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Vida y destino

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Publisher: Debolsillo

4.5
(871)

Language:Español | Number of Pages: 1120 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8483468700 | Isbn-13: 9788483468708 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Softcover and Stapled

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
Un gran fresco histórico sobre la URSS durante la batalla de Stalingrado.
Mientras se libra la batalla de Stalingrado, posiblemente la más cruel y dolorosa de toda la II Guerra Mundial, los protagonistas de la novela luchan por sobrevivir no solo a la barbarie nazi, sino también al terror del régimen estalinista, tan implacable en sus propósitos como el régimen que combatía. Comparada con Guerra y paz, Vida y destino es una novela de denuncia política y de reivindicación de lo humano, que desvela el verdadero ser del totalitarismo.
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  • 5

    Questo grandioso libro (cupo, tragico e atroce ma inaspettatame anche struggente, lirico, capace di cogliere le vibrazioni più intime e tenere del cuore ), è percorso in ogni sua pagina dal conflitto tra le due dimensioni all'interno delle quali si giocano le storie e la Storia degli uomini: la ...continue

    Questo grandioso libro (cupo, tragico e atroce ma inaspettatame anche struggente, lirico, capace di cogliere le vibrazioni più intime e tenere del cuore ), è percorso in ogni sua pagina dal conflitto tra le due dimensioni all'interno delle quali si giocano le storie e la Storia degli uomini: la "vita", intesa come occasione di libertà e consapevolezza ( "...né la collera dello stato, nè battaglie gloriose o in gloriose erano in grado di cambiare coloro che rispondono al nome di uomini..." ) e il Destino, dominato da forze oscure che fuori e dentro di noi stravolgono progetti e aspirazioni, distruggendo ideali, relazioni e sentimenti (" La sua vita era come un mazzo di carte tenuto in mano da una zingara").
    Il lungo e tormentato racconto di Grossman ci costringe a entrare in un contatto emotivo a volte difficilmente sostenibile con il dolore più disperato e assurdo, con gli effetti della crudeltà più brutale.
    Ma nonostante tutto e in modo del tutto inatteso la bontà sopravvive ed emerge anche nelle situazioni del male più estremo, sia quello pianificato dai sistemi politici, che quello presente nella apparente banalità delle azioni quotidiane: è un'energia profonda, gratuita e inspiegabile, che ci spiazza e ci consola, consentendoci di sperare che sempre qualcosa possa ancora ricominciare, tornare a vivere, nella natura, nella Storia, nella coscienza degli uomini.

    said on 

  • 5

    Alla rilettura, le asperità della prima scoperta si ammorbidiscono. E risalta ancor più la grandezza.

    Prima lettura
    È uno dei più grandi romanzi del novecento, riconosciuto ormai come un capolavoro. Ha già passato tanti guai: la sua stessa storia editoriale è già un romanzo. ...continue

    Alla rilettura, le asperità della prima scoperta si ammorbidiscono. E risalta ancor più la grandezza.

