Vida y destino

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Publisher: Galaxia Gutenberg

4.5
(966)

Language: Español | Number of Pages: 1111 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8481097039 | Isbn-13: 9788481097030 | Publish date: 

Also available as: Paperback , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Pocas novelas hay que emocionen y conmuevan como Vida y destino, un inmenso fresco humano heredero de la mejor tradición rusa, que Galaxia Gutenberg recupera, finalmente en su versión íntegra y traducida por vez primera del ruso. Mientras la cruel batalla de Stalingrado desangra a los ejércitos soviéticos y alemanes, los protagonistas de esta novela, comparada con Guerra y paz o Doctor Zhivago, luchan ferozmente para sobrevivir al terror del régimen stalinista y al horror del exterminio de los judíos. El dolor de una madre obligada a despedirse de su hijo, el amor de una joven bajo los bombardeos o la pérdida de su humanidad de los soldados en el frente ante la atrocidad de la guerra son algunas de las emocionantes historias que entretejen esta novela coral que retrata como ninguna el alma del hombre del siglo XX. Vasili Grossman aspiraba quizás a cambiar el mundo con su novela y lo que es seguro es que Vida y destino le cambia la vida a quien se adentra en sus páginas.
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  • 5

    Ci ho messo due mesi a finire questo libro. Un libro che mette a dura prova per lo sforzo mnemonico da fare nel tenere a mente tutti i personaggi e i loro vissuti che si intrecciano continuamente nell ...continue

    Ci ho messo due mesi a finire questo libro. Un libro che mette a dura prova per lo sforzo mnemonico da fare nel tenere a mente tutti i personaggi e i loro vissuti che si intrecciano continuamente nell'arco della seconda guerra mondiale nella lotta contro i tedeschi combattuta a Stalingrado. Un'opera dura e solenne che porta sulle spalle il dolore e la sofferenza di un popolo che ha subito gli orrori della guerra, spazzato via non solo da parte degli aggressori, anche da parte di un proprio Stato altrettanto colpevole di reprimere e violare il diritto primo di ogni cittadino, la libertà.

    said on 

  • 5

    Ho affrontato Vita e Destino sapendo che era considerato un libro fondamentale e praticamente perfetto. Ci ho messo tre mesi a finirlo, (tre mesi in cui ho letto anche altro), faticando non poco a rac ...continue

    Ho affrontato Vita e Destino sapendo che era considerato un libro fondamentale e praticamente perfetto. Ci ho messo tre mesi a finirlo, (tre mesi in cui ho letto anche altro), faticando non poco a raccapezzarmi, durante le prime duecento pagine, tra la moltitudine di personaggi e l’ingarbugliato albero genealogico della famiglia Šapošnikov. A volte sono andata avanti per pura forza di volontà, pur senza capire quasi niente di quello che stesse accadendo. Altre volte, più avanti nella lettura, mi sono trovata con le lacrime agli occhi, anche mentre lo leggevo in pullman davanti a tutti.

    Vita e Destino non è un romanzo perfetto. La confusioni iniziale sui personaggi (quali saranno i principali? Dovrò ricordarmi i nomi di tutti? Quali sono gli esatti legami familiari tra gli Šapošnikov?) non aiuta nel districarsi in un romanzo sparso tra una decina di location diverse e in cui, della battaglia di Stalingrado in quanto tale, vengono descritti pezzetti, brandelli, momenti anche molto ingranditi ma non l’azione complessiva (almeno fino al contrattacco russo). La volontà di rifarsi a Tolstoj è sin troppo presente, e i pipponi sul senso della vita e della storia non sempre riescono a Grossman bene quanto a Tolstoj (e neppure a Tolstoj riuscivano sempre col buco.) Alcuni spezzoni sono sin troppo melodrammatici, e ho tifato attivamente contro il bambino David (quando è morto ho tratto un sospiro di sollievo) e contro Sofia Osipovna. Due dei personaggi principali, Krymov e Strum, sono anche tra i più sfocati e intercambiabili. Nella descrizione delle scoperte scientifiche di Strum è evidente che Grossman non si intendeva molto di fisica, tanto sono generaliste e vaghe.

