Viva Israele

Dall'ideologia della morte alla civiltà della vita: la mia storia

Di

Editore: Mondadori

3.6
(97)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 206 | Formato: Altri

Isbn-10: 8804567775 | Isbn-13: 9788804567776 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biografia , Storia , Politica

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Descrizione del libro
Dopo le minacce ricevute da Hamas per aver denunciato i kamikaze palestinesi,"la mia vita", sostiene Allam, "è diventata strettamente collegata alla sortedi Israele, per una mia scelta interiore di fede nella sacralità della vita eper una bizzarria del destino che ha voluto che fosse un musulmano laico abattersi in prima linea, anche a rischio di morire, per difendere il dirittoall'esistenza dello Stato ebraico". In quel clima, anche un ragazzo di grandesensibilità e educato in una scuola religiosa italiana come lui non erarimasto del tutto immune al pregiudizio anti-israeliano, che venne peròspazzato via dalle esperienze successive: "In queste pagine ho volutoraccontarvi il mio lento e sofferto percorso esistenziale dall'ideologia dellamenzogna, della dittatura, dell'odio, della violenza e della morte allaciviltà della verità, della libertà, dell'amore, della pace e della vita. Finoa maturare il pieno convincimento che, oggi più che mai, la difesa del valoredella sacralità della vita coincida con la difesa del diritto di Israeleall'esistenza". Ecco perché questo libro autobiografico parla alle coscienzedi tutti: dietro l'intransigenza con cui si tutela il diritto di Israeleall'esistenza e alla pace c'è la fermezza con cui si protegge la nostrasocietà dai pericoli di infiltrazione e legittimazione dell'ideologia dellamorte.
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  • 3

    Da un estremismo all’altro

    Nella prima parte del libro, che ho trovato molto interessante, l’autore descrive la sua adolescenza nell’Egitto nasseriano ai tempi della guerra dei sei giorni. Studente in una scuola italiana del Ca ...continua

    Nella prima parte del libro, che ho trovato molto interessante, l’autore descrive la sua adolescenza nell’Egitto nasseriano ai tempi della guerra dei sei giorni. Studente in una scuola italiana del Cairo, era, come ci si può facilmente immaginare, imbevuto della cultura apertamente antisionista e poco dopo anche antiebraica: il desiderio di rivincita contro gli invasori ebrei, i nuovi crociati inviati dall’Occidente imperialista nel cuore della nazione araba. Non si poteva dire Israeliani o nominare Israele perché non doveva esistere uno stato con questo nome. È interessante vedere con gli occhi di un ragazzo normale la guerra vittoriosa, per liberare la nazione araba eliminando o soggiogando i nemici ebrei, che giorno dopo giorno si trasforma in “naksa”, decadimento, per non usare il termine sconfitta; la folla che acclama e prega Nasser, che intanto aveva ridotto il paese in condizioni disastrose, di non lasciare la guida dell’Egitto (come se a Dongo i partigiani con tutta la popolazione italiana, avessero pregato Mussolini di non lasciare l’Italia orfana di tale guida illuminata).
    Nella seconda parte l’ho trovato un po’ troppo astioso. Posso condividere molte delle sue idee ma il modo di esporle ed alcuni suoi eccessi non li condivido e lo trovo un po’ troppo estremista (probabilmente trova il Likud troppo vicino alle organizzazioni terroristiche palestinesi). Da quel poco che ho letto di lui in rete ho capito che è un personaggio abbastanza controverso ed estremista: è passato dal fervore islamista antisionista nelle file di Lotta Continua ai molto più moderati La Repubblica, il Corriere della Sera, poi la conversione al Cattolicesimo fondamentalista per arrivare al presente in Fratelli d’Italia (forse unici difensori della croce?).
    Vorrei concludere citando un intellettuale arabo, purtroppo non ricordo né il nome né le sue parole esatte: se la civiltà ha fatto un enorme passo avanti passando dal politeismo al monoteismo, eliminando una serie di dei, potremmo fare un altro piccolo passo ed eliminare anche l’ultimo rimasto. Un premio a chi mi sa dire chi è.

    ha scritto il 

  • 0

    Senza voto.
    E' un libro a tesi, non è il primo che leggo e so che essere di parte è normalissimo.
    Non sono convinto piuttosto del tono: una persona con formazione da giornalista dovrebbe usare uno sti ...continua

