Vita di Pasolini

Di

Editore: Mondadori

4.1
(142)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 518 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804550031 | Isbn-13: 9788804550037 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Tascabile economico

Genere: Biografia , Non-narrativa

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Descrizione del libro
Critico d'arte e del costume, amico di Alberto Moravia, Pier PaoloPasolini, Elsa Morante, scrittore in proprio, Enzo Siciliano ripercorre inquesto volume la vita dell'autore di "Ragazzi di vita", "Una vita violenta" e"Scritti corsari": scrittore, poeta, regista e intellettuale "scomodo",figura amata e odiata. Alla ricostruzione della vita di Pasolini Sicilianoaffianca però anche una riflessione su uno dei periodi cruciali del nostroPaese: quello che dalla Resistenza arriva fino al terrorismo degli anniSettanta.
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  • 5

    La vita di un poeta innamorato a firma di un amico come un gran bel dono.

    Gridava “Mamma!” a Ostia, all’Idroscalo
    come uno dei ragazzi di zinco di Svetlana.

    Aveva una canottiera verde a maniche corte,
    sandoletti con i lacci,
    un frocio tra i trantacinque e i cinquant’anni,
    c ...continua

    Gridava “Mamma!” a Ostia, all’Idroscalo
    come uno dei ragazzi di zinco di Svetlana.

    Aveva una canottiera verde a maniche corte,
    sandoletti con i lacci,
    un frocio tra i trantacinque e i cinquant’anni,
    con la GT.

    Quante persone c’erano quella notte
    sul campetto all’Idroscalo? Un indovinello
    come il numero dei fagioli nel vaso grande
    di vetro della Carrà, quando esistevano
    la Carrà e Pasolini. Forse la Carrà ancora esiste.

    Il cuore gli è esploso per la pressione, quando
    i pneumatici gli sono passati sopra.
    Una questione di nostalgia e di presenza.

    Una vanità comitale.
    Un padre falso, virile, risorgimentale, pazzo
    per suo figlio.
    Il bovaristico amore infelice di sua madre.
    Le prode dei fossi.
    I ragazzi a fare il bagno nel Tagliamento.

    Lo zio morto in mare si chiamava Pier Paolo,
    è morto a vent’anni e scriveva poesie.
    Gli difettò una madre come figura ultrice
    e la passione per i libri sui banchetti bolognesi
    ai Portici della Morte.

    Lo straniero che scrive in friulano
    sul poggiolo di legno
    con l’ingenua furia romantica di educare
    il popolo con la poesia,
    con un fratello Guido ucciso
    da una mano fraterna amica, in montagna,
    gappista. Contro il male estetico un poeta
    diventa civile, felibristico, martire
    di una estetica di salvataggio.

    Tradire la propria classe,
    indïare,
    scostare la vischiosità pettegola
    che unisce talvolta gli omosessuali alle donne.
    Il ricatto del prete:
    l’esperienza erotica e letteraria di una suggestione;
    sa com’è, leggevo un romanzo di Gide.

    Audace e ingenuo, addolorato e impudico,
    sotto il segno di Rimbaud a Roma.
    Con Penna la gara a chi se ne faceva dippiù.
    I diritti del reietto.
    Pagare le marchette ai semplici, per Marx, per Gesù.

    Una bellezza fatta di brufoli, orecchie e collo sudici,
    mosse tenere e sguaiate, espressionistiche,
    alla Guttuso. Mite e violento, quando le miss
    sono diventate belle ché finalmente mangiano.

    Il brivido ilare dell’innocente astuto.
    Citti, l’imbianchino, offriva la pizza a Pasolini,
    povero maestro, a “L’aquila d’oro”. Ideologico,
    didascalico, romano.

    Amici dopo la marchetta. Una botta e mai più via.
    Allegria e indifferenza mercenaria.
    La poesia l’arma bianca contro l’Italia
    Anni Cinquanta, bianchissima, una balenottera.

