Vicino al cuore selvaggio

Di

Editore: Adelphi (Fabula, 16)

4.0
(157)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 193 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Inglese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 884590251X | Isbn-13: 9788845902512 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Altri , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Filosofia

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Descrizione del libro
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  • 1

    Incomunicabilità

    Bellissimo titolo, ottime recensioni, una Virginia Wolf più scarmigliata, lo compro.Già dalle prime righe sentivo una certa distanza tra noi, una certa difficoltà di comprensione. Ma volevo provarci, ...continua

    Bellissimo titolo, ottime recensioni, una Virginia Wolf più scarmigliata, lo compro.Già dalle prime righe sentivo una certa distanza tra noi, una certa difficoltà di comprensione. Ma volevo provarci, andare fino in fondo, non arrendermi alle prime difficoltà. Poi, però, a circa un quinto del libro, arriva questa frase:"E soprattutto la consapevolezza che la terra sotto i piedi era tanto profonda e tanto segreta che non c’era da temere che un’invasione del capire arrivasse a dissolverne il mistero. C’era un che di glorioso in questa sensazione." e a questo punto capisco. Capisco che è inutile continuare, capisco che il nostro rapporto si chiude qui, capisco che non ci capiremo mai.Libro abbandonato, c'è troppa bella roba in giro, per continuare a perdere tempo!

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    CIO' CHE M'AMMAZZA è IL QUOTiDIANO. VORREI SOLO ECCESSI.

    Affascinata dalla sua fotografia in copertina;giovane donna seduta su uno scranno, nero vestita, a fatica si intravede uno scialle di pizzo su una spalla,spunta dalle maniche un leggero merletto bianc ...continua

    Affascinata dalla sua fotografia in copertina;giovane donna seduta su uno scranno, nero vestita, a fatica si intravede uno scialle di pizzo su una spalla,spunta dalle maniche un leggero merletto bianco,sembra una figura rimascimentale,rinascimentale cone il suo nome"Clarice"un omaggio alla moglie di Lorenzo il Magnifico?? Clarice Orsini,mi piace pensarlo non mi sembra un nome in uso tra gli ebrei ucraini.
    "Vicino al cuore selvaggio" fu scritto quando Clarice aveva solo una manciatina d'anni,diciannove. Parla di Joana,una bambina,poi ragazza,poi donna;imperturbabile,fredda indifferente davanti alla vita,vuole dimenticare la morte,quella insopportabile di suo padre.
    Joana è la raffigurazione di una solitudine cementata nell'incapacità di esprimere i sentimenti.
    si sposa,ma molto presto Otavio la lascia alle sue elucubrazioni preferendole una vecchia e assai meni complicata fidanzata.
    La trama di per se potrebbe risultare banale,ma la trama è una serva, funzionale alla ricerca interiore,alla descrizione fredda e caustica del delirio della vita.
    Però! però!! a mio parere la mancanza di un vissuto alle spalle fa in modo che(scritto benissimo)sembri solo un esercizio di stile,un magnifico esempio di quella che io chiamo "scrittura creativa"
    Una diciannovenne che scrive così **** se le merita.

    ha scritto il 

  • 3

    Viaggio interiore

    “È curioso che non sappia dire chi sono. Cioè, lo so bene, ma non lo posso dire. Soprattutto, ho paura di dirlo, perché nel momento in cui tento di parlare non solo non esprimo ciò che sento ma ciò ch ...continua

    “È curioso che non sappia dire chi sono. Cioè, lo so bene, ma non lo posso dire. Soprattutto, ho paura di dirlo, perché nel momento in cui tento di parlare non solo non esprimo ciò che sento ma ciò che sento si trasforma lentamente in ciò che dico.”

    La Lispector aveva 19 anni quando scrisse questo romanzo, nel 1944. La protagonista è Joana, che viene vista prima bambina, poi ragazza, poi donna.

    Joana è solitaria, indipendente, imperturbabile, fredda e indifferente davanti alle cose. Vive la sua vita in un mondo tutto suo fatto di interiorità, di percezioni, di sensazioni quasi impossibili da descrivere.

