Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Vita e morte di un ingegnere

Di

Editore: A. Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)

3.7
(92)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 150 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804614684 | Isbn-13: 9788804614685 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Vita e morte di un ingegnere?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
A cosa serve un padre? E cosa resta di lui se non un mito? C'era una volta un'Italia attiva e industriosa, attraverso cui scorrazzavano sulle loro Alfa Romeo uomini di multiforme ingegno: gli imprenditori. L'ingegner Albinati era uno di questi, prototipo di una razza al tempo stesso serissima e scanzonata, di pionieri del benessere e fumatori accaniti. Ma la sua spinta vitale all'improvviso cambia di segno trasformandosi in malattia, che lo divora e se lo porta via in nove mesi, in una paradossale gestazione al contrario. "Vita e morte di un ingegnere" racconta il decadimento fisico e le ossessioni, le vane speranze, e poi tentennamenti, slanci e rimorsi. In una memoria di crudele precisione, nutrita di tutto il risentimento e dell'amore che si può nutrire verso un padre che non hai abbracciato una sola volta in vita tua, Edoardo Albinati ricostruisce la lunga fuga di un uomo talentuoso attraverso i corridoi del boom economico, i doveri della famiglia, le aspirazioni segrete e indicibili, e infine il male che obbliga a chiedersi: chi sono? Cosa ho vissuto a fare? Chi ho amato veramente? Ritrovato il ritratto del padre in frantumi, Albinati ha provato pazientemente a ricomporlo. Inseguendone la parabola umana negli anni dell'affermazione e poi nel doloroso epilogo, le sue pagine ridanno vita a una generazione di uomini instancabili che hanno costruito e al tempo stesso disfatto la loro vita, pagando questa impresa con un'incolmabile distanza dai propri figli.
Ordina per
  • 4

    “...Difficile trasformare una storia vera in una vera storia...” qualcosa del genere scrive l'autore nell'intento di raccontare nel romanzo la vita di suo padre, l'ingegnere.
    Albinati ripercorre con i ricordi le fasi della sua vita con i genitori fino alla malattia del padre.
    Semplice ...continua

    “...Difficile trasformare una storia vera in una vera storia...” qualcosa del genere scrive l'autore nell'intento di raccontare nel romanzo la vita di suo padre, l'ingegnere.
    Albinati ripercorre con i ricordi le fasi della sua vita con i genitori fino alla malattia del padre.
    Semplice, diretto, ogni frase ha una sua precisa collocazione.

    ha scritto il 

  • 2

    l'ho lasciato perdere perchè non mi stava piacendo per niente. i periodi erano troppo lunghi e faticavo a seguire il discorso. e anche la storia stessa, in fin dei conti, non mi attirava più di tanto

    ha scritto il 

  • 4

    La storia di una fine. Una fine per malattia, per quello che da noi chiamiamo "un brutto male", di quei mali che non lasciano scampo e che fanno consumare e soffrire fino all'ultimo.
    Questo libro è scritto molto bene, mi ha profondamente emozionato. Chissà perchè mi aspettavo qualcosa d'alt ...continua

    La storia di una fine. Una fine per malattia, per quello che da noi chiamiamo "un brutto male", di quei mali che non lasciano scampo e che fanno consumare e soffrire fino all'ultimo.
    Questo libro è scritto molto bene, mi ha profondamente emozionato. Chissà perchè mi aspettavo qualcosa d'altro. Ecco, se io non mi fossi aspettata qualcosa d'altro giudicherei questo un libro bellissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro che fa riflettere

    Rispetto al passato e alle persone che abbiamo amato si possono provare due sentimenti a volte contrastanti, altre complementari: il rimorso e il rimpianto.
    Credo che nel libro di Albinati prevalga il rimorso, anzi sono convinta che abbia sentito l’esigenza di scrivere questo libro perché ...continua