    Vita e Destino non è un libro perfetto. Anzi, è pieno di difetti e cadute. Ma è un libro importante, bellissimo e quasi miracoloso. Come potesse pensare che la censura sovietica l’avrebbe accettato resta per me un mistero. Anzi mi stupisce che non l’abbiano fatto fuori così, su due piedi. Sarebbe bastato il dialogo tra Mostovskoj e Liss per condannarlo al confino.

    Nella confusione dei personaggi, emergono pian piano i filoni fondamentali della trama, e frasi e spezzoni di una bellezza sconvolgente si susseguono per tutto il romanzo, dall’inizio alla fine. Ci sono momenti di verità e bellezza cristallina, in particolare i momenti di incontro tra le due fazioni del conflitto: l’immenso dialogo tra il comunista prigioniero Mostovskoj e il capo del campo di sterminio, Liss; i superstiti della casa 6/1 e il soldato tedesco; il soldato tedesco e la vecchia russa; la madre russa e il prigioniero tedesco che le porta il cadavere della figlia. In generale nella descrizione della resistenza della casa 6/1, degli intrighi del commissario Getmanov, dei problemi del colonnello Novikov, della controffensiva di Stalingrado e della capitolazione di Paulus il romanzo è al suo meglio. Stranamente, è stata proprio la famiglia Šapošnikov quella di cui mi importava meno.

    Non aspettatevi una lettura facile. Ma immergetevi in questa baraonda e troverete diamanti e fango, e in generale tutta quella sottigliezza psicologica, quell’epicità e quella sofferenza che solo i russi sembrano dare ai loro personaggi. Sono felice di aver resistito fino alla fine.

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  • 4

    Dio è morto. E anche io non sto tanto bene.

    Pochi giorni fa ho terminato la rilettura di Guerra e pace. Un caleidoscopio di sfumature e di esplosioni. Bellissimo. Poi mi sono inoltrata in Vita e destino, in mezzo a tutta quella gente. Un segu ...continue

    Pochi giorni fa ho terminato la rilettura di Guerra e pace. Un caleidoscopio di sfumature e di esplosioni. Bellissimo. Poi mi sono inoltrata in Vita e destino, in mezzo a tutta quella gente. Un seguito del grande romanzo tolstojano? Un seguito sull'assurdita' della guerra? Tolstoj sa dove vuole andare a parare e dove vuole portare i suoi lettori. Grossman lascia che si perdano nel mezzo di una folla di dolore.
    E odio la guerra. A qualsiasi livello. Non ha giustificazioni di sorta. Sono gandhiana? Sono pacifista? Eh, ma lo sapessi come sono. Non rincorrerei domande senza risposta. Starei in pace.
    Appunto.

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  • 3

    Bassopiano sarmatico

    Combattuta, e mai vinta, la battaglia coi patronimici, si dispone di un territorio e di anime. Lo spazio è il bassopiano sarmatico tra Mosca e Stalingrado, il tempo è l’inverno del 42/43, con cenni a ...continue

    Combattuta, e mai vinta, la battaglia coi patronimici, si dispone di un territorio e di anime. Lo spazio è il bassopiano sarmatico tra Mosca e Stalingrado, il tempo è l’inverno del 42/43, con cenni al Trentasette. Le anime di rilievo sono Strum, fisico ebreo, Krymov compagno poi alla Lubjanka, Novikov uomo dei carri T34, e Stalin. Battaglie sono descritte, sussistendo le interiori, tra il compito e il comando, tra la rettitudine e il dubbio che ci sia stata, nella paura della delazione, nel sentimento accettato d’essere incanalati tra gli avvenimenti e gli accadimenti. Tra le sponde del Volga scorrono le placche di vita ghiacciata degli uomini e delle famiglie, ma le fabbriche di trattori e le centrali elettriche continuano a produrre, a rifornire la forza dei russi. Stalin non ne esce male: frantuma le placche individuali, ma dispone l’acqua con cui si rifanno.

