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Vita standard di un venditore provvisorio di collant

By Aldo Busi

(86)

| Hardcover

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Book Description

33 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Lettura complessa e scrittura interessante. C'è molto in questo libro dalla lettura non facilissima. Regge bene il passare degli anni e racconta un Italia che forse non c'è più ma illumina profeticamente aspetti dell'Italia di oggi più di molti roman ...(continue)

    Lettura complessa e scrittura interessante. C'è molto in questo libro dalla lettura non facilissima. Regge bene il passare degli anni e racconta un Italia che forse non c'è più ma illumina profeticamente aspetti dell'Italia di oggi più di molti romanzi contemporanei.

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    Feder said on Jul 21, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Più aumentano i denari più le trame diventano oscure e ostili da dipanare: per i collant la logica è questa (e chi per tradire non chiede in cambio che una velatissima copertura non te ne costerà che una quindicina, insomma la metà del solito).

    Angelo Bazarovi quando si rende conto di non essere mai stato sulla tomba né di Giorgina Washington né di suo padre, conviene tra sé e sé che è impossibile andare a trovare chi ti abita. In un modo uguale e tradotto dovrei dire che mi è impossibile ...(continue)

    Angelo Bazarovi quando si rende conto di non essere mai stato sulla tomba né di Giorgina Washington né di suo padre, conviene tra sé e sé che è impossibile andare a trovare chi ti abita. In un modo uguale e tradotto dovrei dire che mi è impossibile scriteriare su di un libro che continuo a leggere, specie dopo averne concluso la lettura un’altra volta.

    Il modo migliore per tenere il romanzo alla larga sarebbe metterlo sul personale. Ora che ne ho una mia che corre il pericolo di diventare standard ovvero di diventare uno stagno asfittico come quello compulsivamente frequentato dai gay da teatrino che devono ridursi a un ruolo da macchiette per non essere cancellati via dalla violenza apparentemente gommata della Norma che consente solo il nero e l’unica tonalità più oscura del nero che è il bianco assoluto, leggere “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” ha un potere aggiunto che definirei scaramantico.

    La prima lettura – lo pescai in un cestello di libri usati, in una edicola calabrese, me lo feci pagare da mia sorella convincendola a comprarselo per sé – risale a un dodici-tredici anni fa, se ricordo: era una edizione tascabile Mondadori. Allora, e questo lo ricordo bene, mi impressionò il carattere neonichilista di Bazarovi: d’accordo, il cognome è preso da Turgenev, però a me Angelo rimanda a un demone dostoevskiano reso ancora più tremendo perché combinato a un umorismo alla Sterne: un dannato russo con il savoir faire di un inglese è solo apparentemente meno micidiale, in realtà lo è fin troppo. Angelo è un nichilista ma non è un depresso, un esagitato, un serial killer, non è la vittima del suo malessere; a prima e a seconda e a terza vista: è in formissima, Angelo si custodisce da sé, è intelligente, ironico, sessualmente disinibito, ideologicamente ripulito, certo sentimentalmente la sua vita è una tragedia ma non per causa del suo neonichilismo, non quanto lo è per causa del secolare conformismo suicidale di chi lo circonda. Angelo, stringo, m’era apparso un bel tipo a cui, però, dice male perché non trova chi gli scardini il suo falso infinito, perché non accetta, ergo, la necessaria parte di stupidità che una vita deve abbracciare se non vuole restare mani nelle mani, le sue, senza essere abbracciata mai da niente e nessuno. Per vivere o ci si lascia imbozzolare un po’ o pazienza, sarà per il prossimo salto di specie.

