Vita

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Publisher: Farrar Straus Giroux

3.9
(1808)

Language: English | Number of Pages: 448 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , French , German , Spanish

Isbn-10: 0374284954 | Isbn-13: 9780374284954 | Publish date: 

Translator: Virginia Jewiss

Also available as: Paperback , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Book Description
In April 1903, the steamship Republic spills more than two thousand immigrants onto Ellis Island. Among them are Diamante, age twelve, and Vita, nine, sent by their poor families in southern Italy to make their way in America. Amid the chaos and splendor of New York, the misery and criminality of Little Italy, and the shady tenants of Vita's father's decrepit Prince Street boarding house, Diamante and Vita struggle to survive, to create a new life, and to become American. From journeys west in search of work to journeys back to Italy in search of their roots, to Vita's son's encounter with his mother's home town while serving as an army captain in World War II, Vita touches on every aspect of the heartbreaking and inspiring immigrant story.The award-winning Italian author Melania G. Mazzucco weaves her own family history into a great American novel of the immigrant experience. A sweeping tale of discovery, love, and loss, Vita is a passionate blend of biography and autobiography, of fantasy and fiction.
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  • 4

    E sèmm partii.

    “…il pericoloso afflusso di stranieri indesiderati che si stanno rovesciando su di noi […] non è solo sgradito ma nocivo al benessere del nostro paese. Voi dite che è nostro dovere aprire le porte agl ...continue

    “…il pericoloso afflusso di stranieri indesiderati che si stanno rovesciando su di noi […] non è solo sgradito ma nocivo al benessere del nostro paese. Voi dite che è nostro dovere aprire le porte agli oppressi di tutto il mondo, e dal momento che una persona è povera e infelice nel paese in cui è nata può reclamare la nostra ospitalità come un diritto. Ma le nostre leggi per l’immigrazione sono troppo lassiste. Guardate nelle nostre prigioni, negli istituti di pena, guardate il numero di omicidi e crimini quotidiani: sono tutti commessi da stranieri. E perché questi stranieri selvaggi e col sangue caldo sono sempre armati di stiletti o revolver? […] Si, bisogna bloccare in ogni modo questo flusso indiscriminato. Per quaranta o cinquantanni la porta deve restare chiusa contro questo genere di immigrati.
    Samuel Conkey (Brooklyn, 28 aprile 1903) ”
    Ma potrebbe essere pure Mario Rossi (Roma, 27 marzo 2016), dimentico che suo nonno o bisnonno era uno di quegli stranieri selvaggi a Brooklyn nel 1903.

    Ecco, “Vita” è innanzitutto una storia di migranti italiani, partiti “per questa America sognata in fretta / la faccia doppia come una moneta / e una valigia con dentro niente”; partiti per cambiare la propria vita, ma senza sapere se li aspettasse un grattacielo o una rivoltella; partiti senza sapere se sarebbero stati “poi simpatici alla Libertà” *.

    Ma “Vita” è anche Vita che balla scalza, “coi piedi maliziosi e sporchi”; Vita che ama in un modo che non aveva mai immaginato possibile e forse non lo era; Vita “arruffata, dinamica, distratta. Luminosa. Bella”; Vita che non vuole tenere i piedi per terra per non perdere le ali.

    Vita dunque, anche se costa cara: perché “vivere dove non possiamo essere feriti – intaccati o ghermiti dal dolore e dal disincanto – non è vita”.

    * da “E sèmm partii” di Davide Van De Sfroos: se vi va, la trovate nella pagina del libro, nel box “Musica & Video”.
    (Ma potrei mettere pure “Furestee” e “Loena de picch”.
    E “La balera”, nella versione live con la coda strumentale che sembra non finire mai.
    E magari anche “Trenu trenu”…
    Dimmelo, Melania Mazzucco: ascoltavi il buon Bernasconi mentre scrivevi questo libro?)

    said on 

  • 4

    due ragazzini italiani nella new York dei primi del '900: una storia di emigrazione

    Vita è la storia di due ragazzini che nell’ America dei primi del secolo, fra vicende tristissime e dolorose di emigranti, continueranno ad amarsi per tutta la vita. Inoltre è anche il libro di memori ...continue

