Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Vita e morte di Michele Serveto

Di

Editore: Fazi (Campo dei Fiori, 8)

4.2
(9)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 292 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8864115021 | Isbn-13: 9788864115023 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alessandra Schiavinato ; Prefazione: Adriano Prosperi

Genere: Biography , History , Philosophy

Ti piace Vita e morte di Michele Serveto?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    note sparse a benificio dell'editore: a pag. IX dell'introduzione, Prosperi afferma che Bainton nel 1926 "in Italia, paese di cui non conosceva la lingua... condusse una vita da turista americano". Invece nell'appendice di Hughes a pag. 180, il biografo sostiene che a "New Heaven portò avanti le ...continua

    note sparse a benificio dell'editore: a pag. IX dell'introduzione, Prosperi afferma che Bainton nel 1926 "in Italia, paese di cui non conosceva la lingua... condusse una vita da turista americano". Invece nell'appendice di Hughes a pag. 180, il biografo sostiene che a "New Heaven portò avanti le sue ricerche per la laurea breve n teologia nella comunità italiana, imparando a parlare e predicare in italiano", in un periodo che si può collocare tra la laurea a Yale nel 1921 e il nuovo insegnamento di storia ecclesiastica nel 1923, motivo per cui si può situare prima del viaggio in Italia.

    ha scritto il 

  • 4

    La storia di un uomo che l'integralismo religioso ha fatto morire. Ma -conclude amaramente l'autore- come possiamo giudicare noi che viviamo in una cultura in cui si è disposti a uccidere migliaia o milioni di persone per difendere la nostra civiltà? Io aggiungo: è più grave l'omicidio di Michele ...continua

    La storia di un uomo che l'integralismo religioso ha fatto morire. Ma -conclude amaramente l'autore- come possiamo giudicare noi che viviamo in una cultura in cui si è disposti a uccidere migliaia o milioni di persone per difendere la nostra civiltà? Io aggiungo: è più grave l'omicidio di Michele Serveto o la strage di Hiroshima, o la guerra in Iran e in Afghanistan? Insomma, ogni epoca ha i suoi integralismi e le sue intolleranze.

    ha scritto il 

  • 4

    Succumbunt semper miseri ....

    L’autore fu docente ad Yale ed un appassionato ricercatore di vita ed opere di alcuni liberi pensatori. Ordinatamente, ne scelse uno per ogni nazione europea. Per la Spagna fu Michele Serveto. Tenace pacifista e difensore della libertà di pensiero, difese l’obiezione di coscienza e fu contro la g ...continua

    L’autore fu docente ad Yale ed un appassionato ricercatore di vita ed opere di alcuni liberi pensatori. Ordinatamente, ne scelse uno per ogni nazione europea. Per la Spagna fu Michele Serveto. Tenace pacifista e difensore della libertà di pensiero, difese l’obiezione di coscienza e fu contro la guerra in Vietnam. Ovviamente bollato come comunista, esattamente come Serveto lo fu come eretico. Il potere si difende sempre, con tutti i mezzi.
    Bella anche la prefazione di Prosperi.

    Spagnolo, nato più o meno nel 1511 e morto nel 1553 (questa data è certa).
    Antenati ebrei, infatti per offesa verrà talvolta chiamato marrano (dato agli ebrei convertiti, falsi cristiani), padre notaio, un fratello prete ed un altro notaio. Studia come un matto. Prima nella scuola di un convento e poi da paggio di un monaco, Quintana, a Parigi. Si iscrive a giurisprudenza a Tolosa, ma molla tale branca di studi, affascinato dalla Bibbia, dal greco, dal latino, l’ebraico, la filosofia e la teologia.
    Fu anche un viaggiatore curioso, soprattutto in un’Italia divisa tra vari padroni e con specifiche di carattere che sono un nostro marchio nazionale ancora oggi. Ma anche la Germania non mancò dei suoi commenti sulla vita miserrima dei contadini (la citazione latina è sua).
    E’ a questo momento che farà una scoperta che deciderà della sua vita e del suo destino: nel Testamento non si parla mai della Trinità e quindi questa, per le scritture, non esiste.

    Immaginate secoli durante i quali la cultura era gestita in ambito religioso e da questo controllata, tutte le discipline ricadevano sotto il filtro cristiano, e chi praticava tale cultura discuteva per tempi lunghissimi su immani sciocchezze. Il trascorrere del tempo mi permette di definirle tali senza scomuniche o roghi. Secoli in cui il potere temporale si barcamenava tra Chiesa e tolleranza solo per motivi di convenienza e il potere religioso (più temporale che mai) ogni volta che sentiva scricchiolii pericolosi attivava il terrore. I vari movimenti nati durante il Rinascimento, furono estirpati il più possibile dalla Controriforma.

    Avete presente il testo del Credo, uscito dal Concilio di Nicea e recitato dal 325 d.c. (praticamente immutato)?

    E’ stata prodotta una quantità di dotti tomi e di dotti pareri sul significato di “unigenito”, “generato e non creato”, “della stessa sostanza del Padre, “procede dal Padre e dal Figlio” (che a noi non verrebbero neanche in mente sotto effetto di alcool o stupefacenti), ma, soprattutto, tutto ciò ha portato ad infinita intolleranza, nel cristianesimo.
    Il problema della Trinità ci ha fatto, e ci fa considerare, dalle altre due religioni monoteiste come adoratori non di un solo Dio ma di tre.

    La sua opposizione alla Chiesa di Roma sembrò avvicinarlo ai movimenti riformisti, come alla persona di Calvino, ma la questione della Trinità non fu gradita neppure a loro.

    Come finì? Bruciato dai calvinisti in persona, ed in effige da Roma.

    E siccome le somiglianze non finiscono qui, parlar male a Ginevra della condanna di Calvino è peggio che parlar male del cardinal Bellarmino a Roma.

    ha scritto il