Viaje al fin de la noche

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Publisher: Edhasa

4.4
(4219)

Language: Español | Number of Pages: 573 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , English , Italian , German , Dutch , Catalan , Finnish , Norwegian , Swedish , Greek , Danish , Portuguese , Farsi

Isbn-10: 8435008932 | Isbn-13: 9788435008938 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback , Leather Bound , Mass Market Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Recensione tratta dal mio blog : http://votilibri.altervista.org/

    Titolo: Viaggio al termine della notte
    Autore: Louis-Ferdinand Cèline
    Anno di pubblicazione:1932
    Capolavoro di uno dei più grandi e co ...continue

    Recensione tratta dal mio blog : http://votilibri.altervista.org/

    Titolo: Viaggio al termine della notte
    Autore: Louis-Ferdinand Cèline
    Anno di pubblicazione:1932
    Capolavoro di uno dei più grandi e controversi scrittori del 900 narra ,in chiave semi autobiografica , la vita del personaggio principale, Bardamu, a cavallo tra 800 e 900. Il romanzo è un viaggio attraverso il cangiante volto del finire del secolo, con tutte le sue ipocrisie e perversità.
    Con uno sguardo cinico, a tratti caustico, Cèline inizia il suo racconto con uno degli eventi più significativi e sconvolgenti del 900, la Grande Guerra. Attraverso le vicissitudini del protagonista ci rende partecipi dell’ insensatezza e della crudeltà di tale conflitto che ha mietuto tante giovani vite , ignare del destino funesto a cui andavano incontro, arruolandosi, come il protagonista, più per goliardia che per reale senso di dovere e spirito di sacrificio per la patria.
    Terminata la guerra il senso di estraneità nella civiltà post-bellica porta il protagonista a cercar fortuna nell’impresa colonialista in Africa. Pur non volendo avere un intento di denuncia, come nel caso di Cuore di Tenebra di Conrad, Cèline non risparmia le durezze e le crudeltà di tale vita, tesa allo sfruttamento del prossimo al solo fine del guadagno. In questa bruttura lo scrittore lascia apparentemente uno spiraglio di speranza, incarnato da un generale che lavora in condizioni mostruose per mantenere una nipote che non ha mai visto. E’ lasciato alla libera interpretazione del lettore pensare a ciò come ad un barlume di fiducia nel genere umano o ad un’ulteriore conferma dell’inutilità degli sforzi e delle sofferenze dell’uomo.
    Sopravvissuto a malapena all’esperienza coloniale, Bardamu cerca fortuna in America, è qui che si apre un nuovo grande capitolo del romanzo e della storia umana.
    Trovato impiego nella Ford di Detroit , Cèline-Bardamu riesce a descrivere magnificamente il senso di alienazione e sfruttamento vissuto da molti operai nelle catene di montaggio.
    E’ proprio in America che il protagonista trova l’amore, ma un senso di malessere interiore lo fa fuggire via, fino a tornare nella natia Francia.
    Ivi termina gli studi e diventa medico ; in quest’ultima parte del romanzo il ritmo si fa via via più lento e riflessivo, forse a rappresentare la fine della spinta vitalistica della giovinezza. Nel paese di provincia in cui esercita, Bardamu si scontra con una borghesia sempre più attaccata ai beni materiali e priva di qualsiasi caratura morale.

    Libro che rappresenta in maniera veritiera e senza veli un’epoca, anche se forse a tratti troppo pessimistico.
    VOTO:9.

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  • 5

    Bellissimo romanzo che mi aspettavo diverso. Il liguaggio colloquiale e diretto, a volte sgrammaticato, mi ha fatto pensare, all'inizio, a errori di traduzione, ma poi invece ecco pagine di grande po ...continue

    Bellissimo romanzo che mi aspettavo diverso. Il liguaggio colloquiale e diretto, a volte sgrammaticato, mi ha fatto pensare, all'inizio, a errori di traduzione, ma poi invece ecco pagine di grande poesia, inaspettate e straordinarie. Viene descritta la vita, senza fronzoli e con grande durezza, di un giovane medico, Bardamu, che fa moltepolici esperienze, dall'Africa coloniale alla vita alla catena di montaggio in America. Assiste a bassezze, delitti, ipocrisie violenze senza giudicare, e senza fare nulla per evitarle, ma riconosce e apprezza la bontà, la purezza, la generosità. Un grande e duro romanzo da leggere e rileggere.