    Le relazioni umane sono difficoltose, si sente costretta, oppressa privata della sua capacità di sentire, di ascoltare. Traumatica per lei è stata soprattutto l'insopportabile morte del padre che le impedisce di costruire rapporti con altri e le impone una solitudine dolce ma anche opprimente.

    La trama del romanzo (peraltro inesistente) gira intorno a questo viaggio interiore che sembra non condurre da nessuna parte e invece (per me) porta proprio lì: da nessuna parte.

    "Il vento, adesso, la lambiva duramente. Pallida e fragile, respirando leggera, lei lo sentiva, salato, allegro, che le correva sul corpo, dentro al corpo, e la rinvigoriva. Socchiuse gli occhi. Il mare brillava laggiù, fra le onde stagnanti, si distendeva profondo, spesso, sereno. Arrivava corposo e increspato, attorcendosi su se stesso. Poi, sulla sabbia silenziosa, si allungava... si allungava come un corpo vivo. Al di là di quelle piccole onde c'era il mare - il mare. Il mare - disse pian piano, la voce roca."

    Ho trovato il libro strano e difficile, a volte sfuggente e visionario, spesso poco comprensibile. La scrittura è meravigliosa, le parole vengono accostate in modo evocativo e quasi poetico; ma ho faticato a trovarne il fine. Chissà, forse l'estetica delle parole era il vero obiettivo della scrittrice.

    Un esercizio di stile che purtroppo non sono riuscito ad apprezzare a fondo. Probabilmente (anzi no, certamente) non è il mio genere.

    ha scritto il 

  • 4

    A volte il bello di una donna è quando si ha difficoltà ad inquadrala, nei suoi misteri più reconditi. Il testo è alquanto visionario, sfuggente e difficile, ma si percepisce uno stile straordinario. ...continua

    A volte il bello di una donna è quando si ha difficoltà ad inquadrala, nei suoi misteri più reconditi. Il testo è alquanto visionario, sfuggente e difficile, ma si percepisce uno stile straordinario. Non si capisce, nella storia, cosa sia questa donna, se un'alienata o un'insicura che non sappia cosa voglia dalla vita ovvero tutte e due le cose. La scrittura è sagace e regala momenti di piacevole retrogusto drammaticamente geniale per gli esperimenti linguistici utilizzati dall'A.-

    ha scritto il 

  • 5

    Lalande

    Uno dei due figli di Clarice Lispector, Pedrinho, provando a descrivere sua madre in pochi tratti essenziali disse che lei ricordava un incrocio tra una tigre e un cervo. Un misto di temperamen ...continua

    Uno dei due figli di Clarice Lispector, Pedrinho, provando a descrivere sua madre in pochi tratti essenziali disse che lei ricordava un incrocio tra una tigre e un cervo. Un misto di temperamento e dolcezza, magnetismo e ritrosia. Una descrizione amorevole e bellissima che ci restituisce totalmente lo sguardo magnetico e affascinante della Lispector , la cifra segreta e potente della sua scrittura. L’erranza ha caratterizzato la sua vita fin da piccola. Lo scrivere è stato per lei quel luogo dove potersi finalmente riappropriare del suo io più intimo, per poterlo ascoltare, e riascoltare ancora, in quel suo pulsare vitale e “ selvaggio “. Quel luogo in cui le percezioni originarie, ancora trasparenti, pure e forti, impossibili da esprimere con parole perché antecedenti al linguaggio stesso, si liberano in visioni continue e potenti che vanno a scontrarsi con gli strati solidificati della realtà. La scrittura vibra nella tensione di parole che cercano di esprimere un mondo intellegibile e impalpabile, nella tensione di portare alla luce quel sommovimento interiore che fluisce istante dopo istante, mai identico a se stesso. Sono linee sottili e continue che si sovrappongono l’una all’altra e che si legano in quei reticoli cristallini di momenti d’essere, uniti tra loro da quei punti lievi e fragili, ma anche forti ed eterni, che si chiamano istanti. Una enorme ragnatela fatta dai più delicati fili di seta pronta a catturare nella sua trama ogni più lieve metamorfosi del sentire, le più impalpabili pulsazioni del vivere.