    Dieci, cioè dodici-tredici, anni dopo, leggendo il romanzo nella nuova edizione della BUR, posso dire che m’impressiona Celestino Lometto, e che m’impressiona il non essermi accorto prima di come questo romanzo sia più fragoroso del “Gomorra” di Saviano, perché se in Saviano si porta alla luce la violenza sistemica di un male criminale, in “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” si illumina la costanza endemica del male banale, di cui quello criminale è soltanto una declinazione particolare: “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” va alle radici del male, dove il male è una piantina di prezzemolo che si si propaga ovunque e con il quale o ci si condisce la quotidiana minestra avvelenata per tutti o si salta dalla finestra, e c’è la coda di persone disposta a darti la pacca sulle spalle se serve per una spintarella così: la funerea pacca proverbiale. Dieci anni dopo – una vita, lavorativa, cioè, e politica, intesa come vita infine autonoma, che paga da sé di sé, dopo – mi impressiona come Busi abbia saputo trovare un linguaggio, e una storia, che evidenziasse in maniera come svagata ma inclemente la condizione umana ai tempi del capitalismo feudale.

    Pur di non lasciar tracimare l’ammirazione che provo per il romanzo potrei puntellarla osservando che la terza parte risente di un affaticamento affabulatorio. La dualità Angelo-Celestino in giro per l’Europa che piazza ordini su ordini di collant è brillante e talmente affiatata di suo da togliere il fiato a chi segue lei e il corollario di storie aneddotiche di estesa risonanza umana (il quasi-annegamento al lago di Sirmione; il rifugio dei peccatori, soddisfatti di pensarsi peccatori da rifugio, delle Terrazzine; l’amore tanto più di corpo perché totalmente di testa di Angelo per l’Italo lontano di Anguillara Terme; lo stato di servizievole servitù presso la paravergine tedesca; le sortite presso la borghesia corsara con Tirlindana l’omocrate; le visite di casta amicizia al decadentissimo masochista monagasco; segue una sfilza di eccetera d’eccezione, eccetera eccetera…), quando però gli scontri-a-due proseguono con Angelo come prima polarità e un nuovo interlocutore come seconda (la bellissima Belart così maschilizzata dal potere da eccitare addirittura un omosessuale di ferro come Angelo; Edda Napaglia talmente impagliata dalla volontà di suo marito e degli altri uomini-della-‘sua’-vita da non poter generare altro che una stirpe di impagliatori del proprio stesso sangue; il Professor Witzleben che riscatta, aggravandola ulteriormente, la figura della vittima ebrea proponendo quella del carnefice ebreo della stessa; il parroco Galetta che incarna l’ipocrisia clericale così bene da teatrarne lo stereotipo) il diabolico processo simbiotico non si replica, e alla lunga stucca l’antitesi tra l’Angelo della Rivelazione Disinteressata e perciò disintegrante e i Custodi dell’Omertà Istituzionale ovvero dell’Ordine Costituito. Storie a parte, certo, sono il breve incontro tra Angelo e la moglie del custode del cimitero col mausoleo dei Lometto (con la luce perpetua spenta per fare economia…) e la ‘relazione d’amore rifiutato’ tra Angelo e la piccola Giuditta.

    Il romanzo è brutalmente realistico e è il ricorso a un grottesco pietoso a mitigarne l’impatto altrimenti devastante. Al suo interno ci sono più cose di quanto si possa immaginare che ce ne possano stare in un romanzo solo, e ci stanno benissimo; a ognuna è dedicato un esercizio di scrittura inedito e irripetibile. “Vita standard di un venditore provvisorio di collant” non ha nulla né di standard né di provvisorio nello stile, che è contemporaneamente definitivo e insolito, però i collant ci sono, e di vite anche di più.

