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Voglio scrivere per Vanity Fair

Precaria sì, ma con stile

Di

Editore: Memori (Cassetti)

3.1
(32)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 244 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8889475560 | Isbn-13: 9788889475560 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature , Humor , Romance

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Descrizione del libro
Come si fa a sopravvivere, in tempo di precarietà, senza abbattersi e senza privarsi delle piccole cose che danno quel tocco speciale a giornate tutte uguali?
Ce lo racconta Emma T., dove la T. sta per Travet, cognome piemontese assai comune, niente a che vedere con Emma Thompson.
Ha 26 anni e abita in una città di provincia, vicino a Torino. Di lavoro fa la giornalista pubblicista, quasi giornalmente sfruttata dal suo capo, Mr Vintage (non perché sia cool, ma perché indossa solo capi datati che odorano di naftalina, come il suo pensiero). Alzarsi al mattino e rinchiudersi tutti i giorni (sabato mattina compreso) in una redazione locale non è il massimo.
Sarebbe meglio scrivere per Vanity Fair, al quale invia, da due anni a questa parte, un curriculum a settimana. Prima o poi, almeno per sfinimento, confida che qualcuno le risponda.
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  • 0

    Dalla recensione di Ilaria:


    Assuefarsi alla superficialità è cosa facile in un mondo colmo di lustrini e glitterato fino alla nausea. Il glamour che Carry Bradshaw chiede a Mister Big in una scena di Sex and the City 2 va bene, ma se preso a piccole dosi, e soprattutto con eleganza e intel ...continua

    Dalla recensione di Ilaria:

    Assuefarsi alla superficialità è cosa facile in un mondo colmo di lustrini e glitterato fino alla nausea. Il glamour che Carry Bradshaw chiede a Mister Big in una scena di Sex and the City 2 va bene, ma se preso a piccole dosi, e soprattutto con eleganza e intelligenza.
    Poca eleganza e poca intelligenza mostrano coloro che con superficialità bollano come frivolo e leggero, quello che lo è, ma solo in apparenza. Il mondo della moda, del giornalismo che strizza l’occhio allo chic, al glamour, al glitter in apparenza è tutto fumo e niente arrosto. Ma le cose stanno veramente così? .....

    Leggi tutta la recensione:
    http://www.criticaletteraria.org/2014/09/e-tu-vorresti-scrivere-per-vanity-fair.html

    ha scritto il 

  • 4

    Un chick-lit diverso dai soliti, non viene riproposta la solita storia di donna sfigata che d'un tratto conosce l'uomo della sua vita, bello, ricco e quasi sempre il boss. Una storia ordinaria in una provincia torinese adorabile che ci fa sognare con i piedi per terra.

    ha scritto il 

  • 2

    Una prima lezione trasmessa, forse involontariamente, da questo libro è che purtroppo, per quanto tu stia male, troverai chi sta peggio di te: Emma T. scrive un romanzo sul precariato e dimostra che, al confronto con la sua vita frenetica, ricca di affetti e di emozioni ad onta delle condizioni e ...continua

    Una prima lezione trasmessa, forse involontariamente, da questo libro è che purtroppo, per quanto tu stia male, troverai chi sta peggio di te: Emma T. scrive un romanzo sul precariato e dimostra che, al confronto con la sua vita frenetica, ricca di affetti e di emozioni ad onta delle condizioni economiche, l'esistenza del lettore medio, che magari guadagna un po' più dei 699 euro netti mensili così biasimati (ma non tanto più da farlo sentire ricco) e che però con questi deve pagare bollette e spese, è più povera di eventi e divertimenti. La protagonista, che lavora in un giornale e quindi è spettatrice privilegiata di spettacoli, sfilate e vernissage, vive, per di più, in una Torino splendidamente descritta e attinge a pieno dal fervore cultural-modaiolo che questa città può offrire. Quella di Emma T. è una vita in vetrina, fatta di quotidianità e non di colpi di scena, e ricorda, enfatizzandoli, i bei tempi in cui eravamo più giovani e più felici. Due stelle e mezzo, che l'invidia mi fa approssimare per difetto.

    ha scritto il 

  • 3

    Emma Travet è una giovane giornalista curiosa, ironica e determinata che ha descritto nel suo Voglio scrivere per Vanity Fair le difficoltà e le abilità di una precaria dei nostri giorni.
    Il risultato è un libro divertente, in cui si parla di moda, arte, letteratura, vita quotidiana. Fresco ...continua

    Emma Travet è una giovane giornalista curiosa, ironica e determinata che ha descritto nel suo Voglio scrivere per Vanity Fair le difficoltà e le abilità di una precaria dei nostri giorni.
    Il risultato è un libro divertente, in cui si parla di moda, arte, letteratura, vita quotidiana. Fresco, spontaneo e diretto. Se siete alla ricerca di una lettura veloce che vi distragga un po’, questa fa al caso vostro.
    Si legge velocemente ed è ben scritto, ma è come se non decollasse mai. Sembra più l’embrione di un libro che un romanzo vero e proprio ed è un peccato, perché di spunti ce ne sarebbero stati tanti da approfondire.
    Prende 3 stelle, ma ho intenzione di tenere d’occhio Emma, perché secondo me farà grandi cose!

    ha scritto il 

  • 5

    Consigliato!

    Un libro divertente, spumeggiante, un ritratto della società del nostro tempo e dei giovani precari.

    Trovate la mia recensione dettagliata sul mio blog: http://bondgirlintechnicolor.blogspot.it/2012/03/voglio-scrivere-per-vanity-fair_14.html#.T-wsU7U0Pw0

    ha scritto il 

  • 0

    Emma T., dove la T. sta per Travet, cognome piemontese assai comune, niente a che vedere con Emma Thompson. Ha 26 anni e abita in Italia, in una città vicino a Torino, dov’è nato uno dei primi locali gay d’Europa. Di lavoro fa la giornalista pubblicista, quasi giornalmente sfruttata dal suo capo, ...continua

    Emma T., dove la T. sta per Travet, cognome piemontese assai comune, niente a che vedere con Emma Thompson. Ha 26 anni e abita in Italia, in una città vicino a Torino, dov’è nato uno dei primi locali gay d’Europa. Di lavoro fa la giornalista pubblicista, quasi giornalmente sfruttata dal suo capo, Mr. Vintage (non perché sia cool, ma perché indossa solo capi datati che odorano di naftalina, come il suo pensiero). Alzarsi al mattino e rinchiudersi tutti i giorni (sabato mattina compreso) in una redazione locale non è il massimo. Sarebbe meglio scrivere per Vanity Fair, al quale invia, da due anni a questa parte, un curriculum a settimana. Prima o poi, almeno per sfinimento, confida che qualcuno le risponda. Nel frattempo continua a scrivere su “La Voce del Monviso” e sul magazine per i giovani della zona “NEW MAG”, spaziando dalla rubrica di cucina “Carciofi verdi bolliti” a interviste alle celebrities nostrane. E per arrotondare s'improvvisa, a volte, copy writer o scatta foto artistico-glamourous.
    Sognatrice ma con la calcolatrice in mano, precaria, ma con stile, si barcamena nella vita di tutti i giorni, tra famiglia e lavoro flessibile, con una buona dose di ironia e di creatività, perché “anche una che prende 899 euro al mese, può permettersi dei piccoli lussi (leggi: la borsa di Biasia scontata), grazie a una rete di amiche e di giuste conoscenze”.
    Drogata di tutto quanto è vintage, ha provato a smettere con scarsi risultati.

    ha scritto il