    “Ah, la vita è meravigliosa nelle sue tele captanti. Limitatevi a ricevere, come io mi limito a dare, ricevetemi come fili di seta”. ( Clarice Lispector )

    “ Vicino al cuore selvaggio “ è il suo primo libro. Lo scrisse che aveva appena diciannove anni e questo sorprende e intimorisce al tempo stesso. La qualità della sua scrittura, fragile e pura, forte e feroce, rivelatrice e nascosta ; spicca il volo per abbandonarsi nuovamente alla caduta, vertiginosamente a picco, a cercare il suo centro misterioso e segreto. Joana, la protagonista di questo romanzo, è una donna la cui vita è tutta interiore. All’inizio del romanzo è una bambina. Il viso bianco, vago e lieve, a occhi chiusi danza leggera e alata al centro di sè, immaginando mondi, inventando parole che dilatino le sue visioni. E’ capace di giocare per pomeriggi interi con una sola parola , con quel suo suono rivelatore dalle possibilità infinite, di storie che continuamente possono essere reinventate, prendendo contemporaneamente direzioni diverse. Non importa che lei tocchi le cose, lei riesce a possederle anche da lontano. Sentire le cose senza possederle in quel suo infantile gioco desiderio-potere-miracolo dal quale forse mai riuscirà a liberarsi. Lieve e pura, pronta ad accogliere quel suo dono di saper immaginare , riuscendo a “ vedere”, in punta dei piedi, percependo il resto del mondo solo inclinandosi dalla terra verso lo spazio . Così ardente e leggera, muove i suoi passi in un mondo che non è preparato ad accoglierla. “ La sua vita era formata da tante piccole vite complete, da cerchi interi, conchiusi, che si isolavano gli uni dagli altri. Indipendenti e forti, condensati in se stessi da non aver bisogno di passato né di futuro per esistere.” La trama è quasi inesistente; il breve periodo di vita trascorso insieme al padre, il trasferimento a casa della zia, il professore che le insegna a vivere, la pubertà che sorge misteriosa e all’improvviso, gli anni del collegio, il matrimonio con Otàvio, l’incontro e l’amore con uno sconosciuto… Non sono i fatti a dare movimento al racconto, a renderlo vivo, ma sono i pensieri. Quei pensieri la cui materia è sottilissima, che nascono dal silenzio, o dall’ascolto di un certo tipo di musica o che si “ provano “ di fronte alla potenza sconfinata e rivelatrice della Natura. Sono vibrazioni sottili, proiezioni vibranti della materia, che si legano a quella radice misteriosa che ha originato la vita. Pensieri nati dall’istante, pronti a dissolversi e a trasformarsi, a nascere ancora e ancora, nella vertigine del sentire, guardando gli occhi aperti e muti delle cose La percezione di essere viva, viva oltre se stessa, schiacciata dall’eccesso di vita, Joana è simultaneamente donna e bambina, fluisce costantemente tra i suoi stati, abbagliata dalle sue stesse visioni che si spalancano sul mistero, sempre sul punto di ricevere una rivelazione. Libera, di una libertà incomprensibile agli altri con i quali non riesce quasi mai a trovare un modo di incontrarsi, di comunicare le sue percezioni che sono troppo organiche per essere formulate in pensieri, troppo vive per riuscire davvero a toccare gli altri. Gli altri che però saranno “ toccati “ da lei, irrimediabilmente. Analizza istante per istante, affascinata immerge il corpo in fondo al pozzo, percependo il nucleo di ogni cosa fatto di tempo e di spazio, gioendo di quei rari istanti di pienezza d’ essere, con una allegria intensa e serena, in quel miracolo trasparente e puro in cui sa di essere completamente viva , in perfetta connessione con tutte le cose che esistono. Senza limiti e senza tempo, materia semplicemente viva. Ascoltandosi , di continuo, “ cogliendo l’opportunità fugace che, con piedi leggeri, danza sull’orlo dell’abisso “. “ Se il brillio delle stelle mi fa male, se è possibile questa comunicazione lontana, è perché qualcosa che forse assomiglia a una stella mi freme dentro “. Sprofonda di continuo per riemergere da terre non ancora possibili. “ In realtà lei era sempre stata due, quella che sapeva vagamente di essere e quella che era davvero, profondamente.” La distanza che separa i sentimenti, le emozioni, le intuizioni dalle parole, l’inquietudine di vivere e di riuscire ad esprimere quell’inquietudine con parole vive. A occhi chiusi.

