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Vivere alla fine dei tempi

Di ,

Editore: Ponte alle Grazie (Saggi)

3.6
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 622 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8862202776 | Isbn-13: 9788862202770 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: eBook

Genere: Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
Non c'è più alcun dubbio: il capitalismo si sta avvicinando ai suoi ultimi giorni. I quattro cavalieri che annunciano la ventura Apocalisse sono secondo Slavoj Zizek: la crisi ecologica globale; i gravi squilibri del sistema economico-finanziario; la rivoluzione biogenetica; le esplosive fratture sociali. Ma se per molti la crisi del capitalismo è Armageddon tout court, in che modo la società occidentale sta vivendo il "tempo della fine"? Nello stesso modo in cui si vive un lutto, ovvero, secondo il classico modello psicoanalitico, attraverso le cinque fasi della negazione (nel nostro caso, ideologica), la rabbia, la contrattazione (con il ritorno della critica dell'economia politica), la depressione (ovvero, nei termini di Zizek, la nascita del "Cogito Proletario") e infine l'accettazione: ciascuna di esse costituisce una parte del libro. Solo attraversando questi momenti potremo fare della crisi la possibilità reale, concreta di un nuovo inizio, il viatico per la fondazione della società futura. Per dirla con Mao Zedong: "Grande disordine sotto il cielo: la situazione è eccellente".
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  • 2

    Ho faticato non poco a trovare il bandolo della matassa. Nonostante alcuni spunti interessanti, non mi ha dato quelle rivelazioni che prometteva: se almeno la casa editrice fosse stata più onesta, facendo capire che era un testo per "addetti ai lavori" della filosofia...

    ha scritto il 

  • 3

    Caos con qualche bagliore

    Che sia confusionario per scelta, vocazione o necessità, non saprei dirlo.
    L'aforisma nieztsciano (o niciano, fate voi) è superbamente utilizzato da Nietzsche.
    Da chi genio non è pretendo invece ordine e chiarezza sistematica.
    Detto questo, non mancano affatto gli spunti interessanti, anche se no ...continua

    Che sia confusionario per scelta, vocazione o necessità, non saprei dirlo. L'aforisma nieztsciano (o niciano, fate voi) è superbamente utilizzato da Nietzsche. Da chi genio non è pretendo invece ordine e chiarezza sistematica. Detto questo, non mancano affatto gli spunti interessanti, anche se non sempre si ha voglia di scavare trovare e lustrare pepite nel magma limaccioso.

    ha scritto il 

  • 5

    Lubiana è a un'oretta d'automobile da casa mia: ci si addentra per un po' tra le colline del Carso e poi si discende approdando alla pianura, una distesa aperta a Est che a me dà la sensazione che il paesaggio si sposti a oriente mentre le città degli uomini scivolano verso il mare.


    La ca ...continua

    Lubiana è a un'oretta d'automobile da casa mia: ci si addentra per un po' tra le colline del Carso e poi si discende approdando alla pianura, una distesa aperta a Est che a me dà la sensazione che il paesaggio si sposti a oriente mentre le città degli uomini scivolano verso il mare.

    La capitale slovena è piccola ma molto interessante, vivace, tagliata in due dalle anse d'un fiume. Mi piace pensare che tra quelle vie si aggiri spesso questo gigante del pensiero contemporaneo, il panzone sciatto e barbuto che risponde al nome di Slavoj Žižek. Un uomo capace di sfoderare pagine fulminanti come questa:

    «Qui troviamo il paradosso fondamentale del liberalismo. Un atteggiamento anti-ideologico e anti-utopico è inscritto nel cuore stesso della visione liberale: il liberalismo si considera come una "politica del male minore", la sua ambizione è di produrre la "meno peggiore delle società possibili", e di prevenire in questo modo un male maggiore, dal momento che considera ogni tentativo di imporre direttamente un bene positivo come la fonte prima di ogni male. La battuta di Churchill che la democrazia è il peggiore dei sistemi politici, con l'eccezione di tutti gli altri, vale ancor di più per il liberalismo. Una tale visione è sorretta da un profondo pessimismo riguardo la natura umana: l'uomo è un animale egoista e invidioso, e se si tenta di costruire un sistema politico facendo appello alla sua bontà e al suo altruismo, il risultato sarà la peggior specie di terrore (sia i giacobini che gli stalinisti presupponevano la virtù umana). Tuttavia, la critica liberale della "tirannia del bene" deve pagare un prezzo: quanto più il suo programma pervade la società, tanto più si trasforma nel proprio contrario. L'affermazione di non volere che il male minore, una volta stabilita come il principio del nuovo ordine globale, gradualmente riproduce proprio le stesse caratteristiche del nemico contro cui si afferma di combattere. L'ordine liberale globale si presenta chiaramente come il migliore dei mondi possibili; il suo modesto rifiuto dell'utopia finisce con l'imposizione della realtà quando noi ci sottoporremo interamente ai meccanismi del mercato e dei diritti umani universali. Dietro tutto ciò si cela l'estremo incubo totalitario, la visione di un Uomo Nuovo che si è lasciato alle spalle tutto il vecchio bagaglio ideologico».