    “Umanismo tradizionale
    da rivitalizzare
    attraverso lo storicismo marxista; di contro
    il sociologismo neopositivista,
    intriso
    di refoulements esistenziali.”
    Enzo Siciliano.

    “Non siete mai esistiti, vecchi pecoroni papalini,
    ora un po’ esistete, perché un po’ esiste Pasolini.”
    Pasolini.

    La sinopia – schizzo in terra rossa,
    della confortante persecuzione.
    I rancori sono antichi, ogni tanto
    occorre un nuovo bersaglio.
    “E un amico dice talvolta le cose
    molto più violentemente
    di un avversario, come sai.”

    Il piacere e la realtà, in un conflitto
    demenziale
    che neppure la chiarezza intellettuale
    sottrarrà al sogno della cosa.

    Fellini su Pasolini: un padre priore e un folletto
    lunare. Il mai compensato rischio sulla vita
    di Accattone che fissa il Tevere.
    Il razzismo sessuale degli italiani
    in una impressionante quantità di pagine scritte.

    Skeptofilia, o voyeurismo, o scopofilia,
    o di come riempirsi la bocca.

    La destra neofascista alle vie di fatto
    contro il cristo mite e violento
    che bazzicava Stazione Termini.

    I cristiani di Assisi finanziano il Vangelo di Pasolini
    negli Anni Sessanta.
    Il teologo Romano Guardini
    guardingo tra le parole e le cose e le figure.

    “La Rivoluzione non è più che un sentimento.”
    Di fare l’amore con mio padre, contro il comò,
    con mio fratello, con molte donne di pietra.
    I giovani che vedono contadini e operai, gli ultimi
    prima che a vista resti solo l’entropia
    borghese e la mia autobiorgrafia da poeta.

    Un’unica poesia d’amore sereno,
    il 2 settembre 1969,
    oppure sempre schiavo
    di reazioni corticali, le foto di Dino Pedriali,
    l’omosessualità contraccettiva,
    il coraggio intellettuale e la pratica politica
    non fanno mai l’amore insieme, in Italia,
    e l’azione è consolante, scrisse Conrad,
    inventore di un orrore che non puoi spiegare.

    “Ma la sua austerità non conobbe alcun gelo
    e fu solo un’ipotesi di vita.”
    Nove Meridiani e non è il tutto
    del Poligrafo Pasolini.
    Un uomo gentile e assassinato.

    ha scritto il 

  • 2

    Non amo i gongorismi di Siciliano: meno cesello, più sostanza. Alcuni tic espressivi sono insopportabili (come l'utilizzo reiterato del verbo "obliterare"). Ma più di tutto è insopportabile lo strisci ...continua

    Non amo i gongorismi di Siciliano: meno cesello, più sostanza. Alcuni tic espressivi sono insopportabili (come l'utilizzo reiterato del verbo "obliterare"). Ma più di tutto è insopportabile lo strisciante (in alcune parti, palese) biasimo verso le "ideologie", una moda molto anni Novanta, del resto. Chi volesse capire che farsene di Pasolini oggi, al di là dei riti e delle celebrazioni obbligate, non perda tempo su questo libro.

    ha scritto il 

  • 4

    L'autore ci prende per mano e ci conduce attraverso tutte le tappe della vita di Pasolini. Lo fa con maestria, permettendo al lettore di approfondire non solo gli aspetti biografici, ma anche quelli p ...continua

    L'autore ci prende per mano e ci conduce attraverso tutte le tappe della vita di Pasolini. Lo fa con maestria, permettendo al lettore di approfondire non solo gli aspetti biografici, ma anche quelli poetici, letterari, cinematografici e di critico della società in cui viveva. Fondamentale per comprendere Pasolini.

    ha scritto il 

  • 0

    "...con l'antico convincimento dei poeti per i quali la parola è l'unica terapia possibile ai mali della vita"

    Cosa spiegano, le azioni, dell'anima (meglio, di quella non-cosa che, per comodità, chiamo anima) di un uomo? Quanto dicono di lui, quanto lo raccontano?
    Vita di Pasolini è la trascrizione precisa di ...continua