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  • 5

    L'ho finito, finalmente, trangugiando con foga le pagine, a decine, a centinaia, per poi essere costretto a fermarmi e rifiatare: come ingoiare manciate di sabbia. Ad alcuni il Voyage farà risuonare q ...continue

    L'ho finito, finalmente, trangugiando con foga le pagine, a decine, a centinaia, per poi essere costretto a fermarmi e rifiatare: come ingoiare manciate di sabbia. Ad alcuni il Voyage farà risuonare qualcosa interiormente, ad altri no. In ogni caso, non sarà una lettura piacevole. A chi sembreranno familiari le parole di Celine, farà male andarci così a fondo, agli altri, sembreranno unghie che stridono sulla lavagna. Celine ti racconta ciò sai e non vuoi conoscere, ti fa vedere ciò che hai davanti agli occhi e non vuoi guardare. Il Voyage non è un libro come gli altri che puoi leggere e dimenticare, è una pittima che ti ricorderà continuamente il tuo debito con la verità e mentre fingerai la tua quotidianità verrà a sussurrarti: "lo sai che non è così"... diventerà il tuo Robinson.
    Eppure, a tratti, ho riso... a volte mi sono semplicemente gustato lo scorrere delle pagine, perché Talvolta Celine ti lascia uno spiraglio, ti illude, ti solleva dalla miseria umana, perché non siamo di fronte al solito pessimismo aristocratico e compiaciuto, immobile e stantio. Nel Voyage c'è una ricerca disperata, c'è una inespressa speranza che è il motore del romanzo (e della vita). Il pessimismo, o realismo, di Celine è solo la presa di coscienza finale del fallimento, di questa ricerca, di questa speranza. Una resa.
    Consiglierei questo libro? No, non ce n'è bisogno, sarà lui a trovarvi.

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  • 5

    Il fatto è...

    ... che anche nel mezzo del dolore più profondo recitiamo sempre, quando più quando meno. Forse solo in morte saremo sinceri, e comunque si deve amare la vita nel modo più struggente per essere così p ...continue

    ... che anche nel mezzo del dolore più profondo recitiamo sempre, quando più quando meno. Forse solo in morte saremo sinceri, e comunque si deve amare la vita nel modo più struggente per essere così profondamente schifati di tutto. Da parte mia sono contenta che qualcuno, chiunque, abbia avuto il coraggio di scriverlo un libro così.

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  • 4

    Romanzo feroce e spietato: Celine è uno dei rarissimi autori in grado di comunicare al lettore gli stati d'animo dei personaggi in un modo così autentico e diretto, che ti arriva dritto nello stomaco; ...continue

    Romanzo feroce e spietato: Celine è uno dei rarissimi autori in grado di comunicare al lettore gli stati d'animo dei personaggi in un modo così autentico e diretto, che ti arriva dritto nello stomaco; sembra di palpare con mano il disprezzo viscerale che Bardamu ha per la guerra o la disperazione interiore di Robinson. Unica pecca la narrazione inizialmente troppo rugginosa e lenta a spiccare il volo.

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  • 3

    Non so cosa dire. Avevo delle grandi aspettative per questo romanzo, e devo dire che non son state del tutto deluse. Lo stile particolare che cattura e colpisce c'è. Il racconto di una società moderna ...continue

    Non so cosa dire. Avevo delle grandi aspettative per questo romanzo, e devo dire che non son state del tutto deluse. Lo stile particolare che cattura e colpisce c'è. Il racconto di una società moderna che pone ed esige limiti che al tempo stesso gli stanno stretti è intrigante ed ancora molto attuale. Le frasi ad effetto, gli aforismi, la psicologia/filosofia di Cèline fanno il loro lavoro. Forse l'ho letto semplicemente in un periodo sbagliato, di sicuro prima o poi gli darò un'altra chance.

