Vita

Premio Strega 2003

Di

Editore: Utet

3.9
(1793)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 583 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8802075476 | Isbn-13: 9788802075471 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , CD audio

Genere: Biografia , Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
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  • 4

    E' un libro che può risultare un po' difficile e pesante a tratti, ma l'autrice ha un modo di scrivere, di rendere "vive" le situazioni,che è incredibile.... ha un punto di vista tutto suo e questo lo ...continua

    E' un libro che può risultare un po' difficile e pesante a tratti, ma l'autrice ha un modo di scrivere, di rendere "vive" le situazioni,che è incredibile.... ha un punto di vista tutto suo e questo lo rende molto interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    "Noi siamo abituati a stimare solo ciò che è confuso.Cerchiamo la forza nel garbuglio dei nodi,ritenendo impossibile congiungere nell'anima semplicità e grandezza.Ma sono opache,meschine e smorte le cose complesse,e l'anima è semplice come questo filo."

    "La sensazione di non essere amati per quello che siamo, ma per quello che facciamo credere di essere. Il mondo ridotto a un corpo, e il corpo ridotto a una sua umida parte. Pochi istanti condivisi, e ...continua

    "La sensazione di non essere amati per quello che siamo, ma per quello che facciamo credere di essere. Il mondo ridotto a un corpo, e il corpo ridotto a una sua umida parte. Pochi istanti condivisi, e un vuoto sconfinato dentro."
    Quando avevo iniziato a leggere questo libro nel 2003 appena uscito -me lo aveva ragalato mia mamma, mi ricordo- nonostante ne sentissi parlare genericamente bene e nonostante mi attirasse abbastanza anche se ancora non conoscevo la Mazzucco, non ero riuscita ad andare oltre alla prima cinquantina di pagine. Non che non ci riuscissi, in realtà, ma proprio mi repingeva, questa storia di un passato di miseria e desolazione che fortunatamente la mia famiglia non aveva dovuto sopportare. E questa ridda di personaggi straccioni che si accalcano, vociati e molesti, mi aveva ancora più allontanata.
    Ho scoperto la Mazzucco due anni più tardi, con "Un giorno perfetto", e da lì sono andata a ritroso nella sua produzione, e l'ho sempre seguita fino alla recente straordianaria apparizione di "Il museo del mondo", trovandola sempre notevole su diversi piani. Voglio dire, quello che ho sempre riscontrato nei suoi libri e che mi piace immensamente è la capacità di raccontare, seguendo la vibrazione del racconto, adattando la lingua, il dialogo e lo stesso tempo cronologico al tempo vitruale richiesto dalla narrazione. Anche in questo caso infatti, superate le prime cento pagine e dribblato il primo capitolo, la storia salta di quarant'anni, alla fine della seconda guerra ed al figlio del protagonista -o coprotagonista, che secondo me il romanzo doveva chiamarsi "Diamante", sarebbe stato anche più allusivo anche se senz'altro più, come dire, riduttivo.
    Le ultime sono a mio parere le parti migliori del romanzo: dopo il salto temporale si torna a scoprire gli anni rimasti rimasti nel silenzio, ma sono anni di tribolazioni di cuore, oltre che di tutto il resto. Diamante e Vita, e gli altri cugini o bordanti del passato, sono andati ognuno per la propria strada, c'è chi fa fortuna, chi stenta (quasi tutti), chi fa scelte sbagliate, chi non ne fa e chi sceglie di rimanere fedele al passato ad oltranza, chi ha coraggio, chi rischia. Se mi è concessa una divagazione, che comunque mi prendo, vorrei sottolineare che è indiscutibilmente una bella cosa aver saputo rischiare, se con il senno di poi vedi che ne era valsa la pena; sarà per il senso di nausea che invece prende me che queste storie, e questi pensieri, preferisco evitarli.
    Tornando a "Vita", ingiusto sarebbe non ricordare che al valore del romanzo si aggiunge il valore aggiunto di essere una storia vera, la storia della famiglia dell'autrice, che con un fiuto davvero da segugio, e con la puntigliosità che le conosciamo è andata a ricostruire e cercare da NewYork a Tufo, passando per Roma e per Cleveland.
    Questa cosa, la ricerca delle origini, mi piace moltissimo, perchè sono convinta che conoscere il proprio passato voglia dire conoscersi: tutti avremmo il diritto al maggior numero possibile di informazioni, e da questo -ma non solo da questo- punto di vista i nonni sono insostituibili.