    Provvisorie e standard sono le annotazioni da lettore che sgomitola riflessioni da un romanzo che non fa una grinza e nemmeno una smagliatura che sia una, di cui è impossibile districare un bandolo per farne un filo che aiuti Teseo a uscire dal labirinto; più probabile che offra un diversivo di gioco al Minotauro. Un’intera vita a divorare verginelle, auff, sai che gioia sarà per lui dare due calci a una palla a fil di lana? Dopodiché starà alle Arianne Senza Nome imprigionate nel labirinto come spuntini di scorta a cogliere l’occasione al balzo e trovare una vita di fuga in prima persona, smettendola di starsene impalate in qualche fratta, confidando nel pigro e suicidale arrivo di un eroe azzurro – un Celestino Lometto tutt’al più, chi altri? Un Minotauro peggiore di quello prima! –a fare la calzetta e chi vivrà vedrà, sì, vedrà te morto impagliato nell’attesa. E chi fa da sé l’Angelo Bazarovi l’aiuta, perché un Angelo Bazarovi intanto lo sarà diventato lui.

    Diventati un Angelo la strada poi è spianata per completare il percorso e diventare del tutto un Uomo, e quindi anche una Donna: basterà precipitare nella direzione giusta.

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    Coda said on May 12, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Indimenticabile

    Ogni volta che segnalo a qualche amico o conoscente i romanzi di Busi, mi affretto subito a rimarcare la distanza dello scrittore dal suo "alter ego" televisivo. Incredibile che un narratore così fino, un poeta della parola, un incontrastato genio de ...(continue)

    Ogni volta che segnalo a qualche amico o conoscente i romanzi di Busi, mi affretto subito a rimarcare la distanza dello scrittore dal suo "alter ego" televisivo. Incredibile che un narratore così fino, un poeta della parola, un incontrastato genio della scrittura, si compiaccia del ruolo squallido e demenziale che si è tanto dato la pena di costruire nelle comparsate sul piccolo schermo... non ho mai convinto nessuno, ma se mai dovessi riuscirci, questo è il libro che vorrei fosse usato come riprova. Viva Celestino Lometto, personaggio di cui ricordo tutto, anche se sono passati quasi vent'anni dalla lettura. Cosa davvero rara per uno come me.

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    Cibreo said on Sep 12, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Il" libro.
    L'uomo Lometto che è ogni uomo corrotto dell'Italietta media, di ieri, oggi e purtroppo domani.
    L'Angelo onesto perché sè stesso al di fuori di ogni sistema corruttibile.
    E intorno il vortice dell'umanità, dell'ipocrisia, del potere e deg ...(continue)

    "Il" libro.
    L'uomo Lometto che è ogni uomo corrotto dell'Italietta media, di ieri, oggi e purtroppo domani.
    L'Angelo onesto perché sè stesso al di fuori di ogni sistema corruttibile.
    E intorno il vortice dell'umanità, dell'ipocrisia, del potere e degli amori.
    Imperdibile.

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    peter quint said on Dec 7, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Busi scrive(va) come un genio su cose anche risibili. La trama è assurda, grottesca, la scrittura narcisista e spesso, ed è uno dei motivi che rendono Busi uno dei più grandi scrittori italiani, ma tutt'altro che un genio, gli orpelli della scrittura ...(continue)

    Busi scrive(va) come un genio su cose anche risibili. La trama è assurda, grottesca, la scrittura narcisista e spesso, ed è uno dei motivi che rendono Busi uno dei più grandi scrittori italiani, ma tutt'altro che un genio, gli orpelli della scrittura fanno scomparire tutto il senso o la trama o qualunque altra cosa. E no, non ci trovo nulla di positivo né di interessante e lo ritengo un difetto di non poco conto per chi sa scrivere come nessun altro e potrebbe dire molto di più. Però, lo ammetto, per la bellezza di alcuni periodi c'è solo da spalancare la bocca. Solo col Seminario è riuscito a raggiungere la perfezione in tal senso, ma qui siamo vicini e anche con altri lavori successivi.

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    Corto said on Nov 25, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (86)
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    • 1 star
  • Hardcover 477 Pages
  • ISBN-10: A000025356
  • Publisher: Mondadori
  • Publish date: 1985-01-01
  • Also available as: Paperback , Others , eBook
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