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Viaggio in Portogallo

By José Saramago

(725)

| Paperback | 9788806144524

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Book Description

Dal Premio Nobel per la letteratura 1998, la storia di un viaggionell'affascinante terra portoghese si trasforma nello spunto per unariflessione sul viaggiare come esperienza fondamentale, e sull'uomo-viaggiatore che registra dentro di sé impressioni Continue

Dal Premio Nobel per la letteratura 1998, la storia di un viaggionell'affascinante terra portoghese si trasforma nello spunto per unariflessione sul viaggiare come esperienza fondamentale, e sull'uomo-viaggiatore che registra dentro di sé impressioni e frammenti diesistenze, in un percorso conoscitivo e sentimentale che appare inesauribile.

115 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Finire questo libro è stata una fatica immensa. Scusa José, ma proprio non mi è piaciuto.

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    Viollka said on Aug 16, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    E' stato veramente faticoso finirlo...dopo un po' tutte le descrizioni di chiese, castelli e paesaggi iniziano ad essere di difficile lettura!!!

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    Moni_c said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    questo non é un viaggio...é un sogno!

    Il viaggio non finisce. Il libro purtroppo si. Un viaggio che inizia nelle terre verdeggianti e nebbiose del nord per finire nell'arido e desertico Algarve. Saltando di città in città, Saramago mette in mostra tutte le sue infinite conoscenze sulla s ...(continue)

    Il viaggio non finisce. Il libro purtroppo si. Un viaggio che inizia nelle terre verdeggianti e nebbiose del nord per finire nell'arido e desertico Algarve. Saltando di città in città, Saramago mette in mostra tutte le sue infinite conoscenze sulla sua terra. Passando per chiese e monumenti, accompagna il racconto con storie, leggende, favole miste a storia e saudade. Un documentario dettagliato delle architetture (manuelino e non solo)e dell'arte. Un solco tracciato tra le campagne, i fiumi, le valli, le baie e le spiagge portoghesi. Un capolavoro...il Portogallo...il libro non proprio..ma comunque esaltante!

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    LollyK said on Jun 18, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    Una sfida ed un invito.

    Non è dovuto trascorrere molto tempo da quando ho ricominciato a leggere con intensità, per rendermi conto che c'è un limite nelle dimensioni di una storia oltre il quale mantenere il livello qualitativo della stessa diventa pressochè impossibile. No ...(continue)

    Non è dovuto trascorrere molto tempo da quando ho ricominciato a leggere con intensità, per rendermi conto che c'è un limite nelle dimensioni di una storia oltre il quale mantenere il livello qualitativo della stessa diventa pressochè impossibile. Non escludo che una delle cause possa essere l'età che avanza del lettore (sono finiti i bei tempi in cui si facevano le ore piccole per arrivare alla ottocentesima pagina, che so, di Shogun di james Clavell), ma questo non incide minimamente sulla generalità di questa regola.

    E' il motivo principale per cui esito ad accostarmi ai fratelli Karamazov di Dostoevskij, e per cui esitavo ad accostarmi alle 500 pagine di questo "Viaggio in Portogallo" di Saramago. La motivazione che in questo caso mi ha spinto è abbastanza dozzinale, ma forse meno di quanto non si pensi: la figura sulla copertina dell'edizione Einaudi è stupenda, mi fa venire voglia di visitare Lisbona, e soprattutto di ringraziare Sandra per avermi usato la gentilezza incredibile di avermelo procurato.

    In parte mal me ne incolse, perchè la regola del troppo lungo resta puntualmente confermata: "Viaggio in Portogallo" di Josè Saramago è una palla infinita.

    Un infinito ripetersi di paesini di campagna che sembrano tutti uguali, con la stessa chiesa consacrata sempre allo stesso santo (ci saranno almeno trentacinque Chiese Madri e almeno venti Nossa Senhora de Annunciacao), gli stessi azulejos, le stesse statue, gli stessi chiostri. Per cinquecento pagine. Cinquecento. Roba che ti ricorda la dodicesima minestra di capellini dell'indimenticabile Gian Burrasca.