    Prima lettura
    È uno dei più grandi romanzi del novecento, riconosciuto ormai come un capolavoro. Ha già passato tanti guai: la sua stessa storia editoriale è già un romanzo.
    Grossman era un ingegnere chimico, reporter di guerra, ebreo, comunista sovietico convinto, abile nel sopravvivere ai margini della nomenklatura staliniana. Non vacilla neppure quando gli arrestano la moglie che a fatica riesce a strappare alle grandi epurazioni staliniane. Poi scopre la grande persecuzione antiebraica, una delle tante cose che accomunarono nazismo e stalinismo. E Grossmann deve farci i conti. Alla fine degli anni 60, dopo quasi vent'anni di macerazione interiore, tira fuori un immenso manoscritto. In tre copie. Lui da uomo di partito ne porta una al KGB e il KGB dopo averlo letto gli perquisisce la casa, gli requisisce la macchina da scrivere e persino la carta carbone con cui aveva battuto e gli dice che il suo lavoro potrà essere pubblicato forse fra 250 anni. Arriva invece tra vicende incredibili alle stampe negli anni 80 e solo l'anno scorso in Italia in forma completa e definitiva.
    Sono 827 pagine straordinariamente avvincenti, dense, piene di storie: un racconto complesso e nello stesso tempo essenziale, in cui niente è superfluo. Impossibile annoiarsi. L’impianto è tolstoiano: l’hanno definito il Guerra e Pace del ‘900 ed in qualche misura lo è davvero. La storia-base è quella della famiglia Saposnikov, la madre e le due sorelle in particolare (Liudmila e Euzenia). Attorno a loro gira una moltitudine sterminata di altri personaggi più o meno importanti. Dunque, come in Guerra e Pace c'è la vicenda corale di una famiglia normalmente complicata, fatta di gente che lavora, si innamora e si interroga su quel che gli succede attorno. E c'è una vicenda storica epocale, la battaglia di Stalingrado, lo scontro finale dei due grandi totalitarismi del XX secolo, la battaglia decisiva della ultima grande guerra europea.
    Vita e destino è quindi anche un grande romanzo storico su uno snodo decisivo della seconda guerra mondiale, scritto da un grande reporter di guerra. Di più: è il romanzo in cui nazismo e comunismo vengono riconosciuti come fenomeni omogenei nella loro visione dell’uomo e della storia ed in cui i loro mostruosi meccanismi vengono smontati ed analizzati con precisione, in modo quasi chirurgico, asettico. Ma Vita e destino è soprattutto il romanzo dell’uomo comune del nostro tempo, dell’individuo colto nella sua quotidianità, di uno come noi insomma, posto davanti ed in mezzo agli orrori della storia. Di uomini e donne che si sono trovati a vivere in un’epoca in cui hanno imperversato idee con forze terribili a loro disposizione, che volevano tutte affermare quel che ritenevano essere dal loro punto di vista il bene assoluto. Idee e forze che si rivelano invece spaventose macchine di annientamento e di oppressione dell’uomo. Guerra e pace era scritto con la lingua e la tecnica di narrazione dell’ottocento russo. Vita e destino è scritto con una lingua asciutta, quasi fredda, in cui si riconosce la formazione di un grande giornalista: frasi brevi, nessuna concessione alla retorica, alla pornografia dei buoni sentimenti.
    Nonostante la mole non è un mattone, tutt’altro, ma è un romanzo duro, forte, anche difficile. Non solo perché tratta argomenti duri, ma anche per ragioni tecniche, di lettura: folla sterminata di personaggi (una decina maggiori e circa 600 minori) nomi russi (tre nomi per personaggio e a volte il diminutivo) diversi piani narrativi che si incrociano, ciascuno con protagonisti, scenari e storie diverse. Non bisogna lasciarsi scoraggiare dalle prime cento pagine e appuntare i nomi e gli scenari. Soprattutto non bisogna avere fretta: questo non è un romanzo che si passa come le acque alle terme. Questo è un romanzo che impone lui il suo tempo di lettura: ha un suo ritmo interno e richiede una lettura lenta, impegnata, da lettore motivato, che cerca qualcosa di importante e che deve sapere che qualcosa di importante troverà, perché estrae dalle tragedie del‘900 una riflessione universale.
    Grossman parte dall’assunto che nessuno è innocente, che nessuno è completamente buono e nessuno è completamente cattivo, che ciascuno porta in sé inscindibilmente fusi, il bene ed il male. Ognuno di noi deve sapere che avrebbe potuto essere l’uomo che chiude la porta della camera a gas dietro al piccolo David ed a Sofia Levinton, in alcune delle pagine più intense, belle e sconvolgenti che io abbia mai letto. Da questo consegue che se bene e male sono inscindibilmente mischiati, quando l’aspirazione al bene si fa dottrina, manifesto, catechismo e si dota di un apparato (che sia partito, chiesa, stato, burocrazia, esercito) porta in sé nelle dottrine e negli apparati anche quella parte, quel germe del male che è in lui e che si annida proprio in quello che ritiene essere il bene assoluto. Per il fatto stesso di ritenerlo tale. La lezione della storia del ‘900 è esattamente questa: è la storia di chi vuole il tuo bene in assoluta sincerità e che in assoluta buona fede, semplicemente, ti annienta, dopo averti sottoposto alla sofferenza più atroce e alla percezione più lancinante del male.
    Vita e destino ci dice che se c’è un insegnamento universale da trarre dagli orrori del nazicomunismo è che bisogna guardarsi da chi afferma di volere il tuo bene nel nome di una verità che ti salva. Sembra delineare una situazione disperata e paralizzante, ma ci dice anche che tale non è. Lì sta la lezione universale, quella che trascende la Storia: nell’uomo portato alle condizioni estreme, persino dentro la Lubjanka o nelle camere a gas, riaffiora miracolosamente qualcosa di astorico e di antistorico. È una energia, una forza talmente irrazionale da apparire sciocca, autolesionistica; una forza irriducibile proprio perché irragionevole, folle, al di sopra della valutazione del bene e del male, che quindi nessuno riesce a controllare e nessun apparato riesce a soffocare.
    Questa forza connaturata nell’uomo è la forza della bontà compassionevole, nel senso non pietistico e peloso, ma nel senso della condivisione della passione (cum-passione), della sofferenza dell’altro. È la forza della bontà offerta a mani nude, fragile, debole eppure invincibile, perché non calcola convenienze e non chiede contropartite né terrene né ultraterrene. “La bontà, amore cieco e muto è il senso dell’uomo il suo unico, vero elemento di immortalità".

