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Viaggio in Armenia

By Osip Mandel'štam

(131)

| Paperback | 9788845902918

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Book Description

Per Mandel'štam, il viaggio in Armenia, che durò per qualche mese del 1930, fu una discesa “negli stadi abissali del linguaggio”; là dove “vedere, udire, capire – tutti questi significati, un tempo, confluivano in un unico fascio semantico”. Così, in Continue

Per Mandel'štam, il viaggio in Armenia, che durò per qualche mese del 1930, fu una discesa “negli stadi abissali del linguaggio”; là dove “vedere, udire, capire – tutti questi significati, un tempo, confluivano in un unico fascio semantico”. Così, in queste pagine, che si presentano con la sprezzatura di una stenografia diaristica, assistiamo al prodigio della continua geminazione delle immagini, a un ultimo convitto dell’analogia, prima che il “nero velluto della notte sovietica” inghiotta il poeta. L’Armenia, “regno di pietre urlanti”, divenne per lui il luogo di una primordiale fusione geologica fra il mondo cristiano-giudaico e quello ellenico, come dire fra le due lingue della sua poesia.

15 Reviews

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    Prosa lenta e complessa, ogni capitolo un racconto dell'Armenia vista dall'autore.

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    MAGIO said on Jul 2, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    " i denti della vista si scheggiano e si spezzano quando guardano per la prima volta le chiese armene "

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    kovalski said on Mar 22, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    dove ogni lettera è tenaglia, ogni parola - uncino

    Nell' occhio di Osip Emilevic Mandel’stam spuntavano gemme come nei rami a primavera. Osip è sull'isola di Sevan, il più grande lago dell'Armenia. Come in ogni isola la vita scorre in nobile attesa. Tutti sono costantemente occupati e tengono la voce ...(continue)

    Nell' occhio di Osip Emilevic Mandel’stam spuntavano gemme come nei rami a primavera. Osip è sull'isola di Sevan, il più grande lago dell'Armenia. Come in ogni isola la vita scorre in nobile attesa. Tutti sono costantemente occupati e tengono la voce un pò più bassa, hanno l'uno verso l'altro piu attenzioni che non sul continente. Il padiglione auricolare si affina e si arricchisce di una nuova voluta."

    Leggere Osip ecco, hai la sensazione che questa voluta auricolare stia crescendo anche a te e che sappia ipnotizzare il vuoto con la sua poesia dalla potenza trascendentale, sussurrando un sillabario fonetico dal suo cuore di tenebra.

    Guarda le nuvole che celebrano sacre funzioni al dio Ararat. Hanno il movimento discendente e ascendente della panna quando viene versata in un bicchiere di rubicondo tè e si disperde in mille piccoli tuberi ricciuti.

    Osip Emilevic Mandel’stam sta qualche mese in Armenia e prende degli appunti. Questo è "Viaggio in Armenia". Una discesa «negli stadi abissali del linguaggio»; là dove «vedere, udire, capire – tutti questi significati, un tempo, confluivano in un unico fascio semantico».

    L'alfabeto rappresenta un segno manifesto dell'antichità degli armeni, ed è allo stesso tempo lo strumento attraverso il quale essi hanno portato avanti la loro unicità e distinzione, il loro essere un popolo eletto: i suoi caratteri sono stati e continuano ad essere dunque degli elementi che li legano a Dio, in quanto il Santo Mesrop Mashtots inventò l'alfabeto armeno in seguito ad una vera e propria ispirazione divina.Appare chiaro come l'alfabeto armeno sia molto di più di un semplice sistema di segni: se andiamo ad indagare dietro e dentro ad esso, si scopre una storia densa di significati chiave per questo popolo, che è anche la storia di una lunga dispersione nei luoghi più vari del mondo e di lotta per preservare la propria identità

    Osip Emilevic Mandel’stam della razza armena era fiero, pur non appartenendole, gli piaceva quella loro rude affabilità, l'inesprimibile disgusto per ogni metafisica e la splendida familiarità con il mondo delle cose reali. "Ad ogni armeno sono abituato a guardare come a un filologo. Sono persone che fanno sonoramente tintinnare le chiavi della lingua anche quando non aprono nessun forziere"
    "Vedere, udire, capire- tutti questi significati, un tempo, confluivano in un unico fascio semantico. Negli stadi abissali del linguaggio non esistevano concetti, ma solo orientamenti, terrori, desideri, solo bisogni e timori. Il concetto di testa si è andato scolpendo nel corso di una decina di millenni da un fascio di nebulose, e il suo simbolo è divenuta la sordità"

