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Vida y destino

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Publisher: Galaxia Gutenberg

4.5
(855)

Language:Español | Number of Pages: 1111 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8481097039 | Isbn-13: 9788481097030 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Pocas novelas hay que emocionen y conmuevan como Vida y destino, un inmenso fresco humano heredero de la mejor tradición rusa, que Galaxia Gutenberg recupera, finalmente en su versión íntegra y traducida por vez primera del ruso. Mientras la cruel batalla de Stalingrado desangra a los ejércitos soviéticos y alemanes, los protagonistas de esta novela, comparada con Guerra y paz o Doctor Zhivago, luchan ferozmente para sobrevivir al terror del régimen stalinista y al horror del exterminio de los judíos. El dolor de una madre obligada a despedirse de su hijo, el amor de una joven bajo los bombardeos o la pérdida de su humanidad de los soldados en el frente ante la atrocidad de la guerra son algunas de las emocionantes historias que entretejen esta novela coral que retrata como ninguna el alma del hombre del siglo XX. Vasili Grossman aspiraba quizás a cambiar el mundo con su novela y lo que es seguro es que Vida y destino le cambia la vida a quien se adentra en sus páginas.
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  • 5

    Il mattatoio più efficiente, vasto e quasi inevitabile per la maggioranza degli esseri umani, escluse solo un pugno di nazioni difficilmente raggiungibili per i più, fu la seconda guerra mondiale. Di tutti i suoi fronti il più duro e micidiale fu il fronte russo nel quale molte battaglie furono l ...continue

    Il mattatoio più efficiente, vasto e quasi inevitabile per la maggioranza degli esseri umani, escluse solo un pugno di nazioni difficilmente raggiungibili per i più, fu la seconda guerra mondiale. Di tutti i suoi fronti il più duro e micidiale fu il fronte russo nel quale molte battaglie furono letali per numeri biblici di soldati e civili, una più di tutte.

    Benvenuti a Stalingrado.

    In gran parte romanzo di guerra, storico accurato e congruente da potersi permettere l'utilizzo di Čujkov, von Paulus, Erëmenko, Schmidt, Rodimcev, Eichmann e altri come personaggi. Grossman passò un migliaio di giorni in prima linea, volontario come giornalista di guerra. Sa di cosa parla. E' sopravvissuto a battaglie dove se in pericolo ci stava perfino Čujkov, figuratevi i giornalisti.

    Potevi sfuggire morendo e per te era finita, ma non per chi rimaneva. O facendoti prendere e scaraventare in un lager. Oppure non collaborando e – se non ti fucilavano – finivi in un gulag. Oppure essendo essenziale per altri scopi, scientifici o produttivi come Strum, il fisico nucleare e pure quando si parla di scienza e del rapporto col potere, Grossman sa di cosa parla.

    In effetti sembra sempre che sappia di cosa parli e da qualche verifica che ho fatto (l'episodio della resistenza al civico sei barra uno ad esempio è un fatto storico, un muro rimasto è oggi un monumento) o il comportamento dei russi visto dai loro avversari ("l'altro lato della collina" interviste ai generali della Wehrmacht da parte di Liddell-Hart) qui è ciò che fu.

    Ma non siamo al solo romanzo di guerra, storico e schematico. Sempre e dovunque agiscono persone, riconoscibili, dialoganti e identificabili e in fondo in molte delle quattrocento persone citate, dei centoquaranta personaggi e della quarantina dei principali le cui famiglie si incrociano di frequente nei vari contesti, avreste potuto incarnarvi voi. Anche in alcuni di quelli scomodi: c'è chi è geneticamente bastardo ma la maggioranza vi scivola in piccoli passi, tutti socialmente approvati.

    C'è un bel libro – assai discusso - The Seven Basic Plots: Why We Tell Stories, ultimo di una serie elenchi similari – cercati da disparati autori di situazioni drammatiche o comiche (e a ben vedere questa è forse la prima dicotomia tanto ovvia da essere immediatamente distrutta dal tragicomico) nei quali dopo la catalogazione dei caratteri di Teofrasto si cerca il più spietato riduzionismo degli schemi di racconto dove fare agire i medesimi. E' chiaramente un opera impossibile ma lo scopo – se scopo mai può avere – ha più di qualche utilità. Ciò che sfugge alla classificazione, sia esso un carattere o una situazione è fatalmente schiacciato verso il banale o triviale o al contrario proiettato verso il capolavoro.