    Cosa spiegano, le azioni, dell'anima (meglio, di quella non-cosa che, per comodità, chiamo anima) di un uomo? Quanto dicono di lui, quanto lo raccontano?
    Vita di Pasolini è la trascrizione precisa di una sequela d'azioni, di fatti, di luoghi, di persone e di opere. Vita di Pasolini è una cronaca lunga ed articolata, costruita sulle solide basi gettate da un lavoro di evidente e certosina documentazione; è anche, sebbene marginalmente, racconto dal quale traspaiono, affatto dissimulate, le opinioni del narratore (la parzialità, quando non sconfina in faziosità, è cosa buona perché rivela passioni) e la sua cultura (una cultura, questa sì, grande e destinata ad apparire ancora più grande poiché esibita con un orgoglio subdolamente mascherato di modestia), al punto che non lo si può definire un libro pedissequo: l'orginalità dell'intenzione c'è (che poi non riesca a trasferirsi nel risultato, è un altro discorso e la colpa non è da imputare interamente a Siciliano). Vita di Pasolini è uno spettacolo durante il quale l'attore protagonista non esce mai da dietro le quinte. Pasolini non c'è, qui dentro, e se c'è non si vede. Il discorso, forse, è in fondo sempre lo stesso: come rendere la complessa ricchezza di una personalità debordante e contraddittoria come quella di Pasolini? Conoscere qualcosa della sua vita non basta per penetrare a fondo il mistero e tutto quello che resta tra queste pagine è la sagoma, tracciata a matita, di un'ombra proiettata su di una pagina bianca (l'ombra di Pasolini che, come la luce delle stelle, arriva a noi da distanze astrali, con decenni di ritardo).
    Il Pasolini poeta/scultore (poiché egli componeva nello stesso modo in cui altri modellano la creta) si apprezza di più leggendo i suoi componimenti fuori dalla cornice interpretativa nella quale Siciliano si sforza di collocarli. Il Pasolini regista (quello che mi ha commossa con Mamma Roma, entusiasmata con Porcile, lasciata fredda con Teorema), lo si apprezza di più assaporando i suoi film. Il Pasolini scrittore, poi, il romanziere, il saggista, il giornalista, non può essere avvicinato che attraverso la lettura, rigorosamente solitaria, dei suoi scritti.
    Scegliendo di usare la scrittura per parlare di scrittura e di immagini, Siciliano non ottiene altro effetto che quello di tradirle entrambe. Insistendo nel cercare di dare un nome a tutto (al rapporto tra Pasolini e la Callas, ad esempio, che S. definisce amorosa amicizia), lo scrittore romano finisce per affannarsi inutilmente dietro una vita prematuramente troncata, mentre l'opera (di Pasolini), che, dopo tanti anni, è ancora viva, sfugge, si ramifica e si estende, divenendo immensa. Alla fine, dunque, l'involuta preghiera (non c'è evoluzione, nel racconto, quanto piuttosto un ritornare ossessivo su certi temi) di S., un'orazione pronunciata con un tono delicato, sottile, quasi querulo (e questo nonostante le ambizioni di raffinatezza), per quanto accurata, rischia di appiattire ingenerosamente la dolorosa vitalità dell'esistenza pasoliniana, soprattutto per la tendenza, così pronunciata in S., a ricondurla (meglio, ridurla) e a spiegarla alla luce di una sensualità prepotente, quasi ossessiva, ad uno slancio erotico (apparentemente) inesauribile (mi pare eccessivo concepire tutto quello che P. ha scritto e filmato come conseguenza, più o meno diretta, dell'istinto. Che una disperata carica erotica attraversi e contamini tutta l'opera pasoliniana, è non solo vero, ma pure innegabile; altrettanto innegabile e vero, è però il fatto che il sesso, in Pasolini, non è soltanto lancinante e lacerante sofferenza/vergogna private e strumento di liberazione, sempre privata, ma anche provocazione pubblica), ad un complesso edipico insistentemente evocato.

