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Viaje al fin de la noche

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Publisher: Edhasa

4.4
(3960)

Language:Español | Number of Pages: 573 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , English , Italian , German , Dutch , Catalan , Finnish , Norwegian , Swedish , Greek , Danish , Portuguese

Isbn-10: 8435008932 | Isbn-13: 9788435008938 | Publish date: 

Also available as: Others , Paperback , Leather Bound , Mass Market Paperback

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
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  • 5

    Lettura che indubbiamente lascia il segno, sia per lo stile (che ho apprezzato, ma non amato) che per il coraggio con cui vengono messe in mostra in maniera impietosa le viscere ed i lati più oscuri d ...continue

    Lettura che indubbiamente lascia il segno, sia per lo stile (che ho apprezzato, ma non amato) che per il coraggio con cui vengono messe in mostra in maniera impietosa le viscere ed i lati più oscuri dell’animo umano e della storia del secolo passato. L'impressione più forte che mi ha lasciato è quella di trovarmi di fronte ad un uomo con una sensiblità nettamente superiore alla media, che non riesce a non rimanere sconcertato di fronte agli orrori della vita.

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  • 4

    "Ci sono per il povero a questo mondo due grandi modi di crepare, sia con l'indifferenza generale dei suoi simili in tempo di pace, sia con la passione omicida dei medesimi quando vien la guerra." ...continue

    "Ci sono per il povero a questo mondo due grandi modi di crepare, sia con l'indifferenza generale dei suoi simili in tempo di pace, sia con la passione omicida dei medesimi quando vien la guerra."

    said on 

  • 5

    La leggenda narra che Miller dopo aver letto in una notte l'opera prima di Céline si sia buttato di getto nella scrittura del "Tropico del Cancro". Fu talmente conquistato dallo stile, dal tema autobi ...continue

    La leggenda narra che Miller dopo aver letto in una notte l'opera prima di Céline si sia buttato di getto nella scrittura del "Tropico del Cancro". Fu talmente conquistato dallo stile, dal tema autobiografico del racconto del francese che non si poté esimere dal raccontare anche lui la sua vita parigina. Un americano a Parigi che struttura il suo romanzo a fotocopia di questo "Viaggio al termine della notte". Non vorrei sembrare troppo cattivo nei confronti di un autore che amo, visto che comunque apprezzo tantissimo il "Tropico" e lo considero originale e personale nonostante l'influenza del maestro francese. Questo "Viaggio" però è qualcosa di unico e come molti dicono probabilmente è uno dei migliori libri del Novecento.
    Céline ci racconta la sua vita tramite l'escamotage dell'alter ego Bardamù. Seguiremo l'anti-eroe attraverso l'arruolamento, la prima guerra mondiale come corazziere, per poi seguirlo nelle colonie africane, attraverso le contraddizioni di un America pre-secondo conflitto, concludendo con il ritorno parigino e l'esercizio della carriera medica. Si vorrebbe che non finisse mai questo viaggio. Dentro l'animo umano ma anche dentro un mondo che scopre nei primi vagiti del Novecento una società nuova, cinica e spaccata da conflitti e differenze economiche sempre più pressanti nei primi passi del Capitalismo.
    Il francese nonostante non sia per niente gentile con epiteti, aggettivi e sequenze raccontate riesce nel suo incedere grottesco e repulsivo a strappare qualche risata amara. L'autore con il suo stile irriverente e sarcastico rende una spietata critica come una barzelletta. Ed è questa la sua forza e il suo potere. Cosa che aveva ben capito l'americano dopo di lui. L'unico elemento non eguagliabile da Miller è lo stile. Perché Céline gioca con la lingua, l'infarcisce di termine popolari, di dialetti grezzi e volgari nati dalla strada. Riesce a rompere con la versione Naturalista Francese, rivoluzionando l'aderenza alla realtà con il linguaggio del reale. Non imbellettandolo di un paradigma linguistico, ma utilizzando la lingua orale, reale con un attenzione particolare alla ritmica prettamente musicale e cadenzata da un maestro attento a ogni movimento. Non siamo ai livelli di delirio musicale di "Pantomima" ma lo stile è riconoscibilissimo dalla prima frase.
    Adattissimo agli argomenti trattati, Céline cambia registro stilistico in ogni avvenimento che caratterizza la sua vita. Spasmodico e brutale nella sezione del primo conflitto, pragmatico e cinico in quella africana, informale e freddo in quello Americana, disilluso e schifato in quella francese. Questa particolare abilità nello scrivere ci farà respirare l'aria e l'atmosfera di quel periodo in ogni luogo visitato. Risulta una rarità in letteratura, il ricreare un istantanea perfetta senza lasciar da parte la natura ludica di un racconto che deve intrattenere con parentesi ironica ed episodi al limite del grottesco.
    Non da meno, applaudo anche l'edizione Italiana del Corbaccio, curata e ben confezionata con pareri del traduttore che arrichiscono questa edizione. Immagino la difficoltà nel trasporre un certo linguaggio d'appartenenza ai sobborghi francesi.
    La chiosa la lascio a voi. Nel senso che la conclusione è di leggerlo se non lo fate....li mortacci vostri!

