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Voglio l'America

Di

Editore: Feltrinelli

3.7
(108)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807702096 | Isbn-13: 9788807702099 | Data di pubblicazione: 

Genere: Biography , Fiction & Literature , Travel

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Descrizione del libro
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  • 4

    Preso in biblioteca Londra 04/10

    Un ottimo libro che da a chi si accinge a fare un'esperienza di vita all'estero un sacco di speranza ed ottimismo utilissimi per partire e superare i primi periodi del distaccamento da casa e dalle proprie abitudini. Consigliatissimo per chi vuole espatriare!

    ha scritto il 

  • 4

    "Non era passato molto tempo da quando ero arrivato negli Usa con il borsone dell'allenamento del basket e la Olivetti portatile, e ora scrivevo sul tentato assassinio del presidente degli Stati Uniti! Non ci potevo credere. Non potevo credere di essere preso sul serio da stimati professionisti d ...continua

    "Non era passato molto tempo da quando ero arrivato negli Usa con il borsone dell'allenamento del basket e la Olivetti portatile, e ora scrivevo sul tentato assassinio del presidente degli Stati Uniti! Non ci potevo credere. Non potevo credere di essere preso sul serio da stimati professionisti del settore e da centinaia di migliaia di lettori. Io ero sempre quello di prima. Il ragazzo di provincia, che conosceva il basket, quello sì, che amava Henry Miller, Jack Kerouac e Charles Bukowski, ma non aveva mai studiato molto a scuola e sapeva poco di tutto"

    Voleva l'America, Enrico Franceschini, come da ragazzi si vogliono tante cose. Solo che lui ci ha provato e dopo averci provato non ha mollato. Metteteci fiuto per cogliere le opportunità e certo anche una bella dose di fortuna. Enrico Franceschini l'America se l'è presa. E come. Ragazzo senz'arte nè parte, l'America conosciuta e fantasticata solo sui libri, a New York è sbarcato con mille dollari in tasca, un indirizzo incerto per strappare qualche giorno di ospitalità e una conoscenza dell'inglese da ultimo della classe. Un anno dopo scrive già le sue corrispondenze per l'Espresso, dite poco.

    Storia con lieto fine, quasi fiaba metropolitana, ma storia tutto sommato sincera, che ci racconta di una New York dove tutto era possibile, in quegli anni,tra locali off e spezzatini multietnici. E forse qualcosa ci racconta anche del giornalismo: perché puoi fare il corrispondente dal cuore del mondo anche scopiazzando il New York Times.... ma poi c'è qualcosa in questo mestiere che sfugge, che non si lascia classificare, che resiste al "così lo possono fare tutti", sarà l'amore per la notizia, sarà per la fiammella della curiosità da inseguire sempre, da condividere appena possibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Carino questo libro di Franceschini sui primi mesi della sua avventura americana. Mi sorge solo un dubbio (solo uno, eh): visto che i suoi primi articoli erano perlopiù rimaneggiamenti del New York Times domenicale, non è che anche i suoi trascorsi bohemmienne siano stati, per così dire, ampiamen ...continua

    Carino questo libro di Franceschini sui primi mesi della sua avventura americana. Mi sorge solo un dubbio (solo uno, eh): visto che i suoi primi articoli erano perlopiù rimaneggiamenti del New York Times domenicale, non è che anche i suoi trascorsi bohemmienne siano stati, per così dire, ampiamente coloriti? Che so, i quartieri malfamati, la voglia di donne, il cibo malsano al bar di Bruce Willis...
    Ma che vado a pensare.
    Scherzo; in ogni caso, questo libro è una simpatica cronaca di qualcuno che ha lasciato la sua Bologna e ha rischiato, con la complicità dell'incoscienza giovanile, per buttarsi in ciò che molti sognano ma non avranno mai il coraggio di fare. Bravo.

    ha scritto il 

  • 4

    Molto divertenti le peripezie del giovane Enrico nella NY del 1980. Molto simpatico: temo di ricordare soprattutto i racconti più trash della storia, ma comunque mi ha permesso di ridacchiare per qualche ora. Dopo aver letto questo libro e aver sentito l'autore raccontare, durante una presentazio ...continua

    Molto divertenti le peripezie del giovane Enrico nella NY del 1980. Molto simpatico: temo di ricordare soprattutto i racconti più trash della storia, ma comunque mi ha permesso di ridacchiare per qualche ora. Dopo aver letto questo libro e aver sentito l'autore raccontare, durante una presentazione in biblioteca, di sè e di quell'esperienza, seguo Franceschini con ancora maggiore divertimento e interesse su Repubblica e sul suo blog.

    ha scritto il 

  • 4

    chi siamo quando viviamo all'estero?

    e chi lo sa? finiamo per decidere in un secondo se rimanere o tornare e le nostre vite cambiano radicalmente...