    ha scritto il 

  • 4

    Rispetto alle ultime produzioni di Zizec, questo "Vivere alla fine dei tempi"mi sembra molto più interessante. Da tempo si deve essere stancato anche lui di fare solo marxismo in salsa lacaniana. Vi è un indicatore sicuro che questo libro, rispetto alle cose scritte negli ultimi anni, è sicuramen ...continua

    Rispetto alle ultime produzioni di Zizec, questo "Vivere alla fine dei tempi"mi sembra molto più interessante. Da tempo si deve essere stancato anche lui di fare solo marxismo in salsa lacaniana. Vi è un indicatore sicuro che questo libro, rispetto alle cose scritte negli ultimi anni, è sicuramente migliore: le battute. Le ha rinnovate: era addirittura imbarazzante ritrovare le stesse barzellette in testi diversi. Forse il lavacro che ultimamente ha fatto su tematiche cristiane gli ha rinnovato la verve filosofica. Fatto sta che ci regala qua e là momenti di sicuro interesse, come quando nel terzo capitolo si avventura in una disamina aggiornata sul marxismo e l'hegelismo (Marx è uno di quei classici che non va mai fuori di moda e lo si capisce da quanti lo odiano. Evidentemente il suo pensiero coglie un nervo scoperto della società attuale). Zizec è uno di quegli autori difficilmente classificabile: mischia i generi, passa da registri alti a quelli volgari con una naturalezza che avvince (e può creare disappunto). In sé non c'è nulla di scandaloso visto che la filosofia da sempre si muove su diversi piani di significato. Quindi citare "Blade runner" o "Kung fu panda" ed utilizzarli per esemplificare passi complessi o addirittura come strumento per un'indagine filosofica più approfondita, non ha in sé nulla di scandaloso. E' piuttosto quel caleidoscopio di argomenti (dall'architettura alla filmografia, dalla lettura di semplici fatti quotidiani alla riflessione psicanalitica, dalla filosofia marxista alla teologia, ecc...) che lascia perplessi. Inoltre non si può negare che troppo spesso Zizec sembra psicanalizzare la società contemporanea trattando le comunità come individui e tutto questo con una certa brutalità e (oserei dire) con faciloneria. E che dire poi del finale così...striminzito? Sembrava che l'autore non sapesse che pesci pigliare (ricordando quello persone che si ingolfano di discorsi e poi dimenticano il punto di partenza), come chiudere un testo così voluminoso. Detto questo mi sembra comunque un buon libro relativamente alla produzione zizechiana (come detto all'inizio di questa recensione) e poi perché sparando con il suo fucile a canne mozze (filosofico) il nostro centra più di un obiettivo. Stupisce insomma. Ed in fondo la filosofia non cominciava con lo stupore?

    ha scritto il 

  • 1

    abbandonato a pag 382. bla bla e ancora bla: come si possano spendere tante parole senza dire un bel niente e magari riuscire pure a passare per intellettuale (e farsi addirittura pagare), complimenti!
    ps. ma è mai possibile che oggi 2011 bisogna ancora utilizzare le categorie di Marx per descriv ...continua

    abbandonato a pag 382. bla bla e ancora bla: come si possano spendere tante parole senza dire un bel niente e magari riuscire pure a passare per intellettuale (e farsi addirittura pagare), complimenti! ps. ma è mai possibile che oggi 2011 bisogna ancora utilizzare le categorie di Marx per descrivere la società e la lotta di classe?? E' possibile che non sia successo nulla di nuovo dal 1850??

    ha scritto il 

  • 3

    Idee interessanti, sviluppate in modo confusionario. I continui passaggi dalla filosofia alla sociologia, dalla politica alla psicanalisi e dal cinema all'economia globale risultano dispersivi e non(mi)convincono.

    ha scritto il