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  • 4

    Cèline ci guida in un viaggio travolgente ed altamente sarcastico nella precaria condizione morale e materiale dell’ uomo nei primi anni del ventesimo secolo. Protagonista del romanzo è Ferdinand Bard ...continue

    Cèline ci guida in un viaggio travolgente ed altamente sarcastico nella precaria condizione morale e materiale dell’ uomo nei primi anni del ventesimo secolo. Protagonista del romanzo è Ferdinand Bardamu, giovane anarchico studente di medicina che si ritrova a vivere diverse esperienze in giro per il mondo. Dagli orrori della prima guerra mondiale vissuta al fronte in prima linea alla dura vita nelle colonie africane dove le nuove leve dell’ imprenditoria cercano di far soldi con i più squallidi e cinici mezzi; dall’ alienante esperienza lavorativa nelle fabbriche americane, simbolo di un capitalismo che in cambio di uno stipendio ti ruba anima e personalità, al ritorno in Francia dove, terminati gli studi e diventato medico, si ritroverà a lavorare nelle zone più povere e degradate, spesso gratis o comunque mal pagato, circondato da gente pronta a compiere le più impensabili bassezze. Bardamu vivrà queste esperienze con un distacco e un’ indifferenza sempre maggiori, restando sempre più disgustato da ciò che l’ uomo riesce a fare o ad essere e perdendo man mano la fiducia e la stima nella razza umana. Cèline usa uno stile che varia a seconda delle esigenze: per rendere più realistico il racconto durante la narrazione delle vicissitudini di Ferdinand e dei vari personaggi che lo accompagnano il linguaggio è gergale e sgrammaticato, scurrile e blasfemo. Ma spesso tra un fatto e l’ altro ci sono dei momenti di riflessione in cui vengono fuori veri e propri virtuosismi letterari. L’ autore inoltre è bravissimo nel riuscire a mischiare l’ ironia alla denuncia e nel condannare la condotta degli uomini senza moralismi né retorica, fornendo la precisa fotografia di un’ intera epoca che, confrontata con quella attuale, dimostra quanti pochi progressi abbia fatto l’ umanità in un intero secolo.

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  • 5

    Che cosa si può dire di un libro del genere? Proprio non saprei da che parte cominciare. La prima cosa che mi viene in mente è “Ma come diavolo è che non l’ho letto prima d’ora?”. Navigando in interne ...continue

    Che cosa si può dire di un libro del genere? Proprio non saprei da che parte cominciare. La prima cosa che mi viene in mente è “Ma come diavolo è che non l’ho letto prima d’ora?”. Navigando in internet qua e là, è diffusa la descrizione di questo romanzo come quello che, scandalizzando i più, si è imposto e si impone ancora oggi come la miglior rappresentazione del Novencento, un successo mondiale in bilico tra entusiasmi e contrasti feroci. Pare che lo scandalo sia proprio nella descrizione lucida e meticolosa, assolutamente cinica e pessimistica, del mondo, della società, delle persone, delle relazioni umane.

    La trama è anche piuttosto semplice, presa esclusivamente come trama della storia. Le vicende del giovane Ferdinand Bardamu che, attraverso la Prima Guerra Mondiale, l’Africa Coloniale, l’America del dopoguerra e la professione medica a Parigi, nascondono rivelano, ripeto, con estrema e cinica lucidità, il sentimento della vita e la disperazione nei confronti di un secolo che ne ha viste e ne vedrà di cotte e di crude. E nella sospensione della notte, del tempo notturno, in cui tutto prende forme e suoni all’ennesima potenza, la cinica lucidità si fa ancora più forte e sempre più convinta che non ci sia alcuna speranza per l’umanità.

