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Volevo essere una gatta morta

Di

Editore: Einaudi (Stile libero Extra)

3.0
(237)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806198297 | Isbn-13: 9788806198299 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Altri

Genere: Humor , Social Science

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Descrizione del libro
C'è chi nasce podalica e chi nasce gatta morta. Chiara è nata podalica. Forse aveva già intuito che la sua vita non sarebbe stata una passeggiata... Che sarebbe sempre rimasta in piedi al gioco della sedia, o con la scopa in mano al gioco della scopa. E se la sarebbe dovuta vedere con chi invece è nata gatta morta. La gatta morta è una micidiale categoria femminile. Non fa battute divertenti, sta in disparte, non esprime opinioni. Ha paura dei thriller, le pesa la borsa, soffre di mestruazioni dolorose, non fa uscire il suo ragazzo con gli amici, non si concede mai al primo appuntamento e fin da piccola ha un solo scopo: il matrimonio. Chiara l'ha studiata per una vita. E ha capito che contro di lei non ci sono armi. Una catena di disavventure buffe e grottesche segnano il ritmo del libro: un attacco di colite notturna sul bus diretto in Chiapas che nasconde zapatisti, una corsa sulle montagne russe con le chiusure di sicurezza difettose, o il ragazzo dei sogni puntualmente rubato da un'amica gatta morta...
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  • 1

    Sono a metà, ma posso già dare il mio giudizio: PIETOSO. La protagonista è una di quelle che mi fanno vergognare di essere donna, insicura, senza dignità, senza amor proprio, innamorata per secoli del nulla cosmico fatto uomo, non muove un passo senza chiedere consiglio. Le situazioni e le spesso ...continua

    Sono a metà, ma posso già dare il mio giudizio: PIETOSO. La protagonista è una di quelle che mi fanno vergognare di essere donna, insicura, senza dignità, senza amor proprio, innamorata per secoli del nulla cosmico fatto uomo, non muove un passo senza chiedere consiglio. Le situazioni e le spesso anche le persone sono surreali, al limite del grottesco, esagerate. Non ci si immedesima, non si empatizza, non si tifa. Niente. Peccato, l'idea di partenza non era male.

    ha scritto il 

  • 4

    Un bel libro, che si legge velocemente e con pochi pensieri, e che mi ha fatto fare delle sane risate. Alcuni personaggi sono così improbabili (o improbabilmente reali) da sembrare finti: uno su tutti Francesco, che mi ricorda troppo il buon vecchio Zoolander.
    L'autrice scrive bene, in modo ...continua

    Un bel libro, che si legge velocemente e con pochi pensieri, e che mi ha fatto fare delle sane risate. Alcuni personaggi sono così improbabili (o improbabilmente reali) da sembrare finti: uno su tutti Francesco, che mi ricorda troppo il buon vecchio Zoolander.
    L'autrice scrive bene, in modo scorrevole e leggero, e non manca di suggerire riflessioni interessanti su un tema che da sempre fa parlare, cioè il rapporto tra gli uomini e le donne.
    Il finale, forse, è la cosa meno riuscita del libro: sembra avventato e scritto di corsa.
    Un libro che chiama la lettura del suo seguito, cosa che in effetti ho già prontamente iniziato a fare.
    Infine... Chiara Moscardelli NON è Bridget Jones: è molto più simpatica e reale.

    ha scritto il 

  • 3

    bellino ... mi piace

    opera prima se ho capito bene
    mi piace molto
    ironica, sagace, simpatica
    l'autrice scrive molto bene e mi piace
    la forma del diario non è proprio la mia preferita
    ma penso che la leggerò ancoa
    per me può migliorare

    ha scritto il 

  • 2

    la solita imbranata

    protagonista .Ormai tutti scrivono di tutto ..un libretto per trascorrere qualche ora spensierata niente di piu' ....nel genere c' è di meglio .In Italia molte scrittrici "scopiazzano "la Kinsella con risultatai , a mio parere , molto deludenti e non all' altezza dell' orginale .

    ha scritto il 

  • 3

    paradossale. il racconto di una vita surreale, fatta di incontri memorabili (nel senso che se incontri persone così e come te ne scordi?), fatta di grandi figuracce ma soprattutto di forti amicizie. grande vena ironica e non del tutto privo di spunti di riflessione

    ha scritto il 

  • 4

    Una Bridges Jones poco riusciuta

    Mi aspettavo qualcosa in più ma è comunque una lettura piacevole.
    Potete leggere la mia recensione qui: http://www.leggeremania.it/2013/08/14/volevo-essere-una-gatta-morta-di-chiara-moscardelli/

    ha scritto il 

  • 3

    Ma sì, Chiara, sei simpatica :P

    Come ha notato qualcuno, nelle recensioni, nella narrazione non si tiene molto conto della coerenza temporale. Da qualche indizio si ricava l'età della protagonista, dopodiché si individuano situazioni temporalmente incongrue. ma non importa.
    Il tono del libro è quello discorsivo di una per ...continua

    Come ha notato qualcuno, nelle recensioni, nella narrazione non si tiene molto conto della coerenza temporale. Da qualche indizio si ricava l'età della protagonista, dopodiché si individuano situazioni temporalmente incongrue. ma non importa.
    Il tono del libro è quello discorsivo di una persona brava a raccontare le proprie vicende, con un piacevole gusto per l'esagerazione anche dei difetti della narratrice stessa. Sapete, quelle persone che intrattengono gli altri per intere mezz'ora, strappando parecchie risate anche quando ripetono le stesse cose.
    E quindi, brava, Chiara (Moscardelli, come la chiama il suo capo)!
    Dopo la metà, alcuni momenti meno divertenti, in cui l'autrice (e protagonista) si concentra sulla sua ricerca di una vita "adulta", ma poi il tono si risolleva, con un buon finale.

    Interessante la filosofica della "gatta morta", condivido molti punti di vista (esistono pure i "gatti morti", mutatis mutandis).
    Ne sono stato pure io vittima, accidenti! Ma starò più attento. Grazie, Moscardelli!

    ha scritto il 

  • 1

    La poca intelligenza di una donna che, quando non ce la fa, incolpa dei suoi fallimenti amorosi altre donne.
    Ho scoperto solo verso la fine che si trattava di un'autobiografia, altrimenti non l'avrei mai presa. E il polpettone autoelogiativo del finale è una delle cose meno dignitose che po ...continua

    La poca intelligenza di una donna che, quando non ce la fa, incolpa dei suoi fallimenti amorosi altre donne.
    Ho scoperto solo verso la fine che si trattava di un'autobiografia, altrimenti non l'avrei mai presa. E il polpettone autoelogiativo del finale è una delle cose meno dignitose che potesse inserire.

    ha scritto il 

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