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Voglia di vincere

Perché i videogames sono importanti

Di

Editore: Isbn Edizioni

3.9
(38)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 226 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8876382593 | Isbn-13: 9788876382598 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefano Formiconi

Genere: Non-fiction

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Descrizione del libro
Giocare ai videogiochi può creare dipendenza. Un’adorabile, frustrante dipendenza. Questo perché ormai non sono più «solo giochi», ma opere artistiche di altissimo livello, oggetti d’intrattenimento a tutto tondo, esperienze sensoriali ed estetiche totalizzanti. Tom Bissell lo sa bene, dal momento che ha trascorso tre anni della sua vita incollato alla console per scrivere questo libro. E in queste pagine spiega perché i videogiochi oggi sono davvero importanti, ma soprattutto perché hanno così tanti fan in ogni angolo del pianeta. Da Resident Evil a Fallout, passando per Call of Duty e Mass Effect fino allo spettacolare Grand Theft Auto, Tom Bissell ci racconta in prima persona e da una prospettiva inedita la sua dipendenza da videogiochi (per un periodo combinata a quella da cocaina). Scritto con uno stile avvincente, mescolando autobiografia, critica e reportage narrativo, Voglia di vincere è un viaggio in un universo artistico divertente e stimolante, una delle forme d’arte più popo- lari e innovative della nostra epoca.

Tom Bissell (1974) è uno scrittore americano e un grande appassionato di videogiochi. Insegna scrittura creativa alla Portland State University. Ha pubblicato Dio vive a San Pietroburgo, Chasing the Sea e The Father of All Things.
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  • 2

    oh oh OH aspetta eh ora ti spiego perché i videogiochi sono importanti no, ché mica sono cose per bambini. ah no aspetta, non ne sono mica così convinto, magari sono davvero delle cazzatone. magari provo a fare il simbatico e faccio le battute che non fanno ridere. no? beh dai allora qualche spar ...continua

    oh oh OH aspetta eh ora ti spiego perché i videogiochi sono importanti no, ché mica sono cose per bambini. ah no aspetta, non ne sono mica così convinto, magari sono davvero delle cazzatone. magari provo a fare il simbatico e faccio le battute che non fanno ridere. no? beh dai allora qualche sparata misogina? ci sta sempre bene no? ha ha! se vuoi ti racconto pure di quando mi facevo di cocaina! ah non te ne frega un cazzo? ma in effetti manco a me.

    ha scritto il 

  • 4

    Ho acquistato questo libro perché incuriosito dal fatto che uno scrittore interessato alla storia e alla letteratura dell'ex Unione Sovietica, avesse scritto un'opera a difesa dei videogiochi. Mi aspettavo che l'autore esaltasse questo tipo di produzioni come l'ultima frontiera dell'arte e rampog ...continua

    Ho acquistato questo libro perché incuriosito dal fatto che uno scrittore interessato alla storia e alla letteratura dell'ex Unione Sovietica, avesse scritto un'opera a difesa dei videogiochi. Mi aspettavo che l'autore esaltasse questo tipo di produzioni come l'ultima frontiera dell'arte e rampognasse coloro che la avversano come dei retrogradi e dei misoneisti. Fortunatamente non è così: Bissell ripete ad ogni pie' sospinto che, valutati con i criteri utilizzati per le tradizionali forme d'arte, i videogiochi rivelano quasi sempre limiti insormontabili, specialmente dal punto di vista dell'originalità narrativa. Al tempo stesso riesce a descriverci l'interesse ed il coinvolgimento che sono capaci di creare nell'utente, anche se raramente ci fornisce una vera e propria spiegazione.

