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Vite che non sono la mia

By Emmanuel Carrere

(514)

| Hardcover | 9788806203573

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Book Description

Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più s Continue

Nell'esperienza di ogni lettore c'è sempre l'incontro - spesso casuale, a volte unico - con un libro dall'apparenza innocua, inoffensiva, ma che poi si rivelerà essere una di quelle letture che cambiano la vita, o, quantomeno, ne sconvolgono le più sedimentate convinzioni. Ecco: Vite che non sono la mia è uno di quei libri.
La storia è, come spesso lo sono le storie vere, semplice e terribile. Durante le feste di Natale del 2004, Emmanuel Carrère è in vacanza con la famiglia in Sri Lanka. Sono i giorni in cui lo tsunami devasta le coste del Pacifico: tra le migliaia di morti c'è anche Juliette, la figlia di quattro anni di una coppia di francesi a cui Carrère - accidentale testimone dello strazio di una famiglia - si lega. Qualche mese dopo, al ritorno in Francia, un altro lutto: la sorella della compagna dello scrittore - che casualmente si chiama anche lei Juliette - ha avuto una ricaduta del cancro che già da ragazza l'aveva colpita rendendola zoppa. Ha trentatre anni, un marito che adora, tre figlie, un lavoro come giudice schierato dalla parte dei più deboli, e sta morendo.
Dall'incontro con Étienne, amico e collega di Juliette, anche lui passato attraverso l'esperienza della malattia, Carrère capisce che non può nascondersi per sempre: deve in qualche modo farsi carico di queste esistenze in un corpo a corpo con quell'informe che è la vita. Raccontare ciò che ci fa più paura. Ritrovare nelle vite degli altri, in ciò che ci lega, la propria. È quello che fa un testimone.
Nascono così questo libro e i ritratti dei personaggi che lo abitano: tra i più luminosi e commoventi della letteratura contemporanea.

136 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Nella vita degli altri

    Incipit
    La notte prima dell'onda ricordo che io ed Helene abbiamo parlato di separarci. Non era complicato: non vivevamo sotto lo stesso letto, non avevamo figli insieme, potevamo addirittura pensare di rimanere amici; eppure era triste. La memoria a ...(continue)

    Incipit
    La notte prima dell'onda ricordo che io ed Helene abbiamo parlato di separarci. Non era complicato: non vivevamo sotto lo stesso letto, non avevamo figli insieme, potevamo addirittura pensare di rimanere amici; eppure era triste. La memoria andrà a un'altra notte, poco dopo il nostro incontro, interamente trascorsa a ripeterci che ci eravamo trovati, che avevamo vissuto insieme per il resto dei nostri giorni, che saremo invecchiati insieme, e perfino che avremmo avuto una bambina. In seguito l'abbiamo avuta, nel momento in cui scrivo speriamo ancora di invecchiare insieme e ci piace pensare che fin dall'inizio avevamo capito tutto.

    É il secondo libro di Carrère che ho letto, dopo Limonov,. Ha una scrittura scorrevole e coinvolgente e riesce a farci entrare nella vita degli altri con partecipazione e curiosità. In questo libro i personaggi vivono tragedie collettive (lo tsunami) e individuali (il cancro), trasmettendo forza e coraggio. C'é sentimento, emozione, ma senza sdolcinatezza, anche nei momenti più bui, nei quali il dramma é più intenso, come nelle due morti al centro del racconto: quella di Juliette, bambina travolta dallo tsunami in Sri Lanka, che lascia impietriti i genitori superstiti e quella dell'altra Juliette, cognata dello scrittore, sorella di Helene, che affronta una dura malattia e muore, lasciando il marito Patrice e tre piccole bambine.
    Il libro raccoglie le testimonianze di tutti coloro che sono stati vicini a Juliette, attraverso le quali entriamo in altre vite: quella di Patrice, il marito, che vive il dolore come un vecchio saggio, guardando al presente e, soprattutto, quella di Etienne, il collega giudice di Juliette, che con lei condivide le battaglie giuridiche contro le finanziarie, che con i prestiti facili rovinano le vite dei poveracci.