    Ps) Aggiungo un link prezioso per chi vuole entrare in questo capolavoro:
    http://grossmanweb.eu/?page_id=82&lang=it

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  • 5

    un vero capolavoro

    È un autore davvero spettacolare che ha saputo descrivere in modo perfetto la vera natura d origine di due totalitarismi e dittature come il fascismo e il comunismo siano nonostante l apparenze uguali; figli d uno stesso metodo d soppressione umana. Davvero esemplare. Un capolavoro che rischiavam ...continue

    È un autore davvero spettacolare che ha saputo descrivere in modo perfetto la vera natura d origine di due totalitarismi e dittature come il fascismo e il comunismo siano nonostante l apparenze uguali; figli d uno stesso metodo d soppressione umana. Davvero esemplare. Un capolavoro che rischiavamo d non avere....leggetelo è tra il dostojesky e il metodo tolstoj....

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  • 4

    Mordi la tua coda, serpe.

    E' un libro epocale per l'argomento, e anche per lo sforzo ed il coraggio richiesti per affrontarlo. Stiamo parlando della Seconda guerra mondiale nel fronte orientale, della battaglia di Stalingrado: è il momento della storia umana contemporanea in cui viene toccato il fondo dell'abiezione, e da ...continue

    E' un libro epocale per l'argomento, e anche per lo sforzo ed il coraggio richiesti per affrontarlo. Stiamo parlando della Seconda guerra mondiale nel fronte orientale, della battaglia di Stalingrado: è il momento della storia umana contemporanea in cui viene toccato il fondo dell'abiezione, e da cui si può solo risalire. E' il momento in cui milioni di uomini mandati a morire in nome del Comunismo nel Gulag invidiano i milioni che vanno a morire nei Lager in nome della razza: perchè almeno muoiono uccisi da un nemico. E' il momento in cui il più grande sistema che inneggia al materialismo razionalista, quello sovietico, diventa un inno all'orrore di una vita consegnata al caos: individui ridotti a pupazzi umani vengono scagliati ai vertici del successo per puro capriccio mentre fanatici tecnici dell'oppressione diventano vittime di quel cannibale apparato che hanno contribuito a creare. E' il momento in cui Stalingrado ( la città dell'uomo d'acciaio che ha fatto nascere il sistema che divora uomini per alimentare un'idea) diventa lo scenario in cui il maligno, come fa da sempre, giunto all'apice della sua forza sugli uomini comincia nella sua furia a divorare se stesso.

    Mi fa impressione pensare di quanto indomito coraggio abbia avuto bisogno Grossman per affrontare un'impresa di questo genere. Rivangare i ricordi dell'atroce inferno che ha tinto di rosso un intero subcontinente tra il 1941 ed il 1945 (e che lui ha vissuto in prima persona in qualità di corrispondente dal fronte); elaborarli in una visione del mondo e trascriverli in una storia che rendesse il giusto tributo della verità agli oltre venti milioni di vittime innocenti; il tutto nello scenario tutt'altro che aperto e favorevole (per usare un eufemismo) come quello dell'Unione Sovietica della guerra fredda, di cui posso pensare con facilità la voglia di consegnare al mondo una riflessione così dura e così meritata sugli eccessi del suo passato recente.

