Vida y destino

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Publisher: Galaxia Gutenberg

4.5
(971)

Language: Español | Number of Pages: 1111 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8481097039 | Isbn-13: 9788481097030 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Pocas novelas hay que emocionen y conmuevan como Vida y destino, un inmenso fresco humano heredero de la mejor tradición rusa, que Galaxia Gutenberg recupera, finalmente en su versión íntegra y traducida por vez primera del ruso. Mientras la cruel batalla de Stalingrado desangra a los ejércitos soviéticos y alemanes, los protagonistas de esta novela, comparada con Guerra y paz o Doctor Zhivago, luchan ferozmente para sobrevivir al terror del régimen stalinista y al horror del exterminio de los judíos. El dolor de una madre obligada a despedirse de su hijo, el amor de una joven bajo los bombardeos o la pérdida de su humanidad de los soldados en el frente ante la atrocidad de la guerra son algunas de las emocionantes historias que entretejen esta novela coral que retrata como ninguna el alma del hombre del siglo XX. Vasili Grossman aspiraba quizás a cambiar el mundo con su novela y lo que es seguro es que Vida y destino le cambia la vida a quien se adentra en sus páginas.
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    Opera imponente ma pesante, con al centro la celeberrima battaglia di Stalingrado. La lettura risulta molto rallentata perchè il romanzo si sposta di continuo da una vicenda all'altra, da un personagg ...continue

    Opera imponente ma pesante, con al centro la celeberrima battaglia di Stalingrado. La lettura risulta molto rallentata perchè il romanzo si sposta di continuo da una vicenda all'altra, da un personaggio all'altro. Alcuni paragrafi esplorano la vita all'interno di un lager nazista, poi, di punto in bianco, si vagliano le vicende lavorative e familiari di un acuto scienziato; poi si passa alla vita in trincea, sotto le bombe, per finire alle vicende amorose di un tenente colonnello. Interessanti le riflessioni di Hitler e Stalin immaginate dall'autore. Il meglio di questo romanzo storico è sicuramente la rappresentazione viva di ciò che si provava durante la seconda guerra mondiale e, in particolare, durante l'invasione tedesca dell'URSS: le decisioni politiche e militari che influivano anche nel privato degli affetti e l'afflato ideale e patriottico dei sovietici nel respingere il nemico. Il peggio, invece, è la narrazione nel suo complesso: stile di scrittura ottimo, ma molto poco leggibile per le suddette ragioni. Per approssimarsi alla lettura, armarsi di buona volontà!

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    Qual è il romanzo definitivo del Novecento? Uno di quelli di inizio secolo che racconta la storia di qualche disadattato e smarrito? Una storia esistenzialista? O qualcosa di post-moderno? E se fosse ...continue

    Qual è il romanzo definitivo del Novecento? Uno di quelli di inizio secolo che racconta la storia di qualche disadattato e smarrito? Una storia esistenzialista? O qualcosa di post-moderno? E se fosse “Vita e destino”?
    Questa sorta di “Guerra e pace” durante la Seconda guerra mondiale, che alle riflessioni tolstojane sul destino e sulla Storia riesce ad abbinare il pensiero di Dostoevskij sulla vita e sulla condizione dell’uomo, ambientato nel momento più buio della storia europea, quando la vittoria finale di Hitler sembrava possibile.
    Grossman si avventura negli abissi del male assoluto e si comprende perché quest’opera, pur raccontando la più grande vittoria della Grande guerra patriottica, sia stata invisa al potere sovietico.