    “ A occhi chiusi, abbandonata, pronunciò sottovoce parole nate in quell’istante, mai udite prima da nessuno, ancora tenere di creazione – nuovi e fragili germogli. Erano meno che parole, appena appena sillabe, prive di senso, tiepide, che fluivano e s’incrociavano, si fecondavano, rinascevano in un solo essere per poi smembrarsi, respirando, respirando…”

    Sostando negli intervalli sospesi delle epifanie con la forza dirompente di un’amazzone, corre a perdifiato in territori silenziosi e incontaminati, puri e liberi, dove la parola si trasforma in visione, e la visione in suono. Impercettibili continue vibrazioni,sottili increspature dello spazio. Ci lascia nudi, esausti, senza fiato, a contemplare la vertiginosa bellezza del mondo, l'insondabile profondità del mistero, risplendente e vivo sulla linea dell'orizzonte.

    “(…) Lalande è anche il mare all’alba, quando non un solo sguardo ha ancora sfiorato la spiaggia, quando il sole non è ancora nato. Ogni volta che ti dirò Lalande, dovrai sentire la brezza fresca e salata del mare, dovrai camminare lungo la spiaggia ancora buia, lentamente, nudo.(…) “

    La perfezione della scrittura. Non mi stancherò mai di dissetarmi a questa fonte. Sangue e respiro.

    ha scritto il 

  • 0

    tristemente una donna felice

    “Male è non vivere, solo questo. Morire è già un’altra cosa. Morire è diverso dal bene e dal male”.
    -
    Analizzare istante per istante, percepire il nucleo di ogni cosa fatta di tempo o spazio. Posseder ...continua

    “Male è non vivere, solo questo. Morire è già un’altra cosa. Morire è diverso dal bene e dal male”.
    -
    Analizzare istante per istante, percepire il nucleo di ogni cosa fatta di tempo o spazio. Possedere ogni momento, collegarvi la coscienza, come piccoli filamenti quasi impercettibili ma forti. È la vita? Anche cos’ essa mi sfuggirebbe. Un altro modo di captarla sarebbe quello di viverla. Che cosa importa, infine: vivere o sapere che si sta vivendo?
    -
    Ha imparato ben presto a pensare e dato che non aveva visto da vicino nessun essere umano tranne se stessa, ha sofferto, ha vissuto un orgoglio doloroso, a volte lieve, ma quasi sempre difficile da sopportare.

    Il dramma del Novecento, il dramma dell’uomo moderno, il dramma dell’uomo occidentale, chiamatelo come volete ma è sempre la stessa storia.
    Psicanalisi, malattia mentale, esistenzialismo, solipsismo. Leggetela come volete
    Da quando è stata inventata l’introspezione, ed è cresciuta, ed è diventata analisi, ed è diventata autoanalisi il dramma è l’uso che l’uomo ne fa.
    La donna, in questo caso. Joanna è l’autoanalitica.
    Ogni azione, ogni pensiero, ogni respiro, ogni sensazione non sfugge al vaglio, e al maglio, della sua autoanalisi. Così come ogni cosa, che prima ancora di essere vista, sentita, afferrata, usata, è analizzata, scomposta, ridotta, fino a diventare irriconoscibile, fino a non esistere.