    Anche solo per questo ricorderò sempre Grossman e la sua opera con il dovuto rispetto, anche se, letterariamente parlando, questo non è un romanzo scritto bene. E forse era inevitabile, per eccesso di difficoltà. E' un libro ottocentesco per la dimensione colossale del mondo e della storia che si vuole raccontare, per lo spaventoso numero di personaggi che partecipano al dramma, per la volontà (in questo caso disperata) di uscire dalla storia per dare un senso al tutto. Ma se già i grandi romanzi dell'ottocento europeo faticano a consegnare al lettore di oggi (passato attraverso ben altre esperienze!) il senso ed il contenuto della propria ragion d'essere, suonando ampollosi, prolissi, pesanti e retorici, raccontare con la stessa struttura narrativa l'apice in negativo della storia del secolo successivo diventa quasi anacronistico: il fatto che comunque "Vita e destino" resti un libro assolutamente da leggere, e che i cazzotti nello stomaco che elargisce a piene mani siano comunque necessari va tutto a maggior merito di Vassilj Grossman.

    Se penso all'umanità dannata, a quella che guarda in faccia al maligno che fa necessariamente parte del suo essere, mi viene in mente qualcosa di michelangiolesco, mi viene in mente il giudizio universale. La sublime intuizione di Michelangelo è quella di concepire, forse primo al mondo, un uomo che sa essere grande anche nel male: la mano del Cristo che si abbatte inesorabile, ma gli sguardi dei dannati uno diverso dall'altro, che non perdono anche nella dannazione la loro dignità. L'umanità tormentata di Vassilj Grossman non è così: è più simile ad un' opera di Pieter Bruegel il vecchio, in cui l'individuo non ha nessun senso in se stesso, e l'umanità la si può comprendere solo nel suo insieme. (Quanto sono vicine la Stalingrado del 1942 e la torre di Babele del grande pittore fiammingo!).

    Se non si legge il romanzo in questo modo, cercando di trarre un senso dal dramma a livello del'umanità intera, si va in difficoltà e la lettura diventa difficile: i personaggi sono cosi tanti, il cambio di punti di vista ed il succedersi degli avvenimenti cosi vorticoso, che letteralmente si perde il filo. La visione d'insieme del momento culminante della storia del Novecento, in cui il serpente antico finiti i nemici comincia a divorare se stesso, non svanisce mai dagli occhi. E' il senso che vorrei poter dare al libro ed alle sofferenze di milioni di persone, se mai può essercene uno. La tirannia della razza sull'individuo, e la tirannia dell'idea sullo stesso individuo sono le due mani con cui il bestiale Saturno di Goya tiene stretto suo figlio mentre lo divora. E il Fronte orientale, Stalingrado su tutti, è il momento in cui dopo aver divorato venti milioni di figli, il Saturno in preda ad una fame sempre più vorace strazia le sue stesse carni.

    Legga questo libro, chi abbia tempo e voglia di conoscere la nostra storia, e di riflettere sulla natura del Male. Prescindendo dagli innumerevoli difetti che un giornalista prestato alla letteratura ha sparso in un'opera talmente ciclopica che avrebbe messo in difficoltà persino un Dostoevskij: rottura del filo narrativo per introdurre pagine su pagine di illegittime riflessioni dell'autore, tema troppo vasto che avrebbe dovuto essere frammentato in più opere per non essere dispersivo, personaggi senza spessore e che si confondono uno con l'altro, e quanti altri ancora.

    Se volete guardare in faccia il bene ed il male che sono negli uomini, leggete questo libro.

    said on 

  • 5

    Il Bene e la bontà.