    Vita è la storia di due ragazzini che nell’ America dei primi del secolo, fra vicende tristissime e dolorose di emigranti, continueranno ad amarsi per tutta la vita. Inoltre è anche il libro di memorie della famiglia Mazzucco che la scrittrice ormai adulta ha voluto tributare al padre e al nonno Diamante. Proprio le fatiche di questo nonno hanno permesso alla famiglia di elevarsi economicamente e soprattutto culturalmente. si capisce la scelta di scrivere questa storia “per non dimenticare perché dimenticare è triste mentre attraverso la memoria tutto torna a vivere. E si può chiudere il cerchio” dichiara l’autrice.
    Melania Mazzucco si è documentata moltissimo su questo fenomeno poco studiato e sulle condizioni terribili dei primi Italiani giunti nel nuovo mondo, svelando sotto il mito del sogno americano, quelle che erano le terribili condizioni di vita. E questo lo rende un libro attualissimo, pensando alle navi di oggi e quelle che arrivavano a Ellis Island nel 1903 cariche di disperati disposti a tutto per sopravvivere e anche bambini soli come Vita la protagonista che ha 9 anni e Diamante 11. Diamante ha varcato l’Oceano (dopo che i suoi fratelli, erano letteralmente morti di fame al paese), proprio con l’idea di riscattare la famiglia dalla miseria. Una scrittrice dotata di una fantasia straripante, unita alla modernità della lingua e alla struttura mossa e articolata che si traduce in una scrittura ricchissima. Mazzucco è attenta all’attualità e rigorosa nella forma, ma soprattutto nella ricerca storica. Un libro che fa riflettere su chi eravamo, sulla nostra storia di italiani poveri ed emarginati e quello che siamo diventati e su come a nostra volta emarginiamo e sfruttiamo persone di altre nazionalità, giudicate spesso inferiori a noi. La storia deve servire a questo a farci riflettere su dove stiamo andando perché l'intolleranza non si differenzia in nessun modo. Si basa sui pregiudizi e sulle paure più ancestrali: non evolve. Il pregiudizio nei confronti del diverso - di chi non è simile a noi per aspetto, lingua, costumi, religione -. E non è consolante sapere che chi è stato discriminato in passato può discriminare in futuro –
    Le esperienze durissime di Diamante mostrano che in quelle condizioni di miseria e ignoranza era quasi impossibile separare la voglia di lavorare dal tentativo di lasciarsi coinvolgere in azioni criminose o per lo meno illegali. La mano nera.
    “Gli Italiani erano la minoranza più miserabile della città. Più miserabile degli Ebrei, dei Polacchi, dei Rumeni e perfino dei negri. Erano negri che non parlavano nemmeno inglese ... Diamante fu il primo a scoprire il buco nella rete e a fuggire, per liberarci e per aprire a tutti noi un futuro diverso” dice la scrittrice.
    L’emigrazione negli Stati Uniti coinvolse 16 milioni di Italiani tra il 1840 e il 1940 esistono pochissime prove di narrativa.
    Leggere però quei fatti ricostruiti attraverso l’immaginazione di una scrittrice brava ci emoziona e ci tocca più di qualsiasi inchiesta accurata perché attraverso l’emozione, l’immedesimazione, il messaggio ha un canale privilegiato. Niente più di un romanzo storico ci dà idea di quel periodo, come diceva Sciascia a proposito di Manzoni.