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione su Four Magazine

    Un ottimo libro per capire i videogiocatori. Recensione su Four Magazine: http://www.fourzine.it/2012/05/storia-naturale-del-nerd-di-benjamin-nugent/3786

    ha scritto il 

  • 0

    Ci sono stati dei mesi, diciamo cinque o sei, in cui io ho giocato parecchie ore al giorno e alla notte a Soldier Front, uno sparatutto online. Stavo preparando gli ultimi tre esami prima della tesi e avevo questo portatile con lo schermo per un terzo rotto. Mi alzavo presto la mattina, studiavo ...continua

    Ci sono stati dei mesi, diciamo cinque o sei, in cui io ho giocato parecchie ore al giorno e alla notte a Soldier Front, uno sparatutto online. Stavo preparando gli ultimi tre esami prima della tesi e avevo questo portatile con lo schermo per un terzo rotto. Mi alzavo presto la mattina, studiavo fino all'una, e poi mangiavo mentre già avevo già iniziato a giocare le prime partite, i primi deathmatch. In quel periodo i miei coinquilini a volte bussavano forsennatamente alla mia porta gridando "Fire in the hole" e ridendo come i pazzi. "Fire in the hole!" era la frase che il mio personaggio gridava ogni volta che lanciavo una bomba a mano o una flashbang all'interno di una stanza o in una strada. Sono stati mesi in cui anche andare al cesso mi pesava perché significava lasciare il gioco. Sono stati mesi per fortuna.

    La bellezza del libro di Tom Bissell non sta nei giochi raccontati. Sta nell'estrema bravura di questo scrittore, nella sua competenza narrativa, sul come e sul perché una storia, non solo all'interno di un gioco, funziona e riesce a tenerti incollato allo schermo o alla pagina. Tom Bissell non è l'ennesimo malato di videogiochi, asociale e fallito. Tom Bissell è semplicemente un bravo scrittore. Lo potresti buttare nel backstage dell'ultimo concerto di Laura Pausini, nell'ultima conferenza su Carducci o Pascoli, nella fattoria didattica in cui si insegna ai bambini come fare la ricotta, e avresti la stessa precisione stilistica, lo stesso grado di empatia con il contesto descritto, lo stesso straniamento a guardare cose note da un punto di vista che non ti saresti mai aspettato di trovare così familiare. Questo Voglia di vincere non è destinato ai visionari del videogioco - per avere una minima idea dei videogiochi di cui stava parlando Bissell, non avendo io né una console né un pc potente, sono andato su youtube a vedermi qualche video di presentazione - ma a tutti i lettori interessati all'origine delle storie, agli elementi primari che le compongono e al modo in cui vengono messi insieme per farle funzionare nel migliore dei modi. All'inizio prendi sottogamba il libro perché pensi che sia il diario di uno che ha la testa fottuta dai videogiochi, che rischia di perdere o perde la propria compagna, che perde avvenimenti epocali per la sua nazione come l'elezione di Obama, poi gradualmente vieni a conoscenza del vero argomento del libro e non smetti più di rimanere affascinato dalla bravura di Bissell.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che meriterebbe di esser letto più da chi non ha mai toccato un videogame in vita sua che da gamer (più o meno accaniti).
    Attraverso le interviste con i game designer permette di aprire una breccia sulla miriade di scelte - che spesso mi son trovato a maledire - degli sviluppatori ma ...continua

    Libro che meriterebbe di esser letto più da chi non ha mai toccato un videogame in vita sua che da gamer (più o meno accaniti).
    Attraverso le interviste con i game designer permette di aprire una breccia sulla miriade di scelte - che spesso mi son trovato a maledire - degli sviluppatori ma soprattutto ti permette di capire che alla fine ti sei limitato a "proseguire nella narrazione" in quasi ogni gioco su cui hai passato N ore: in un certo senso il concetto di ludonarrazione è sempre stato lì ma se non avessi letto questo libro mai sarebbe giunto in superficie.
    Unica pecca è il titolo della traduzione che trasforma la prima impressione del libro in qualcosa simile al "Manifesto di rivendicazione nerdico".

    ha scritto il 

  • 5

    Voglia di vincere

    In un articolo uscito qualche anno fa su Alias, il supplemento culturale de Il Manifesto, Francesco Mazzetta si augurava la nascita di una disciplina critica dei videogames in grado di superare il modello ormai affermato della recensione tecnica per arrivare a una scrittura critica in grado di re ...continua

    In un articolo uscito qualche anno fa su Alias, il supplemento culturale de Il Manifesto, Francesco Mazzetta si augurava la nascita di una disciplina critica dei videogames in grado di superare il modello ormai affermato della recensione tecnica per arrivare a una scrittura critica in grado di rendere conto del videogioco come fenomeno culturale.

