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Vida y destino

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Publisher: Galaxia Gutenberg

4.5
(920)

Language:Español | Number of Pages: 1111 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8481097039 | Isbn-13: 9788481097030 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Pocas novelas hay que emocionen y conmuevan como Vida y destino, un inmenso fresco humano heredero de la mejor tradición rusa, que Galaxia Gutenberg recupera, finalmente en su versión íntegra y traducida por vez primera del ruso. Mientras la cruel batalla de Stalingrado desangra a los ejércitos soviéticos y alemanes, los protagonistas de esta novela, comparada con Guerra y paz o Doctor Zhivago, luchan ferozmente para sobrevivir al terror del régimen stalinista y al horror del exterminio de los judíos. El dolor de una madre obligada a despedirse de su hijo, el amor de una joven bajo los bombardeos o la pérdida de su humanidad de los soldados en el frente ante la atrocidad de la guerra son algunas de las emocionantes historias que entretejen esta novela coral que retrata como ninguna el alma del hombre del siglo XX. Vasili Grossman aspiraba quizás a cambiar el mundo con su novela y lo que es seguro es que Vida y destino le cambia la vida a quien se adentra en sus páginas.
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  • 5

    A voler fare una recensione di questo libro verrebbe fuori un altro libro, tanti sono gli aspetti toccati, al di là delle vicende storiche. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale Grossman indaga s ...continue

    A voler fare una recensione di questo libro verrebbe fuori un altro libro, tanti sono gli aspetti toccati, al di là delle vicende storiche. Sullo sfondo della seconda guerra mondiale Grossman indaga sulla natura umana, mettendo in campo decine di personaggi alle prese con un avvenimento che ne mette a dura prova comportamenti, umanità, senso di sopravvivenza e di appartenenza a una comunità; una comunità, quella russa, fissata su rigide imposizioni mascherate da libertà e che solo chi l'ha vissuta dall'interno può raccontarci tanto bene. Si parla molto di libertà, in tutte le sue declinazioni, da quella fisica a quella di parola a quella di pensiero, e si mettono a confronto due contingenti, quello russo e quello tedesco, che poi tanto diversi, in queste pagine, proprio non sembrano. E ci sono le migliori pagine sui lager che io abbia mai letto: i capitoli sulla camera a gas sono di una perfezione narrativa che su carta non avevo mai trovato, e forse sono proprio i migliori del libro. Solo una critica mi sento di fare: decisamente troppi, troppi personaggi. È stato più facile leggere Guerra e pace, e ho detto tutto.

    "Gli uomini sanno come vincerla, la paura: i bambini azzardano qualche passo nel buio, i soldati vanno in battaglia, qualcuno decide persino di saltare nel vuoto col paracadute. Quella, però, era una paura speciale, pesante, insormontabile per milioni di persone, una paura scritta a orride lettere rosso cangiante nel piombo del cielo di Mosca: Gosstrach*..."

    * gioco di parole per "paura di Stato"

    said on 

  • 5

    Figli del passato

    “Perché le loro sorti erano così ingarbugliate, così oscure?”

    Questo libro uscì dai confini dell'Unione sovietica in pagine microfilmate contenute in una scatola trasportata da una ricercatrice austri ...continue

    “Perché le loro sorti erano così ingarbugliate, così oscure?”

    Questo libro uscì dai confini dell'Unione sovietica in pagine microfilmate contenute in una scatola trasportata da una ricercatrice austriaca vicina agli ambienti dei dissidenti e degli oppositori al regime; il manoscritto su cui Vassilij Grossman aveva lavorato dieci anni era stato infatti sequestrato dalla polizia politica di Cruscev e condannato perché antisovietico all'esilio in patria, alla cancellazione permanente.“Perché mai alle bombe atomiche dei nostri nemici dovremmo aggiungere il suo libro?”, si chiedeva il funzionario del partito incaricato di spiegare le ragioni ideologiche della requisizione. Grossman è stato più di mille giorni al fronte orientale al seguito dell'Armata Rossa e narra con lucido coraggio l'eroismo del popolo, la sua epopea vittoriosa e il valore storico della resistenza militare contro il nazismo; si assume il compito di raccontare il lato oscuro e spaventoso dei campi di lavoro, la spietata e crudele tirannia di Stalin con l'Nkvd e la Lubjanka, le persecuzioni degli ebrei e la colpevole complicità, insieme al disumano orrore del sistema dei lager nazisti e alla follia del popolo tedesco che obbedì a Hitler. L'autore testimonia la menzogna e la natura criminale dell'assolutismo sovietico, con le prepotenti mistificazioni e le atroci azioni delittuose, gli arresti e i processi politici. In questo romanzo-mondo ci sono numerose realtà simultanee: il canto per la libertà, l'essere umano irriducibile ad ogni forma di potere totale, la tragedia violenta e il terrore indicibile del Novecento, la drammatica mostruosità della guerra nella carne viva dei soldati, nel gelo di un implacabile e silenzioso inverno, nella massa di corpi assassinati. Si sviluppa la vicenda corale di una famiglia ebrea russa in un tempo di fame e sacrificio, bombardamenti e prigionie, amore e paura, morte e speranza. La letteratura di Grossman è scritta con verità e partecipa al senso della storia, portando il lettore nell'eterna unicità della battaglia di Stalingrado, nella polifonia teatrale degli scenari che decisero le sorti dell'umanità e delle anime dei caduti e dei sopravvissuti di quel tragico evento. I personaggi storici e romanzeschi, protagonisti e comprimari, sono tratteggiati con elegante autenticità e profonda immedesimazione, in uno stile epico e insieme naturale: bene e male, amici e nemici, compagni e avversari, vittime e carnefici costituiscono una trama plurima e composita di fatti e episodi semplici e significativi, un mosaico multiforme e fatale di etica e conoscenza. L'amore per la patria russa e la critica per le scelte politiche e sociali del popolo convivono in pagine di meditata passione, dolorosa riflessione filosofica e ispirata denuncia storico-romanzesca: un racconto che ha forma collettiva e voce di persone reali e universali, nella coscienza complessa di uno scrittore che scelse di celebrare e onorare l'umano nell'uomo, di fronte alle forze oscure e violente che minacciarono la fragile continuità della vita e della libertà.

