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Vite di corsa

Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero

By Zygmunt Bauman

(124)

| Paperback | 9788815131607

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Book Description

Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nella altre società della storia moderna e premoderna, ma invece "puntillistico" ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta ad un pu Continue

Nella modernità liquida il tempo non è né ciclico né lineare, come normalmente era nella altre società della storia moderna e premoderna, ma invece "puntillistico" ossia frammentato in una moltitudine di particelle separate, ciascuna ridotta ad un punto". Questa perdita di senso del tempo, che ci costringe a vivere in un perpetuo e trafelato presente, in cui tutto è affidato all'esperienza del momento, è accompagnata dallo svuotamento dei criteri di rilevanza che fanno distinguere l'essenziale dal superfluo, il durevole dall'effimero. Così la nostra identità di persone, ieri faticosamente costruita su un progetto di vita, può essere oggi assemblata e disassemblata in modo intermittente e sempre nuovo, "come un pacchetto pay-per-view". È dunque ancora più sorprendente, dato questo sconsolante scenario, che Bauman sappia indurci una volta di più a sospendere le nostre vite di corsa per il tempo indispensabile a riflettere sulle questioni che ci riguardano più profondamente: bisogni e felicità, memoria e oblio, fondatezza e inconsistenza, costrizione e libertà.

10 Reviews

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    come sempre Bauman offre un quadro dettagliatissimo della società contemporanea, o meglio, per usare le sue parole, la sua famosa formula, della modernità liquida. nella lectio magistralis (tenuta all'università di Bologna nel 2007) racchiusa in ques ...(continue)

    come sempre Bauman offre un quadro dettagliatissimo della società contemporanea, o meglio, per usare le sue parole, la sua famosa formula, della modernità liquida. nella lectio magistralis (tenuta all'università di Bologna nel 2007) racchiusa in questo libricino si sofferma attorno al concetto di tempo e alle sue ricadute sulle nostre vite. soffermarsi sul tempo, pare un controsenso oggi che il tempo è sempre e solo presente, oggi che siamo spinti a vivere ogni attimo, ogni momento, perennemente di corsa, oggi che nulla dura, oggi che tutto inizia e finisce quasi contemporaneamente, oggi che noi mutiamo attimo dopo attimo, oggi che senza passato e senza futuro, immersi in un continuo presente, non abbiamo il tempo per riflettere ed essere, solo quello per avere. per avere che cosa? quello che desideriamo adesso e dimenticheremo tra un attimo...

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    Marco said on Jun 30, 2012 | Add your feedback

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    Dell'essere deviati dalle prospettive del sottotitolo

    Eh già. Perchè ci si aspetta di aver un consiglio, pur "picciol", su "Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero". Che era e rimane l'"inferno" infermo, cioè liquido, del nostro tempo puntillistico. Di fronte alla consueta constatazione dell'oscenità ...(continue)

    Eh già. Perchè ci si aspetta di aver un consiglio, pur "picciol", su "Come salvarsi dalla tirannia dell'effimero". Che era e rimane l'"inferno" infermo, cioè liquido, del nostro tempo puntillistico. Di fronte alla consueta constatazione dell'oscenità consumistica, omologatrice e sprecona, rimane invece solo l'invocazione all'educazione permanente. Un po' combattere la peste con i pannicelli caldi, ammesso sempre che, finito qualsiasi genere di politica, sia possibile avere un'educazione che formi cittadini e non consumatori. Ma non si capisce come l'educazione possa rimaner fuori dalla logica del mercato (e infatti non lo è).

