio come lo scrive, così come una mela è solo una mela ma diventa viso stralunato o luna piena o lama di luce a seconda di come viene fotografata. Lo Scrittore ti porta sempre al godimento. Di ogni sua immagine, dell’aggettivo messo accanto a un nome con cui sensorialmente non ha nulla a che vedere, (ma come è bello leggere, per esempio, “il cadere fragile delle foglie”) delle ripetizioni non solo volute, ma desiderate, delle virgole inaspettate, delle pause bianche, dei silenzi pieni di parole. Lo Scrittore puro è un miracolo vivente, una mina che vaga nel fragore delle mezze penne imperanti. Incontrarlo, è l’orgasmo.
    E poi esiste il miracolo doppio, quando narratore e scrittore s’incontrano e diventano una persona sola, ed ecco che nasce il capolavoro, o meglio, il fallimento di un capolavoro, perché “ogni romanzo è un fallimento rispetto al’idea iniziale dell’autore”, ma comunque si è sempre più vicini alla perfezione.

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    cc (E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi) said on Sep 12, 2014 | 20 feedbacks

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