    Oggi, con la pubblicazione dei saggi di Tom Bissel nel volume Voglia di vincere (ISBN edizioni, 2012), possiamo dire che una critica del videogame è stata fondata a tutti gli effetti. Sarebbe interessante compilare una storia delle discipline critiche che ne analizzi lo sviluppo e si concentri sulla ricerca delle affinità e delle divergenze che si producono a seconda dei differenti sistemi espressivi.

    continua su http://www.lavoroculturale.org/spip.php?article295

    ha scritto il 

  • 5

    Non solo per i videogiocatori

    Certo è un libro che si capisce molto di più se si hanno presente i giochi che l'autore descrive mentre racconta le emozioni che gli suscitavano, ma può essere interessante anche per chi non è particolarmente dentro al mondo dei videogiochi ma vuole capire perchè essi attraggano così tanta gente. ...continua

    Certo è un libro che si capisce molto di più se si hanno presente i giochi che l'autore descrive mentre racconta le emozioni che gli suscitavano, ma può essere interessante anche per chi non è particolarmente dentro al mondo dei videogiochi ma vuole capire perchè essi attraggano così tanta gente.
    Molto interessante anche l'analisi riguardo il peso della storia rispetto allo sviluppo tecnico del gioco.
    Personalmente è già un must.

    ha scritto il 

  • 3

    Un libro decisamente consigliato solo agli appassionati del genere, cioè ai videogamer! Difficilmente chi non ha mai giocato, o giocato solo saltuariamente, potrebbe realmente comprendere e appassionarsi al totale coinvolgimento, quasi religioso, dell'autore. Un uomo adulto, forse non completamen ...continua

    Un libro decisamente consigliato solo agli appassionati del genere, cioè ai videogamer! Difficilmente chi non ha mai giocato, o giocato solo saltuariamente, potrebbe realmente comprendere e appassionarsi al totale coinvolgimento, quasi religioso, dell'autore. Un uomo adulto, forse non completamente sano... ok... gioca sotto cocaina, che appare realmente terrorizzato di fronte ad uno zombie, commosso fino alle lacrime per il sacrificio di un compagno virtuale, disgustato per una colonna sonora non adeguata e in crisi di astinenza, non per la coca, ma per il rinvio dell'uscita di un gioco.
    E' un libro a metà strada tra biografia e saggio critico, a volte anche divertente, sempre interessante e ricco di aneddoti, sia sui giochi che sui loro retroscena (con interviste agli sviluppatori e tante curiose info su come funzionano le cose nelle software house). L'inizio è forse un po' ostico, poi l'autore si scioglie e diventa tutto più coinvolgente.
    La cosa che però più mi ha incuriosito è che quest'uomo è riuscito a campare, viaggiando ovunque, semplicemente parlando della giocabilità (neanche degli aspetti tecnici) dei videogiochi, ammettendo chiaramente di fronte a tutti di farlo completamente fatto di cocaina. E questo lo ha portato ad insegnare scrittura creativa all'università di Portland!
    Non voglio mettere in dubbio le sue capacità (magari "aiutate" XD), ma mi piacerebbe sapere quante persone potrebbero permettersi di fare una cosa simile in Italia.
    Nell'ambito dei videogiochi, chiaro... se consideriamo altre attività è sufficiente buttarsi in politica, lì è un requisito tirare piste, magari sul ventre di una mignotta.

    ha scritto il