    La scelta di un linguaggio diretto, quello del parlato quotidiano, sia nei dialoghi che nelle descrizioni, lo rende ancora più accattivante, rasentando quasi una comicità che racchiude in realtà una disperazione assoluta.

    E’ totale. Un’opera massima.

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  • 4

    Chiunque provi ad immergersi ad un profondità di oltre 10 metri, si renderà conto che nella fase di discesa, a meno che non si disponga di una torcia, la visuale è davvero carente per contro, se si gu ...continue

    Chiunque provi ad immergersi ad un profondità di oltre 10 metri, si renderà conto che nella fase di discesa, a meno che non si disponga di una torcia, la visuale è davvero carente per contro, se si guarda verso l'alto la superficie è sempre visibile ed identificabile.
    Céline con questo romanzo mi ha fatto tornare in mente l'estrema difficoltà di individuare un fondale profondo ma ha aggiunto un elemento di difficoltà ulteriore: non si vede la superficie.
    I personaggi di questo romanzo, ad iniziare dal protagonista, sono perennemente in 'immersione', non scorgono il fondale, per cui procedono a tentoni e, cosa desolante, non vedono la superficie.
    Sono 'persi', dediti alla sopravvivenza in un ambiente ostile che pullula di canaglie pronte a fregarti pur di ricavarne qualcosa e pur di 'salvare le trippe'.
    Bardamu, il protagonista, prova un paio di volte a 'guardare su', a scorgere il 'pelo dell'acqua' ma viene travolto dagli eventi della vita, quella che lui definisce 'la notte'.
    Una lunga, desolante, frustrante, dolorosa e triste notte.
    Nonostante sia un testo decisamente ammorbante, mi è piaciuto comunque molto e mi spiace tanto averlo letto in ebook, perché questo è un romanzo da leggere 'su carta' per sottolineare, calcare, evidenziare, e perchè no, anche sbattere contro il muro.

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  • 5

    Monologo viscerale che attraversa gli orrori del primo novecento, descrivendo l'ascesa dei valori occidentali e le loro conseguenze: l'assurdità della grande guerra, l'imperialismo come ladrocinio, l' ...continue

    Monologo viscerale che attraversa gli orrori del primo novecento, descrivendo l'ascesa dei valori occidentali e le loro conseguenze: l'assurdità della grande guerra, l'imperialismo come ladrocinio, l'ascesa della civiltà della solitudine e dell'emarginazione, la desolazione delle civiltà industriali e le catene di montaggio.

    Un grido anarchico di rivolta, un romanticismo latente ucciso da cinismo e abiezione usate come armi per sopravvivere in un mondo che diventa ogni giorno più cattivo.
    Sarà anche comico, ma c'è poco da ridere.

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  • 3

    UN CINICO VIGLIACCO A ZONZO NEL MARCIUME DELL’OCCIDENTE

    LETTO IN EBOOK
    ________________
    “Viaggio al termine della notte” (1932) di Luis-Ferdinand Céline è un viaggio attraverso la nefandezza umana: gli orrori della Prima Guerra Mondiale, la decadenza del c ...continue

