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Voci dalla strada

Di

Editore: Fanucci (Tif Extra)

3.6
(65)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 405 | Formato: Altri

Isbn-10: 8834718747 | Isbn-13: 9788834718742 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Maurizio Nati ; Prefazione: Pagetti Carlo

Disponibile anche come: Copertina morbida e spillati

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Religion & Spirituality

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Descrizione del libro
Stuart Hadley è un giovane irrequieto e tormentato, insoddisfatto del lavoro, del matrimonio, dell'ambiente in cui vive e si muove, ma incapace di trovare certezze esistenziali alle quali ancorarsi per non perdere la propria identità in un universo che gli appare caotico e insensato, in un'America in procinto di diventare la più grande potenza mondiale e già alle prese con le sue stesse contraddizioni sociali. Stuart è un sognatore che si scontra con un mondo del quale sembra non capire e soprattutto non approvare nulla. Alla ricerca di se stesso, finisce per aderire a una sorta di setta religiosa, guidata da un carismatico predicatore. Si lascia trasportare dalla sua nuova passione, ma liberarsi della depressione psicotica che lo affligge si rivelerà un'impresa più ardua del previsto. Scritto nel 1952, quando Philip K. Dick non aveva nemmeno 24 anni, è l'ultimo inedito del grande scrittore californiano a essere pubblicato in Italia.
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  • 2

    l'immagine delle cose lasciate dalla marea tornerà molti anni dopo ne "la fede dei nostri padri". probabilmente nel 1953 il sistema di convinzioni dell'autore era già formato e non sarebbe più ...continua

    l'immagine delle cose lasciate dalla marea tornerà molti anni dopo ne "la fede dei nostri padri". probabilmente nel 1953 il sistema di convinzioni dell'autore era già formato e non sarebbe più cambiato molto. l'edizione della fanucci è pessima come al solito. senza nemmeno cercarli, mi sono imbattuto in diversi refusi: pagina 113, 189, 193, 232, 306.

    ha scritto il 

  • 2

    Un Dick ancora immaturo

    Dick è stato padre di capolavori eccellenti, ed anche i libri meno curati risentivano della mano dell'autore. Questo testo, tenuto per anni in un cassetto e mai citato neppure dallo stesso Dick, non ...continua

    Dick è stato padre di capolavori eccellenti, ed anche i libri meno curati risentivano della mano dell'autore. Questo testo, tenuto per anni in un cassetto e mai citato neppure dallo stesso Dick, non è tra questi. Ovviamente, il fatto che lui non ha mai tentato di revisionarlo, né di spingerlo insistentemente ad editori ha i suoi motivi. Impacciato, pesante, ridondante, incoerente. Un libro che ha molti difetti. Eppure, l'autore, allora 24enne, fa già emergere alcuni di quelli che saranno in futuro i suoi più fortunati cliché... Da leggere solo se si vuole studiare approfonditamente l'autore.

    ha scritto il 

  • 5

    Forse non è un capolavoro. Anzi sicuramente non lo è, in senso assoluto. Nella sua introduzione a questa recente edizione Fanucci, Carlo Pagetti sottolinea come, poichè scritto tra il '52 e il ...continua

    Forse non è un capolavoro. Anzi sicuramente non lo è, in senso assoluto. Nella sua introduzione a questa recente edizione Fanucci, Carlo Pagetti sottolinea come, poichè scritto tra il '52 e il '53 e rimasto nascosto in qualche cassetto fino al 2007 (quasi 25 anni dopo la sua morte), lo stesso PKD forse lo avrebbe modificato e probabilmente tagliato in alcune parti se avesse deciso di ritentare di pubblicarlo. Ma a me è piaciuto, e molto, così come è, con tutte le sue ridondanze e imperfezioni. Mi ha colpito molto di più di “Confessioni di un artista di merda” che, scritto diversi anni dopo e trattando argomenti simili, con protagonisti e personaggi che ricoprono un po’ gli stessi ruoli (l’artista di merda, che qui si chiama Hadley, in bilico tra aspirazioni idealistiche per dare libero sfogo alla propria creatività e l’adattarsi alla realtà, che richiede il suo inserimento come ingranaggio nella società; il genitore mancato, che come un Leopold Bloom nei confronti di Stephen Dedalus, lo spinge in questa seconda direzione quasi adottandolo; la sorella maggiore, arrivista e dominatrice nei suoi confronti) forse nelle intenzioni dell’autore andava a sostituire con un romanzo più maturo questa giovanile opera prima rifiutata dagli editori, per diventare “il suo Romanzo di formazione” nel solco della letteratura mainstream, della letteratura “tout court” ed al di fuori di quella SF in cui Dick si sentiva in qualche modo ingabbiato come scrittore di “serie B”. Dimenticandosi nel cassetto questo primo frustrante insuccesso. Eppure questo “Voci dalla strada” è a mio parere ben più potente e riuscito del posteriore “Artista di merda”, pur con le sue imperfezioni, le sue lungaggini, le minuziose descrizioni ed i neanche troppo velati richiami a Joyce. Il ritratto dell’America all’alba del maccartismo, con il richiamo di predicatori di nuove e apocalittiche sette neocristiane (cui lo stesso protagonista non riesce a sottrarsi del tutto), il porre alla ribalta una nuova generazione che si affaccia nella realtà americana dopo la vittoria nel conflitto mondiale con tutte le sue insicurezze ed inquietudini (quella che verrà definita poco dopo “gioventù bruciata”), e le dense atmosfere in cui ci cala il romanzo, sono elementi che ne fanno, nell’insieme, un libro che si imprime nella memoria e lo rende in qualche modo non privo di un particolare fascino fino al suo epilogo, che chiude così la cronaca di un fallimento, di una inevitabile sconfitta: “…Hadley non sembrava rendersi conto che nulla di lui era sopravvissuto. Nulla dei sogni, nulla di quella furia incontenibile che lo aveva fatto schiantare, impazzito e senza più controllo, contro l’indistruttibile vetrata del mondo. Era stato lui a rompersi contro quel vetro, mentre il mondo era rimasto intatto. E lui non lo sapeva.”

    ha scritto il 

  • 0

    Grande Dick che ha colto in che direzione va questo nostro povero mondo con cinquant'anni di anticipo. Libro mediocre, come molta della sua produzione "seria", anche se i temi di Dick ci sono proprio ...continua

    Grande Dick che ha colto in che direzione va questo nostro povero mondo con cinquant'anni di anticipo. Libro mediocre, come molta della sua produzione "seria", anche se i temi di Dick ci sono proprio tutti. In ogni caso è sempre piacevole ritrovare un vecchio amico.

    ha scritto il 

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