    ha scritto il 

  • 2

    Audiolibro. Modalità: OFF

    Se si fosse trattato del libro, forse sarei riuscita a leggerlo tutto. Forse. Ma l'audiolibro, letto dall'autrice stessa, è inascoltabile. La Mazzucco legge "di corsa", ovvero troppo velocemente, cost ...continua

    Se si fosse trattato del libro, forse sarei riuscita a leggerlo tutto. Forse. Ma l'audiolibro, letto dall'autrice stessa, è inascoltabile. La Mazzucco legge "di corsa", ovvero troppo velocemente, costringendo chi ascolta ad un irritante sforzo per seguirla nel racconto. E il tono e l'interpretazione da lei utilizzati sono quelli che userei io per leggere ad alta voce la lista della spesa.
    Improponibile! Scriva la Mazzucco, non legga!

    ha scritto il 

  • 5

    NO DOGS NIGGERS ITALIANS

    "Tanta robba!"
    Una sorta di saga della famiglia Mazzucco + storie della grande emigrazione....direi che ci sono tutti gli elementi affinché un libro mi piaccia!
    Il libro è diviso in due parti.
    Parte I ...continua

    "Tanta robba!"
    Una sorta di saga della famiglia Mazzucco + storie della grande emigrazione....direi che ci sono tutti gli elementi affinché un libro mi piaccia!
    Il libro è diviso in due parti.
    Parte I
    Incentrato sull' arrivo e sulle prime esperienze di Vita e Diamante in America, è la parte che preferisco. Andamento "lineare" nella sequenza degli avvenimenti, così pieno di vita vissuta e di personaggi mirabilmente descritti che sembra di vederli.
    Parte II
    Inizia con la fine! E se ad un primo impatto la cosa è spiazzante, nel proseguo della trama ogni elemento trova il suo posto.

    Vita è uno dei personaggi principali e viene scelto dall'autrice come titolo del libro. Io l'avrei chiamato Diamante, con il nome dell'altro co-protagonista...perché se Vita, in un certo senso, è una che ce l'ha "fatta", Diamante è un "loser" e io ho un debole per i "loser".
    Ho amato le loro vicende, così come mi sono piaciute le storie di tutti gli altri personaggi (Rocco, Geremia, Lena, Coca Cola...).
    Un po' come mi piaceva da piccolo ascoltare le storie di paese raccontate da mia nonna, dove realtà e leggenda si accavallavano, così sarei potuto restare a ascoltare/leggere le storie di Diamante e Vita in lingua "broccolino" per ore e ore.

    Dal punto di vista dello stile un uso spropositato dei trattini nel discorso e una sequenza cronologica "ballerina" non rappresentano certo il punto di forza del romanzo.

    4 stelle, anzi no, crepi l'avarizia: 5 stelle! Non sono 5 stelle da capolavoro ma è un libro che non lascia indifferenti.

    "-e comincio a pensare che per un'intera generazione di ragazzi l'America non fosse una meta né un sogno. Era un luogo favoloso e insieme familiare - dove si compiva, con il consenso degli adulti, un rito di passaggio, un rito di iniziazione. Altre generazioni ebbero il servizio militare, la guerra in trincea, le bande partigiane, la contestazione. I ragazzi nati negli ultimi decenni dell'Ottocento ebbero l'America. A quattordici, sedici, diciott'anni (qualcuno prima, qualcuno dopo), in gruppo, con i cugini, i fratelli, gli amici, dovevano compiere la traversata - morire - se volevano crescere, se volevano sopravvivere. Risorgere. Dovevano affrontare l' America come i ragazzi delle tribù australiane, di Papua e della Nuova Guinea affrontavano il mitico mostro che li inghiottiva per rivomitarli uomini. Dovevano essere pianti, essere persi, essere considerati morti. E dovevano tornare indietro. Solo una parte lo fece realmente: il protagonista di molte favole iniziatiche, viaggiando, spingendosi al di là dei confini del mondo noto finisce per trovare un regno preferibile a quello da cui è partito - e per restarvi, cominciando un'altra vita."