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    Tsubaki said on Apr 1, 2012 | Add your feedback

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    Saggiamente - 27 nov 11

    Difficile dire il titolo di questa pubblicazione che, in realtà, è originale. Cioè è la “lectio magistralis” tenuta in inglese da Bauman per l’inaugurazione dell’anno accademico 2007-08 dell’Università di Bologna. Nell’anno 2008 Bauman ha riordinato ...(continue)

    Difficile dire il titolo di questa pubblicazione che, in realtà, è originale. Cioè è la “lectio magistralis” tenuta in inglese da Bauman per l’inaugurazione dell’anno accademico 2007-08 dell’Università di Bologna. Nell’anno 2008 Bauman ha riordinato il testo con le note, e l’anno successivo Il Mulino ne pubblica la traduzione di Daniele Francesconi, uscendo come prima assoluta. Detta la storia del libro, veniamo ai contenuti, al solito magistrali come tutti gli scritti del filosofo anglo-polacco. L’idea di base, semplice eppur quanto complessa, è di vedere il tempo attuale come fosse un quadro di Seurat. Il “puntinismo” ci da quell’immagine della realtà solo nel momento in cui riusciamo a vedere tutta una serie di punti da lontano ed amalgamati in un complesso che va al di là del punto singolo. Ma ogni punto singolo è un istante di questo mondo (del quadro, della vita). Che esiste al di là ed al di fuori del punto stesso. E tuttavia, il punto rappresenta il qui ed ora, l’immagine di un momento del complesso che potrebbe avere un interesse proprio. Da questa immagine (collegata ad una branca del sapere che non conoscevo, la cronosociologia), Bauman estrapola due considerazioni diverse e collegate. Il punto, quello del qui ed ora, esiste proprio in quanto si opera una cesura fra il prima ed il dopo. Fra il passato ed il futuro. Questa rottura è una delle (tragiche) conseguenze di quello che lui chiama il mondo moderno, la modernità liquida, quella che si adatta al contenente senza imporne il flusso. Solo rompendo con il passato e cancellando il futuro, nel punto dove siamo ora, c’è quel momento di ricerca della felicità che il mondo liquido ci impone. Ma se si rompe questa continuità (seconda considerazione) non si può che affrontare tutto frammentariamente, e quindi di corsa. Perché quello che andava bene ieri, oggi qualcuno impone sia sorpassato, inutile, economicamente dannoso. Per far andare avanti l’economia liquida bisogna continuare a produrre qualcosa e ad imporlo al consumatore prima che lo stesso si trovi appagato del suo stato. Non è un caso, facciamo un esempio un po’ rude ma attuale, che si tende sempre più a non far pagare la consegna del bene che cerchiamo di acquistare. Quello che viene fatto pagare è il ritiro del bene precedente, quello che non serve più. Con facili passaggi, si vede come l’industria del raccoglimento degli scarti diventa un pilastro della modernità. E chi la controlla realmente, alla fine controlla l’economia. Se io non ritiro gli scarti, tu produttore non trovi spazio per imporre nuovi prodotti e quindi per aumentare il tuo giro d’affari. E tu ricettore dei beni, non hai posti dove mettere i nuovi prodotti, che sono più veloci, migliori, più accattivanti dei precedenti. Da qui si potrebbe aprire una parentesi che in pochi passaggi porta a Saviano e Gomorra, ma il testo non ha questa mira politica. Al solito, Bauman ha mire etiche. E soprattutto (quello che gli rimprovero ad ogni scritto che leggo sempre con piacere ma che alla fine mi lascia con i punti di sospensione per il dopo) è la mancanza di una prospettiva per affrontare, cambiare, destrutturare tutto ciò. Se la vita è una corsa (come ben dimostra in queste poche pagine), come si può girarla verso la lentezza, la sobrietà alla Gesualdi? Rimane sempre irrisolta questa dicotomia tra locale e globale, e non se ne vede l’uscita verso un “glocale” significativo. Ma per tornare al testo, la corsa che Bauman ci fa fare, serve poi a pennellare anche la struttura dell’oggi, in questa ricerca della distruzione del senso di comunità (riprendiamo il discorso, se ognuno pensa al proprio punto, si perde la visione del possibile bene comune, quindi niente comunità, niente stato, solo “auto-affermazione” dell’io). E poiché sta parlando a studenti e professori, non può che (e noi con lui) dolersi del fatto che tutta questa corsa e questo puntinismo serve (sta servendo) anche a minare i fondamenti educativi. Senza punti di riferimento (senza poter guardare il quadro da lontano) come e cosa potremmo insegnare alle nuove generazioni? Il quadro è desolante. E noi siamo qui a contemplare le nascenti macerie dell’oggi. Spero, speriamo che ci sia modo di rallentare. Così potremmo tornare ad incontrarci in un carnevale che non sia un episodio isolato per distrarre le masse, ma sia un momento fondante della nostra vita comune. Ripeto, speriamo. Come spero che Bauman, prima o poi, trovi il modo di dare anche prospettive alle sue visioni.
    “da Kundera: le situazioni messe in scena dalla Storia rimangono sotto la luce dei riflettori solo per i primi minuti.” (7)
    “nella società dei consumi l’obbligo di scegliere [prende] la forma della libertà di scelta.“ (27)
    “da Freud: la fine di un mal di denti ci rende felici, mentre non avere mal di denti non ha lo stesso effetto.” (45)
    “Nella vita dell’adesso … la ragione di affrettarsi non è la spinta ad acquisire e conservare ma a scartare e sostituire.” (59)
    “Siamo stati trasportati da una civiltà della durata, e quindi dell’apprendimento e della memorizzazione, a una civiltà del transitorio e quindi dell’oblio. Di questo passaggio cruciale la memoria è la prima vittima, mascherata però da danno collaterale. “(73)
    “da Robert Louis Stevenson: viaggiare pieni di speranza è meglio che arrivare.” (84)
    “Il dominio conseguito mediante la deliberata coltivazione dell’ignoranza e dell’incertezza è più affidabile e costa meno del potere fondato sull’esaustiva disamina dei fatti e sullo sforzo prolungato di raggiungere un accordo circa la fondatezza dei problemi e i metodi meno rischiosi per affrontarli. L’ignoranza politica perpetua se stessa e la corda intrecciata dell’ignoranza e dell’inazione fa sempre comodo quando si deve mettere il bavaglio o legare le mani alla democrazia.” (94)