    Da cui la sensazione di non essere e che niente sia, perché la mente non riesce a vedere l’insieme, non riesce a vedere l’oggetto senza cercarne prima il significato e, non trovandolo in superficie, distrugge per penetrare in profondità.

    Quello che sconcerta della vita di Joana è che non c’è evoluzione, non c’è cambiamento. Un solo episodio è davvero decisivo, la morte del padre, la perdita di una persona, la sola, a cui è stato accordato un amore non condizionato, non analizzato, non classificato, e anche il senso stesso della morte che, quando la si vede in tutte le cose e, in ultimo, nella propria vita, diventa l’ossessione.
    E allora si sminuzza la vita e si triturano le cose per distruggere con esse l’idea della morte.

    Il romanzo procede per salti temporali, in avanti e all’indietro, e la storia da ricostruire diventa fin troppo poco interessante, perché Joana non ha una storia. In ogni momento, che sia l’incontro con il possibile amore della vita, la perdita dello stesso, la relazione torbida con un vecchio professore, la turbolenze di una ragazzina affidata alla zia, ogni episodio, ogni azione, ogni parola passa dal filtro dell’analisi e dell’autoanalisi.
    Che a Joana sembra essere dato una volta per tutte, tanto che non c’è una crescita, ma nemmeno una caduta, i momenti di smarrimento si alternano ai momenti di euforia, nella consapevolezza che entrambi sono falsi, non sono la vita, perché la vita ci si prova a viverla ma è sempre altro.

    È questo il frutto deleterio dell’introspezione portata al parossismo, che fa disprezzare ma in fin dei conti invidiare le anime semplici –
    “La personalità che ignora se stessa si realizza più completamente”.
    – mentre sembra che tutto prosegua uguale, e la sfiducia o la speranza dipendono dall’umore, dal clima, ma anche da nulla, perché il rischio peggiore è che si riesca sì a vivere, ma che la vita diventi una questione casuale.
    E se anche Joana fosse davvero malata, schizofrenica, perché no? che cosa cambierebbe? La realtà è che è possibile trasformare la vita in un miscuglio casuale risultato del tritacarne della mente anche da sani.
    Questa è la cosa su cui vale la pena soffermarsi, per chiedersi almeno se tutto ciò è davvero necessario, se è possibile fermare il meccanismo, almeno rallentarlo e provarsi a vivere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il prisma e la bianca vacuità

    Di lettura non semplice, soprattutto inizialmente, per via della narrazione frammentaria, a poco a poco affonda i suoi artigli nell'anima del lettore attraverso le contraddizioni di un flusso, simulta ...continua

    Di lettura non semplice, soprattutto inizialmente, per via della narrazione frammentaria, a poco a poco affonda i suoi artigli nell'anima del lettore attraverso le contraddizioni di un flusso, simultaneamente vorticante e freddo, di emozioni e pensieri. In un mondo in frantumi Lispector svela e disvela nuclei di algidi dolori e libertà solitarie laddove l'eternità acquista la dimensione di un istante e una donna tenta la sua realizzazione riconnettendosi a se stessa nella vacuità bianca di un intervallo. Scrittura magistrale, altamente poetica, ritmica e drammatica, bellissima se letta ad alta voce.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima verità è nella terra e nel corpo. (p. 65)

    "Tutto quello che poteva esistere, esiste già. Nient’altro può essere più creato, ma solo rivelato." (p. 118)

    ha scritto il 

  • 4

    un turbine che di continuo investe e scompiglia durante la lettura, la sensazione che nulla rimarrà uguale, perché se il vento riporta alla luce cose che si erano occultate significa che queste si era ...continua

    un turbine che di continuo investe e scompiglia durante la lettura, la sensazione che nulla rimarrà uguale, perché se il vento riporta alla luce cose che si erano occultate significa che queste si erano occultate male. un libro da non leggere in momenti di incertezza, a meno che non si sia disposti a sentire il caos dentro, a sentirlo dentro di sé, come una fortissima infezione. scrittura molto bella e, appunto, selvaggia, lontana dalla gentilezza e dalla morale.

    ha scritto il 

  • 4

    Perto do Coraçao Selvagem

    Introspezioni, riflessioni e visioni di uno spirito indomito e innamorato della vita

    "Perché era così ardente e leggera, come l'aria che viene dal fornello quando lo si scoperchia?"

