Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

Vite immaginarie

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca, 39)

4.1
(166)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 210 | Formato: Copertina morbida e spillati | In altre lingue: (altre lingue) Francese , Spagnolo , Inglese

Isbn-10: 8845900738 | Isbn-13: 9788845900730 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Curatore: Jaeggy Fleur

Disponibile anche come: Altri , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

Ti piace Vite immaginarie?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Ordina per
  • 4

    Jorge Louis Borges ammirava Marcel Schwob al punto di dichiarasi suo figlioccio. Era una stima che doveva fondarsi su un sentimento di comunanza, sull'erudizione riconoscibile a entrambi, sull'uso ...continua

    Jorge Louis Borges ammirava Marcel Schwob al punto di dichiarasi suo figlioccio. Era una stima che doveva fondarsi su un sentimento di comunanza, sull'erudizione riconoscibile a entrambi, sull'uso che ne fecero nelle loro opere. L'estensione del loro sapere era tale che appariva - e appare ancora - una sorta di invenzione fantastica, tanto da renderla indistinguibile dall'invenzione pura e semplice che hanno iniettato nei loro racconti. Sovente in letteratura realtà e immaginazione sono indistinguibili: spesso è un affare che riguarda solo l'autore che aspira a trascendere dalla sua esperienza privata. Se della narrazione fanno parte fatti e personaggi storicamente individuabili, se la narrazione è intrisa di sapere in ogni sua declinazione, allora anche la filosofia, la storia, la scienza possono definitivamente assumere, attraverso l'artificio dell'invenzione, un carattere mitologico, apparire immutabili. Schwob scrive di proprio pugno la prefazione a "Vite immaginarie". La sua intenzione è quella di calarsi nei panni del biografo, del buon biografo che non deve essere uno storico, nè preoccuparsi di essere vero. Il suo interesse è per l'individuo, per la sua unicità, per le sue bizzarrie. Seleziona il materiale disponibile al fine di "comporre una forma che non assomigli a nessun altra". Secondo Schwob "non serve che essa sia uguale a quella che fu creata un tempo da un dio superiore, è sufficiente che essa sia unica, come ogni altra creazione". Il suo scopo è artistico. Non si occupa degli eventi, delle cause che li determinarono o degli effetti che ne conseguirono. Sono compiti che lascia alla storia. Borges doveva approvarlo e riconoscersi in lui. Certamente lo ha saccheggiato qua e là. Deve avere imparato da Schwob la potenza delle possibilità combinatorie derivanti da un materiale infinito. Dalle biografie narrate in "Vite immaginarie" deve avere appreso la capacità di rappresentare i fatti come se fossero indeterminati e assoluti e la padronanza della velocità che deriva dall'ommissione di quelli irrilevanti. E deve essere stato ispirato da uno stile che si può ritrovare nei racconti di "Finzioni", de"L'Aleph", di "Storia universale dell'infamia", personalizzato da percorsi circolari, intrichi e rettilinei precipitosi. Amante della filosofia e dell'avventura, Schwob erra ondivago conducendoci alla scoperta delle sue passioni, alla versione inedita di antichi filosofi e predicatori, di artisti inquieti, di personaggi storici secondari, di donne sfortunate, di soldati e attori, di pirati e serial killer, ciascuno presentato solo dal proprio nome e dall'etichetta che Schwob scelse per connotarlo nella sua unicità. Erostrato, incendiario. Pocahontas, principessa. Il Capitano Kid, pirata.

    "Cecco Angiolieri nacque pieno di odio a Siena, lo stesso giorno di Dante a Firenze".

    ha scritto il 

  • 4

    FUOCO - fritto

    L'approccio è stato il ricordo delle traduzioni dal latino all'italiano: frasi secche, quattordicimila eventi in quattro frasi, delle sfumature che ci sarebbero basta saperle sfumare. ecco, ma poi, ...continua

    L'approccio è stato il ricordo delle traduzioni dal latino all'italiano: frasi secche, quattordicimila eventi in quattro frasi, delle sfumature che ci sarebbero basta saperle sfumare. ecco, ma poi, il fantasioso estro ordinato e preciso senza essere maldestro, riempie di sinistre allusioni la verità supposta di vite vissute e passate, rendendole presenti. Adoro i visionari.

    ha scritto il 

  • 5

    Gli strani percorsi della letteratura...

