Vida y destino

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Publisher: DeBolsillo Premium

4.5
(1010)

Language: Español | Number of Pages: 1111 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8499081010 | Isbn-13: 9788499081014 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • 4

    “Vita e destino” è un grande quadro affollato di personaggi - come un Hieronymus Bosh -, con al centro la battaglia di Stalingrado - sempre in tema pittorico... la Guernica di Picasso. Un quadro sulle ...continue

    “Vita e destino” è un grande quadro affollato di personaggi - come un Hieronymus Bosh -, con al centro la battaglia di Stalingrado - sempre in tema pittorico... la Guernica di Picasso. Un quadro sulle atrocità della seconda guerra mondiale, sui “tedeschi che ammazzano vecchi e bambini ebrei come cani rabbiosi”, ma anche e soprattutto sulle atrocità dell'Unione Sovietica staliniana già dai tempi pre-bellici, sul “Trentasette, la collettivizzazione forzata e la deportazione di milioni di poveri contadini, la fame, il cannibalismo (…), le donne finite nei lager per colpa dei mariti, i bambini rinchiusi negli orfanotrofi dopo che le loro famiglie erano state distrutte (…), le ciminiere notturne del crematorio di Mosca che fumavano in continuazione”. Ecco perché, finito nel 1960, il manoscritto di “Vita e destino” fu confiscato da agenti del KGB. Solo molti anni dopo tornò fortunatamente alla luce: libro grandioso, è di lettura parecchio faticosa nel “durante” - per il gran numero di personaggi e i continui salti temporali - e però gratificante nel “dopo” - per la visione d'insieme del quadro, davvero godibile solo alla fine.

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  • 4

    Da tempo stava li nella mia libreria, la mole mi impauriva, ma poi mi son detta, dai tu che ami questo genere di romanzi datti una mossa e leggilo. Beh fatto! Non penso che la mia recensione possa agg ...continue

    Da tempo stava li nella mia libreria, la mole mi impauriva, ma poi mi son detta, dai tu che ami questo genere di romanzi datti una mossa e leggilo. Beh fatto! Non penso che la mia recensione possa aggiungere delle novità su questo romanzo. L'ho molto apprezzato, stringato, pochi fronzoli, ottimi personaggi. solo un piccolo rimpianto, certi personaggi restano li sospesi, senza una fine ben precisa. Ma forse tutto questo è voluto da Grossman, tanto si sarà detto, se consoci la storia e sai cosa era la Russia a qui tempi non ho bisogno di darti le spiegazioni del cosa ne fu dei miei personaggi!!

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  • 5

    Un enorme (in senso anche fisico) libro: Vita e destino di Vasilij Grossman. Per ridurlo a slogan, la Guerra e Pace del '900. 829 pagine intorno alla battaglia di Stalingrado. Lo sto leggendo, centell ...continue

    Un enorme (in senso anche fisico) libro: Vita e destino di Vasilij Grossman. Per ridurlo a slogan, la Guerra e Pace del '900. 829 pagine intorno alla battaglia di Stalingrado. Lo sto leggendo, centellinando da agosto. Da perdersi, con i tempi russi. Un linguaggio scarno, asciutto, bellissimo. Ogni parola dentro la realtà. E poi una miriade di personaggi, alcuni che appaiono e scompaiono in un attimo, tutti stupendi. E la storia di come questo romanzo si è salvato dalla distruzione sovietica, solo quella merita di essere letta.
    Se qualcuno di voi avesse voglia di entrare in questa meraviglia, vi consiglio di stamparvi la pagina di wikipedia con tutti i personaggi https://it.wikipedia.org/wiki/Vita_e_destino#I_personaggi_del_romanzo

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  • 5

    Nel mio personale metro di giudizi, cinque stelle le riservo soltanto ai libri che in qualche modo segnano per me un punto di svolta. "Vita e destino" è senza ombra di dubbio uno di questi.
    E' un libr ...continue