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  • 4

    Il ciclo delle vite e delle morti

    Nelle prime pagine si fatica ad orientarsi e si ha bisogno di una guida, una traccia che spieghi chi sono e dove vivano i personaggi. Poi però tutto si fa più chiaro e fluente e si inzia a comprendere ...continue

    Nelle prime pagine si fatica ad orientarsi e si ha bisogno di una guida, una traccia che spieghi chi sono e dove vivano i personaggi. Poi però tutto si fa più chiaro e fluente e si inzia a comprendere che il senso del racconto non sta in un'unica storia, ma nel parallelismo delle varie vicende, che a volte sono davvero solo di poche pagine. Ci sono personaggi che appaiono per un solo episodio, altri che invece seguiamo dal'inizio alla fine di una vicenda un po' più lunga, ma l'autore non si sofferma ad indagare psicologicamente solo uno di questi personaggi. E' come se volesse davvero riuscire a rendere contemporaneamente tutte le sfumature infìnite delle vite che si sono manifestate in quegli anni di guerra.In Russia sono gli anni dell'affermazione dello stalinismo e poi dell'assedio di Stalingrado, ma c'è spazio anche per i campi di concentramento nazisti e per la descrizione della vita dei soldati, da quelli semplici ai maggiori, dagli eroi agli ipocriti, dai nemici tedeschi ai russi e agli ebrei.
    E' un romanzo di popolo che va oltre le barriere del solo popolo russo, è un romanzo corale, un vasto affresco dell'umanità. Non è comparabile ad un ritratto rinascimentale, ma ad un affresco del Masaccio, con l'intera gamma umana, dai nobili ai popolani. Narra il ciclo delle vite e delle morti, che a volte hanno un senso ed a volte invece appaiono oscure, senza luci e significati, ma che fanno parte comunque del destino della umanità.

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  • 0

    Io amo gli scrittori russi ma con questo romanzo ho fatto veramente fatica. Sono andata avanti il più possibile spinta della recensioni positive ma a un terzo ho abbandonato confusa.

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  • 5

    In questo romanzo fiume sono narrati il destino della grande madre Russia e le vite di tanti suoi cittadini, tutti segnati dai combattimenti durissimi che si svolsero a Stalingrado, lungo le rive del ...continue

    In questo romanzo fiume sono narrati il destino della grande madre Russia e le vite di tanti suoi cittadini, tutti segnati dai combattimenti durissimi che si svolsero a Stalingrado, lungo le rive del Volga, dall’estate del 1942 al febbraio del 1943, tra i soldati dell’Armata Rossa e l’esercito nazista, passati alla storia come “la battaglia di Stalingrado”. Da quel momento, con la vittoria sofferta dell’esercito sovietico, non solo il destino della seconda guerra mondiale ebbe una svolta, iniziando da lì la decadenza delle armate naziste, ma il destino dell’intera Europa cominciò a definirsi, ponendo le basi della futura potenza sovietica che eserciterà il controllo sulla metà orientale del continente europeo fino alla fine del XX secolo.