    Come questo travagliatissimo libro la cui vita ardua prima, tanto da avere una prima parziale stesura come pilastro sovietico poi – una volta completato ben lontano dalla vulgata catechistica quindi destinato all'oblio dai censori russi, riproietta il travaglio nel giudizio.

    E' sfericamente inafferrabile, così temprato in superficie da non poter essere perforato, agganciato e fatto rotolare dove fa più comodo. Pur contenendo imbarazzantissimi parallelismi tra i due regimi nazista e stalinista, (e non solo: in svariate zone narrative la differenza tra il nazistalinismo e il nostro mondo è solo quantitativa, non qualitativa) non può essere tirato per la giacca per farlo aderire solo alla comoda teoria dei due totalitarismi perché gli agenti, i caratteri, le situazioni sono diverse. Non che Grossman proponga facili soluzioni sull'ethos russo "migliore" di quello tedesco (assai disomogeneo questo e ancor più quello), ma la simmetria è rotta più e più volte.

    Insomma, se George Steiner ha detto che libri come Vita e destino «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio», non è per moda editoriale.

    Ah, sì. La recensione è volutamente fredda. Non voglio fare del lirismo a buon mercato. Qui dentro ogni tanto troverete situazioni che non vi lasceranno restare gli stessi di prima.

    Ma è una discesa all'inferno? Anche, ma l'uscita – scomoda talvolta scomodissima c'è. Forse bisognerebbe aggiungere l'ottavo schema, quello di chi cerca il grado zero dell'uomo nelle situazioni peggiori. E tutti quelli che le hanno viste e che sono sopravvissuti per raccontarla hanno detto che il grado zero non c'è. Per quanto sia grave il destino, c'è sempre un numero non misero di persone che rimangono moralmente integre, e la vita ricomincia. Ma sono persone antiche, non uomini nuovi, non quelli che i regimi da secoli tentano di riformare. Come Sofja Levinton, il capitano Grekov, Mostovskoj, come Vera Spiridonova e come quegli altri che immancabilmente distinguerete in mezzo alla neve, al fango e al sangue e alle schifezze vestite da crucchi o da russi.

    Ah, pare impossibile ma c'è gente che ha rigettato il libro perché "non succede nulla". In effetti hanno inventato il crack perché c'è gente per cui la cocaina non è abbastanza. Qui la Stavka manda un colonnello – certo Darenskij – a cercare una divisione corazzata nelle steppe calmucche (grandi circa come mezz'Italia ma col sistema viario del Ciad) perché tra caos bellico, segretezza della manovra, vastità del territorio e difficoltà di comunicazione, l'avevano persa... Non basta? C'è chi lavora in mezzo a imprevisti: la Luftwaffe, non la rottura del condizionatore, chi partorisce in una chiatta sul Volga, chi vuole riformare la fisica prima di finire in Siberia.

    In mezzo a quest'epica sovrabbondante Grossman può permettersi il cameo di Hitler e quello molto meglio riuscito di Stalin, perché sa pure scrivere, ma la bella scrittura, la frase ad effetto la tira fuori quando serve e solo quando serve: non si appioppano effetti speciali a Stalingrado.

    Ah, e i tedeschi? Non c'è un tedesco decisamente accettabile? "Non cattivi" sì, ma per i decisamente validi cercate in altri romanzi o biografie. Concederete a Grossman di non esserli andati a cercare col lanternino anche oltre le linee nemiche?

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  • 3

    Un mattone.