    Nel mio personale metro di giudizi, cinque stelle le riservo soltanto ai libri che in qualche modo segnano per me un punto di svolta. "Vita e destino" è senza ombra di dubbio uno di questi.
    E' un libro difficile da gestire, non solo per la sua quasi sterminata lunghezza ma soprattutto per il fatto che racconta storie di una serie infinita di personaggi e incastra episodi che si svolgono in posti e situazioni lontanissimi fra loro. Non essendo un lettore veloce, né tantomeno uno che ha a disposizione tutti i giorni una dose significativa di tempo da destinare alla lettura, so benissimo che ho perso molte cose della storia (delle storie) raccontata da Grossman, ma credo che questo sia un problema solo fino a un certo punto.
    E' vero, per un mese e mezzo ho tenuto fissa sullo smartphone la pagina di Wikipedia che riporta la lista dei personaggi e l'ho consultata molte e molte volte. Non sempre ne ho riconosciuto uno che riappariva anche alcune centinaia di pagine dopo essere stato abbandonato, però non importa. Quello che conta è lasciarsi andare alla corrente maestosa della narrazione di questo grandissimo scrittore e lasciare che le tessere di un mosaico apparentemente disarticolato, come per incanto prima o poi si ricompongano da sole. E soprattutto, lasciarsi incantare dalla abbagliante e tragica bellezza di alcuni capitoli, autentici capolavori nel capolavoro.
    Un libro che chiede molto ma che ripaga con gli interessi. Un libro che prima o poi sicuramente rileggerò.

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  • 4

    quando inizi a leggerlo ti fai delle domande: perchè l'ho preso in estate? ma lo finirò mai??
    nel frattempo vai avanti: è scritto magistralmente, l'ambientazione storica è tra le più affascinanti e tr ...continue

    quando inizi a leggerlo ti fai delle domande: perchè l'ho preso in estate? ma lo finirò mai??
    nel frattempo vai avanti: è scritto magistralmente, l'ambientazione storica è tra le più affascinanti e tra le più fraintese....
    quando chiudi l'ultima pagina rischi di doverti asciugare una lacrima, ti mancherà perchè è un inno all'andare avanti anche sei sei nato, cresciuto e vissuti negli inferni!!

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  • 5

    Da lungo tempo tenevo da parte una recensione di "Vita e destino" e non mi decidevo ad affrontare direttamente il libro, conoscendone la lunghezza -forse la pesantezza- e la trama. Alla fine mi ci son ...continue

    Da lungo tempo tenevo da parte una recensione di "Vita e destino" e non mi decidevo ad affrontare direttamente il libro, conoscendone la lunghezza -forse la pesantezza- e la trama. Alla fine mi ci sono immersa, tenendo a bada il patema d'animo che mi coglie ogni volta che mi confronto con temi di questa portata: nazismo e stalinismo, qui fotografati insieme, come se -per dire- Elie Wiesel ed Arthur Koestler avessero deciso di scrivere un libro a quattro mani sotto l'alto patrocinio di Lev Tolstòj (e chissà che non lo facciano davvero, adesso, nei pascoli del cielo...).
    Cito solo un passaggio minore, che mi ha colpito per evidente contiguità con un film stranoto e strapremiato:
    "E forse perché non riuscivano a immaginarsi nulla di peggio di quanto fosse già capitato [siamo in piena battaglia di Stalingrado], il comandante del battaglione Dyrkin, tossendo, si mise a cantare -strana voce la sua, alta- la canzone di un film:
    La vita è bella, fratelli, è bella assai,
    col nostro capo ci va sempre bene, dài...".

    La vita è bella (Benigni/Cerami/Piovani).
    Si narra che il titolo del film-Oscar sia stato ricavato da una frase del testamento di Lev Trotsky: "La vita è bella. Possano le generazioni future liberarla da ogni male, oppressione e violenza e goderla in tutto il suo splendore."
    Domanda: la frase della canzone riportata nel libro di Grossman da cosa è tratta? O è una semplice invenzione letteraria, invece?
    Vasilij Grossman conosceva di sicuro Trotsky, ma verosimilmente non poteva saper nulla né di Benigni, né di Cerami, né di Piovani ;-)

    Questa la recensione di cui sopra
    http://www.corriere.it/cultura/libri/11_agosto_12/la-capria-eredita-vasilij-grossman_43cce9e0-c19f-11e0-9d6c-129de315fa51.shtml

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  • 4

    Un affresco straordinario di un momento indimenticabile della storia mondiale. La resistenza eroica di Stalingrado, che ha mutato la storia e i destini dell'umanità. La grandezza e la miseria del popo ...continue

    Un affresco straordinario di un momento indimenticabile della storia mondiale. La resistenza eroica di Stalingrado, che ha mutato la storia e i destini dell'umanità. La grandezza e la miseria del popolo russo. Lo sguardo di un ebreo, oppositore e compartecipe degli eventi. Sullo sfondo di due deliri dell'umanità si muovono persone, esseri umani, con le loro miserie e le loro grandezze. Un libro che spiazza il presente, chiarisce il passato e presagisce futuri possibili

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  • 2

    Opera imponente ma pesante, con al centro la celeberrima battaglia di Stalingrado. La lettura risulta molto rallentata perchè il romanzo si sposta di continuo da una vicenda all'altra, da un personagg ...continue

