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Vino e pane

Di

Editore: Mondadori

4.0
(704)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 389 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco

Isbn-10: A000065520 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History , Political

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Descrizione del libro
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  • 4

    SI HA SOLO QUELLO CHE SI DONA

    Come si comporta un uomo libero quando sceglie i sentieri meno battuti, lasciando stare le ideologie e le religioni. Si cerca, e cercandosi si avvicina ad un qualunque Dio. Ma per farlo deve necessariamente sperimentare la solitudine di un idea ed il dolore di certe scelte.

    ha scritto il 

  • 5

    Fuga senza fine

    Personaggi semplici popolano le pagine di Vino e Pane. Un mondo rurale che Silone rappresenta attraverso il volto di uomini umili, di gente legata alla terra, di donne che non smettono di credere e pregare. Persone buone come il vino e come il pane che gira per le osterie, per le locande, per le ...continua

    Personaggi semplici popolano le pagine di Vino e Pane. Un mondo rurale che Silone rappresenta attraverso il volto di uomini umili, di gente legata alla terra, di donne che non smettono di credere e pregare. Persone buone come il vino e come il pane che gira per le osterie, per le locande, per le case dei contadini d’Abruzzo, terra di semi e silenzi. Ed è qui, in terra marsicana, che si svolge l’esasperante avventura di Pietro Spina, il giovane intellettuale che, braccato da militanti fascisti per le proprie opinioni politiche, è costretto ad imbattersi in una sorta di fuga senza fine vagando sotto mentite spoglie. Spinto dalla nostalgia per i luoghi che lo hanno visto nascere e aiutato dagli amici più fedeli, Pietro decide di ritornare nell’entroterra abruzzese indossando le vesti di un parroco di campagna con lo pseudonimo di don Paolo Spada. Il travestimento con l’abito talare gli concede l’opportunità di affrontare, con gli abitanti del posto, i dibattiti a lui più cari, di conoscere il mondo della religiosità popolare e delle sue radici, di avvicinarsi alla tradizione cristiana. È un’impresa rischiosa ed affascinante, quella di Pietro. Una vicenda dal sottinteso carattere autobiografico in cui l’autore aggiunge anche il folklore delle sue origini e della sua patria facendo apparire personaggi femminili che danno vivacità al testo: dalla generosa Matalena, titolare dell’osteria che ospita il protagonista, a Cassarola, una fattucchiera che predice il futuro. Ad esse si aggiunge Cristina, una ragazza prossima al noviziato, che rischierà la vita tra i lupi della montagna per ritrovare Pietro, fuggito dopo aver saputo di essere stato scoperto. Una schiera di piccole esistenze che non soltanto contribuiscono alla ricchezza del romanzo con le proprie esperienze e i propri affanni, ma rappresentano gli ideali, l’illusione, il sentimento di delusione dello scrittore stesso. Sullo sfondo degli avvenimenti troviamo lo scenario suggestivo dei paesaggi e dei paesi di Avezzano, Pietrasecca, la piana del Fucino con le schiene curve dei braccianti all’orizzonte e le zolle fertili che danno in dono i loro raccolti.

    ha scritto il 

  • 4

    E' il racconto preoccupato di un individuo, appartenente a una classe che ha spiccati interessi culturali di sinistra, posto di fronte a una realtà che resiste a determinati comportamenti e alle sue teorie. Egli non diverrà tuttavia oppresso dalla propria crisi: la sua obiezione alla dittatura re ...continua

    E' il racconto preoccupato di un individuo, appartenente a una classe che ha spiccati interessi culturali di sinistra, posto di fronte a una realtà che resiste a determinati comportamenti e alle sue teorie. Egli non diverrà tuttavia oppresso dalla propria crisi: la sua obiezione alla dittatura resta assoluta e incompatibile in quanto la sua forte opposizione, non più sorretta da teorie pseudo-scientifiche, trova nutrimento in una sorta di riscoperta dell'eredità cristiana.

    ha scritto il 

  • 5

    Ambientato nella Marsica della fine degli anni Trenta, il romanzo ha come protagonista Piero Spina, un rivoluzionario antifascista che, dopo essere fuggito all'estero, ritorna in Italia, preferendo la clandestinità alla libertà. Qui ha modo di ripensare e meditare sulla propria vicenda umana, sul ...continua

