Vite che non sono la mia

Di

Editore: Einaudi (Supercoralli)

4.0
(587)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Inglese

Isbn-10: 8806203576 | Isbn-13: 9788806203573 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Maurizia Balmelli

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Biografia , Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: Vite che non sono la mia è uno di quei libri.
La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère - accidentale testimone dello strazio di una famiglia - si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore - che casualmente si chiama anche lei Juliette - ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l'aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo.
Dall'incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l'esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell'informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. È quello che fa un testimone.
Nascono così questo libro e i ritratti dei personaggi che lo abitano: tra i più luminosi e commoventi della letteratura contemporanea.
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  • 3

    Vi avvicinerà senza nessun filtro alle vite di chi ha affrontato a lungo patologie terribili, descrivendo con acuta umanità come intendere la trama dei rapporti personali durante la sofferenza, insegn ...continua

    Vi avvicinerà senza nessun filtro alle vite di chi ha affrontato a lungo patologie terribili, descrivendo con acuta umanità come intendere la trama dei rapporti personali durante la sofferenza, insegnando come tutto il male vissuto faccia divenire più consapevoli di sé, toccando le vette della vostra sensibilità più profonda.

    ha scritto il 

  • 0

    Vite che non sono la mia

    Riflessione sulla vita, la morte, la malattia, il senso dell'esistere. Mi piace molto lo stile di scrittura: piano, semplice. E' come se Carrere ti stesse parlando di persona. Le ultime pagine, in par ...continua

    Riflessione sulla vita, la morte, la malattia, il senso dell'esistere. Mi piace molto lo stile di scrittura: piano, semplice. E' come se Carrere ti stesse parlando di persona. Le ultime pagine, in particolare, le ho trovate molto toccanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Che dire? Carrere potrebbe anche scrivere l'elenco telefonico,ed è così bravo a scrivere che te lo farebbe pure piacere!
    Vite che non sono la mia è un libro di cui penso che ognuno di noi ritrova un ...continua

    Che dire? Carrere potrebbe anche scrivere l'elenco telefonico,ed è così bravo a scrivere che te lo farebbe pure piacere!
    Vite che non sono la mia è un libro di cui penso che ognuno di noi ritrova un po' di se stesso.I personaggi sono talmente ben delineati da farteli quasi vedere.un libro che ti coinvolge e ti fa anche soffrire!

    ha scritto il 

  • 4

    Libro toccante e coinvolgente. Non è un romanzo ma si legge come se lo fosse. La storia della malattia della cognata, vera, è narrata senza veli, in modo completamente onesto e per questo a tratti str ...continua

    Libro toccante e coinvolgente. Non è un romanzo ma si legge come se lo fosse. La storia della malattia della cognata, vera, è narrata senza veli, in modo completamente onesto e per questo a tratti straziante. Così come la parte iniziale sullo tsunami nello Sri Lanka. Carrère è uno scrittore anomalo, passato dal romanzo a questi libri realtà (più che verità) molto, molto umani. Consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    Ulteriore conferma

    Vite che non sono la mia ma che sono più vite della mia.
    Perdere treni, gomme bucate, un po' di demotivazione in generale, un senso di sconforto per certe persone che mi gravitano intorno (ma per fort ...continua

    Vite che non sono la mia ma che sono più vite della mia.
    Perdere treni, gomme bucate, un po' di demotivazione in generale, un senso di sconforto per certe persone che mi gravitano intorno (ma per fortuna che se ne stanno a debita distanza): e mi lamento?
    Carrère anche in questo caso infarcisce un libro di dettagli presi dalla sua sfera privata. Detta così sembra che i suoi libri siano sempre fuori tema rispetto al titolo che propongono.A parte che non è mai così: quelli che possono essere futili particolari, in realtà servono molto da vicino all'economia del libro. Inoltre, in questo volume, l'autore dà una faccia, anzi più facce, al pianeta morte e lo fa colpendo violentemente, non tralasciando dettagli. Ma non è uno sciacallo: semmai è un po' giornalista, e un po' scrittore che descrive in modo approfondito quanto possa essere devastante la morte su una persona ma ancora di più il lutto che ne consegue. Devo dire che il pensiero di perdere qualcuno dei miei cari (per fortuna in buona salute, anche se in età) mi fa molto tremare e quando succederà non mi sentirò di sicuro pronto alla cosa. Ma è il corso della vita e, che lo voglia o no, lo devo accettare.
    Mi domando se un romanzo come questo sia servito a Carrère per impermeabilizzarsi un po' di fronte al discorso Morte...
    Un consiglio a chi lo legge (magari dopo essere passato da SETTIMANA BIANCA)? Ubriacarsi.
    Tout est en ça...