    Opera imponente ma pesante, con al centro la celeberrima battaglia di Stalingrado. La lettura risulta molto rallentata perchè il romanzo si sposta di continuo da una vicenda all'altra, da un personaggio all'altro. Alcuni paragrafi esplorano la vita all'interno di un lager nazista, poi, di punto in bianco, si vagliano le vicende lavorative e familiari di un acuto scienziato; poi si passa alla vita in trincea, sotto le bombe, per finire alle vicende amorose di un tenente colonnello. Interessanti le riflessioni di Hitler e Stalin immaginate dall'autore. Il meglio di questo romanzo storico è sicuramente la rappresentazione viva di ciò che si provava durante la seconda guerra mondiale e, in particolare, durante l'invasione tedesca dell'URSS: le decisioni politiche e militari che influivano anche nel privato degli affetti e l'afflato ideale e patriottico dei sovietici nel respingere il nemico. Il peggio, invece, è la narrazione nel suo complesso: stile di scrittura ottimo, ma molto poco leggibile per le suddette ragioni. Per approssimarsi alla lettura, armarsi di buona volontà!

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    Qual è il romanzo definitivo del Novecento? Uno di quelli di inizio secolo che racconta la storia di qualche disadattato e smarrito? Una storia esistenzialista? O qualcosa di post-moderno? E se fosse ...continue

    Qual è il romanzo definitivo del Novecento? Uno di quelli di inizio secolo che racconta la storia di qualche disadattato e smarrito? Una storia esistenzialista? O qualcosa di post-moderno? E se fosse “Vita e destino”?
    Questa sorta di “Guerra e pace” durante la Seconda guerra mondiale, che alle riflessioni tolstojane sul destino e sulla Storia riesce ad abbinare il pensiero di Dostoevskij sulla vita e sulla condizione dell’uomo, ambientato nel momento più buio della storia europea, quando la vittoria finale di Hitler sembrava possibile.
    Grossman si avventura negli abissi del male assoluto e si comprende perché quest’opera, pur raccontando la più grande vittoria della Grande guerra patriottica, sia stata invisa al potere sovietico.

    I lager nazisti e i lager sovietici. L’antisemitismo nazista e l’antisemitismo sovietico. Nel romanzo il parallelo è impietoso: i due poteri, in guerra fra loro, si assomigliano dannatamente. E poi il nazionalismo, che il comunismo aveva la pretesa di eliminare, diventa la cifra della nuova URSS vittoriosa, tanto che viene portata l’enfasi sulla Russia, sui Russi, con una sorta di discriminazione tra i popoli dell’Unione che rasenta il razzismo.
    La vittoria del popolo russo (NB: russo) diventa sempre più la vittoria di Stalin, del partito e dei tirapiedi.
    Se per tutto il libro due spettri, quello del 1937 e quello del 1941, l’anno delle purghe seguite al genocidio per fame dei contadini ucraini e l’anno della sconfitta contro i Tedeschi, il 1943 rappresenta una sorta di normalizzazione. Ma quale normalizzazione?
    C’è l’emergere di una nuova classe dirigente, a sostituire quella che era stata decimata con le fucilazioni o le condanne a vita al lager, e il grande paradosso di fedeli comunisti che si ritrovano arrestati mentre personaggi dubbiosi, al limite della dissidenza, vengono raggiunti dalla benedizione del compagno Iosif Vissarionovič e diventano magicamente conformisti, dimentichi dei pochi che gli erano stati vicini nella disgrazia.
    E poi c’è il futuro dell’Europa. La grande tragedia, nel senso classico, greco del termine. Stalingrado era necessaria: se Hitler non fosse stato fermato a Stalingrado non sarebbe cominciata la sua fine. Eppure, Stalingrado, dopo che Stalin si impossessò della grande vittoria di popolo (perché questa fu: una grande vittoria di popolo in un momento in cui l’autorità politica era ai limiti dello sfascio e doveva chiamare “Fratelli e sorelle” quegli uomini che aveva imprigionato) il comunismo fu il destino per la Russia, l’URSS e tanti altri Paesi per quarant’anni. La sconfitta di un male a favore dell’emergere di un altro male. La salvezza di popoli attraverso la rovina di altri.