    LETTO IN EBOOK
    ________________
    “Viaggio al termine della notte” (1932) di Luis-Ferdinand Céline è un viaggio attraverso la nefandezza umana: gli orrori della Prima Guerra Mondiale, la decadenza del colonialismo africano, le bassezze del lavoro fordiano e del consumismo americano, gli aspetti più triviali della professione medica, i bordelli, la miseria che conduce all’omicidio, la prigionia della famiglia, amori omicidi, la claustrofobia dei manicomi.
    Tutto è visto attraverso la vita di un uomo, Ferdinand Bardamu, che partendo dalla Francia di un secolo fa, attraversa il mondo, in un’irrequietezza che nasce dalla sua stessa incapacità di adattarsi e di emergere in un mondo difficile. Un personaggio che non si fa amare e in cui, credo, difficilmente ci si può riconoscere. Sostanzialmente un vigliacco o, più precisamente, un cinico smidollato.
    Eppure questa Notte della civiltà occidentale che attraversa non è poi così cupa come ben peggiori distopie c’hanno mostrato, la sua non è affatto una piena abiezione. Rimane un uomo grigio e tutto sommato noioso e questo rende il romanzo, a tratti interessante, a tratti altrettanto pesante. La condanna della guerra, vista attraverso la sua vigliaccheria, perde spessore. Il suo essere meschino lo rende parte di questo mondo oscuro, privandolo della forza morale per condannarlo veramente. Mi viene da pensare a “I miserabili” di Hugo, ma qui è tutto rovesciato. Non c’è nessuna grandezza interiore in Ferdinand, nessun afflato divino. In Céline c’è solo squallore, che penetra nel profondo dei cuori umani.
    Tanti sono gli eventi narrati, troppi. Tanti i luoghi attraversati, geografici e dell’anima: troppi. Troppi per far sì che quest’opera conservi una solida unitarietà. Non basta la centralità del protagonista, non basta il narrare della nefandezza della civiltà occidentale.
    Questo pavido cinismo di Ferdinand Bardamu non ci fa amare lui e, in definitiva, ci rende difficile amare il romanzo stesso e con esso il suo autore.
    L’opera è stata molto lodata dalla critica soprattutto come opera di denuncia dei difetti del XX secolo e spesso criticata proprio perché letta in chiave politica, ma i difetti “politici” che possono venirle ascritti io credo trovino la propria sostanza nella negatività nichilistica di queste pagine, nella totale mancanza di eroismo, di speranza, di sogno. Anche un’opera politica deve essere in qualche modo propositiva o, se non lo è, più fortemente negativa. La sensazione, invece, è di un generale grigiore, formato, è vero, da numerose sfumature di grigio (non cinquanta, eh!), ma non per questo meno grigio di un film in bianco e nero nell’era del technicolor.
    Leggendo la biografia di Luis-Ferdinand Cèline si vede che il “Viaggio al termine della notte” ha una forte componente autobiografica. Questo forse è un bene, perché quando un autore scrive di cose che ben conosce, ne scrive meglio, ma forse è anche un male, perché è difficile liberare la fantasia nelle autobiografie. Forse anche per questo Cèline non riesce a condannare veramente Ferdinand Bardamu e non condannandolo, lui che è un esponente del XX secolo, non condanna veramente, con la dovuta forza questo tempo. E dico questo non in senso politico, perché io ritenga il secolo da condannare (questo non rileva), ma in senso letterario: si ha una debolezza narrativa.
    Non vorrei aver dato un’impressione totalmente negativa di questa lettura, perché è comunque degna d’esser fatta. Io ho letto in traduzione italiana, ma chi può credo che farebbe bene a leggerlo in francese, perché uno dei pregi di questo romanzo, a quanto leggo, pare sia proprio l’uso della lingua, la capacità di Céline di ricostruire i dialoghi, di mescolare linguaggio volgare e colto. In traduzione molto di tutto ciò si perde.
    Rimangono comunque un personaggio ricco, una trama articolata, un quadro del XX secolo come poche altre opere sono mai riuscite a fare e tutto ciò può bastare per dedicare al “Voyage au bout de la nuit” qualche ora. Del resto in molti (troppi!) lo considerano uno dei capolavori del Novecento (se non IL Capolavoro)! Certo, non dobbiamo dimenticarci che fu pubblicato nell’ormai lontano 1932 e che per quei tempi aveva una fortissima carica anticonformista, sia nei contenuto che nello stile. Se l’avessi letto allora, probabilmente anche io ne sarei rimasto scioccato. Letto, invece, oggi non mi ha soddisfatto pienamente. Ne capisco la grandezza e profondità, ma, a pelle, non è uno di quei libri che riescono a colpirmi a fondo, a stendermi. Purtroppo, in alcune parti mi ha persino annoiato. I libri amo giudicarli a prescindere dal contesto storico (di questo si occupi chi è più titolato di me). Mi piace capire cosa mi danno oggi, come lettore: mi ha fatto riflettere, mi ha lasciato perplesso, ma non molto di più. Un altro dei capolavori della letteratura che non tocca esattamente le mie corde! Non uno di quei libri, che non posso digerire, ma uno che forse rischio di digerire troppo in fretta e che, quindi, mi lascerà poco. Eppure mentre scrivo queste righe continuo a dirmi che c’è qualcosa nel romanzo che oggi mi sfugge e che forse domani potrebbe riaffiorare. Penso a quando vidi “Stalker” di Tarkovskij: alla fine mi dissi “ma che razza di film!” e cancellai la cassetta. Un attimo dopo mi resi conto di aver visto un capolavoro!

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