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    Renato Fianco said on Jul 24, 2014 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Il dolore vero, straziante, per la morte improvvisa di una bambina e per quella annunciata di una giovane donna, vicinissime entrambe all’autore: credevo (errore grossolano) che fosse un romanzo, questo “Vite che non sono la mia”, e mi sono trovato a ...(continue)

    Il dolore vero, straziante, per la morte improvvisa di una bambina e per quella annunciata di una giovane donna, vicinissime entrambe all’autore: credevo (errore grossolano) che fosse un romanzo, questo “Vite che non sono la mia”, e mi sono trovato a leggere un reportage, durissimo perché attiene alla realtà peggiore e la descrive nei dettagli. Carrère dice (lo sapevo, lo sappiamo tutti, ma “repetita iuvant”) che il dolore più grande abita vicino: oggi ci sfiora, è nelle vite degli altri (siamo salvi), ma è stato ieri o sarà domani nella nostra, da gestire, lenire, superare in qualche modo… ché poi, rimaneggiata, la vita continua, deve continuare. Una lettura sofferta, dunque, che pure, dopo lo sconcerto iniziale e la noiosità di certe pagine dense di annotazioni tecnico-giuridiche - legate al lavoro di quella giovane donna -, ho complessivamente apprezzato.

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    Frabe said on Jul 16, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Non ho mai pianto tanto leggendo un libro. Non so se sia bello o brutto: so che mi ha sconvolta come raramente accade.

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    rayuela said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Le vite degli uomini

    Sto ripercorrendo a ritroso la bibliografia di Emmanuel Carrére e devo ammettere che le scoperte interessanti sono numerose, tali da far rimpiangere di non averlo conosciuto (e apprezzato) prima. Perciò, un bel grazie a Limonov che ce lo ha sv ...(continue)

    Sto ripercorrendo a ritroso la bibliografia di Emmanuel Carrére e devo ammettere che le scoperte interessanti sono numerose, tali da far rimpiangere di non averlo conosciuto (e apprezzato) prima. Perciò, un bel grazie a Limonov che ce lo ha svelato.
    Questo Vite che non sono la mia è un altro libro che, una volta iniziato, ti prende tra le spire delle sue pagine ed è molto difficile che ti consenta di lasciarlo, se non per poco tempo. Eppure, non è un thriller. Anzi è un libro che parla eminentemente di morte, che racconta, cioè, due momenti della vita di Carrére, entrambi profondamente tragici, due occasioni in cui – una volta a causa di un fenomeno naturale, l’altra per una malattia – sono scomparse due persone molto vicine all’autore.
    Nello Sri Lanka fu lo tsunami a rapire migliaia di vite umane e, tra queste, Juliette, la bambina figlia di loro amici, anche loro in vacanza, lasciando dietro di sé un atroce dolore e un irrimediabile senso di perdita. Un evento, dopo il quale, nulla può più essere come prima.
    Ma non finisce qui. Una volta rientrati in Francia, ecco l’altro evento drammatico: un’altra Juliette, questa volta la sorella della compagna dello scrittore, si spegne a causa di un cancro. Lascia un marito che ama (e che la ama) e tre bambine che hanno ancora tanto bisogno di lei. Si può raccontare questo strazio, la fatica di continuare a vivere pur con questa assenza?
    Carrére, che è uno scrittore, si sente chiamato in causa da questi due tragici eventi. Se ne può parlare senza farsene coinvolgere emotivamente ma, nel contempo, restituendo quei processi di accettazione, di sublimazione e le mille strategia che ognuno di noi mette in atto – talvolta inconsciamente – per sopravvivere a prove così dure?
    Lo scrittore accetta la sfida e – dopo averne a lungo parlato con i superstiti, per averne il consenso – comincia a scrivere. E’ un viaggio emozionante dentro alcune vite e, vi assicuro, non si giunge alla fine senza esserne profondamente coinvolti. Devo ammettere che, forse, la seconda parte, quella relativa alla (quasi) cognata di Carrére è la più significativa. Anche grazie ad alcune lunghe conversazioni, con il marito ma, soprattutto, con il giudice popolare collega di Juliette, emerge la vita di una persona che, come forse capita a tutti (ma non ce ne rendiamo conto) ha un suo preciso e importante posto nella storia dell’umanità, se mai venisse scritta. La storia di una “vita” che non è emblematica. E’, semplicemente, la vita di una donna e di coloro che ha amato e che l’hanno amata. Ed anche il racconto della malattia va avanti con semplicità e con rigore, inevitabilmente straziante talvolta, ma, a suo modo, altrettanto emblematico e ammaestratore.
    Insomma, un libro che lascia il segno e che induce a riflettere sulla caducità delle vicende degli uomini e delle donne e che forse ci spinge a modelli di vita più rispondenti a valori autenticamente umani. Sono le nostre vite, alla fine, ma ci vorrebbe un Carrére per raccontarle.