    Ambientato nella Marsica della fine degli anni Trenta, il romanzo ha come protagonista Piero Spina, un rivoluzionario antifascista che, dopo essere fuggito all'estero, ritorna in Italia, preferendo la clandestinità alla libertà. Qui ha modo di ripensare e meditare sulla propria vicenda umana, sulle sue scelte e sugli avvenimenti politici e personali che lo hanno portato alla militanza. Un bel libro nel quale l'Autore, forse uno dei più grandi scrittori del Novecento, si interroga su alcune delle fondamentali questioni filosofiche e psicologiche che riguardano l'uomo: la coscienza, l'ideologia, il credo politico e religioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Molto è stato detto nei precedenti esaustivi commenti anobiiani. Immagino riferimenti autobiografici nel protagonista con una forte onestà, che si affranca ad ogni sistema culturale chiuso e cerca una propria coerenza.
    I personaggi sono molto ben delineati e "simpatici" e sembra di vederli e cono ...continua

    Molto è stato detto nei precedenti esaustivi commenti anobiiani. Immagino riferimenti autobiografici nel protagonista con una forte onestà, che si affranca ad ogni sistema culturale chiuso e cerca una propria coerenza. I personaggi sono molto ben delineati e "simpatici" e sembra di vederli e conoscerli, come ho già detto un grande scrittore.

    ha scritto il 

  • 5

    Per salvarsi bisogna rischiare

    "Si salva l’uomo che supera il proprio egoismo d’individuo, di famiglia, di casta e che libera la propria anima dall’idea di rassegnazione alla malvagità esistente. Non bisogna essere ossessionati dall’idea di sicurezza, neppure dalla sicurezza delle proprie virtù. Vita spirituale e vita sicura n ...continua

    "Si salva l’uomo che supera il proprio egoismo d’individuo, di famiglia, di casta e che libera la propria anima dall’idea di rassegnazione alla malvagità esistente. Non bisogna essere ossessionati dall’idea di sicurezza, neppure dalla sicurezza delle proprie virtù. Vita spirituale e vita sicura non stanno assieme. Per salvarsi bisogna rischiare"

    ha scritto il 

  • 4

    “Non posso mica sacrificare al partito i motivi per cui vi ho aderito”.
    Pietro Spina, esausto per lo sterile vagabondaggio in territorio straniero , soffocato dalla macchina burocratica che ha ormai fagocitato l’organizzazione del partito politico (paradossalmente lo stesso ingranaggio del nemic ...continua