    La mia non è la ricerca di un tempo perduto, al contrario è la scoperta di un tempo impossibile da perdere. Sono come un turista nella propria patria. Non è detto che si debba ...continua

    e chi lo sa? finiamo per decidere in un secondo se rimanere o tornare e le nostre vite cambiano radicalmente...

    La mia non è la ricerca di un tempo perduto, al contrario è la scoperta di un tempo impossibile da perdere. Sono come un turista nella propria patria. Non è detto che si debba attraversare solo la linea d'ombra di cui parla Conrad per uscirne allo scoperto. Ci si può anche permettere, a una certa età, il privilegio di un viaggio inverso, quello per rientrare tra le ombre che ci hanno cresciuto.

    ha scritto il 

  • 2

    Un giovane audace, ma niente di più

    Non mi è piaciuto molto. Certo, bello il coraggio di partire per un Paese straniero in cerca di fortuna, senza nessuna base di partenza a parte un paio di vaghi conoscenti; il libro descrive la vita di questo giovane giornalista, che riesce a sfondare a New York, ma non riesce a creare una storia ...continua

    Non mi è piaciuto molto. Certo, bello il coraggio di partire per un Paese straniero in cerca di fortuna, senza nessuna base di partenza a parte un paio di vaghi conoscenti; il libro descrive la vita di questo giovane giornalista, che riesce a sfondare a New York, ma non riesce a creare una storia affascinante.
    La serie di avvenimenti, alcuni belli e coinvolgenti, costituisce la trama di una storia che è sempre sul punto di decollare, senza mai spiccare il volo. Le due stelle premiano la bella partenza iniziale senza nessuna certezza e piena di dubbi, ma il modo in cui è scritto il libro non mi è piaciuto proprio, perchè non è riuscito a farmi appassionare alle vicende del protagonista.

    ha scritto il 

  • 3

    Due stelline e mezzo, forse.
    Si alternano pezzi pieni di autoironia e divertenti ad altri un po' più pallosi. Verso la fine sembra un po' la favola americana: il successo può arrivare a chiunque se si ha buona volontà e se lo si sa conquistare. Però nel complesso scorre bene. Carini i luogh ...continua

    Due stelline e mezzo, forse.
    Si alternano pezzi pieni di autoironia e divertenti ad altri un po' più pallosi. Verso la fine sembra un po' la favola americana: il successo può arrivare a chiunque se si ha buona volontà e se lo si sa conquistare. Però nel complesso scorre bene. Carini i luoghi comuni (che poi sono veri) sugli americani e il loro stile di vita!

    "Siamo sulla Bmw dell'agente immobiliare. Fuori ci saranno trentacinque gradi all'ombra, ma qui dentro, con l'aria condizionata che va a palla, si gela."

    ha scritto il 

  • 3

    Un bravo corrispondente

    Come tutti i bravi corrispondenti, Franceschini inventa. O soffre della sindrome di Aspergher e si ricorda, trenta anni dopo, dialoghi minimi e sensazioni momentanee. Il libro però, dalla metà in poi, prende forma e si fa leggere. C'è il passo del sognatore, più che cronista. E una scrittura tesa ...continua

    Come tutti i bravi corrispondenti, Franceschini inventa. O soffre della sindrome di Aspergher e si ricorda, trenta anni dopo, dialoghi minimi e sensazioni momentanee. Il libro però, dalla metà in poi, prende forma e si fa leggere. C'è il passo del sognatore, più che cronista. E una scrittura tesa, consapevole, invidiabile. Ci sono anche (pochi) episodi e personaggi godibili per questo rito di passaggio dall'adolescenza provinciale di un neolaureato di Bologna all'adulto di successo nel mondo del giornalismo. La foto è scattata sulla soglia del passaggio: il percorso nella sua complessità ci resta precluso. E la fantasia ne cambia i toni. Però, Franceschini è un bravo corrispondente, e su una trama esile arricchisce inventando, anziché autocompiacersi e lodarsi. Bravo. Per la correttezza storica, invece, c'è sempre tempo. Tanto, chi mai potrà verificare?

    ha scritto il