    Bella la figura di Enrico Caruso, l’italiano che ce l’ha fatta attraverso la musica, ma anche lui paga lo scotto del successo. Compare anche Charly Chaplin, il cinema. E le atmosfere del film di Leone “C’era una volta l’America”. La struggente malinconia del personaggio di De Niro che ricorda Diamante.
    Vita viene evocata all’inizio attraverso i limoni e gli aranci di cui lei parlava. Ora il paesaggio che vede il capitano è bruciato. Non c’è acqua da queste parti e Vita rappresenta l’acqua, viceversa senza acqua non c’è vita. Coltivare limoni è il suo sogno della maturità, perché è l’unico agrume che può dare frutti tutto l’anno. Praticamente è l’unica pianta che non conosce l’inverno , né la vecchiaia.” Una bambina di 9 anni con una gran massa di capelli scuri e due occhi profondi cerchiati di nero. Vita fa magie con gli oggetti, Vita che potrebbe risolvere i problemi di tutti con i suoi poteri ma si rifiuta. Vita che forse fu la causa della rovina di suo padre. Vita è un’ottima cuoca, generosa e accogliente ma anche spietata e crudele, salvo riscattarsi espiando in un matrimonio con Geremia, sopravvissuto a un incendio. Vita è esistita? Nei ricordi di Amedeo, fratello di Diamante, no.
    Diamante è il ragazzo dell’acqua, sognatore e testardo non si adatta e torna da sconfitto a casa, non ha il coraggio di Vita. Waterboy è colui che tiene insieme ciò che è lontano. L’acqua era solo lo specchio delle sue inquietudini, la sua via di fuga . Diamante ha dato a Vita la speranza e viceversa, ma da solo non fa niente è come i diamanti che brillano di luce riflessa. Vita possiede qualcosa che Diamante non ha, che non riconosce e di cui nemmeno lui può fare a meno. È fosforescente come le alghe. Non affonda e riluce. Gli sconfitti del libro sono i sogni e Diamante è il sognatore per eccellenza, è comunque un personaggio senza l’obbligo tutto maschile della vittoria. Ciò che vogliamo far sapere di noi è altrettanto importante di ciò che realmente è accaduto, perché in esso nelle nostre favole ci riconosciamo. Vita è piena di verità e di fatti inventati, invenzioni, leggende e storia vera.
    Il rapporto tra storia e letteratura, l'indagine su quel sottile confine che separa realtà e finzione, è - mi sembra - al centro della letteratura della Mazzucco. Ma in Vita si arricchisce di una sfumatura ulteriore, poiché si rivolge alla storia della propria famiglia e, con essa, alle leggende che si saldano con la verità. Perché, come la scrittrice stessa sottolinea, la memoria - quella individuale, ma anche quella collettiva - è un organo eminentemente creativo e non un archivio ordinato e lineare. Così anche la storia d'amore di Diamante e Vita, iniziata sul piroscafo.
    Se devo trovare un difetto al romanzo lo trovo però nella estrema artificiosità nell’ intrecciare i piani narrativi fra il presente della scrittrice che ricerca le sue origini attraverso documenti scritti e testimonianze orali, le vicende dei due ragazzi e la seconda guerra mondiale. Sarà un intreccio moderno e raffinato, purtroppo si perde la capacità di farsi coinvolgere dalla storia, che è poi la magia della grande letteratura.