    I lager nazisti e i lager sovietici. L’antisemitismo nazista e l’antisemitismo sovietico. Nel romanzo il parallelo è impietoso: i due poteri, in guerra fra loro, si assomigliano dannatamente. E poi il nazionalismo, che il comunismo aveva la pretesa di eliminare, diventa la cifra della nuova URSS vittoriosa, tanto che viene portata l’enfasi sulla Russia, sui Russi, con una sorta di discriminazione tra i popoli dell’Unione che rasenta il razzismo.
    La vittoria del popolo russo (NB: russo) diventa sempre più la vittoria di Stalin, del partito e dei tirapiedi.
    Se per tutto il libro due spettri, quello del 1937 e quello del 1941, l’anno delle purghe seguite al genocidio per fame dei contadini ucraini e l’anno della sconfitta contro i Tedeschi, il 1943 rappresenta una sorta di normalizzazione. Ma quale normalizzazione?
    C’è l’emergere di una nuova classe dirigente, a sostituire quella che era stata decimata con le fucilazioni o le condanne a vita al lager, e il grande paradosso di fedeli comunisti che si ritrovano arrestati mentre personaggi dubbiosi, al limite della dissidenza, vengono raggiunti dalla benedizione del compagno Iosif Vissarionovič e diventano magicamente conformisti, dimentichi dei pochi che gli erano stati vicini nella disgrazia.
    E poi c’è il futuro dell’Europa. La grande tragedia, nel senso classico, greco del termine. Stalingrado era necessaria: se Hitler non fosse stato fermato a Stalingrado non sarebbe cominciata la sua fine. Eppure, Stalingrado, dopo che Stalin si impossessò della grande vittoria di popolo (perché questa fu: una grande vittoria di popolo in un momento in cui l’autorità politica era ai limiti dello sfascio e doveva chiamare “Fratelli e sorelle” quegli uomini che aveva imprigionato) il comunismo fu il destino per la Russia, l’URSS e tanti altri Paesi per quarant’anni. La sconfitta di un male a favore dell’emergere di un altro male. La salvezza di popoli attraverso la rovina di altri.

    Oltre a Vita e a Destino, si sente una terza parola sottesa, anche se non è esplicitata nel titolo. Libertà.
    La libertà che si ottiene lottando contro i nazisti. La libertà che manca ai prigionieri nei lager tedeschi e ai prigionieri dentro ma anche fuori dai lager sovietici.
    Ma soprattutto la libertà metafisica, intrinseca all’uomo. Quella che anche quando il Destino, ovvero la Storia, travolgono tutto, rimane all’essere umano. Che può nelle sue piccole scelte decidere se aumentare il dolore e l’orrore o se opporsi, almeno per un poco. La libertà che può permettere alla scienza di lavorare per il progresso, per il bene dell’uomo, per la Vita, oppure costruire armi per conquistare la terra e poi altri pianeti.
    La libertà a cui facilmente si rinuncia, la libertà che si rimpiange quando la si è persa.
    E la Vita, che diventa l’unica forza capace di opporsi al Destino, l’estremo limite oltre cui il Destino non può nulla, anche quando questa Vita viene brutalizzata, privata di dignità, e poi rubata via, resta la più grande ricchezza dell’essere umano.
    Ed è possibile anche nei momenti in cui sembra che il buio sia destinato a non andare più via.

    Forse, allora, “Vita e destino” è davvero il romanzo emblema del Novecento, del secolo breve, del secolo dei totalitarismi e dei genocidi, del secolo in cui a volte è indispensabile un’alleanza scellerata con un partner subdolo e infido per sconfiggere un nemico mortale, del secolo in cui alla libertà di certi popoli è corrisposta la schiavitù di altri, del secolo in cui sembrava obbligatorio scegliere tra il nazismo e il comunismo, tra una dittatura e un’altra, tra un modo di violare la Vita e un altro.
    Ed è soprattutto questo parallelo che è troppo forte, e si sente, e non sfugge al lettore meno preparato; inevitabilmente non sfuggì agli artigli della censura, anche se Stalin era morto e sepolto da anni.
    Un romanzo troppo innamorato della Vita e della libertà per essere ammesso là dove, seppur volendo rifuggire certi eccessi del passato, si voleva controllare l’esistenza umana in ogni suo ambito.
    Manca un riferimento all’alternativa democratica, che l’autore non aveva conosciuto, e che dovrebbe rappresentare l’antidoto a tutto questo, non dovrebbe prestarsi alle grandi tragedie, possibili solo là dove l’abisso del male si fa più profondo. E che pure deve conoscere e far conoscere questo libro, per ricordarci che anche in momenti forse un po’ meno terribili sono richieste scelte drammatiche. Ma che alla fine quello che conta è l’uomo, la sua libertà, la sua Vita. Qualunque cosa possa dire di diverso il Destino.