    Non è facile parlare in poche righe di questo romanzo -mondo, composto da un mosaico di episodi in cui ci si sposta dal fronte russo, tra tenenti colonnelli, colonnelli, generali, in cui leggiamo i loro dialoghi e conosciamo i loro caratteri, dove spicca l’amore immenso per la patria russa, passando al fronte nazista, dove incontriamo il generale Paulus al comando della sesta armata, costretto alla resa finale, oppure entriamo in un palazzo di Stalingrado dove soldati russi affrontano l’assedio di soldati tedeschi, o nelle case di famiglie qualsiasi, colpite negli affetti dalla guerra o dagli eventi accaduti prima che essa scoppiasse (le grandi purghe staliniane), come quella del fisico nucleare Strum, che si dibatte nelle crisi di coscienza che lo colpiscono come scienziato, come marito e padre, come ebreo e come cittadino dello stato comunista, che riflette sui rapporti tra scienza e potere fino al momento della telefonata di Stalin, che segnerà un “prima” e un “dopo”per la sua vita, senza sciogliere i dilemmi che lo assillano. E poi ci sono passi indimenticabili, per emozione, per dolore, per una sofferenza che ti urla dentro, come il cammino di tanti ebrei verso la camera a gas, il cammino del piccolo David per mano a Sof'ja Osipovna.

    Ciò che rende il romanzo di Grossman un unicum nel panorama letterario novecentesco è il respiro epico che attraversa le sue più di ottocento pagine, grazie al quale la storia tragica dei regimi totalitari del secolo scorso che hanno lasciato tremendi spargimenti di sangue e di morte sulla loro strada, quello nazista e quello comunista, viene accomunata da un denominatore comune, l’oppressione dell’essere umano e della sua libertà tanto da ridurre l’uomo in una condizione di remissività totale. E’ quanto accade nei lager tedeschi in Russia, dove sono detenuti prigionieri politici russi insieme a criminali comuni; ma è quanto accade anche nei lager russi, dove sono rinchiusi i nemici del potere stalinista, e nel terrificante palazzo della Lubjanka a Mosca, sede dei servizi segreti. Ma all’interno dello stato che tutti sottomette al suo controllo e subordina alla sua collera, dove le atrocità e le violenze sono all’ordine del giorno, si svolgono le vite dei tanti e tanti personaggi cui accennavo sopra, uomini e donne che si sforzano di rimanere “umani”, fratelli e sorelle nel dolore, rafforzati dalla sofferenza, dalla miseria, dalla fame, per risorgere dalle macerie di un mondo, rappresentato dalla città di Stalingrado appena uscita dalla guerra, in cui, secondo la concezione compassionevole di Grossman, il male sarà sempre vinto dalla bontà spicciola, la bontà senza tanti discorsi, “il semplice gesto di un uomo a favore di un altro uomo”.

    Un romanzo immenso, stupendo, che commuove, strazia, da cui non riesci a staccarti perché parla dritto al cuore.

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  • 5

    la gigantesca contraddizione tra lo stato Totalitario che imprigiona, repirime, censura, soffoca le vite, e la lotta per la libertà (di tutto il mondo), contro la barbarie nazista. e questo si sa.

    ma ...continue

    la gigantesca contraddizione tra lo stato Totalitario che imprigiona, repirime, censura, soffoca le vite, e la lotta per la libertà (di tutto il mondo), contro la barbarie nazista. e questo si sa.

    ma la cosa che aggiunge Grossman, raccontando queste persone (stra)ordinarie, è "uno dei tratti più stupefacenti della natura umana è la remissività. ci furono casi in cui in prossimità del patibolo si formavano code lunghissime che le vittime stesse provvedevano a regolare ... consapevoli dell'arresto milioni di innocenti preparavano per tempo un fagotto con la biancheria e un asciugamano e per tempo si congedavano dai propri cari. milioni di persone vissero in lager giganteschi che non solo avevano costruito, ma che erano loro stessi a sorvegliare"

    il passo continua con l'ammissione che sommosse e tantativi di protesta, ci furono, ma nulla in confronto alla "remissività della massa che resta un fatto inconfutabile".

    la conclusione qual è? non un "nuovo tratto della natura umana. no, piuttosto un nuovo modo, tremendo di plagiare gli esseri umani. la violenza estrema dei sistemi totalitari si è mostrata capace di paralizzare i cuori su interi continenti"

    said on 

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