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Vita precaria e amore eterno

Di

Editore: Mondadori

3.4
(153)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 217 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804566132 | Isbn-13: 9788804566137 | Data di pubblicazione: 

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Il protagonista di questo libro ha quasi trent'anni ed è un precario in tuttotranne che nell'amore. I suoi sentimenti sono per Antonia Farnesi detta Toni.Per lei sarebbe disposto a qualunque cosa, anche a un crimine. Martin Bux ènato in Sicilia, a Castiglioni, un paese vicino alla base NATO di Sigonella,un luogo di miseria e di violenza, dove non c'è spazio per Martin e i suoieccentrici genitori. La famiglia Bux emigra così a Roma, una Roma che rivelaal giovane Martin i suoi volti molteplici. È una Roma contraddittoria, cinica,minacciosa, ma anche mozzafiato; una città di grandi ricchezze e grandepovertà, come quella con cui la famiglia piccoloborghese dei Bux è costretta afare i conti.
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  • 3

    Forse qualche spunto buono ci sarà pure però una noia mortale. Tipico libro che non "prende" proprio ma vai avanti sperando che lo spunto si tramuti in qualcosa di più. Così non è stato....ed è ...continua

    Forse qualche spunto buono ci sarà pure però una noia mortale. Tipico libro che non "prende" proprio ma vai avanti sperando che lo spunto si tramuti in qualcosa di più. Così non è stato....ed è rimasta solo la noia.

    ha scritto il 

  • 2

    Provaci ancora, Mario

    Non funziona. Semplicemente, questa storia non va. Ci sono pure spunti (e citazioni) interessanti, momenti divertenti, ma in conclusione ti ritrovi immancabilmente con la convinzione di aver ...continua

    Non funziona. Semplicemente, questa storia non va. Ci sono pure spunti (e citazioni) interessanti, momenti divertenti, ma in conclusione ti ritrovi immancabilmente con la convinzione di aver sottratto tempo a delle belle letture, che sono ben altre. Il protagonista voce (molto) narrante e testa (poco) pensante dovrebbe essere un antieroe dei nostri tempi, ma è la caricatura dell'esemplare medio di una generazione alla quale l'autore sente di appartenere. Finisce, così, per scimmiottarne il lessico e le azioni. In conclusione: una stellina (su cinque) è poco, ma due sono troppe...

    ha scritto il 

  • 2

    la lettura appena terminata mi lascia perplessa e anche un po' scossa. c'è molta italia sparsa nelle pagine di questo libro, ma anche qualunquismo, razzismo, e tentativi, a volte riusciti e a volte ...continua

    la lettura appena terminata mi lascia perplessa e anche un po' scossa. c'è molta italia sparsa nelle pagine di questo libro, ma anche qualunquismo, razzismo, e tentativi, a volte riusciti e a volte no, di scrittura postmoderna e "apocalittica". una roma brutta, bestiale, deturpata e personaggi altrettanto primitivi. una lettura disturbante, ma da non buttar via: belle le riflessioni su molta italia svenduta alle basi militari americane, quelle sull'emigrazione interna dell'italia negli anni '70, quelle sulle psicopatologie che la guerra e la violenza, anche quella "a distanza" delle basi nato, portano con sè.

    ha scritto il 

  • 2

    non so, forse l'ho letto in un momento sbagliato, ma mi è sembrato a tratti un palaniuk scritto male, e a tratti troppo verboso. bel colpo di scena, alla fine, ma appunto, troppo palaniuk

    ha scritto il 

  • 1

    fate voi

    Preambolo: per ragioni del tutto personali potrei avere il dente avvelenato nei confronti di desiati, desiati persona non scrittore. Però, chiunque leggerà questa pseudorecensione abbia fiducia che ...continua