    ---

    Ogni epoca ha una città che la rappresenta e ne costituisce l’anima, la volontà.
    La seconda guerra mondiale è stata un’epoca dell’umanità e in quegli anni Stalingrado è stata la capitale del mondo. Stalingrado era i pensieri e le passioni del genere umano. Era per Stalingrado che funzionavano fabbriche e industrie, rotative e linotype, per Stalingrado i leader di partito salivano sulle tribune. Ma quando dalla steppa calarono fiumane di migliaia di persone, e le strade deserte si riempirono di nuovo, e le prime automobili riaccesero i motori, la capitale del mondo in guerra cessò di esistere.
    Nasceva una città nuova: una città di lavoro e di routine, con fabbriche, scuole, reparti maternità e stazioni di polizia, con il teatro dell’Opera e la prigione.
    Gli abitanti della capitale del mondo provavano una sensazione indicibile di gioia e di vuoto. Chi aveva difeso Stalingrado avvertiva una strana angoscia.
    Se la capitale del mondo è diversa da ogni altra città non è soltanto perché i suoi abitanti sentono forte il legame con fabbriche e campagne del mondo intero.
    La capitale del mondo è diversa perché ha un’anima.
    E la Stalingrado della guerra ce l’aveva, un’anima. E quell’anima era la libertà.
    Dieci anni dopo, in quegli stessi luoghi, migliaia di detenuti avrebbero eretto una diga possente, costruendo una delle centrali idroelettriche più grandi al mondo.

    In quelle strade si erano decise le sorti della guerra. E l’esito della guerra avrebbe ridisegnato la carta del mondo, ratificando la grandezza di Stalin o l’orrendo potere di Adolf Hitler. Per novanta giorni il Cremlino e Berchtesgaden avevano vissuto, respirato e sognato una sola parola: Stalingrado.
    Sarebbe toccato a Stalingrado determinare la filosofia della storia e gli ordinamenti sociali del futuro. E l’ombra delle sorti del mondo nascondeva agli degli uomini la città in cui un tempo la vita scorreva normale. Stalingrado era l’annuncio del futuro.

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  • 5

    Ci ho messo due mesi a finire questo libro. Un libro che mette a dura prova per lo sforzo mnemonico da fare nel tenere a mente tutti i personaggi e i loro vissuti che si intrecciano continuamente nell ...continue

    Ci ho messo due mesi a finire questo libro. Un libro che mette a dura prova per lo sforzo mnemonico da fare nel tenere a mente tutti i personaggi e i loro vissuti che si intrecciano continuamente nell'arco della seconda guerra mondiale nella lotta contro i tedeschi combattuta a Stalingrado. Un'opera dura e solenne che porta sulle spalle il dolore e la sofferenza di un popolo che ha subito gli orrori della guerra, spazzato via non solo da parte degli aggressori, anche da parte di un proprio Stato altrettanto colpevole di reprimere e violare il diritto primo di ogni cittadino, la libertà.