    Come tutti i grandi romanzi russi anche questo è un mattone pesante e noioso. Non c'è azione, solo dialoghi, pensieri, riflessioni e considerazioni. É interessante solo perché mostra com'era la vita ai tempi di Stalin. Tra l'altro, dopo 750 pagine, non tutte le situazioni all'interno del romanzo ...continue

    Come tutti i grandi romanzi russi anche questo è un mattone pesante e noioso. Non c'è azione, solo dialoghi, pensieri, riflessioni e considerazioni. É interessante solo perché mostra com'era la vita ai tempi di Stalin. Tra l'altro, dopo 750 pagine, non tutte le situazioni all'interno del romanzo sono risolte; ma non fa niente, l'importante è avere finito di leggerlo.

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  • 5

    l'assedio è finito

    Emozioni e riflessioni. Terribili le descrizioni dello spiarsi l'un l'altro, del sentirsi esposti per sempre, appesi a una parola scherzosa, a un commento fatto a una persona fidata, al rischio per una parentela. Innocenti che torturati denunciano altri innocenti. Grandioso affresco di caratteri ...continue

    Emozioni e riflessioni. Terribili le descrizioni dello spiarsi l'un l'altro, del sentirsi esposti per sempre, appesi a una parola scherzosa, a un commento fatto a una persona fidata, al rischio per una parentela. Innocenti che torturati denunciano altri innocenti. Grandioso affresco di caratteri umani, di situazioni, storie e Storia. È stato duro all'inizio, anche per la folla di personaggi e di vicende, poi come un fiume che ti travolge. E ora esco per un incntro con Wu Ming 2 su L'armata dei sonnambuli: invidia?

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  • 5

    Grande romanzo, denso di storie e di personaggi. Paragonato a Guerra e pace - no, non è come Guerra e pace, ma lo ricorda per molte cose, per la situazione, per la ricchezza di emozioni e di spunti.

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  • 4

    Una novela concebida desde un principio como grande. Grande en extensión y en pretensiones, quiere dar cuenta de la vida de una serie de personas, muchos de ellos relacionados familiarmente, alrededor de un lugar y un momento histórico: el cerco de Stalingrado por las fuerzas de ocupación alemana ...continue

    Una novela concebida desde un principio como grande. Grande en extensión y en pretensiones, quiere dar cuenta de la vida de una serie de personas, muchos de ellos relacionados familiarmente, alrededor de un lugar y un momento histórico: el cerco de Stalingrado por las fuerzas de ocupación alemanas, unos meses en que esta ciudad se convierte en capital del mundo, en su lugar más significativo: el lugar de la destrucción y de la lucha del tremendo poder del estado contra el aliento de la libertad familiar. Con momentos emocionantes y también de una narración arrolladora, sin embargo la estructura desestructurada de esta novela y su gran números de personajes, complicado además con la focalización de cada personaje por utilización alterna del nombre común, del patrónímico y del apellido familiar, convierten su lectura en un tanto caótica.

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  • 5

    Un capolavoro poetico e tragico, di assoluta attualità, in cui il destino umano è coniugato dalla cattiveria, dalla delazione, dalla vita, dallo Stato, che sull'uomo esercitano una pressione incommensurabile. L'uomo fragile, inerme, mortale, piccolo, smarrito, si oppone ad uno Stato eterno, gigan ...continue

    Un capolavoro poetico e tragico, di assoluta attualità, in cui il destino umano è coniugato dalla cattiveria, dalla delazione, dalla vita, dallo Stato, che sull'uomo esercitano una pressione incommensurabile. L'uomo fragile, inerme, mortale, piccolo, smarrito, si oppone ad uno Stato eterno, gigantesco, invulnerabile, onnipotente, rappresentato da gente corrotta, meschina e pavida, nel quale tutte le speranze di democrazia e di giustizia sono prive di consistenza. Ma a dispetto dei dittatori implacabili, tedeschi o sovietici che siano (non vi è una grande differenza tra il nazismo ed il fanatismo di razza di Hitler ed il bolscevismo ed il fanatismo di classe di Stalin), della loro onnipotenza e degli squallidi personaggi di cui si servono, la figura umana, pur nella tragedia, preserva la grandezza, la nobiltà ed un sentimento di solidarietà che lasciano intravedere una speranza di vita futura, della quale costituiscono il seme.

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