    Di questo libro ho apprezzato soprattutto il racconto degli anni friulani (vorrei che fosse Pasolini a spiegarmi questo Friuli che, pur vivendo, non arrivo a capire); un racconto capace di restituire il fascino ombroso della dolorosa giovinezza del ragazzo Pier Paolo (il poeta che voleva far la guerra a suon di poesia), il valore delle piccole conquiste, il faticoso percorso di conoscenza di sé, gli immensi lutti (e il mio pensiero va, ancora una volta, a Guido e a quella foto nel cimitero di Casarsa). La cronaca degli anni romani, invece, con Roma pronta, proprio come un mare, ad accogliere ed esacerbare lo splendido, glorioso naufragio di P. (ignoravo che Roma avesse accolto Pasolini e la madre Susanna in disperata fuga), mi ha interessata meno.

    Per il resto S. abbozza un ritratto di Pasolini che si sposa, in fondo, con l'idea che ho di lui. Ritorna, insistente, l'immagine di un uomo segnato da una solitudine naturale, poi curata e accresciuta da un esilio volontario, dentro il quale covare, con rabbia e frustrazione, il timido sogno di un amore vero, di un amore per bene. Ritorna l'immagine di un Pasolini sperimentatore (la lingua letteraria e cinematografica di P. non è mimetica, quanto frutto di un ardito rimpasto), di un Pasolini provocatore, caparbiamente deciso ad essere contro e a manifestare senza requie questo dissenso, un po' per carattere un po' perché l'opposizione (non si trattò più, ad un certo punto, di confronto dialettico, ma di guerra sotterranea, e poi aperta, con la società, la borghesia, il partito comunista, la schiera degli intellettuali - come Montale - che si prendevano la libertà di bacchettarlo pubblicamente, cercando di metterlo in castigo in un angolo) è vitale e riesce a conservarlo giovane (P. era come il bambino che, sentendo di essere stato punito ingiustamente, protesta a gran voce). Ritorna il Pasolini profeta, affascinato dalla liturgia, dai riti cristiani, dal significato del sacrificio; il Pasolini nel quale l'abbandono non è mai totale, pel quale persino l'obnubilamento è frutto di calcolo (come in un rigoroso decadentismo); un Pasolini che si vede frustrata persino una vocazione purissima come quella di diventare padre e maestro di qualcuno (lui che, non avendo trovato un'ombra chiara nella quale crescere, fu costretto ad essere padre e maestro di se stesso).
    Un Pasolini inquieto, ostracizzato, demonizzato (quando erano già troppi i demoni interiori). Un Pasolini-sacerdote di una cultura atavica e barbara, che deriva direttamente dalla terra e che alla terra, rimpianta con nostalgia, anela disperatamente tornare.

    Le prime pagine, comunque, sono di una cruenza terribile, ingiustificata.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia di una vita mai banale, dolente, angosciata, che sembra assumere talora le cadenze fosche di un vero e proprio dramma, addirittura di una tragedia ineluttabile. E in brevi, lampeggianti scor ...continua

    La storia di una vita mai banale, dolente, angosciata, che sembra assumere talora le cadenze fosche di un vero e proprio dramma, addirittura di una tragedia ineluttabile. E in brevi, lampeggianti scorci critici, le opere - poesie, romanzi, film - in cui questa vita si espresse con tutto il carico delle sue contraddizioni, delle sue tante ombre e delle sue tantissime luci.

    ha scritto il 

  • 5

    Ottima biografia

    dettagliata.
    arricchita di passi dell'opera pasoliniana, lettere e ricordi fotografici. La consiglio se si vuole conoscere l'autore in maniera approfondita. qui la mia videorecensione: https://www.you ...continua

    dettagliata.
    arricchita di passi dell'opera pasoliniana, lettere e ricordi fotografici. La consiglio se si vuole conoscere l'autore in maniera approfondita. qui la mia videorecensione: https://www.youtube.com/watch?v=INxr03geMIo

    ha scritto il 

  • 5

    Leggere la vita di Pasolini scritta da Enzo Siciliano è come andare al mare d'inverno, in una giornata di tempesta, e trovarvi l'acqua plumbea e grigia e le onde arricciate: lo speri, dentro di te te ...continua

