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Vida y destino

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Publisher: DeBolsillo Premium

4.5
(907)

Language:Español | Number of Pages: 1111 | Format: Softcover and Stapled | In other languages: (other languages) English , Italian , French , Catalan , Dutch , Russian

Isbn-10: 8499081010 | Isbn-13: 9788499081014 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Paperback

Category: Fiction & Literature , History , Political

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Book Description
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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Che tu sia per me il samovar

    Quella di Vasilij Grossman è un'opera pregna di tristezza, dall'atmosfera cupa e rarefatta, con deprimenti slanci di speranza, riferiti principalmente al bisogno di speranza, vero fulcro della vita, c ...continue

    Quella di Vasilij Grossman è un'opera pregna di tristezza, dall'atmosfera cupa e rarefatta, con deprimenti slanci di speranza, riferiti principalmente al bisogno di speranza, vero fulcro della vita, che nessuno stato totalitario potrà mai obnubilare definitivamente (forse.).
    Vi sono due nuclei fondamentali: quello bellico e quello romanzesco che, in varie occasioni, sono congiunti; decisamente toccanti le descrizioni dei lager, con picchi di estrema malinconia nelle vicende delle camere a Gas (l'ultimo pensiero "Io sono madre" è davvero dilaniante).

    L'inutilità dell'uomo non è solo fisica.

    said on 

  • 4

    Vita e destino, ovvero storia e Storia

    Il movimento dei personaggi in questo romanzo sembra lo scalpiccio muto di un formicaio mentre si scatena il temporale. Sopra di essi aleggia perenne la presenza di qualcosa di incomprensibile per la ...continue

    Il movimento dei personaggi in questo romanzo sembra lo scalpiccio muto di un formicaio mentre si scatena il temporale. Sopra di essi aleggia perenne la presenza di qualcosa di incomprensibile per la sua minacciosa grandezza, sia essa la guerra, il partito, lo Stato, la Storia. Allo stesso tempo, al di sotto, con una forza altrettanto potente, quei minuscoli uomini si dibattono per restare aggrappati alle certezze edificate sulla propria piccolezza. La difesa di questo supremo bene fa sì che tutto il resto possa scivolare loro addosso, e così il prigioniero del lager e del gulag, il comandante del corpo carristi e di plotone, il fisico nucleare, la moglie, la vedova, il commissario politico affrontano una lotta che non riecheggia nel suono delle bombe, ma è altrettanto straziante. Grossman non racconta solo la battaglia di Stalingrado, ma anche, e soprattutto, quella di ogni uomo per conservare la propria umanità.

    said on 

  • 3

    Forse per la mia lettura eccessivamente diluita nel tempo, non ho credo apprezzato al meglio il monumentale arazzo cosmo-storico tessuto da Vasilij Grossman in Vita e destino. I fili delle esistenze d ...continue

    Forse per la mia lettura eccessivamente diluita nel tempo, non ho credo apprezzato al meglio il monumentale arazzo cosmo-storico tessuto da Vasilij Grossman in Vita e destino. I fili delle esistenze di una miriade di individui si intrecciano tra loro e con quelli che la storia del mondo fila a sua volta, le vite si piegano al destino, molte si spezzano, altre sono ridotte alla pura animalità del dormire e del grattarsi (e del godere nel togliersi gli stivali alla sera), ma la vita resta resiliente e alla lunga ritrova le sue forme.

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  • 5

    Era strano percorrere quel corridoio dritto come un fuso mentre la sua vita era così contorta, un intrico di sentieri, fossi, paludi, ruscelli, polvere della steppa e grano non trebbiato da scansare o ...continue

    Era strano percorrere quel corridoio dritto come un fuso mentre la sua vita era così contorta, un intrico di sentieri, fossi, paludi, ruscelli, polvere della steppa e grano non trebbiato da scansare o attraversare... Il destino, invece, era lineare, dritto, fatto di corridoi e di porte...

    Comincio dalla fine (tranquilli, niente spoiler): 1960. È la data posta a conclusione del romanzo, quella che ci dice in che anno questa poderosa opera è stata conclusa. È una data che attesta tutto il coraggio di Grossman, anche solo per aver immaginato di scrivere qualcosa del genere. Sì, è vero, Stalin era morto, c'era il disgelo, c'era la condanna al culto della personalità. Però un motivo c'è, se questo romanzo (come il Dottor Živago di Pasternak, uscito un paio d'anni prima) non ha visto la luce nella sua “terra natale” prima della perestrojka. Il motivo è aver cercato di descrivere la realtà in un'epoca in cui lo stile ufficiale imposto agli artisti dal partito era il realismo socialista, che di realismo aveva ben poco e mirava principalmente a propagandare il mito del radioso avvenire.