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  • 5

    Ho affrontato Vita e Destino sapendo che era considerato un libro fondamentale e praticamente perfetto. Ci ho messo tre mesi a finirlo, (tre mesi in cui ho letto anche altro), faticando non poco a rac ...continue

    Ho affrontato Vita e Destino sapendo che era considerato un libro fondamentale e praticamente perfetto. Ci ho messo tre mesi a finirlo, (tre mesi in cui ho letto anche altro), faticando non poco a raccapezzarmi, durante le prime duecento pagine, tra la moltitudine di personaggi e l’ingarbugliato albero genealogico della famiglia Šapošnikov. A volte sono andata avanti per pura forza di volontà, pur senza capire quasi niente di quello che stesse accadendo. Altre volte, più avanti nella lettura, mi sono trovata con le lacrime agli occhi, anche mentre lo leggevo in pullman davanti a tutti.

    Vita e Destino non è un romanzo perfetto. La confusioni iniziale sui personaggi (quali saranno i principali? Dovrò ricordarmi i nomi di tutti? Quali sono gli esatti legami familiari tra gli Šapošnikov?) non aiuta nel districarsi in un romanzo sparso tra una decina di location diverse e in cui, della battaglia di Stalingrado in quanto tale, vengono descritti pezzetti, brandelli, momenti anche molto ingranditi ma non l’azione complessiva (almeno fino al contrattacco russo). La volontà di rifarsi a Tolstoj è sin troppo presente, e i pipponi sul senso della vita e della storia non sempre riescono a Grossman bene quanto a Tolstoj (e neppure a Tolstoj riuscivano sempre col buco.) Alcuni spezzoni sono sin troppo melodrammatici, e ho tifato attivamente contro il bambino David (quando è morto ho tratto un sospiro di sollievo) e contro Sofia Osipovna. Due dei personaggi principali, Krymov e Strum, sono anche tra i più sfocati e intercambiabili. Nella descrizione delle scoperte scientifiche di Strum è evidente che Grossman non si intendeva molto di fisica, tanto sono generaliste e vaghe.

    Vita e Destino non è un libro perfetto. Anzi, è pieno di difetti e cadute. Ma è un libro importante, bellissimo e quasi miracoloso. Come potesse pensare che la censura sovietica l’avrebbe accettato resta per me un mistero. Anzi mi stupisce che non l’abbiano fatto fuori così, su due piedi. Sarebbe bastato il dialogo tra Mostovskoj e Liss per condannarlo al confino.

    Nella confusione dei personaggi, emergono pian piano i filoni fondamentali della trama, e frasi e spezzoni di una bellezza sconvolgente si susseguono per tutto il romanzo, dall’inizio alla fine. Ci sono momenti di verità e bellezza cristallina, in particolare i momenti di incontro tra le due fazioni del conflitto: l’immenso dialogo tra il comunista prigioniero Mostovskoj e il capo del campo di sterminio, Liss; i superstiti della casa 6/1 e il soldato tedesco; il soldato tedesco e la vecchia russa; la madre russa e il prigioniero tedesco che le porta il cadavere della figlia. In generale nella descrizione della resistenza della casa 6/1, degli intrighi del commissario Getmanov, dei problemi del colonnello Novikov, della controffensiva di Stalingrado e della capitolazione di Paulus il romanzo è al suo meglio. Stranamente, è stata proprio la famiglia Šapošnikov quella di cui mi importava meno.

    Non aspettatevi una lettura facile. Ma immergetevi in questa baraonda e troverete diamanti e fango, e in generale tutta quella sottigliezza psicologica, quell’epicità e quella sofferenza che solo i russi sembrano dare ai loro personaggi. Sono felice di aver resistito fino alla fine.

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  • 4

    Dio è morto. E anche io non sto tanto bene.