    Questo, dei suoi taccuini, è ciò che mi piace di piu ma parla di molto altro in questo gruppo di scritti di Viaggio , secondo un suo tipico tratto procede per costellazioni e grappoli intorno ai temi, intuizioni e interessi..Naturalismo, zoologia , gli impressionisti francesi, fiori e musica, il regime staliniano, Darwin, le lettere, una manciata di poesie bellissime. ecc.
    Una scoperta questo Osip Emilevic Mandel’stam

    I
    Tu muovi la rosa di Hafiz,
    cresci bambini bestiole,
    respiri da spalle ottagonali
    di rustiche chiese bovine
    Dipinta di rauca ocra sei
    tutta oltre il monte, lontana:
    solo una figurina qui, già asciutta
    dell'acqua, su un piattino

    II

    Volevi i colori:
    il leone pittore li ha presi
    per te con la zampa
    dal portamatite.
    Paese di incendi-vernici
    e morte pianure di terraglie,
    tra pietra e argilla hai patito
    i sardar dalle barbe rossiccie
    Lontana dalle àncore e tridenti
    su cui riposa il continente sfiaccato,
    hai visto ogni amante della vita,
    tutti i signori amanti di torture.
    Senza turbare il mio sangue,
    semplici come disegni infantili,
    qui passano le mogli, domando
    la loro bellezza leonina
    E amo la tua lingua di presagi
    sinistri, le tue giovani tombe,
    dove ogni lettera è tenaglia
    ogni parola - uncino...

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    Simurgh said on Mar 13, 2013 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    L'alabarda del nasturzio

    "Il mio libro parla del fatto che l'occhio è strumento del pensiero"

    Non di un'Armenia reale scrive Mandel'stam, ma quasi di una terra promessa personale, "sorella minore della terra giudaica". Tutto il viaggio si trasforma in "un ultimo pensiero pr ...(continue)

    "Il mio libro parla del fatto che l'occhio è strumento del pensiero"

    Non di un'Armenia reale scrive Mandel'stam, ma quasi di una terra promessa personale, "sorella minore della terra giudaica". Tutto il viaggio si trasforma in "un ultimo pensiero prima di dormire", estremo gesto di libertà del poeta-viaggiatore, di un uomo che non accetta il suicidio degli scrittori apostati, destinati all'inferno dantesco ("lì dove crescono rovi sanguinanti"), bensì vi preferisce l'architettura della parola, la magia del tempo, la centralità dell'occhio nello svelamento degli eventi e del mondo.

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    laGinestra said on Jan 2, 2013 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Si aspettano che Mandel'stam parli dell'Armenia sovietica che si sta costruendo e lui con una scrittura da sogno che "solleva con venerazione la misteriosa pietra di Tjutcev" divaga sul passato, su Dante, su Cezanne, sui papaveri, Darwin, Linneo. Inv ...(continue)

    Si aspettano che Mandel'stam parli dell'Armenia sovietica che si sta costruendo e lui con una scrittura da sogno che "solleva con venerazione la misteriosa pietra di Tjutcev" divaga sul passato, su Dante, su Cezanne, sui papaveri, Darwin, Linneo. Invece di osservare il progresso sovietico, il presente che deve essere visto, lui parla di Goethe e Firdusi.
    Decisamente inattuale per quei tempi, in quei posti.
    Scrittura di uno splendore abbagliante.

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    calatrava said on Feb 14, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Del viaggiare ... - 16 mag 10

    Libro strano e complicato. Incomprensibile senza un lungo sguardo sull’autore e il suo mondo (e la sua morte durante le purghe staliniane). Le frasi di una prosa che suonano come una poesia (vedi il sotto citato siero del silenzio) accompagnano le no ...(continue)