    Il problema della realtà, anzi, della verità, è cruciale in questo romanzo. Come in 1984 di Orwell, infatti, alla verità è legata indissolubilmente la libertà (penso a O'Brien che scrive libertà è la libertà di dire che due più due fa quattro), ed è proprio su questo che l'uomo si gioca tutto. I personaggi di Vita e destino devono affrontare uno Stato che non guarda alla verità della loro condizione, ma li calpesta in nome di un astratto “bene” superiore, che poco ha a che fare con la vita vera, che invece è varia, irripetibile, unica e complessa. E la complessità, si sa, è sempre temibile per i regimi. Sono ovvietà di cui oggi ci riempiamo la bocca, ma assumono un peso ben maggiore se pensate nel contesto in cui Grossman le ha scritte. Da questa necessità di complessità, dalla volontà di restituire a ciascuno la propria specificità, nascono i numerosissimi personaggi che popolano il romanzo, e che per me continueranno a vivere ancora a lungo. Personaggi vivi e vividi, che si creano uno spazio di libertà sgraffignandolo allo Stato-destino, imprevedibile, capriccioso, inesorabile.

    È un'opera impegnativa, faticosa, non fosse altro perché rievoca a ogni pie' sospinto lo spettro del Trentasette, del Grande terrore, con cui i personaggi continuano a fare i conti. Dietro a questo spettro si sente tutta la fatica dell'autore, tutta la fatica di un popolo. Ed è per questo che è giusto che anche noi facciamo un po' di fatica, quando decidiamo di insinuarci in queste vite. Ma assicuro che vale la pena: in questo libro c'è tutto. E, in sottofondo, Grossman fa parlare i suoi personaggi di letteratura, gli suggerisce di citare Tolstoj, Dostoevskij, Čechov... quasi a suggerire che c'è un potenziale di salvezza, nella grande letteratura, anche quando la vita si fa difficile.

    said on 

  • 0

    Sembra seguire per un verso un andamento sincopato, affine a quello delle narrative moderniste, ma anche uno classico-ottocentesco, che punta all’insieme e alla totalità. Su questo secondo versante è ...continue

    Sembra seguire per un verso un andamento sincopato, affine a quello delle narrative moderniste, ma anche uno classico-ottocentesco, che punta all’insieme e alla totalità. Su questo secondo versante è evidente il richiamo a Tolstoj, operato già nel titolo e nelle digressioni di natura digressivo-filosofica.
    L'elemento unificante tra queste due dimensioni del romanzo è un mondo dalle tinte diafane, bluastre, vagamente irreale, dominato da forze sovrumane.

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  • 5

    Cupo , impacabile, plumbeo, incombente, eppuregrandioso, potente, sottile, denso. Certi giorni avrei voluto che filtrassero dei piccoli raggi di luce tra le nuvole dense, che si placasse quel senso di ...continue

    Cupo , impacabile, plumbeo, incombente, eppuregrandioso, potente, sottile, denso. Certi giorni avrei voluto che filtrassero dei piccoli raggi di luce tra le nuvole dense, che si placasse quel senso di impotenza dell'uomo davanti all'enorme macchina statale che sposta le vite umane da un punto all'altro della cartina geografica, le innalza e le schiaccia senza dare tregua da un momento all'altro. Si ha paura di tutto, delle parole dette e non ricordate, degli incontri, dei silenzi degli sguardi , degli accenni. Si vive nell'immensa tragedia della guerra confidando nella grandezza del singolo che resiste davanti alla fame, all'infamia, all'abbandono, si resiste giorno dopo giorno sino alla vittoria, che non è la fine del dramma umano

    said on 

  • 5

    Questo grandioso libro (cupo, tragico e atroce ma inaspettatame anche struggente, lirico, capace di cogliere le vibrazioni più intime e tenere del cuore ), è percorso in ogni sua pagina dal conflitto ...continue

    Questo grandioso libro (cupo, tragico e atroce ma inaspettatame anche struggente, lirico, capace di cogliere le vibrazioni più intime e tenere del cuore ), è percorso in ogni sua pagina dal conflitto tra le due dimensioni all'interno delle quali si giocano le storie e la Storia degli uomini: la "vita", intesa come occasione di libertà e consapevolezza ( "...né la collera dello stato, nè battaglie gloriose o in gloriose erano in grado di cambiare coloro che rispondono al nome di uomini..." ) e il Destino, dominato da forze oscure che fuori e dentro di noi stravolgono progetti e aspirazioni, distruggendo ideali, relazioni e sentimenti (" La sua vita era come un mazzo di carte tenuto in mano da una zingara").
    Il lungo e tormentato racconto di Grossman ci costringe a entrare in un contatto emotivo a volte difficilmente sostenibile con il dolore più disperato e assurdo, con gli effetti della crudeltà più brutale.
    Ma nonostante tutto e in modo del tutto inatteso la bontà sopravvive ed emerge anche nelle situazioni del male più estremo, sia quello pianificato dai sistemi politici, che quello presente nella apparente banalità delle azioni quotidiane: è un'energia profonda, gratuita e inspiegabile, che ci spiazza e ci consola, consentendoci di sperare che sempre qualcosa possa ancora ricominciare, tornare a vivere, nella natura, nella Storia, nella coscienza degli uomini.

    said on 

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