    Oltre a Vita e a Destino, si sente una terza parola sottesa, anche se non è esplicitata nel titolo. Libertà.
    La libertà che si ottiene lottando contro i nazisti. La libertà che manca ai prigionieri nei lager tedeschi e ai prigionieri dentro ma anche fuori dai lager sovietici.
    Ma soprattutto la libertà metafisica, intrinseca all’uomo. Quella che anche quando il Destino, ovvero la Storia, travolgono tutto, rimane all’essere umano. Che può nelle sue piccole scelte decidere se aumentare il dolore e l’orrore o se opporsi, almeno per un poco. La libertà che può permettere alla scienza di lavorare per il progresso, per il bene dell’uomo, per la Vita, oppure costruire armi per conquistare la terra e poi altri pianeti.
    La libertà a cui facilmente si rinuncia, la libertà che si rimpiange quando la si è persa.
    E la Vita, che diventa l’unica forza capace di opporsi al Destino, l’estremo limite oltre cui il Destino non può nulla, anche quando questa Vita viene brutalizzata, privata di dignità, e poi rubata via, resta la più grande ricchezza dell’essere umano.
    Ed è possibile anche nei momenti in cui sembra che il buio sia destinato a non andare più via.

    Forse, allora, “Vita e destino” è davvero il romanzo emblema del Novecento, del secolo breve, del secolo dei totalitarismi e dei genocidi, del secolo in cui a volte è indispensabile un’alleanza scellerata con un partner subdolo e infido per sconfiggere un nemico mortale, del secolo in cui alla libertà di certi popoli è corrisposta la schiavitù di altri, del secolo in cui sembrava obbligatorio scegliere tra il nazismo e il comunismo, tra una dittatura e un’altra, tra un modo di violare la Vita e un altro.
    Ed è soprattutto questo parallelo che è troppo forte, e si sente, e non sfugge al lettore meno preparato; inevitabilmente non sfuggì agli artigli della censura, anche se Stalin era morto e sepolto da anni.
    Un romanzo troppo innamorato della Vita e della libertà per essere ammesso là dove, seppur volendo rifuggire certi eccessi del passato, si voleva controllare l’esistenza umana in ogni suo ambito.
    Manca un riferimento all’alternativa democratica, che l’autore non aveva conosciuto, e che dovrebbe rappresentare l’antidoto a tutto questo, non dovrebbe prestarsi alle grandi tragedie, possibili solo là dove l’abisso del male si fa più profondo. E che pure deve conoscere e far conoscere questo libro, per ricordarci che anche in momenti forse un po’ meno terribili sono richieste scelte drammatiche. Ma che alla fine quello che conta è l’uomo, la sua libertà, la sua Vita. Qualunque cosa possa dire di diverso il Destino.

    ---

    Ogni epoca ha una città che la rappresenta e ne costituisce l’anima, la volontà.
    La seconda guerra mondiale è stata un’epoca dell’umanità e in quegli anni Stalingrado è stata la capitale del mondo. Stalingrado era i pensieri e le passioni del genere umano. Era per Stalingrado che funzionavano fabbriche e industrie, rotative e linotype, per Stalingrado i leader di partito salivano sulle tribune. Ma quando dalla steppa calarono fiumane di migliaia di persone, e le strade deserte si riempirono di nuovo, e le prime automobili riaccesero i motori, la capitale del mondo in guerra cessò di esistere.
    Nasceva una città nuova: una città di lavoro e di routine, con fabbriche, scuole, reparti maternità e stazioni di polizia, con il teatro dell’Opera e la prigione.
    Gli abitanti della capitale del mondo provavano una sensazione indicibile di gioia e di vuoto. Chi aveva difeso Stalingrado avvertiva una strana angoscia.
    Se la capitale del mondo è diversa da ogni altra città non è soltanto perché i suoi abitanti sentono forte il legame con fabbriche e campagne del mondo intero.
    La capitale del mondo è diversa perché ha un’anima.
    E la Stalingrado della guerra ce l’aveva, un’anima. E quell’anima era la libertà.
    Dieci anni dopo, in quegli stessi luoghi, migliaia di detenuti avrebbero eretto una diga possente, costruendo una delle centrali idroelettriche più grandi al mondo.

    In quelle strade si erano decise le sorti della guerra. E l’esito della guerra avrebbe ridisegnato la carta del mondo, ratificando la grandezza di Stalin o l’orrendo potere di Adolf Hitler. Per novanta giorni il Cremlino e Berchtesgaden avevano vissuto, respirato e sognato una sola parola: Stalingrado.
    Sarebbe toccato a Stalingrado determinare la filosofia della storia e gli ordinamenti sociali del futuro. E l’ombra delle sorti del mondo nascondeva agli degli uomini la città in cui un tempo la vita scorreva normale. Stalingrado era l’annuncio del futuro.

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