    Libro strano e complicato. Incomprensibile senza un lungo sguardo sull’autore e il suo mondo (e la sua morte durante le purghe staliniane). Le frasi di una prosa che suonano come una poesia (vedi il sotto citato siero del silenzio) accompagnano le note di questo viaggiatore per disperazione, per allontanarsi da un mondo che lo sta distruggendo strato a strato. Poeta costretto dal regime di Stalin a lasciare la sua poesia in quanto non celebrava i fasti del regime (mi suona qualcosa), riesce a farsi sponsorizzare un viaggio in Armenia. E lì, tra dure montagne e spazi che si perdono nell’occhio, la sua penna ricomincia a trovare la voglia di scrivere. La voglia di capire questa lingua antica, quasi una radice per le lingue future (non è l’aramaico ma poco di manca), senza praticamente vocali. La visita al museo con impressionisti e francesi, da cui traggo la lunga citazione, bellissima, su come si devono guardare i quadri, per entrare in comunione con loro. E poi lo sguardo verso Darwin ed i naturalisti. E quell’altra frase che riporto e che lascio alla meditazione di Rosa. Sono brevi schizzi, bozzetti, illuminati dal raccordo finale di una splendida ricostruzione di Serena Vitale sulla genesi del libro e sulla morte dell’autore, sparito nel 1938 durante la deportazione in Siberia. Un classico, che mi fa tornare la voglia di riorganizzare quel viaggio in Armenia, che, abortito tre anni fa, ha portato a tante altre cose. Forse sarebbe ora di andarci.
    “A tutti … consiglierei il seguente modo di guardare i quadri: non entrare mai, assolutamente, come in una cappella. Non andare in visibilio, non restare di stucco, impalati, non incollarsi alle tele... Diritti, con andatura da passeggio, come per un viale! Fendete le grandi ondate termiche dello spazio della pittura a olio. Tranquillamente, senza infervorarvi … immergete l'occhio nell'ambiente materiale per lui nuovo, e ricordate che l'occhio è un animale nobile ma testardo. Stare davanti a un quadro a cui la vostra temperatura corporea non si è ancora acclimatata, per cui il vostro cristallino non ha ancora trovato l'unica degna forma di adeguamento, è lo stesso che starsene per strada, coperti da una pelliccia, e cantare serenate sotto finestre dai doppi vetri. Quando questo equilibrio sarà stato raggiunto - ma solo allora - date inizio alla seconda fase del restauro del quadro, al suo lavaggio, alla rimozione della sua crosta decrepita, del barbaro strato esterno e recente che unisce il quadro, come ogni altro oggetto, alla solare e condensata realtà. Con le sue finissime reazioni acide, l'occhio - organo munito di una sua acustica, organo che accresce il valore dell'immagine e aumenta le proprie conquiste moltiplicandole per le offese sensoriali, cui dà sempre un'importanza esagerata - solleva il quadro fino al proprio livello, giacché la pittura è un fatto di secrezione interiore molto più che di appercezione, e cioè di percezione esterna. Il materiale della pittura è organizzato come una lotteria dal premio assicurato, e in questo è la sua differenza rispetto alla natura. Ma le probabilità del premio sono inversamente proporzionali alla sua realizzabilità. E solo adesso comincia la terza e ultima fase di penetrazione del quadro - il confronto oculare con il suo progetto. E l'occhio-viaggiatore presenta le sue credenziali all'ambasciata della coscienza. Allora tra spettatore e quadro si stabilisce un gelido patto, qualcosa come un segreto diplomatico.” (50-51)
    “Dal cielo sono cadute tre mele: la prima è per chi ha raccontato, la seconda per chi è stato ad ascoltare, la terza per chi ha capito. Così si concludono la maggioranza delle favole armene” (66)
    “il sorriso di un’anziana contadina armena ha un’inesprimibile bellezza: è pieno di nobiltà, di sofferta dignità, e del particolare, solenne fascino della donna maritata” (70)
    “Scendeva una quiete lattiginosa. Si andava coagulando il siero del silenzio” (70)
    “L’artista è per sua natura un medico… Ma se non medica nessuno, a chi e a che cosa serve?” (94)
    “I migliori scrittori dell’antichità erano geografi. Chi non aveva il coraggio di viaggiare non aveva il coraggio di scrivere” (101)
    Vittima a soli 47 anni delle Grandi Purghe staliniane, Osip Ėmil'evič Mandel'štam è comunque un capricorno, e della sua opera e delle sue poesie se ne legge con molti più attenti particolari su http://it.wikipedia.org/wiki/Osip_Mandel'štam.

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    Giogio53 said on May 17, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Paperback 192 Pages
  • ISBN-10: 8845902919
  • ISBN-13: 9788845902918
  • Publisher: Adelphi
  • Publish date: 1988-01-01
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