    Il mattatoio più efficiente, vasto e quasi inevitabile per la maggioranza degli esseri umani, escluse solo un pugno di nazioni difficilmente raggiungibili per i più, fu la seconda guerra mondiale. Di tutti i suoi fronti il più duro e micidiale fu il fronte russo nel quale molte battaglie furono l ...continue

    Il mattatoio più efficiente, vasto e quasi inevitabile per la maggioranza degli esseri umani, escluse solo un pugno di nazioni difficilmente raggiungibili per i più, fu la seconda guerra mondiale. Di tutti i suoi fronti il più duro e micidiale fu il fronte russo nel quale molte battaglie furono letali per numeri biblici di soldati e civili, una più di tutte.

    Benvenuti a Stalingrado.

    In gran parte romanzo di guerra, storico accurato e congruente da potersi permettere l'utilizzo di Čujkov, von Paulus, Erëmenko, Schmidt, Rodimcev, Eichmann e altri come personaggi. Grossman passò un migliaio di giorni in prima linea, volontario come giornalista di guerra. Sa di cosa parla. E' sopravvissuto a battaglie dove se in pericolo ci stava perfino Čujkov, figuratevi i giornalisti.

    Potevi sfuggire morendo e per te era finita, ma non per chi rimaneva. O facendoti prendere e scaraventare in un lager. Oppure non collaborando e – se non ti fucilavano – finivi in un gulag. Oppure essendo essenziale per altri scopi, scientifici o produttivi come Strum, il fisico nucleare. Grossman sa di cosa parla pure sulla scienza ed il suo rapporto col potere, .

    In effetti sembra sempre che sappia di cosa parli e da qualche verifica che ho fatto (l'episodio della resistenza al civico sei barra uno ad esempio è un fatto storico, un muro rimasto intero è oggi un monumento) o il comportamento dei russi visto dai loro nemici qui è ciò che fu ("l'altro lato della collina" interviste ai generali della Wehrmacht da parte di Liddell-Hart).

    Ma non siamo al solo romanzo di guerra, storico e schematico. Sempre e dovunque agiscono persone, riconoscibili, dialoganti e identificabili e in fondo in molte delle quattrocento persone citate, dei centoquaranta personaggi e della quarantina dei principali le cui famiglie si incrociano di frequente nei vari contesti, avreste potuto incarnarvi voi.
    Anche in alcuni di quelli scomodi: c'è chi è geneticamente bastardo ma la maggioranza vi scivola in piccoli passi, tutti socialmente approvati.

    C'è un bel libro – assai discusso - The Seven Basic Plots: Why We Tell Stories, ultimo di una serie elenchi similari – cercati da disparati autori di situazioni drammatiche o comiche (e a ben vedere questa è forse la prima dicotomia tanto ovvia da essere immediatamente distrutta dal tragicomico) nei quali dopo la catalogazione dei caratteri di Teofrasto si cerca il più spietato riduzionismo degli schemi di racconto dove fare agire i medesimi. E' chiaramente un opera impossibile ma lo scopo – se scopo mai può avere – ha più di qualche utilità.
    Ciò che sfugge alla classificazione, sia esso un carattere o una situazione è fatalmente schiacciato verso il banale o triviale o al contrario proiettato verso il capolavoro.

    Come questo travagliatissimo libro la cui vita ardua prima, tanto da avere una prima parziale stesura come pilastro sovietico poi – una volta completato ben lontano dalla vulgata catechistica quindi destinato all'oblio dai censori russi, riproietta il travaglio nel giudizio.

    E' sfericamente inafferrabile, così temprato in superficie da non poter essere perforato, agganciato e fatto rotolare dove fa più comodo. Pur contenendo imbarazzantissimi parallelismi tra i due regimi nazista e stalinista, (e non solo: in svariate zone narrative la differenza tra il nazistalinismo e il nostro mondo è solo quantitativa, non qualitativa) non può essere tirato per la giacca per farlo aderire solo alla comoda teoria dei due totalitarismi perché gli agenti, i caratteri, le situazioni sono diverse. Non che Grossman proponga facili soluzioni sull'ethos russo "migliore" di quello tedesco (assai disomogeneo questo e ancor più quello), ma la simmetria è rotta più e più volte.

    Insomma, se George Steiner ha detto che libri come Vita e destino «eclissano quasi tutti i romanzi che oggi, in Occidente, vengono presi sul serio», non è per moda editoriale.