    Senza voto.
    E' un libro a tesi, non è il primo che leggo e so che essere di parte è normalissimo.
    Non sono convinto piuttosto del tono: una persona con formazione da giornalista dovrebbe usare uno stile più asciutto e rigoroso. Altrimenti fa la fine di questo testo, che è certamente a tesi, ma appare, in conclusione, un manifesto ideologico.

    ha scritto il 

  • 3

    Come hanno già detto altri, nella prima parte la lettura è poco fluida e scorrevole a causa di non pochi termini egiziani e nostalgici ricordi infantili mescolati alle vicende storico-politiche. Nella ...continua

    Come hanno già detto altri, nella prima parte la lettura è poco fluida e scorrevole a causa di non pochi termini egiziani e nostalgici ricordi infantili mescolati alle vicende storico-politiche. Nella seconda parte invece il libro diventa più interessante e l'autore si sofferma quasi esclusivamente sulle sorti dello scontro arabo-israeliano. Quello che ho notato però è che in tutto il libro, a volte, gli eventi non sono elencati nel corretto ordine cronologico ma vengono narrati prima fatti accaduti dopo rispetto ad altri, questi narrati per ultimi. Ciò non permette a chi non è ben informato sulla vicenda di comprenderla con chiarezza.

    ha scritto il 

  • 3

    Viva i Viva

    Furbo.
    Poco convincente.
    Astioso.
    Narcisista.
    Pansa almeno è più diretto e ironico.
    Destinato alla mensola della libreria dell'elettore medio dell'UDC, accanto a Messori e a Socci. ...continua

    Furbo.
    Poco convincente.
    Astioso.
    Narcisista.
    Pansa almeno è più diretto e ironico.
    Destinato alla mensola della libreria dell'elettore medio dell'UDC, accanto a Messori e a Socci.

    ha scritto il 

  • 3

    Nella prima parte Allam si dilunga un po' troppo coi ricordi della sua infanzia in Egitto, usando una pletora di termini arabi, sì tradotti, ma che comunque rendono la lettura meno scorrevole. Dopo un ...continua

    Nella prima parte Allam si dilunga un po' troppo coi ricordi della sua infanzia in Egitto, usando una pletora di termini arabi, sì tradotti, ma che comunque rendono la lettura meno scorrevole. Dopo un centinaio di pagine finalmente viene al dunque, condannando il terrorismo islamico ed esaltando il diritto di Israele ad esistere. Niente di nuovo, ma nel complesso una buona lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    L'Islam criticato da un musulmano (ora convertito)

    La storia di un egiziano che vive la metamorfosi dell'Islam, da un mondo aperto e pacifico, fino alla ideologia della morte per annientare il nemico israeliano.

    La analisi di un profondo cambiamento d ...continua

    La storia di un egiziano che vive la metamorfosi dell'Islam, da un mondo aperto e pacifico, fino alla ideologia della morte per annientare il nemico israeliano.

    La analisi di un profondo cambiamento dal punto di vista di un musulmano moderato, pefettamente inseritosi nel nostro paese.

    Da leggere per comprendere i molti pregiudizi che ancora sussistono nei confronti di Israele e quali siano stati i veri profili e le vere intenzioni di molti personaggi famosi come Araft e di diversi gruppi palestinesi.

    Peccato per il primo capitolo, veramente illeggibile, mentre il resto del libro scorre piacevolmente.

    Aggiunto un post scriptum dopo la conversione di Allam al cristianesimo:
    Penso che il senso del libro non cambi minimamente.
    L'odio verso Israele e la volontà di annientamento degli ebrei sono il sintomo più evidente di una deriva estremista e nichilista dell'Islam.
    E questo spiega anche perché Allam abbia preferito convertirsi.

    ha scritto il 

  • 4

    da leggere

    Un bel libro, da leggere senz'altro. Forse la scrittura di Magdi Allam all'inizio può sembrare un po' troppo melliflua, ma nei fatti che racconta nei primi capitoli si mischia la nostalgia e l'amore ...continua

    Un bel libro, da leggere senz'altro. Forse la scrittura di Magdi Allam all'inizio può sembrare un po' troppo melliflua, ma nei fatti che racconta nei primi capitoli si mischia la nostalgia e l'amore per la sua terra alla ricerca di uno stile alto, in una lingua che ama e padroneggia ma che non è la sua.
    Superato questo inizio, più avanti nel libro quello che dice è così interessante e, nella mia opinione condivisibile, che ne fa un libro utile e necessario.
    Se non se ne condivide l'opinione, sicuramente è uno spunto per pensare.

    ha scritto il