    Quando ho rimesso mano al "Diario di un mese di libri" pubblicato Lunedì scorso, mi è venuto in mente di non aver recensito il libro di oggi; non è saltato fuori a caso, visto che questa settimana ...continua

    Quando ho rimesso mano al "Diario di un mese di libri" pubblicato Lunedì scorso, mi è venuto in mente di non aver recensito il libro di oggi; non è saltato fuori a caso, visto che questa settimana è stato come tornare indietro nel tempo per vedere quali attinenze ha con il presente. E, in questo caso, si parla di forme nuove di comunicazione in ambiti che, solitamente, pretendevano uno stile di scrittura completamente diverso e oserei dire anche soggetti di cui parlare che fossero selezionati con rigidi criteri. Invece Marcel Schowb, in questo caso, spezza la liturgia del racconto biografico portando una ventata di aria fresca in un genere letterario completamente immobile da secoli. Intanto ambientiamoci, Schowb nasce e muore a Chaville (1867-1905). Dal sito di :DuePunti (sempre al passo con i tempi!) troviamo: Divise i suoi interessi di erudito e la sua passione di prosatore tra realismo e fantastico, inquietudine e vitalità, ripercorrendo talvolta le orme dei suoi grandi modelli: da J. Verne e Mark Twain a R.L. Stevenson, da Catullo a Rabelais e François Villon. La sua brevissima vita, tormentata da misteriose malattie mai precisamente diagnosticate e da una sensibilità fuori dal comune, lo spinse a rifugiarsi interamente nella letteratura, e – come segnalò più tardi Jorge Luis Borges – la sua stessa esistenza fu consacrata a compilare e comparare Vite immaginarie. Gli strani percorsi della letteratura, citati nel titolo di questa recensione, si materializzano proprio in questo libro, ripubblicato ad Adelphi (era già in catalogo dal 1972), dove la biografia diventa opera narrativa a tutti gli effetti. Così le storie che si accavallano, tracciando un percorso immaginario che va dall'antichità a circa il 1800, e che diventano un modo per vedere quali sono i cambiamenti della civiltà nel passare del tempo. Ora, stando a queste storie, non siamo molto migliorati. Si parte con leggende etere e piene di simboli di "onore" e "rispetto", anche negli esempi negativi, dei miti con Empedocle, Erostrato e Cratete passando per per le vite romane Lucrezio, Petronio e Clodia, ci ritroviamo a leggere di un pittore come Paolo Uccello, il dissacrante Cecco Angiolieri, arrivando a "Katherine la merlettaia" finendo - è fra le ultime vite raccontate - a sorridere della sfortuna immensa di Walter Kennedy ). Ora, se una parte di questi nomi non li conoscete o non li ricordate, soprattutto gli ultimi due, non datevi degli ignoranti, perché questo è il vero colpo di genio di Schowb (di cui, alla fine di questa recensione, è possibile che sappia correttamente scrivere il cognome ma non pronunciarlo!)che ha affiancato le biografie di personaggi storici con quelli di illustri sconosciuti alla storia.

    In fondo la biografia ha sempre avuto parole accademiche ed esempi altisonanti. Ma se riandiamo alla memoria delle "Sei lezioni di storia" di Carr, sicuramente più recenti di questo scritto, l'autore o meglio lo storico deve scegliere "i fatti"- ovvero gli eventi storici e quindi anche gli esempi di vita - selezionando quelli che hanno che secondo lui hanno rilevanza (storica). E L'autore di "Vite immaginarie", nel 1896, fa proprio questo con la pubblicazione del suo libro. Va anche oltre perché quando parlo di raccontare con uno stile narrativo, non intendo solamente scrivere in un modo scorrevole e diretto ma anche trattare le storie come fossero dei piccoli romanzi a sé stanti. Nessuna storia cita date e nemmeno luoghi di nascita o di morte e nessuna ha una serie di eventi elencati che segnano il ritmo dello scorrere della vita di questo o quel personaggio. Marcel preferisce raccontare in maniera sintetica e per punti focali le caratteristiche di ogni suo beniamino. Li seleziona come uno storico e li presenta creando la storia attorno, sopra o anche sotto, e aggiungendoci quel pizzico di fantasia che renda quella storia più convincente o avvincente.