    Possibile che il Vecchio di Azinhaga non si sia accorto che dall'amore immenso che porta alla sua terra non ha ottenuto di meglio che un gravoso mattone manco fosse un faccia vista ancora caldo di fornace? In realtà se ne è accorto eccome, se dichiara nella quarta di copertina che questa storia non è nè un romanzo nè una guida, e come tali non va letta. E' la sfida a partire per un viaggo che porti ciascuno di noi alla conoscenza della propria terra: andando a cercare le chiese in rovina, i vicoli ciechi, le botteghe artigiane nei garages, i rustici coperti di edera. Perchè in quei luoghi solitari si riesce a scoprire di avere una patria molto di più che davanti all'alzabandiera nella capitale.

    Io ho fatto un viaggio di questo tipo, quindi posso capire le intenzioni di questa storia, che mi ha fatto rivivere il brivido della scoperta di piccoli tesori dimenticati (tanto più preziosi proprio perchè dimenticati) nei campi e nelle colline lontano dalle grandi città. E' stato nel duemila, quando in occasione del Giubileo sono partito dall'Emilia e sono giunto a Roma a piedi traversando tutta la Toscana e l'alto Lazio per sentieri, paesini, villaggi; godendomi ogni singola edicola,ogni singolo fosso, ogni animale selvatico che mi travversava la strada per i boschi. E' la ricchezza inestinguibile che questo tipo di viaggio ti regala che Saramago vuole far intuire, e nel mio caso (ma era troppo facile) c'è riuscito.

    Altro spunto interessante è che la necessità quasi fisica di raccontare il patrimonio artistico portoghese che il Saramago critico d'arte (ebbene sì, è stato anche quello) ha, lo porta ad incontrarsi con la religione su di un piano che altri libri più famosi non avevano mai affrontato. Quel Dio tanto cercato e tanto odiato perchè mai trovato, stavolta il Vecchio Viaggiatore lo incontra nell' impatto culturale che la religione ha avuto sulla terra che gli ha dato i natali, e lo riscopre quindi anche dentro di sè. Ci sono in questo incontro grande riflessione e grande rispetto per la devozione dei fedeli: devozione che ha condotto nei secoli operai ed artigiani a creare con amore quegli indimenticabili capolavori che il barocco manuelino portoghese ha consegnato al mondo.
    Certo è un rispetto venato di sarcasmo e di ironia verso l'ingenuità di chi si piega ad interessi di potere in nome della religione ma, ed è un caso unico in Saramago, questa vena
    polemica non sfocia mai in rabbia e guerra aperta.
    Mi piace molto di più questo Saramago innamorato dell'arte, del lavoro e della natura che non quello accecato dalla rabbia si legge nel "vangelo secondo gesù Cristo" o in "Caino".

    Si dice che un viaggio porta alla scoperta di sè stessi. In quuesto caso mi sembra vero, perchè avendo già letto molto dello scrittore portoghese, intravedo nelle emozioni del vecchio di Azinhaga l'ispiirazione che ha stimolato tante belle pagine di altri libri. L'amore per l'opera artistica artigianale lo si ritrova ne "La caverna", i vicoli dove ha mangiato in compagnia di amici sempre nuovi li si incontra in "Storia dell'Assedio di Lisbona" ed in "La zattera di pietra", la maledizione terribile del Latifondo che inaridisce sotto il sole ardente la terra insieme con le schiene dei contadini curvi in "una terra chiamata Alentejo".

    Fosse stato lungo la metà e non fosse stato letto da un italiano, sarebbe stato un libro assai più bello ed utile. Ma pochi libri hanno la forza tenere agganciato chi legge così tanto a lungo, specialmente se parla di una terra che non ha la ricchezza artistica della nostra: nonostante questo, mi piace il Saramago che ama molto più di quello che odia. Tre stelle.