    “Non posso mica sacrificare al partito i motivi per cui vi ho aderito”. Pietro Spina, esausto per lo sterile vagabondaggio in territorio straniero , soffocato dalla macchina burocratica che ha ormai fagocitato l’organizzazione del partito politico (paradossalmente lo stesso ingranaggio del nemico stato fascista) a cui ha aderito, torna, da clandestino, in Italia, nella natia terra abruzzese, quella della piana del Fucino, della Marsica sconquassata dai terremoti. La sua rivoluzione deve cominciare da lì, dalla sua terra, la stessa incrostrata nelle precoci rughe che solcano le mani ed i visi dei suoi cafoni che la abitano, la lavorano, la vivono.Per fuggire all’arresto torna nelle vesti di un prete, Paolo Spada con cui l’assonanza non sarà solo nel nome perché Pietro, inevitabilmente, tramuterà i suoi ideali anche ed attraverso il suo abito sacerdotale. Memorabile, commovente, indimenticabile la figura di Pietro Spina eletto a novello Cristo, non “domiciliato sulle nuvole” bensì “un ragazzo veramente in gamba e sempre in giro per il mondo a lottare instancabilmente con le parole”. A lottare con l’anima sempre tesa, vibrante sotto lo strale di un costante flusso introspettivo che non ha mai reso lo stigma della coerenza alibi per esimersi dalle insidie del dubbio e del continuo mettersi in discussone (“Ah, com’è miserabile un’intelligenza che non serve che a fabbricare alibi per far tacere la coscienza” dirà Pietro all’amico di studi Nunzio). A lottare col cuore perché ” la forza della dittatura è nei muscoli, non nel cuore”.Per il compimento di una missione solenne e lungimirante: un mondo nuovo, rigenerato attraverso la fusione tra ideali socialisti e quelli di un cristianesimo delle origini. Combatte sotto la costante protezione dello struggente personaggio guida Don Benedetto, suo mentore, altro eroe silente, umiliato, perseguitato ma mai rassegnato, e di due grandi figure di donne, Cristina e Bianchina: l’una, tutta morigeratezza e timor di Dio, l’altra, puro istinto e vivacità. Così diverse eppur, a loro modo, così moderne, anticonformiste, in stretta comunione d’intenti con Pietro a cui credono, a cui s’affidano (così come lui s’affiderà a loro) attraverso l’osmosi degli sguardi, senza il bisogno di futili spiegazioni, senza indugi o ombra di pregiudizio.Come pie donne accompagneranno questo moderno Cristo "vestito di rosso" fino alla fine , perorando con totale abnegazione la sua causa: il riscatto della sua terra da troppo tempo arida ed improduttiva, fatica, sudore e sangue senza frutto, il riscatto dei suoi cafoni da troppo tempo passivi, rassegnati, vinti. “L’uomo non esiste veramente che nella lotta contro i propri limiti”. Immune dal contagio del conformismo, dei luoghi comuni, del compromesso, con la sua tenace lotta per l’Uomo, la Verità, L’assoluto, Pietro ha dimostrato di esistere. Impossibile non provare per lui profonda empatia, inevitabile anelarne, oggi, l’urgente ritorno.

    ha scritto il 

  • 4

    La critica è unita nel giudicare Vino e Pane un "capolavoro mancato", sottolinenando come l'opera, sottoposta a continui rimaneggiamenti, non soddisfacesse molto nemmeno l'autore. La mancanza di organicità credo infatti sia il maggior difetto del romanzo, che rimane, a mi avviso, non trascurabile ...continua

    La critica è unita nel giudicare Vino e Pane un "capolavoro mancato", sottolinenando come l'opera, sottoposta a continui rimaneggiamenti, non soddisfacesse molto nemmeno l'autore. La mancanza di organicità credo infatti sia il maggior difetto del romanzo, che rimane, a mi avviso, non trascurabile nel panorama letterario nazionale. Pricipale caratteristica di Silone è, per sua stessa ammissione, l'impiego di una scrittura semplice, che istaura un rapporto diretto con il lettore. Semplicità che non significa mai banalità - C'è ogni tanto del "patetico" che emerge ma che Silone smorza sapientemente con l'ironia-. Il romanzo che ha un evidente valore sociale, si sviluppa alle porte della guerra in Africa degli anni '40 intorno alle figure dei poveri contadini della marsica, alieni a ciò che riguarda lo stato e le decisioni del governo fascista. Ma mentre Fontamara diventa Vox populi, adesso la vicenda è descritta dal punto di vista di un giovani intellettuale attivista del partito comunista che, dopo un lungo esilio all'estero, torna tra i suoi compaesani. Il ritorno, così come il contatto con una doppia identità (il travestimento da prete) e l'amicizia con Don Benedetto, costituiscono fattori scatenanti di una crisi interiore che porteranno il giovane intellettuale a rivalutare il ruolo delle utopie socialiste e dei valori cristiani in un epoca di colossale cambiamento, in cui la dittatura fascista (e le sue oppressioni) e l'imminente guerra fanno da sfondo drammatico. Il romanzo, seguendo i pensieri e i dialoghi diventa così una profonda riflessioni sui principali valori dell'uomo e, soprattutto, della dignità umana. Particolarmente significativo il risvolto simbolico che assume sempre più il romanzo, fino a culminare nelle terribili pagine finali e che un po' tristemente tirano le somme di tutte le speculazioni. A mio parere per troppo a lungo Silone ha subito un giudizio non imparziale. Diffuso prima e l'estero e ostracizziato in Italia, il valore della letteratura dell'autore abruzzese, difficilmente inseribile nelle correnti letterarie del tempo, si è un po' persa in giudizi completamente da rivedere.

    ha scritto il 

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