    ha scritto il 

  • 3

    Carrère scrive sempre in un modo che ti tiene incollato alla pagina, qualsiasi cosa scriva. Anche in questo libro, nonostante le storie tristi che racconta, hai sempre voglia di andare avanti, come la ...continua

    Carrère scrive sempre in un modo che ti tiene incollato alla pagina, qualsiasi cosa scriva. Anche in questo libro, nonostante le storie tristi che racconta, hai sempre voglia di andare avanti, come la vita davanti alle tragedie. Non amo molto la perenne e ingombrante presenza dello scrittore all'interno dei suoi testi, ma va da sé, che è proprio questo narcisismo e questa ricerca di spiegarsi a se stesso che lo spinge a scrivere.

    ha scritto il 

  • 3

    Indimenticabili le figure dei due giudici, le cui vite 'normali' sono in realtà piuttosto straordinarie - e vengono 'salvate' dall'anonimato grazie alla scrittura di Carrère. Il quale combina brani di ...continua

    Indimenticabili le figure dei due giudici, le cui vite 'normali' sono in realtà piuttosto straordinarie - e vengono 'salvate' dall'anonimato grazie alla scrittura di Carrère. Il quale combina brani di grande efficacia a una narcisistica autoesposizione talmente spinta da risultare disarmante dopo il primo impulso di irritazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Il Carrère più intimo

    Ci vuole un po' di tempo per capire che l'egocentrismo di Carrère non è spavalderia cieca e superficiale ma è un intelligente espediente finalizzato alla costruzione di un'unica, grande opera narrativ ...continua

    Ci vuole un po' di tempo per capire che l'egocentrismo di Carrère non è spavalderia cieca e superficiale ma è un intelligente espediente finalizzato alla costruzione di un'unica, grande opera narrativa che mette in scena la vita senza finzioni. Lo confesso, ho dovuto leggere tutti i suoi libri prima di capirlo: Carrère si trova al centro del proprio mondo e da quella posizione - non quella 'esterna' ai fatti dello scrittore onniscente bensì quella 'interna' dell'uomo che vive scrivendo - osserva gli uomini e le donne che con lui interagiscono cogliendo mille dettagli degni di attenzione: una nota di dolcezza, una zona d'ombra, una contraddizione irrisolta, un momento di rabbia, una reazione inaspettata, un moto di orgoglio, un attimo di follia. Carrère sembra egoista e invece è generoso, sembra ripiegato sul proprio ombelico e invece è un osservatore sensibile e delicato. E' soprattutto un grande ritrattista che non ha paura di mettere in risalto le imperfezioni dei volti, perché è convinto che non esiste bellezza senza verità e che la realtà va guardata tutta fino in fondo, anche nelle sue pieghe più sgradevoli e oscure.
    Questo è il libro che mi ha aperto gli occhi. L'ho trovato bellissimo, semplice, vero e commovente.

    ha scritto il 

  • 4

    Come è francese questo libro. Per rigore e distacco. E una narrazione da cronaca, al presente. E forse questo rigore e distacco sono parte di una volontà sottesa dell'autore che non è solo una scelta ...continua

    Come è francese questo libro. Per rigore e distacco. E una narrazione da cronaca, al presente. E forse questo rigore e distacco sono parte di una volontà sottesa dell'autore che non è solo una scelta stilistica, ma il bisogno di avere una visone oggettiva per scrivere la morte e la malattia che di oggettivo hanno poco. Perché il percorso dei protagonisti nel guadare la vita diventa quello dell'autore che cerca di restare a guardare distaccato come tutti noi in fondo, parabola della vita, quando appunto vediamo negli altri la morte e la malattia. E in questo processo di osservazione e narrazione, la malattia e la morte riprendono il loro posto nella vita, insieme all'altro grande argomento del libro e della vita che è l'amore, l'affetivita'. E torna anche la dimensione di coralità nel vivere questi eventi che è quello che sempre li ha accompagnati e che la modernità cerca di toglierci da sotto il naso come a negarne la loro esstenza. Eventi che a pieno titolo ci rendono parte della compagine umana. E credo che sia nella coralità che l'autore trovi e proponga la chiave che rende malattia e morte se non comprensibili almeno sopportabili, così come la ricerca di una loro definizione. E li restituisca alla vita e al suo ciclo. A pieno

    ha scritto il 

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