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  • 5

    Il suo amico Robinson sta morendo:"In quei momenti li', imbarazza un po' essere diventato così povero e così duro come sei diventato. Ti manca quasi tutto quello che ci vorrebbe per aiutare a morire q ...continue

    Il suo amico Robinson sta morendo:"In quei momenti li', imbarazza un po' essere diventato così povero e così duro come sei diventato. Ti manca quasi tutto quello che ci vorrebbe per aiutare a morire qualcuno. Hai con te quasi soltanto le cose utili della vita di tutti i giorni, la vita confortevole, la vita per sé sola, la cattiveria. Hai perduto la fiducia per strada. L'hai cacciata, l'hai tormentata la pietà che ti restava, accuratamente in fondo come una brutta pillola. L'hai spinta la pietà fino in fondo all'intestino con la merda. È lì il suo posto, uno si dice. …non c'ero che io, proprio io, tutto solo al suo fianco, un Ferdinand autentico a cui mancava quel che farebbe un uomo più grande della sua povera vita, l'amore per la vita degli altri."
    Ferdinand/Barmau era medico. Una delle tante panzane che raccomandano ad uno studente in medicina è quella di evitare di lasciarsi coinvolgere emotivamente dal malato pena il fallimento dell'atto medico.
    E quando si diventa indifferenti alla sofferenza e si bada solo alla malattia ci si sente a posto.
    Ma niente è più facile che perdere la pietà. La raccomandazione serve soltanto a creare l'alibi di poterlo fare anche quando si è investiti da una valanga di dolore.
    Il Viaggio è un viaggio tra le miserie umane, tra i Marmeladov e gli Smerdiacov che popolano il mondo. Celine è un cinico pietoso forse suo malgrado e i tra suoi miserabili non nascono eroi una volta che sono stati azzannati dai ricchi pescecani. Non c'è salvezza. Non c' è speranza. Come lettura è caduta a pennello.

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  • 5

    La strada del nulla

    E' un romanzo che rivela fin dalle prime battute l'impronta dello scrittore di razza, capace di passare senza perdere mordente dal vernacolo a frasi magistralmente cesellate.
    Quella di Céline è una sc ...continue

    E' un romanzo che rivela fin dalle prime battute l'impronta dello scrittore di razza, capace di passare senza perdere mordente dal vernacolo a frasi magistralmente cesellate.
    Quella di Céline è una scrittura che lascia il segno, originale, intensa e ammantata di menefreghismo.
    Il protagonista, Ferdinand Bardamu, ricorda un po' l'Huckleberry Finn di Mark Twain, ma è più cupo, più sarcastico, e certamente più infelice.
    Al cinismo del libro fa da contrappunto, fortissima, la percezione del dolore peggiore, quello di creature innocenti, bambini e animali, bersagli perfetti dell'abiezione umana.
    Per tutti gli altri resta solo una vaga pietà e un po' di disprezzo.
    Si parte dalla paura della morte in guerra, con buona pace di impavidi e patrioti, per arrivare, nelle ultime pagine, al desiderio di diventare almeno “un eroe raccogliticcio” e morire per un' idea qualunque che dia un senso all'intera esistenza.
    Impresa ardua per un eroe-antieroe che ha viaggiato inquieto per anni collezionando per lo più un meschino campionario di umanità, stanco di una stanchezza morbosa che provoca insonnia: “Ci basta ormai mangiare un po', farsi un po' di caldo e dormire più che si può sulla strada del nulla”.
    L'humour del romanzo sta soprattutto negli ambigui rapporti tra i personaggi, uniti dalle circostanze, compagni nella “notte” ma sempre (non a torto) diffidenti gli uni con gli altri.
    Per esempio Robinson, figura controversa (probabilmente l'autore stesso nella sua parte peggiore), ricorre continuamente nella narrazione e finisce per diventare amico di Ferdinand, senza peraltro suscitare in lui un briciolo di affetto.
    I baracconi di una fiera, tratteggiati in pagine da antologia, con la loro allegria monotona e posticcia sono il malinconico emblema di una vita che si fa presto a rimettere in piedi dopo un disastro, ma che si trascina ormai senza più illusioni.

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