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  • 4

    E' un libro che può risultare un po' difficile e pesante a tratti, ma l'autrice ha un modo di scrivere, di rendere "vive" le situazioni,che è incredibile.... ha un punto di vista tutto suo e questo lo ...continue

    E' un libro che può risultare un po' difficile e pesante a tratti, ma l'autrice ha un modo di scrivere, di rendere "vive" le situazioni,che è incredibile.... ha un punto di vista tutto suo e questo lo rende molto interessante.

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  • 4

    "Noi siamo abituati a stimare solo ciò che è confuso.Cerchiamo la forza nel garbuglio dei nodi,ritenendo impossibile congiungere nell'anima semplicità e grandezza.Ma sono opache,meschine e smorte le cose complesse,e l'anima è semplice come questo filo."

    "La sensazione di non essere amati per quello che siamo, ma per quello che facciamo credere di essere. Il mondo ridotto a un corpo, e il corpo ridotto a una sua umida parte. Pochi istanti condivisi, e ...continue

    "La sensazione di non essere amati per quello che siamo, ma per quello che facciamo credere di essere. Il mondo ridotto a un corpo, e il corpo ridotto a una sua umida parte. Pochi istanti condivisi, e un vuoto sconfinato dentro."
    Quando avevo iniziato a leggere questo libro nel 2003 appena uscito -me lo aveva ragalato mia mamma, mi ricordo- nonostante ne sentissi parlare genericamente bene e nonostante mi attirasse abbastanza anche se ancora non conoscevo la Mazzucco, non ero riuscita ad andare oltre alla prima cinquantina di pagine. Non che non ci riuscissi, in realtà, ma proprio mi repingeva, questa storia di un passato di miseria e desolazione che fortunatamente la mia famiglia non aveva dovuto sopportare. E questa ridda di personaggi straccioni che si accalcano, vociati e molesti, mi aveva ancora più allontanata.
    Ho scoperto la Mazzucco due anni più tardi, con "Un giorno perfetto", e da lì sono andata a ritroso nella sua produzione, e l'ho sempre seguita fino alla recente straordianaria apparizione di "Il museo del mondo", trovandola sempre notevole su diversi piani. Voglio dire, quello che ho sempre riscontrato nei suoi libri e che mi piace immensamente è la capacità di raccontare, seguendo la vibrazione del racconto, adattando la lingua, il dialogo e lo stesso tempo cronologico al tempo vitruale richiesto dalla narrazione. Anche in questo caso infatti, superate le prime cento pagine e dribblato il primo capitolo, la storia salta di quarant'anni, alla fine della seconda guerra ed al figlio del protagonista -o coprotagonista, che secondo me il romanzo doveva chiamarsi "Diamante", sarebbe stato anche più allusivo anche se senz'altro più, come dire, riduttivo.
    Le ultime sono a mio parere le parti migliori del romanzo: dopo il salto temporale si torna a scoprire gli anni rimasti rimasti nel silenzio, ma sono anni di tribolazioni di cuore, oltre che di tutto il resto. Diamante e Vita, e gli altri cugini o bordanti del passato, sono andati ognuno per la propria strada, c'è chi fa fortuna, chi stenta (quasi tutti), chi fa scelte sbagliate, chi non ne fa e chi sceglie di rimanere fedele al passato ad oltranza, chi ha coraggio, chi rischia. Se mi è concessa una divagazione, che comunque mi prendo, vorrei sottolineare che è indiscutibilmente una bella cosa aver saputo rischiare, se con il senno di poi vedi che ne era valsa la pena; sarà per il senso di nausea che invece prende me che queste storie, e questi pensieri, preferisco evitarli.
    Tornando a "Vita", ingiusto sarebbe non ricordare che al valore del romanzo si aggiunge il valore aggiunto di essere una storia vera, la storia della famiglia dell'autrice, che con un fiuto davvero da segugio, e con la puntigliosità che le conosciamo è andata a ricostruire e cercare da NewYork a Tufo, passando per Roma e per Cleveland.
    Questa cosa, la ricerca delle origini, mi piace moltissimo, perchè sono convinta che conoscere il proprio passato voglia dire conoscersi: tutti avremmo il diritto al maggior numero possibile di informazioni, e da questo -ma non solo da questo- punto di vista i nonni sono insostituibili.

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  • 2

    Audiolibro. Modalità: OFF

    Se si fosse trattato del libro, forse sarei riuscita a leggerlo tutto. Forse. Ma l'audiolibro, letto dall'autrice stessa, è inascoltabile. La Mazzucco legge "di corsa", ovvero troppo velocemente, cost ...continue

    Se si fosse trattato del libro, forse sarei riuscita a leggerlo tutto. Forse. Ma l'audiolibro, letto dall'autrice stessa, è inascoltabile. La Mazzucco legge "di corsa", ovvero troppo velocemente, costringendo chi ascolta ad un irritante sforzo per seguirla nel racconto. E il tono e l'interpretazione da lei utilizzati sono quelli che userei io per leggere ad alta voce la lista della spesa.
    Improponibile! Scriva la Mazzucco, non legga!

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  • 5

    NO DOGS NIGGERS ITALIANS

    "Tanta robba!"
    Una sorta di saga della famiglia Mazzucco + storie della grande emigrazione....direi che ci sono tutti gli elementi affinché un libro mi piaccia!
    Il libro è diviso in due parti.
    Parte I ...continue

    "Tanta robba!"
    Una sorta di saga della famiglia Mazzucco + storie della grande emigrazione....direi che ci sono tutti gli elementi affinché un libro mi piaccia!
    Il libro è diviso in due parti.
    Parte I
    Incentrato sull' arrivo e sulle prime esperienze di Vita e Diamante in America, è la parte che preferisco. Andamento "lineare" nella sequenza degli avvenimenti, così pieno di vita vissuta e di personaggi mirabilmente descritti che sembra di vederli.
    Parte II
    Inizia con la fine! E se ad un primo impatto la cosa è spiazzante, nel proseguo della trama ogni elemento trova il suo posto.