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    Giogio53 said on Nov 28, 2011 | Add your feedback

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    Interessante, ma finisce troppo in fretta

    Interessante davvero, forse solo alcuni spunti avrebbero dovuto essere trattati in modo più analitico, perchè lanciano l'idea e lo spunto, ma rimangono solo a livello superficiale, di idea e non si sviluppano abbastanza.

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    Marilisa Corso said on Jul 20, 2011 | Add your feedback

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    Un piacevole saggio di poche pagine, si legge in fretta, ma è fitto di concetti e osservazioni sulle imbecillità che viviamo ogni giorno. Reazionario e illuminante, da leggere.

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    Matteobianchi00 said on Apr 19, 2011 | Add your feedback

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    Vite di corsa

    E se si togliesse l’ora di religione a favore dell’ora di consapevolezza?

    Ogni persona dovrebbe leggere i libri di Zygmunt Baumann, ammesso di avere ancora menti capaci di percepire la realtà attraverso una descrizione non visiva/figurativa.

    Ma se ...(continue)

    E se si togliesse l’ora di religione a favore dell’ora di consapevolezza?

    Ogni persona dovrebbe leggere i libri di Zygmunt Baumann, ammesso di avere ancora menti capaci di percepire la realtà attraverso una descrizione non visiva/figurativa.

    Ma serve ancora giungere alla consapevolezza o anche la consapevolezza ormai è stata assorbita dell’enorme, moderno e globalizzato atteggiamento che tutto ammette – anche l’antitesi - al fine di trarne vantaggio?

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    thephilosopher said on Nov 3, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (124)
    • 5 stars
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    • 3 stars
    • 2 stars
  • Paperback 102 Pages
  • ISBN-10: 8815131604
  • ISBN-13: 9788815131607
  • Publisher: Il Mulino (Voci)
  • Publish date: 2009-04-01
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