    “Né il destino del mondo, né la storia, né la collera di Stato, né battaglie gloriose e ingloriose erano in grado di cambiare coloro che rispondono al nome di uomini; ad attenderli potevano esserci la gloria per le imprese compiute oppure la solitudine, la disperazione, il bisogno, il lager e la morte, ma avrebbero comunque vissuto da uomini e da uomini sarebbero morti, e chi era già morto era comunque morto da uomo; è questa la vittoria amara e eterna degli uomini su tutte le forze possenti e disumane che sempre sono state e sempre saranno nel mondo, su ciò che passa e ciò che resta”.

    said on 

  • 3

    Lo ammetto: è stata un'impresa! Quello che mi è pesato di più è la lentezza del racconto, la difficoltà a districarmi tra nomi, cognomi e patronimici. Inoltre il passaggio tra le vicende dei vari pers ...continue

    Lo ammetto: è stata un'impresa! Quello che mi è pesato di più è la lentezza del racconto, la difficoltà a districarmi tra nomi, cognomi e patronimici. Inoltre il passaggio tra le vicende dei vari personaggi non sempre viene fatto in modo chiaro, e a volte, solo dopo qualche pagina si realizza il cambio di scenario. Il tutto richiede grande concentrazione. Credo che per un po' mi terrò lontano dai russi...

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Che tu sia per me il samovar

    Quella di Vasilij Grossman è un'opera pregna di tristezza, dall'atmosfera cupa e rarefatta, con deprimenti slanci di speranza, riferiti principalmente al bisogno di speranza, vero fulcro della vita, c ...continue

    Quella di Vasilij Grossman è un'opera pregna di tristezza, dall'atmosfera cupa e rarefatta, con deprimenti slanci di speranza, riferiti principalmente al bisogno di speranza, vero fulcro della vita, che nessuno stato totalitario potrà mai obnubilare definitivamente (forse.).
    Vi sono due nuclei fondamentali: quello bellico e quello romanzesco che, in varie occasioni, sono congiunti; decisamente toccanti le descrizioni dei lager, con picchi di estrema malinconia nelle vicende delle camere a Gas (l'ultimo pensiero "Io sono madre" è davvero dilaniante).

    L'inutilità dell'uomo non è solo fisica.

    said on 

  • 4

    Vita e destino, ovvero storia e Storia

    Il movimento dei personaggi in questo romanzo sembra lo scalpiccio muto di un formicaio mentre si scatena il temporale. Sopra di essi aleggia perenne la presenza di qualcosa di incomprensibile per la ...continue

    Il movimento dei personaggi in questo romanzo sembra lo scalpiccio muto di un formicaio mentre si scatena il temporale. Sopra di essi aleggia perenne la presenza di qualcosa di incomprensibile per la sua minacciosa grandezza, sia essa la guerra, il partito, lo Stato, la Storia. Allo stesso tempo, al di sotto, con una forza altrettanto potente, quei minuscoli uomini si dibattono per restare aggrappati alle certezze edificate sulla propria piccolezza. La difesa di questo supremo bene fa sì che tutto il resto possa scivolare loro addosso, e così il prigioniero del lager e del gulag, il comandante del corpo carristi e di plotone, il fisico nucleare, la moglie, la vedova, il commissario politico affrontano una lotta che non riecheggia nel suono delle bombe, ma è altrettanto straziante. Grossman non racconta solo la battaglia di Stalingrado, ma anche, e soprattutto, quella di ogni uomo per conservare la propria umanità.