    E in questo caso l'affiancamento di personaggi famosi o no, trattati tutti alla stessa maniera non guasta, anzi rende il tutto, non solo omogeneo, ma oserei dire democratico. Tutte le storie paiono avere un peso identico e questa forma di uguaglianza biografica non è noiosa. Son i particolari arricchiti e a volte divertiti che spingono il lettore a proseguire nella lettura fino alla fine certo e curioso di sapere le sorprese che gli riserveranno la prossima storia e quella successiva. Alla fine, però, viene da fare delle considerazioni di massima che trascendono dalla leggerezza che ci si aspetterebbe di avere, pensando che si sta leggendo qualcosa di trattato con serietà volutamente leggera. Se si confrontano le prime storie, dove l'epico personaggio sparisce lasciando solo la propria scarpa, a ricordo del suo stesso mito e sacrificio, a controbilanciare si trova un Kennedy che ha costruito la propria vita fondandola sul desiderio di divenire anch'esso un mito. Kennedy è uno capace di costringere i suoi servitori ad ascoltare alla sera ore e ore di racconti dei pirati, che investe i suoi soldi in un galeone e che imbarca gli stessi servitori per fare i pirati per i mari. Eppure il confronto con il mito, il pirata da lui stesso ammirato, si scontra con la dura realtà, anche lui (il mito), nonostante siano anni che sfugge alla cattura, alla fine viene preso. E così all'uscita di scena di Empedocle, che lascia solo dietro di sé il racconto del sandalo di bronzo intravisto dallo schiavo che sancisce la costruzione del mito, fa eco la distruzione di un altro mito, ovvero quello di Kennedy, che è costretto a scoprire che a volte è meglio che rimangano scritti sui libri e non vissuti in prima persona. E di questi parallelismi ce ne sono parecchi, ma sempre costruiti nel tempo, ovvero ai primi che sono sempre consapevoli di quello che realmente è il loro ruolo corrisponde una crescita della società e l'altrettanto degrado dell'essere umano che si nutre dei miti precedenti, a volte, in maniera troppo ossessiva o ortodossa. E, laddove il mito corrispondente non ci sia in maniera evidente, come avviene per la merlettaia, a fare le sue veci c'è il destino crudele e insensibile che decide di privare una donna che ha già avuto sfortuna, portandola al bisogno e infine alla morte.

    Dopo aver sorriso di Paolo Uccello, che disegna cammelli al posto dei camaleonti perché, come dice Schowb, non sa come sono fatti, vi ritroverete alla fine a rileggere a mente le varie vite e a confrontarle e, a quel punto, assocerete una storia al suo corrispettivo futuro o passato. E' un processo naturale e di assimilazione indiretta, che fa sì che questo libro lo ricorderemo riportando alla mente le stesse caratteristiche dei miti che l'autore ha usato per costruire queste biografie immaginarie. E' in fondo a questo modo che la mente solitamente ricorda di più proprio per quei particolari ritenuti futilità e folklore, che ci fanno sorridere o stupire, che rimangono con noi sotto una forma simile ad un grande gossip storico. Certa che sorriderete come me, vi invito a provare a leggerlo, e qui trovate l'assaggio che ho postato a Dicembre 2012 [Dal libro che sto leggendo]. E possiamo dire alla fine che nemmeno questa corrente rinnovativa sulla saggistica storica, di cui ho parlato questa settimana nei due post precedenti, è una novità bensì è un qualcosa che, ad ondate, è sempre stata provata e da come si può vedere con Marcel Schowb, che è ancora considerato uno dei grandi scrittori francesi, è anche sempre stata apprezzata nel momento in cui è stata proposta al grande pubblico.

    Buone letture,

    ha scritto il 

  • 5

    Il brulicare di un mondo infero e cupo emerge dalle brevi e fulminanti biografie ricreate. Lo sguardo trasversale di un poeta coglie attraverso l'invenzione il nucleo più vero delle vite storiche, e ...continua

    Il brulicare di un mondo infero e cupo emerge dalle brevi e fulminanti biografie ricreate. Lo sguardo trasversale di un poeta coglie attraverso l'invenzione il nucleo più vero delle vite storiche, e nella "storia" la cupezza, il dolore, la violenza che tutte le unisce.

    ha scritto il 

  • 4

    'Uccello disegnò le sue labbra, e i suoi occhi, e i suoi capelli, e le sue mani, e fissò tutti gli atteggiamenti del suo corpo; ma non fece mai il suo ritratto, così come facevano gli altri ...continua