    "All'inizio sognav ...continua

    Introspezioni, riflessioni e visioni di uno spirito indomito e innamorato della vita

    "Perché era così ardente e leggera, come l'aria che viene dal fornello quando lo si scoperchia?"

    "All'inizio sognava montoni, andare a scuola, gatti che leccavano il loro latte. A poco a poco aveva cominciato a sognare montoni azzurri, andare a una scuola in mezzo alla foresta, gatti che bevevano latte in piattini d'oro. E i sogni si addensavano sempre più e acquistavano colori difficili da diluire in parole."

    "She felt like a dry branch, sticking out of the air. Brittle, covered in old bark. Maybe she was thirsty, but there was no water nearby. And above all the suffocating certainty that if a man were to embrace her at that moment she would feel not a soft sweetness in her nerves, but lime juice stinging them. Her body like wood near fire, warped, crackling, dry."

    "I will surpass myself in waves [...], and may everything come and fall upon me, even the incomprehension of myself at certain white moments because all I have to do is comply with myself and then nothing will block my path until death-without-fear, from any struggle or rest I will rise up as strong and beautiful as a young horse."

    Clarice Lispector, autrice semisconosciuta in Italia, è tuttora uno dei nomi di punta della letteratura brasiliana. Sebbene di natali brasiliani non fosse. Nata nel 1920 in Ucraina, poiché di discendenza ebrea, si trasferisce insieme ai genitori in Sud America, a Recife per la precisione, a soli due anni di età. Poliglotta e talento precoce per la scrittura, pubblica il suo romanzo d'esordio ('Vicino Al Cuore Selvaggio', per l'appunto) nel 1944. Laureata in giurisprudenza, nel 1943 sposa un importante diplomatico, dal quale ha due figli e divorzia nel 1959. Il resto della sua vita lo passa scrivendo e viaggiando, da inquieta cosmopolita qual'era nel suo animo più profondo.
    Recensire la Lispector non è per niente facile: scrittrice molto originale e particolare. Oserei dire, dalla prosa quasi sanguigna. Questo è infatti uno dei libri più folli, strani, ma nel contempo personali che abbia mai letto. Non è di certo il primo romanzo semi-autobiografico che affronto, ma sicuramente uno dei più carnali. Un libro, per dirlo con le parole dell'autrice stessa, che non va capito, ma "sentito". Per poterlo fare è necessario entrare in simbiosi con la Lispector: condividere (anche se in minima parte) la sua arte, la sua immaginazione, le esperienze vissute, le idee; il suo modo di pensare, di vedere le cose e le persone. 'Perto do Coraçao Selvagem' non presenta una vera e propria trama: consiste semplicemente in flussi di coscienza della protagonista nelle varie tappe della vita: bambina, ragazza, donna. Ma straordinari flussi di coscienza. È come se l'autrice avesse aperto a noi la propria mente e la lasciasse andare a briglia sciolta. Tutto ciò descritto in una prosa estremamente poetica e sperimentale. Tremendamente suggestive sono le immagini dei personaggi che si immergono, si fondono con la natura stessa, come per trovare giovamento da essa. Joana, questo il nome dell'io narrante, alter ego della scrittrice, si paragona e viene paragonata molto spesso ad animali (per lo più " cattivi", selvatici), e lei per cercare di "purificarsi" o al contrario "macchiarsi" ulteriormente ricerca in continuazione un contatto con la natura e la forza dell'Universo come origine del tutto. Visione molto panteistica, ma anche spinoziana. Clarice era infatti anche una pittrice e poetessa, e questo si nota.

    ha scritto il 

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