    Rispetto al passato e alle persone che abbiamo amato si possono provare due sentimenti a volte contrastanti, altre complementari: il rimorso e il rimpianto.
    Credo che nel libro di Albinati prevalga il rimorso, anzi sono convinta che abbia sentito l’esigenza di scrivere questo libro perché non è mai riuscito a vivere con pienezza il rapporto con il padre.
    Il senso di colpa per aver deciso di fuggire spesso, provando un gran senso di sollievo per la distanza posta tra il problema della malattia paterna e se stesso, ha fatto il resto.
    L’ultimo addio è descritto come un intralcio agli impegni quotidiani dei figli, che non trovano di meglio che guardare l’orologio , ansiosi di tornare al lavoro.
    Tutto questo gli ha dettato un libro scritto benissimo, d’altronde al capezzale paterno pensava giusto alle parole che avrebbe potuto usare per descrivere quell’esperienza.
    E questo, mi dispiace, non glielo posso proprio perdonare.
    La vita non è la letteratura, la vita si vive con le lacerazioni e il dolore, poi al limite, a freddo, si elaborano le esperienze e le si racconta .
    Ho provato un senso di disagio estremo nel ruolo di lettrice, come se, da estranea, fossi stata al capezzale di quest’uomo morente a spiarne gli spasimi per mancanza d’aria, le meschinità corporee che la malattia porta con sé.
    Se fosse stato il personaggio di un romanzo forse sarebbe stato diverso, ma quest’uomo morente aveva un nome e un cognome, era il padre di colui che portava avanti il racconto. E questo fa la differenza.
    Io ho amato tantissimo la figura di questo Ingegnere, imprenditore dedito al proprio lavoro che non ha mai dimenticato il ruolo che gli operai hanno avuto nella costruzione del proprio benessere economico; abile e intelligente con la giusta dose di ironia e autoironia che non lo abbandonerà mai, neppure negli istanti che precedono il precipitare ultimo della malattia.
    Solo la morte avrà ragione di lui, la morte che è “ oscena e semplice, un sibilo”.
    Mi sono talmente affezionata a questo padre da sperare assurdamente, contro ogni logica, che la fine del libro fosse diversa, ho infantilmente auspicato un miracolo che già dal titolo gli era stato negato.
    Quindi Edoardo Albinati è abilissimo a tratteggiarne il carattere e se dovessi limitarmi a giudicare il libro come opera letteraria dovrei dargli il massimo punteggio.
    Ma se questa è un’autobiografia, e lo è, e la letteratura ha anche un ruolo sociale, non posso che muovergli delle critiche.
    La sanità che ci descrive è molto diversa da quella che io ho provato sulla mia pelle.
    Forse gli Albinati, essendo gente facoltosa, si sono rivolti a strutture private e questo ha contribuito a far diventare il paziente “un prosciutto, da spolpare fino all’osso”, con conseguenti esami inutili e tardivi, un accanimento terapeutico che, ben lungi dal mirare al bene del paziente, tende a rimpolpare le casse dell’istituto di cura. Forse sta qui, la differenza tra la loro esperienza e la mia.
    Il discredito che getta sull’intera classe medica è appena affievolito da quell’ultima figura di dottore-amico che assiste l’Ingegnere nel trapasso finale.
    Anche questo, mi dispiace, non glielo posso perdonare.
    Ho incontrato nella mia vita tanti medici, alcuni molto capaci, altri meno. Qualcuno ha commesso, in buona fede, gravi errori, altri mi hanno salvato la vita. Ma mai ho avuto la sensazione di essere un prosciutto nelle loro mani.
    Sicuramente è un libro che fa riflettere, e questo è il risultato della mia riflessione.

    ha scritto il 

  • 2

    privato

    Albinati racconta Albinati, l'ingegnere suo genitore.
    E lo fa ripercorrendo i ricordi di una vita, fino alle ultime ore dell' esistenza del padre, in lotta contro la malattia che gli sarà fatale.
    I ricordi e il racconto del difficile rapporto con il padre diventano l'occasione per rif ...continua

    Albinati racconta Albinati, l'ingegnere suo genitore.
    E lo fa ripercorrendo i ricordi di una vita, fino alle ultime ore dell' esistenza del padre, in lotta contro la malattia che gli sarà fatale.
    I ricordi e il racconto del difficile rapporto con il padre diventano l'occasione per riflessioni generali sul senso della vita e della malattia, ma il libro non riesce a coinvolgere oltre quello che sembra uno sfogo privato di chi ha perso un padre con cui non ha potuto condividere fino in fondo i suoi pensieri.

    Alla fine resta la sensazione di aver ascoltato una storia privata, in cui la parte del lettore è quella di semplice uditore.
    Scritto bene, forse bisogna aver vissuto esperienze analoghe per riuscire a entrare con pathos nel libro: a me ha trasmesso molto poco.

    ha scritto il 

  • 2

    Il libro ha in sé molte cose buone, alcune riflessioni condivisibili e illuminanti. Ma lo stile non convince: questo lungo, continuo parlare, senza un'eccezione che sia una, lo rende un po' pesante, si rimane come storditi da tanto soliloquio. E poi non posso perdonare all'autore l'ira che manife ...continua

    Il libro ha in sé molte cose buone, alcune riflessioni condivisibili e illuminanti. Ma lo stile non convince: questo lungo, continuo parlare, senza un'eccezione che sia una, lo rende un po' pesante, si rimane come storditi da tanto soliloquio. E poi non posso perdonare all'autore l'ira che manifesta contro i medici, definiti per lo più ciarlatani, approfittatori. Ci saranno anche medici così, anzi ce ne sono, ma per uno che si comporta male - ne sono certo - ce ne sono dieci che si prodigano, che salvano vite umane, che lottano senza risparmiarsi contro il male. Mi spiace che l'autore abbia incontrato medici così e non quelli veri, onesti, ma ciò non lo autorizza a parlare male di una categoria facendo di ogni erba un fascio; allora siamo alle solite, prendiamocela con avvocati, giornalisti, insegnanti... dovunque c'è la mela marcia e dovunque chi fa bene il proprio dovere.

    ha scritto il 

  • 5

    una scrittura intensissima ti prende sin da subito - forse perchè sono figlio prima e padre poi... - e ti costringe a scavare con l'autore, a ricomporre fatti momenti pensieri, a interrogarti con estrema semplicità e profondità...

    ha scritto il