    'Uccello disegnò le sue labbra, e i suoi occhi, e i suoi capelli, e le sue mani, e fissò tutti gli atteggiamenti del suo corpo; ma non fece mai il suo ritratto, così come facevano gli altri pittori che amavano una donna. Poiché l'Uccello non conosceva la gioia di limitarsi all'individuo; non ristava in un solo luogo: voleva planare, nel suo volo, al di sopra di tutti i luoghi. E le forme degli atteggiamenti di Selvaggia fuorono gettate nel crogiolo delle forme, insieme con tutti i movimenti delle bestie, e con le linee delle piante e delle pietre, e con i raggi della luce, e con le ondulazioni dei vapori terrestri e delle onde del mare. E senza ricordarsi di Selvaggia, Uccello sembrava rimanere eternamente chino sul crogiolo delle forme. Ma non c'era nulla da mangiare nella casa di Uccello. Selvaggia non osava dirlo a Donatello né agli altri. Ella tacque e morì. Uccello raffigurò l'irrigidirsi del suo corpo, e il congiungersi delle sue piccole mani magre, e la linea dei suoi poveri occhi chiusi. Non seppe che era morta, così come non aveva saputo se era viva. Ma gettò queste nuove forme in mezzo a tutte quelle che aveva radunato'.

    ha scritto il 

  • 3

    L'intenzione dell'autore, preannunciata ma forse meglio sarebbe dire spiegata nella prefazione da lui stesso scritta, è senz'altro una rilucente idea letteraria, ma come insegnava il vecchio ...continua

    L'intenzione dell'autore, preannunciata ma forse meglio sarebbe dire spiegata nella prefazione da lui stesso scritta, è senz'altro una rilucente idea letteraria, ma come insegnava il vecchio Platone, le idee stanno lì, in un qualche luogo iperuranio inarrivabile e incorruttibile e le cose stanno qui, divenute pallide ombre, già tutte insozzate di realtà. Così ammetto che se non avessi letto la spiegazione di Schwob – abilmente inserita all'inizio e non alla fine del testo – difficilmente avrei apprezzato, sfogliata l'ultima pagina, che l'intento che lo muoveva era quello di dare luce ai “frammenti singolari e inimitabili” delle varie biografie umane, alle anomalie che rendono quelle vite opere d'arte. Insomma, quella bella idea, se non del tutto lordata dalla sua realizzazione, tanto linda non è certo rimasta. Scrive ancora Schwob che “l'arte del biografo consiste appunto nella scelta. Non deve preoccuparsi di essere vero; deve creare entro un caos di tratti umani”: bene, bravo, condivido. Tuttavia mi tocca confessare sommessamente che alcune delle scelte dell'autore mi hanno in buona parte annoiato.

    ha scritto il 

  • 4

    ventitré vite- trasfigurate, romanzate, sognate, inventate. ventitré piccoli viaggi nella storia, nell'umanità; ventitré racconti disegnati con un tratto fine- nel descrivere il lato decadente e ...continua

    ventitré vite- trasfigurate, romanzate, sognate, inventate. ventitré piccoli viaggi nella storia, nell'umanità; ventitré racconti disegnati con un tratto fine- nel descrivere il lato decadente e prezioso dell'esistenza, condensando la magia del tutto in poche pagine. elegantissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Si tratta di un “realismo perfettamente irreale, e perciò onnipotente”

    A.L’autore racconta, dedicando ad ognuna poche pagine, la vita di 23 personaggi, alcuni famosi, altri meno, altri anche inventati. La loro vita è raccontata da tanti piccoli episodi, fatti o ...continua

    A.L’autore racconta, dedicando ad ognuna poche pagine, la vita di 23 personaggi, alcuni famosi, altri meno, altri anche inventati. La loro vita è raccontata da tanti piccoli episodi, fatti o frasi alcuni reali, altri verosimili, altri immaginati, altri inventati o falsi. B.Ma allora stiamo parlando di Borges … A.Sbagliato …stiamo parlando di Marcel Schwob B.Ah …. ma sarà uno dei soliti imitatori … Borges lo hanno imitato in molti …. A.Sbagliato di nuovo …. Il libro è stato scritto nel 1896 … papà Borges è nato nel 1899

    In realtà il libro, per capirci, è molto ma molto “borgesiano”, tra parentesi Borges conosceva bene e stimava molto Schwob, considerato un maestro di questo genere di letteratura. Anche la scrittura è molto simile, per tutti e due molto raffinata, colta, ma mentre Borges è freddo, staccato, celeste, acqua di sorgente, …. Schwob è ribollente, rosso, fiamma viva, …. “Schwob è hashish, … da fuoco all’immaginazione. “

    ha scritto il 

Ordina per