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    Ludwig said on Jun 30, 2014 | Add your feedback

  • 9 people find this helpful

    Vite che ci sono accanto

    Un libro straziante. Scritto in una lingua limpida, diretta, da cui traspare la dolorosa realtà di due tragedie che hanno riguardato un momento della vita dello scrittore: la morte di una bimba di una coppia conosciuta in vacanza, portata via dalla f ...(continue)

    Un libro straziante. Scritto in una lingua limpida, diretta, da cui traspare la dolorosa realtà di due tragedie che hanno riguardato un momento della vita dello scrittore: la morte di una bimba di una coppia conosciuta in vacanza, portata via dalla furia dello tsunami; il ritorno del cancro - che si rivelerà poi fatale - alla sorella della compagna, 33 anni e tre figlie. Profondamente commoventi, a tratti dilanianti, cariche di emozioni e di ‘grida’ del cuore, le storie di D’autres vies que la mienne (trad. it.: Vite che non sono la mia, Einaudi), non lasciano indifferente il lettore, con il loro duro carico di malattia, sofferenze, lutti e inspiegabili rovesci dell’esistenza. Tout y est vrai. La dignità e l’inevitabilità del tirare avanti, la forza del messaggio che ci hanno lasciato quelli che non ci sono più; l’esempio lancinante delle loro vite. Che pagine intense e spietate. E’ un libro che fa male, davvero; ma penso anche che sia un’esperienza rigenerante, che scuote arricchendo.

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    Krodì80 said on Jun 19, 2014 | 10 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    «A pochi mesi di distanza, sono stato testimone dei due eventi che più di ogni altro mi spaventano: la morte di un bambino per i suoi genitori, e quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito.
    Poi qualcuno mi ha detto: tu sei uno scrittor ...(continue)

    «A pochi mesi di distanza, sono stato testimone dei due eventi che più di ogni altro mi spaventano: la morte di un bambino per i suoi genitori, e quella di una giovane donna per i suoi figli e suo marito.
    Poi qualcuno mi ha detto: tu sei uno scrittore, perché non scrivi la nostra storia? Era come un ordine, un impegno, e io l'ho accettato. È così che mi sono ritrovato a raccontare l'amicizia tra un uomo e una donna, entrambi sopravvissuti a un cancro, entrambi zoppi ed entrambi magistrati che si occupano di cause di sovra indebitamento».

    E’ la storia dello scrittore Emmanuel Carrère, di sua moglie e dei suoi due figli, che in quel lontano 2004 si trovano in Sri Lanka, che poi fu travolto da un improvviso tsunami.
    Il viaggio sembra partire già non nel migliore dei modi, tra i due consorti sembra che sia arrivato il giro di boa sentimentale.
    Ma come se non bastasse, un’onda, quell’onda, arriva sulla spiaggia dove ci sono Carrère ed Helène, portandosi con sé uomini, donne, bambini. Nessuna distinzione.
    Sembrano crearsi due frontiere: quelli che hanno perso qualcuno a causa dello tsunami, e quelli semplicemente sopravissuti ad esso, con affetti indenni.
    Carrère senza tanti infingimenti ci racconta dell’arrivo dell’onda brutale, delle sue conseguenze, come un cronista di guerra ci racconta dettagliatamente, ma con il giusto distacco, la tragedia, la sofferenza, la morte travestita con abiti marini.
    Nel libro si farà portavoce della storia di una famiglia che ha perso la loro figliola di quattro anni, Juliette. Ed è qui che il titolo del libro prende veramente corpo e senso, l’autore descrive le “vite che non sono la mia”, proprio lui che non ha perso nessuno in quella tragedia e riesce a darne una visione meno invischiata, meno sporca, meno coinvolta, ma non per questo alterata.
    Quando i due coniugi tornano a Parigi, scopriranno che la sorella di Hèlene – che si chiama anche lei Juliette – è affetta di tumore, e sta morendo.
    Carrère così in prima persona dovrà misurarsi con il dolore, con la perdita, con l’improvviso senso di smarrimento che ti prende, con quel caos vertiginoso che quando decide che sei tu la vittima, poi difficilmente si riesce a saper tener testa.
    Proverà a far fronte a tutto ciò attraverso la scrittura, una scrittura vera, misurata, delle volte anche troppo equilibrata. Perché spesso i sentimenti non hanno equilibri, e non si riesce ad improvvisarsi funamboli per caso.

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    Jack said on May 30, 2014 | 1 feedback

Book Details

  • Rating:
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  • Hardcover 240 Pages
  • ISBN-10: 8806203576
  • ISBN-13: 9788806203573
  • Publisher: Einaudi (Supercoralli)
  • Publish date: 2011-03-28
  • Also available as: Paperback , eBook
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