    Leggere la vita di Pasolini scritta da Enzo Siciliano è come andare al mare d'inverno, in una giornata di tempesta, e trovarvi l'acqua plumbea e grigia e le onde arricciate: lo speri, dentro di te te lo aspetti, ed hai la certezza che sia così. Non può tradirti.
    E non si tratta solo di conoscenza della persona: si tratta di empatia, di cuori che viaggiano incredibilmente all'unisono.

    ha scritto il 

  • 5

    Una delle più belle biografie che abbia mai letto, anche sulla scorta dell'ultimo romanzo di Emanuele Trevi su Pier Paolo Pasolini e, incidentalmente, su Laura Betti! Enzo Siciliano percorre tutta int ...continua

    Una delle più belle biografie che abbia mai letto, anche sulla scorta dell'ultimo romanzo di Emanuele Trevi su Pier Paolo Pasolini e, incidentalmente, su Laura Betti! Enzo Siciliano percorre tutta intera la vita di Pasolini con acribia ed uno sguardo grandangolare che fa quasi una laparotomia sul poeta bolognese- friulano-romano! È da consigliare prima di leggere qualsiasi altra biografia su Pasolini; anche se andrebbero letti i libri di Zigaina e Nico Naldini! Pasolini, come ricordò Moravia nel discorso funebre, fu un poeta e di poeti ne nascono pochi in un secolo, tre o forse quattro! Generalmente, invece , siamo portati a considerare Pasolini come scrittore di denuncia, provocatore ed uomo scomodo; Secondo me Pasolini era una persona dolce e di una profonda sensibilità ed aveva una capacità di analisi, di saper leggere la realtà come pochi hanno saputo fare, forse Lucio Magri! Si ritiene che Pasolini abbia trovato la morte inseguendo le proprie indagini per il romanzo incompiuto Petrolio o per aver girato Salò! Alberto Moravia riteneva che Pasolini avesse incontrato la morte seguendo la propria vita estrema! Se si è interessati a saperne di più sul pensiero di Pasolini si può guardare su YouTube il film Pasolini Prossimo Tuo di Gideon Bachmann!

    ha scritto il 

  • 5

    Divorato voracemente, su un'ondata d'istintivo affetto suscitata in me da uno spettacolo teatrale intitolato "Vita e morte di Pasolini" visto pochi giorni fa. Il ritratto di Siciliano è, per quanto io ...continua

    Divorato voracemente, su un'ondata d'istintivo affetto suscitata in me da uno spettacolo teatrale intitolato "Vita e morte di Pasolini" visto pochi giorni fa. Il ritratto di Siciliano è, per quanto io possa giudicare nella mia ignoranza, completo e partecipe senza essere vittima dell'amicizia che ha legato l'autore a Pasolini.
    Personalmente mi sono sentita crescere e maturare pagina dopo pagina, ripercorrendo nella lettura la crescita e maturazione dell'artista poliedrico che d'ora in avanti sarà uno dei miei padri spirituali.

    ha scritto il 

  • 0

    pagina 366

    L'equivoco della "nostalgia su cosa si fondava? Sul fatto che Pasolini parlasse dell'"illimitato mondo contadino prenazionale e preindustriale", preservatosi intatto fino agli anni del miracolo econom ...continua

    L'equivoco della "nostalgia su cosa si fondava? Sul fatto che Pasolini parlasse dell'"illimitato mondo contadino prenazionale e preindustriale", preservatosi intatto fino agli anni del miracolo economico. Gli uomini di quel mondo non erano vissuti in un'età dell'oro, ma in un'amara età del pane... Pasolini considerava quella "necessità" di esistenza povera e precaria come un valore, un valore da non potenziare ma non da disperdere. Un valore di cui fare storia.

    ha scritto il