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  • 3

    Forse per la mia lettura eccessivamente diluita nel tempo, non ho credo apprezzato al meglio il monumentale arazzo cosmo-storico tessuto da Vasilij Grossman in Vita e destino. I fili delle esistenze d ...continue

    Forse per la mia lettura eccessivamente diluita nel tempo, non ho credo apprezzato al meglio il monumentale arazzo cosmo-storico tessuto da Vasilij Grossman in Vita e destino. I fili delle esistenze di una miriade di individui si intrecciano tra loro e con quelli che la storia del mondo fila a sua volta, le vite si piegano al destino, molte si spezzano, altre sono ridotte alla pura animalità del dormire e del grattarsi (e del godere nel togliersi gli stivali alla sera), ma la vita resta resiliente e alla lunga ritrova le sue forme.

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  • 5

    Era strano percorrere quel corridoio dritto come un fuso mentre la sua vita era così contorta, un intrico di sentieri, fossi, paludi, ruscelli, polvere della steppa e grano non trebbiato da scansare o ...continue

    Era strano percorrere quel corridoio dritto come un fuso mentre la sua vita era così contorta, un intrico di sentieri, fossi, paludi, ruscelli, polvere della steppa e grano non trebbiato da scansare o attraversare... Il destino, invece, era lineare, dritto, fatto di corridoi e di porte...

    Comincio dalla fine (tranquilli, niente spoiler): 1960. È la data posta a conclusione del romanzo, quella che ci dice in che anno questa poderosa opera è stata conclusa. È una data che attesta tutto il coraggio di Grossman, anche solo per aver immaginato di scrivere qualcosa del genere. Sì, è vero, Stalin era morto, c'era il disgelo, c'era la condanna al culto della personalità. Però un motivo c'è, se questo romanzo (come il Dottor Živago di Pasternak, uscito un paio d'anni prima) non ha visto la luce nella sua “terra natale” prima della perestrojka. Il motivo è aver cercato di descrivere la realtà in un'epoca in cui lo stile ufficiale imposto agli artisti dal partito era il realismo socialista, che di realismo aveva ben poco e mirava principalmente a propagandare il mito del radioso avvenire.

    Il problema della realtà, anzi, della verità, è cruciale in questo romanzo. Come in 1984 di Orwell, infatti, alla verità è legata indissolubilmente la libertà (penso a O'Brien che scrive libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro), ed è proprio su questo che l'uomo si gioca tutto. I personaggi di Vita e destino devono affrontare uno Stato che non guarda alla verità della loro condizione, ma li calpesta in nome di un astratto “bene” superiore, che poco ha a che fare con la vita vera, che invece è varia, irripetibile, unica e complessa. E la complessità, si sa, è sempre temibile per i regimi. Sono ovvietà di cui oggi ci riempiamo la bocca, ma assumono un peso ben maggiore se pensate nel contesto in cui Grossman le ha scritte. Da questa necessità di complessità, dalla volontà di restituire a ciascuno la propria specificità, nascono i numerosissimi personaggi che popolano il romanzo, e che per me continueranno a vivere ancora a lungo. Personaggi vivi e vividi, che si creano uno spazio di libertà sgraffignandolo allo Stato-destino, imprevedibile, capriccioso, inesorabile.

    È un'opera impegnativa, faticosa, non fosse altro perché rievoca a ogni pie' sospinto lo spettro del Trentasette, del Grande terrore, con cui i personaggi continuano a fare i conti. Dietro a questo spettro si sente tutta la fatica dell'autore, tutta la fatica di un popolo. Ed è per questo che è giusto che anche noi facciamo un po' di fatica, quando decidiamo di insinuarci in queste vite. Ma assicuro che vale la pena: in questo libro c'è tutto. E, in sottofondo, Grossman fa parlare i suoi personaggi di letteratura, gli suggerisce di citare Tolstoj, Dostoevskij, Čechov... quasi a suggerire che c'è un potenziale di salvezza, nella grande letteratura, anche quando la vita si fa difficile.

    said on 

  • 0

    Sembra seguire per un verso un andamento sincopato, affine a quello delle narrative moderniste, ma anche uno classico-ottocentesco, che punta all’insieme e alla totalità. Su questo secondo versante è ...continue

    Sembra seguire per un verso un andamento sincopato, affine a quello delle narrative moderniste, ma anche uno classico-ottocentesco, che punta all’insieme e alla totalità. Su questo secondo versante è evidente il richiamo a Tolstoj, operato già nel titolo e nelle digressioni di natura digressivo-filosofica.
    L'elemento unificante tra queste due dimensioni del romanzo è un mondo dalle tinte diafane, bluastre, vagamente irreale, dominato da forze sovrumane.

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