    Pochi giorni fa ho terminato la rilettura di Guerra e pace. Un caleidoscopio di sfumature e di esplosioni. Bellissimo. Poi mi sono inoltrata in Vita e destino, in mezzo a tutta quella gente. Un segu ...continue

    Pochi giorni fa ho terminato la rilettura di Guerra e pace. Un caleidoscopio di sfumature e di esplosioni. Bellissimo. Poi mi sono inoltrata in Vita e destino, in mezzo a tutta quella gente. Un seguito del grande romanzo tolstojano? Un seguito sull'assurdita' della guerra? Tolstoj sa dove vuole andare a parare e dove vuole portare i suoi lettori. Grossman lascia che si perdano nel mezzo di una folla di dolore.
    E odio la guerra. A qualsiasi livello. Non ha giustificazioni di sorta. Sono gandhiana? Sono pacifista? Eh, ma lo sapessi come sono. Non rincorrerei domande senza risposta. Starei in pace.
    Appunto.

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  • 3

    Bassopiano sarmatico

    Combattuta, e mai vinta, la battaglia coi patronimici, si dispone di un territorio e di anime. Lo spazio è il bassopiano sarmatico tra Mosca e Stalingrado, il tempo è l’inverno del 42/43, con cenni a ...continue

    Combattuta, e mai vinta, la battaglia coi patronimici, si dispone di un territorio e di anime. Lo spazio è il bassopiano sarmatico tra Mosca e Stalingrado, il tempo è l’inverno del 42/43, con cenni al Trentasette. Le anime di rilievo sono Strum, fisico ebreo, Krymov compagno poi alla Lubjanka, Novikov uomo dei carri T34, e Stalin. Battaglie sono descritte, sussistendo le interiori, tra il compito e il comando, tra la rettitudine e il dubbio che ci sia stata, nella paura della delazione, nel sentimento accettato d’essere incanalati tra gli avvenimenti e gli accadimenti. Tra le sponde del Volga scorrono le placche di vita ghiacciata degli uomini e delle famiglie, ma le fabbriche di trattori e le centrali elettriche continuano a produrre, a rifornire la forza dei russi. Stalin non ne esce male: frantuma le placche individuali, ma dispone l’acqua con cui si rifanno.

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  • 4

    Il ciclo delle vite e delle morti

    Nelle prime pagine si fatica ad orientarsi e si ha bisogno di una guida, una traccia che spieghi chi sono e dove vivano i personaggi. Poi però tutto si fa più chiaro e fluente e si inzia a comprendere ...continue

    Nelle prime pagine si fatica ad orientarsi e si ha bisogno di una guida, una traccia che spieghi chi sono e dove vivano i personaggi. Poi però tutto si fa più chiaro e fluente e si inzia a comprendere che il senso del racconto non sta in un'unica storia, ma nel parallelismo delle varie vicende, che a volte sono davvero solo di poche pagine. Ci sono personaggi che appaiono per un solo episodio, altri che invece seguiamo dal'inizio alla fine di una vicenda un po' più lunga, ma l'autore non si sofferma ad indagare psicologicamente solo uno di questi personaggi. E' come se volesse davvero riuscire a rendere contemporaneamente tutte le sfumature infìnite delle vite che si sono manifestate in quegli anni di guerra.In Russia sono gli anni dell'affermazione dello stalinismo e poi dell'assedio di Stalingrado, ma c'è spazio anche per i campi di concentramento nazisti e per la descrizione della vita dei soldati, da quelli semplici ai maggiori, dagli eroi agli ipocriti, dai nemici tedeschi ai russi e agli ebrei.
    E' un romanzo di popolo che va oltre le barriere del solo popolo russo, è un romanzo corale, un vasto affresco dell'umanità. Non è comparabile ad un ritratto rinascimentale, ma ad un affresco del Masaccio, con l'intera gamma umana, dai nobili ai popolani. Narra il ciclo delle vite e delle morti, che a volte hanno un senso ed a volte invece appaiono oscure, senza luci e significati, ma che fanno parte comunque del destino della umanità.

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  • 0

    Io amo gli scrittori russi ma con questo romanzo ho fatto veramente fatica. Sono andata avanti il più possibile spinta della recensioni positive ma a un terzo ho abbandonato confusa.