    ha scritto il 

  • 4

    Una magistrale prova di scrittura: trama solidissima, personaggi perfetti nell’inquadramento storico e nella costruzione dell’evoluzione psicologica, struttura dell’opera originale ma mai confusa, dim ...continua

    Una magistrale prova di scrittura: trama solidissima, personaggi perfetti nell’inquadramento storico e nella costruzione dell’evoluzione psicologica, struttura dell’opera originale ma mai confusa, dimensione sociologica possente ed assolutamente attuale

    ha scritto il 

  • 5

    Feccia umana

    La solita Melania Mazzucco. Brava, scrupolosa nella sua ricerca nella descrizione dei personaggi e nella narrazione. Percorrendo la storia di un suo antenato emigrato negli stati uniti all'inizi del ' ...continua

    La solita Melania Mazzucco. Brava, scrupolosa nella sua ricerca nella descrizione dei personaggi e nella narrazione. Percorrendo la storia di un suo antenato emigrato negli stati uniti all'inizi del '900, fa rivivere a noi italiani e sopratutto riporta alla memoria, il nostro passato da emigranti con tutti i lati negativi che un popolo deve sopportare quando è costretto per la fame o la guerra ad abbandonare il proprio paese per trovare l'eldorado in posti lontani. Considerati al di sotto degli ebrei, dei latinoamericani, dei polacchi e dei "negri", gli italiani venivano sfruttati, maltrattati e ammazzati considerati come feccia umana. Quasi come oggi noi facciamo con gli africani.

    ha scritto il 

  • 3

    mi è piaciuta tantissima la prima parte: l'ingresso in America, l'esplorazione del mondo attraverso le vicissitudini di due bambini, la miseria, il tentativo di provare a cambiare il proprio destino. ...continua

    mi è piaciuta tantissima la prima parte: l'ingresso in America, l'esplorazione del mondo attraverso le vicissitudini di due bambini, la miseria, il tentativo di provare a cambiare il proprio destino. Poi la sequenza narrativa, fuori dall 'ordine temporale, mi ha reso la lettura più difficoltosa e meno interessante , e così ho portato avanti la lettura con qualche fatica.

    ha scritto il 

  • 5

    Attraverso la storia di una famiglia - i Mazzucco - navighiamo nei primi del 1900, quando gli italiani partivano per inseguire il sogno americano.
    Ricostruendo la storia dei proprio antenati, la scrit ...continua

    Attraverso la storia di una famiglia - i Mazzucco - navighiamo nei primi del 1900, quando gli italiani partivano per inseguire il sogno americano.
    Ricostruendo la storia dei proprio antenati, la scrittrice disegna una storia attuale, scorrevole, piacevole, emozionante..

    Si parla tanto, oggi, di immigrazione e di immigrati. Sento spesso persone che si lamentano, dimentichi che anche noi siamo stati immigrati. Gente indesiderata. Dago. Alla ricerca di qualcosa di meglio, alla conquista di qualcosa che non sempre è come immaginiamo. Perché non tutti quelli che partono riescono a trovare l'"AMERICA".. molti trovano miseria, stenti, morte.. .. elenchi di nomi partiti con un sogno e poi.. e poi il sogno si infrange per una morte prematura, cruda.. e il sogno Americano va a farsi fottere - anche per chi è rimasto in Italia e attende che il parente torni ricco e affermato..

    Questo libro ci racconta gli italiani in America, agli inizi del 1900.
    Questo libro ci ricorda quello che siamo stati e che disprezziamo.
    Ci racconta quello che stiamo tornando ad essere - immigrati - illudendoci di essere migliori di chi, l'America, viene a cercarla in Italia.

    ha scritto il 

  • 1

    Sono cresciuta con i racconti sull'immigrazione, i miei nonni e bisnonni erano emigrati. La prossima volta che vorrò ripassare tutti i luoghi comuni sull'imigrazione del sud lo rileggerò. L'ho trovato ...continua

    Sono cresciuta con i racconti sull'immigrazione, i miei nonni e bisnonni erano emigrati. La prossima volta che vorrò ripassare tutti i luoghi comuni sull'imigrazione del sud lo rileggerò. L'ho trovato brutto, pesante e falso. Non si può analizzare un fenomeno dando per scontate le sue cause.

    ha scritto il 

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