    Ah, sì. La recensione è volutamente fredda. Non voglio fare del lirismo a buon mercato. Qui dentro ogni tanto troverete situazioni che non vi lasceranno restare gli stessi di prima.

    Ma è una discesa all'inferno? Anche, ma l'uscita – scomoda talvolta scomodissima c'è. Forse bisognerebbe aggiungere l'ottavo schema, quello di chi cerca il grado zero dell'uomo nelle situazioni peggiori. E tutti quelli che le hanno viste e che sono sopravvissuti per raccontarla hanno detto che il grado zero non c'è. Per quanto sia grave il destino, c'è sempre un numero non misero di persone che rimangono moralmente integre, e la vita ricomincia. Ma sono persone antiche, non uomini nuovi, non quelli che i regimi da secoli tentano di riformare. Come Sofja Levinton, il capitano Grekov, Mostovskoj, come Vera Spiridonova e come quegli altri che immancabilmente distinguerete in mezzo alla neve, al fango e al sangue e alle schifezze vestite da crucchi o da russi.

    Ah, pare impossibile ma c'è gente che ha rigettato il libro perché "non succede nulla". In effetti hanno inventato il crack perché c'è gente per cui la cocaina non è abbastanza.
    Qui la Stavka manda un colonnello – certo Darenskij – a cercare una divisione corazzata nelle steppe calmucche (grandi circa come mezz'Italia ma col sistema viario del Ciad) perché l'avevano persa (!) tra caos bellico, segretezza della manovra, vastità del territorio e difficoltà di comunicazione.
    Non basta? C'è chi lavora in mezzo a imprevisti: la Luftwaffe, non la rottura del condizionatore, chi partorisce in una chiatta sul Volga, chi vuole riformare la fisica prima di finire in Siberia.

    In mezzo a quest'epica sovrabbondante Grossman può permettersi il cameo di Hitler e quello molto meglio riuscito di Stalin, perché sa pure scrivere, ma la bella scrittura, la frase ad effetto la tira fuori quando serve e solo quando serve: non si appioppano effetti speciali a Stalingrado.

    Ah, e i tedeschi? Non c'è un tedesco decisamente accettabile? "Non cattivi" sì, ma per i decisamente validi cercate in altri romanzi o biografie. Concederete a Grossman di non esserli andati a cercare col lanternino anche oltre le linee nemiche?

    "Wenn es einen Gott gibt, muß er mich um Verzeihung bitten"

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  • 3

    Un mattone.

    Come tutti i grandi romanzi russi anche questo è un mattone pesante e noioso. Non c'è azione, solo dialoghi, pensieri, riflessioni e considerazioni. É interessante solo perché mostra com'era la vita ai tempi di Stalin. Tra l'altro, dopo 750 pagine, non tutte le situazioni all'interno del romanzo ...continue

    Come tutti i grandi romanzi russi anche questo è un mattone pesante e noioso. Non c'è azione, solo dialoghi, pensieri, riflessioni e considerazioni. É interessante solo perché mostra com'era la vita ai tempi di Stalin. Tra l'altro, dopo 750 pagine, non tutte le situazioni all'interno del romanzo sono risolte; ma non fa niente, l'importante è avere finito di leggerlo.

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  • 5

    l'assedio è finito

    Emozioni e riflessioni. Terribili le descrizioni dello spiarsi l'un l'altro, del sentirsi esposti per sempre, appesi a una parola scherzosa, a un commento fatto a una persona fidata, al rischio per una parentela. Innocenti che torturati denunciano altri innocenti. Grandioso affresco di caratteri ...continue

    Emozioni e riflessioni. Terribili le descrizioni dello spiarsi l'un l'altro, del sentirsi esposti per sempre, appesi a una parola scherzosa, a un commento fatto a una persona fidata, al rischio per una parentela. Innocenti che torturati denunciano altri innocenti. Grandioso affresco di caratteri umani, di situazioni, storie e Storia. È stato duro all'inizio, anche per la folla di personaggi e di vicende, poi come un fiume che ti travolge. E ora esco per un incntro con Wu Ming 2 su L'armata dei sonnambuli: invidia?

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