    Vita è uno dei personaggi principali e viene scelto dall'autrice come titolo del libro. Io l'avrei chiamato Diamante, con il nome dell'altro co-protagonista...perché se Vita, in un certo senso, è una che ce l'ha "fatta", Diamante è un "loser" e io ho un debole per i "loser".
    Ho amato le loro vicende, così come mi sono piaciute le storie di tutti gli altri personaggi (Rocco, Geremia, Lena, Coca Cola...).
    Un po' come mi piaceva da piccolo ascoltare le storie di paese raccontate da mia nonna, dove realtà e leggenda si accavallavano, così sarei potuto restare a ascoltare/leggere le storie di Diamante e Vita in lingua "broccolino" per ore e ore.

    Dal punto di vista dello stile un uso spropositato dei trattini nel discorso e una sequenza cronologica "ballerina" non rappresentano certo il punto di forza del romanzo.

    4 stelle, anzi no, crepi l'avarizia: 5 stelle! Non sono 5 stelle da capolavoro ma è un libro che non lascia indifferenti.

    "-e comincio a pensare che per un'intera generazione di ragazzi l'America non fosse una meta né un sogno. Era un luogo favoloso e insieme familiare - dove si compiva, con il consenso degli adulti, un rito di passaggio, un rito di iniziazione. Altre generazioni ebbero il servizio militare, la guerra in trincea, le bande partigiane, la contestazione. I ragazzi nati negli ultimi decenni dell'Ottocento ebbero l'America. A quattordici, sedici, diciott'anni (qualcuno prima, qualcuno dopo), in gruppo, con i cugini, i fratelli, gli amici, dovevano compiere la traversata - morire - se volevano crescere, se volevano sopravvivere. Risorgere. Dovevano affrontare l' America come i ragazzi delle tribù australiane, di Papua e della Nuova Guinea affrontavano il mitico mostro che li inghiottiva per rivomitarli uomini. Dovevano essere pianti, essere persi, essere considerati morti. E dovevano tornare indietro. Solo una parte lo fece realmente: il protagonista di molte favole iniziatiche, viaggiando, spingendosi al di là dei confini del mondo noto finisce per trovare un regno preferibile a quello da cui è partito - e per restarvi, cominciando un'altra vita."

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  • 4

    Una magistrale prova di scrittura: trama solidissima, personaggi perfetti nell’inquadramento storico e nella costruzione dell’evoluzione psicologica, struttura dell’opera originale ma mai confusa, dim ...continue

    Una magistrale prova di scrittura: trama solidissima, personaggi perfetti nell’inquadramento storico e nella costruzione dell’evoluzione psicologica, struttura dell’opera originale ma mai confusa, dimensione sociologica possente ed assolutamente attuale

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  • 5

    Feccia umana

    La solita Melania Mazzucco. Brava, scrupolosa nella sua ricerca nella descrizione dei personaggi e nella narrazione. Percorrendo la storia di un suo antenato emigrato negli stati uniti all'inizi del ' ...continue

    La solita Melania Mazzucco. Brava, scrupolosa nella sua ricerca nella descrizione dei personaggi e nella narrazione. Percorrendo la storia di un suo antenato emigrato negli stati uniti all'inizi del '900, fa rivivere a noi italiani e sopratutto riporta alla memoria, il nostro passato da emigranti con tutti i lati negativi che un popolo deve sopportare quando è costretto per la fame o la guerra ad abbandonare il proprio paese per trovare l'eldorado in posti lontani. Considerati al di sotto degli ebrei, dei latinoamericani, dei polacchi e dei "negri", gli italiani venivano sfruttati, maltrattati e ammazzati considerati come feccia umana. Quasi come oggi noi facciamo con gli africani.

    said on 

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