    Preambolo: per ragioni del tutto personali potrei avere il dente avvelenato nei confronti di desiati, desiati persona non scrittore. Però, chiunque leggerà questa pseudorecensione abbia fiducia che il giudizio qui espresso è indirizzato al desiati scrittore (e dare il titolo di scrittore a desiati è cosa azzardata per lo meno se mi limito alle cose pubblicate fino adesso) o più precisamente è rivolto a questo libercolo nei confronti del quale ho poche parole e molte, moltissime perplessità. La prosa non sta in piedi, è scritta in momenti di urgenza e invasamento spicciolo, come se questo dovesse per forza nobilitarne la forma, il suono ed i suo bislacchi movimenti; per usare una metafora: una persona che si è scottata un dito ai fornelli e provi un dolore pungentissimo e fastidioso che lo spinga a saltare per tutta la casa in modo bizzarro e sconclusionato, ecco, quel dimenarsi, nessuno si sognerebbe di scambiarlo per danza, classica o moderna. Se un ragazzo di 14 anni mi presentasse uno scritto come questo romanzo di desiati chiedenodmi un parere certo non lo scoraggerei alla scrittura perché è da stronzi fare una cosa del genere specie nei confronti di un ragazzino di 14 anni, ma cercherei di essere molto molto onesto su quel che per me significa scrivere. E questo libro è il contrario dello scrivere: è raccattare "temi forti" farcirlo di degrado metropolitano, finire quanto prima il libro perché si ha la stragrande fortuna di lavorare per una casa editrice che, mistero, ti assicura che verrai pubblicato. Io fossi nei panni dell'autore, magari non subito ma dopo un paio di anni a rileggermi mi vergognerei. Ora si potrebbe affrontare anche un discorso morale su quel che significa scrivere, cosa comporta scrivere e ovviamente non parlo di temi sociali affrontati, ma penso alla morale che sostiene e sorregge lo stile, la poetica, l'estetica di uno scrittore. La prosa di Desiati da questo punto di vista è altamente immorale: non scopre niente, fa il verso in modo del tutto inautentico ai suoi supereroi e non ci pensa neppure a scovare una voce nuova che possa prestare occhi nuovi al lettore. I suoi ammassi di parole non riescono minimamente a raggiungere e toccare un nervo scoperto dell’anima del lettore e farlo saltare, non ci riescono mai una volta. Un libro scritto in fretta e furia ma la fretta è la marca più dozzinale di fretta: quella, per intenderci, che ci fa fare una corsa al tabacchi prima che chiuda per giocare al superenalotto e tentare la sorte, e la furia non è la furia dei greci, di rushdie, e non è nemmeno furia, il cavallo della serie tv; la furia qui è ancora la fretta prima che qualcuno si accorga che come scrittore, stando così le cose, almeno fino adesso, non valgo troppo, per non dire niente.

    ha scritto il 

  • 1

    uno dei romanzi piú brutti degli ultimi anni. era tempo che non mi imbattevo in una cosa cosí. prendi una storia esile esile con tanto di sorpresa finale stratelefonata,una "voce" di personaggio ...continua

    uno dei romanzi piú brutti degli ultimi anni. era tempo che non mi imbattevo in una cosa cosí. prendi una storia esile esile con tanto di sorpresa finale stratelefonata,una "voce" di personaggio tra le piú odiosamente cupe e negative in cui mi sia mai capitato di imbattermi in un romanzo. un personaggio che odia il lavoro ai call centre, schifa la Sicilia natia, detesta il Laurentino, ma non gli piace neppure San Lorenzo perché ci sono i radical-chic e cosí via. non so se la cosa sia stata inconsapevole o voluta. se voluta - ovvero se l´autore si immaginava il suo personaggio proprio cosí - direi che la cosa é forse piú grave. capisco poi la volontá nel rappresentare un individuo squallido e chiuso in se stesso, ma su, questo ragazzo chiama un nero "Bingo Bongo" o "Ghanaboy", per sentire simili banalitá dovremmo riprendere una di quelle commediacce estive con il mitico Zampetti (l´attore Guido Nicheli) che apostrofava il domestico africano. prendete poi una scrittura sciatta, banale, da De Carlo in pre-pensionamento, con amenitá varie tipo "lui comunista, lei democristiana, poi arrivó Berlusconi e mise d´accordo tutti", o retorica da quattro soldi, da tema di medie inferiori sulla ragazza-brava e innocente-ma si droga e poi muore-perché lo zio la ha stuprata. o una parte dove ho dovuto veramente smettere di leggere per la repulsione, quando il protagonista e la sua ragazza si sputano in bocca a vicenda il cibo. last but not least, varie incongruenze davvero dilettantesche, ad es. una per tutte, il protagonista studia lettere, cita Buzzati, legge Petrarca, puó permettersi insipidi scherzetti su Philip Roth (e l´attore Tim Roth) ma non ha idea che Lolita sia un romanzo contemporaneo scritto da Nabokov. anche qui: se la cosa é voluta per qualche motivo, tanto peggio.mi stupisco non tanto che si pubblichino cose simili (ci mancherebbe, gli editori possono sbagliare), quanto che il libr(acci)o abbia parzialmente goduto di buona stampa.

    ha scritto il 

  • 0

    libro difficile da digerire.la rabbia che esprime il protagonista è difficile da assimilare, ma il tutto viene meno con il finale a sorpresa che sminuisce i pensieri di Martino

    ha scritto il 

  • 3

    Se il "colpo di scena" finale fosse stato la struttura del libro e non il pretesto artistico per riempire intere pagine di crudezza, fastidio, mitomane misantropia e discorsi che vorrebbero spronare ...continua

    Se il "colpo di scena" finale fosse stato la struttura del libro e non il pretesto artistico per riempire intere pagine di crudezza, fastidio, mitomane misantropia e discorsi che vorrebbero spronare quando, in realtà,si introflettono frustrati in se stessi, il romanzo sarebbe stato bello e doloroso.

    Ma così non è. E quindi tutta la genuina ma sterile rabbia del protagonista viene invalidata, indebolita per certi aspetti e ricondotta a una dimensione d'amour fou che, personalmente, ho giudicato la parte più retorica e meno efficace del romanzo.

    Desiati è un bravo giornalista e un bravissimo animatore culturale, ma a volte la sua scrittura diventa irritante.

    ha scritto il