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    Gauss74 said on Mar 12, 2014 | 6 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Premessa IMPORTANTISSIMA: Non è un Romanzo nè una guida Turistica del Portogallo.

    Mi ripeto: non è né un romanzo né una guida del Portogallo, quindi se lo volevate leggere con queste aspettative non accingetevi all'impresa. Questo libro è un manuale di viaggio che vuole essere solo un esempio, un semplice invito ad applicare un me ...(continue)

    Mi ripeto: non è né un romanzo né una guida del Portogallo, quindi se lo volevate leggere con queste aspettative non accingetevi all'impresa. Questo libro è un manuale di viaggio che vuole essere solo un esempio, un semplice invito ad applicare un metodo di viaggio che Saramago (premio Nobel non a caso...) ha applicato prima di divulgare. Può convincervi oppure no, ma questo all'autore non interessa, e lo fa notare in più momenti. Questo è un viaggio "all'interno del proprio paese, all'interno della cultura che lo ha educato e lo sta educando e quindi all'interno di se stesso". Basta leggere ciò per capire che non è una guida turistica del Portogallo ma è il Portogallo, visto e sentito dal viaggiatore (si badi bene: non turista) che altri non è che Saramago, portoghese doc. D'altronde il Portogallo in questo libro non è il Portogallo di oggi né di domani ma di quasi 25 anni fa.....tanto è cambiato e tanto cambierà. Quindi come manuale di viaggio personalmente lo trovo una pietra miliare, un must che dovrebbe leggere chiunque abbia intenzione di viaggiare, non di visitare da turista qualunque posto nel mondo. "Non è vero. Il viaggio non finisce mai.[...] La fine di un viaggio è solo l'inizio di un altro. Bisogna vedere quello che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si era visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l'ombra che non c'era. Bisogna ritornare sui passi già fatti, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre. Il viaggiatore ritorna subito." E ancora: "Prenda il lettore le pagine che seguono come sfida e invito. Faccia il proprio viaggio secondo un proprio progetto, presti minimo ascolto alla facilità degli itinerari comodi e frequentati, accetti di sbagliare strada e di tornare indietro, o, al contrario, perseveri fino a inventare inusuali vie d'uscita verso il mondo. Non potrà fare miglior viaggio." Inoltre implicito c'è un consiglio: non si potrà mai capire fino in fondo un paese straniero se prima non si è capito il proprio. E qui da italiano invito tutti a farsi un giro nel nostro paese con la filosofia di Saramago: l' Italia non è solo Roma, Venezia, Firenze, la Costiera Amalfitana o le Dolomiti, ma anche le terre interne della Sardegna, le montagne della Calabria, Genova, le Valli Lucane, Verona, Trieste, le Alpi Apuane e l'Appenino Tosco-Emiliano, etc. Giriamo il nostro bel Paese che non ha nulla da invidiare agli altri nel mondo, difendiamolo, conserviamolo e portiamolo con noi quando viaggiamo, ci sarà d'aiuto a capire.

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    Ando Alessandro Wegner said on Feb 20, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Ma si può?

    Lo ammetto. Per me la copertina in un libro è importante. Tra un paio di mesi farò un blitz in terra lusitana e volevo leggere questa guida ma non ce la faccio. L'immagine scelta da Feltrinelli è terrificante e, presumo, quanto di più lontano dall'im ...(continue)

    Lo ammetto. Per me la copertina in un libro è importante. Tra un paio di mesi farò un blitz in terra lusitana e volevo leggere questa guida ma non ce la faccio. L'immagine scelta da Feltrinelli è terrificante e, presumo, quanto di più lontano dall'immaginario di Saramago. Prenderò qualche vecchia edizione in biblioteca...

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    ╚ Luca ╝ said on Jan 3, 2014 | 1 feedback

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