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  • 5

    In questo romanzo fiume sono narrati il destino della grande madre Russia e le vite di tanti suoi cittadini, tutti segnati dai combattimenti durissimi che si svolsero a Stalingrado, lungo le rive del ...continue

    In questo romanzo fiume sono narrati il destino della grande madre Russia e le vite di tanti suoi cittadini, tutti segnati dai combattimenti durissimi che si svolsero a Stalingrado, lungo le rive del Volga, dall’estate del 1942 al febbraio del 1943, tra i soldati dell’Armata Rossa e l’esercito nazista, passati alla storia come “la battaglia di Stalingrado”. Da quel momento, con la vittoria sofferta dell’esercito sovietico, non solo il destino della seconda guerra mondiale ebbe una svolta, iniziando da lì la decadenza delle armate naziste, ma il destino dell’intera Europa cominciò a definirsi, ponendo le basi della futura potenza sovietica che eserciterà il controllo sulla metà orientale del continente europeo fino alla fine del XX secolo.

    Non è facile parlare in poche righe di questo romanzo -mondo, composto da un mosaico di episodi in cui ci si sposta dal fronte russo, tra tenenti colonnelli, colonnelli, generali, in cui leggiamo i loro dialoghi e conosciamo i loro caratteri, dove spicca l’amore immenso per la patria russa, passando al fronte nazista, dove incontriamo il generale Paulus al comando della sesta armata, costretto alla resa finale, oppure entriamo in un palazzo di Stalingrado dove soldati russi affrontano l’assedio di soldati tedeschi, o nelle case di famiglie qualsiasi, colpite negli affetti dalla guerra o dagli eventi accaduti prima che essa scoppiasse (le grandi purghe staliniane), come quella del fisico nucleare Strum, che si dibatte nelle crisi di coscienza che lo colpiscono come scienziato, come marito e padre, come ebreo e come cittadino dello stato comunista, che riflette sui rapporti tra scienza e potere fino al momento della telefonata di Stalin, che segnerà un “prima” e un “dopo”per la sua vita, senza sciogliere i dilemmi che lo assillano. E poi ci sono passi indimenticabili, per emozione, per dolore, per una sofferenza che ti urla dentro, come il cammino di tanti ebrei verso la camera a gas, il cammino del piccolo David per mano a Sof'ja Osipovna.

    Ciò che rende il romanzo di Grossman un unicum nel panorama letterario novecentesco è il respiro epico che attraversa le sue più di ottocento pagine, grazie al quale la storia tragica dei regimi totalitari del secolo scorso che hanno lasciato tremendi spargimenti di sangue e di morte sulla loro strada, quello nazista e quello comunista, viene accomunata da un denominatore comune, l’oppressione dell’essere umano e della sua libertà tanto da ridurre l’uomo in una condizione di remissività totale. E’ quanto accade nei lager tedeschi in Russia, dove sono detenuti prigionieri politici russi insieme a criminali comuni; ma è quanto accade anche nei lager russi, dove sono rinchiusi i nemici del potere stalinista, e nel terrificante palazzo della Lubjanka a Mosca, sede dei servizi segreti. Ma all’interno dello stato che tutti sottomette al suo controllo e subordina alla sua collera, dove le atrocità e le violenze sono all’ordine del giorno, si svolgono le vite dei tanti e tanti personaggi cui accennavo sopra, uomini e donne che si sforzano di rimanere “umani”, fratelli e sorelle nel dolore, rafforzati dalla sofferenza, dalla miseria, dalla fame, per risorgere dalle macerie di un mondo, rappresentato dalla città di Stalingrado appena uscita dalla guerra, in cui, secondo la concezione compassionevole di Grossman, il male sarà sempre vinto dalla bontà spicciola, la bontà senza tanti discorsi, “il semplice gesto di un uomo a favore di un altro uomo”.

    Un romanzo immenso, stupendo, che commuove, strazia, da cui non riesci a staccarti perché parla dritto al cuore.

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