Volgi lo sguardo al vento

Di

Editore: Fanucci

4.3
(99)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 448 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8834710118 | Isbn-13: 9788834710111 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Leonardo Rizzi

Genere: Mistero & Gialli , Non-narrativa , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Era stato uno dei pochi errori della Cultura: aveva causato la distruzione didue stelle e la morte di milioni di persone. Ottocento anni dopo,sull'Orbitale Masaq si attende l'arrivo della luce di quell'esplosione. Èl'occasione per una sobria festa e un concerto in memoria della tragedia, manel frattempo un piano oscuro prende forma, rivelato dai frammenti di luciditàdi una memoria che torna a funzionare. Ma questi indizi preziosi cadono inmani inesperte. L'ultimo capitolo della Cultura, in cui la descrizionedell'opulento sistema di vita della civiltà, si accompagna a una profondariflessione sulla morte e sulla responsabilità.
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  • 2

    I MIGLIORI AUTORI SONO I CREATORI DI UNIVERSI IMMAGINARI, MA…

    LETTO IN EBOOK ---- La miglior letteratura, per me, deve essere creativa. Possiamo immaginare un grafico cartesiano con alle ordinate la qualità e alle ascisse la creatività. Al crescere della creativ ...continua

    LETTO IN EBOOK ---- La miglior letteratura, per me, deve essere creativa. Possiamo immaginare un grafico cartesiano con alle ordinate la qualità e alle ascisse la creatività. Al crescere della creatività crescerà anche la qualità.
    Con i libri però le cose non sono così semplici, perché se aumenta la creatività, ci si discosta dal reale e quando ci scostiamo dal reale diminuisce l’empatia. Se un libro non genera empatia, non ci piace, dunque non è un buon libro ovvero la sua qualità è ridotta. Possiamo allora immaginare un altro grafico in cui al crescere della creatività decresce l’empatia e questa fa decrescere la qualità.
    Dunque, un buon libro dovrà bilanciare accuratamente creatività ed empatia. La buona letteratura si troverà al punto di incontro delle due rette con andamento inverso che abbiamo descritto. Direi che la retta crescente della qualità in funzione della creatività avrà un’inclinazione maggiore della retta decrescente della qualità in funzione dell’empatia, ma ogni autore o lettore, può immaginare diverse pendenze.
    Seguendo questo ragionamento, la letteratura fantastica, nel primo grafico, si pone sopra ogni altro genere di letteratura che non sia tale. I creatori di mondi alternativi sarebbero così i migliori autori in assoluto.
    Questo ci aiuta a capire meglio il discorso “matematico” che facevamo prima, dato che spesso opere di grande creatività sono così astratte dalla realtà da non creare alcun coinvolgimento (empatia) con il lettore.
    Un esempio di autore con una capacità creativa notevolissima e che ha creato interi universi immaginari, è Iain M. Banks di cui ho appena letto uno dei numerosi volumi del ciclo della Cultura dal titolo “Volgi lo sguardo al vento”.
    Banks ha immaginato un lontano futuro in cui (un po’ come in Guerre Stellari, ma con molta più fantasia) numerose razze convivono popolando la galassia e in cui gli umani hanno creato una civiltà detta La Cultura. Banks inventa macchinari, creature aliene, forme sociali, forme d’arte, modi di pensare nuovi, dimostrando una fantasia e una creatività sfrenate. Questo lo potrebbe collocare in vetta alla retta del nostro primo grafico.
    Purtroppo, per descrivere un universo tanto diverso, si perde in continue spiegazioni (sebbene mai lunghe, è in questo lo apprezziamo) o ci travolge con nomi e creature che non riusciamo a focalizzare, quasi parlasse una lingua straniera che conosciamo poco. Inoltre, come si diceva, non solo il lettore si distrae nel cercare di capire davanti a quale strano alieno si trovi di fronte o a quale regola dell’etichetta della Cultura sia stata violata, ma finisce per non ritrovarsi in un mondo così diverso, al punto di non sentirsi coinvolto.
    Ci sono alcuni passaggi coinvolgenti, come quello che definirei centrale, dell’attentato/vendetta con cui dovrebbero morire cinque miliardi di creature, creature tra le più affascinanti, come i beemotauri, che mi fanno un po’ pensare a quella che considero la miglior creatura mai immaginata, il pianeta senziente inventato da Lem in “Solaris”, ma la trama appare così esile che non saprei descriverla, tante essendo le divagazioni e tanti i salti narrativi. Un’unitarietà si coglie, ma, come lettore, la gestisco male.
    In “Volgi lo sguardo al vento” (2000) ritroviamo la Cultura, che avevo avuto modo di scoprire leggendo “L’Impero di Azad” (1988), ma il romanzo è del tutto autonomo. Mi pare, infatti, di capire, che le opere di questo ciclo abbiano la caratteristica di contribuire a descrivere l’universo immaginario creato da Banks attorno alla Cultura, pur essendo ciascuna indipendente dall’altra e dunque, mi pare, leggibili autonomamente.
    Colgo l’occasione per riepilogare i romanzi del ciclo, come li trovo su wikipedia:
    Ciclo della Cultura
    • Pensa a Fleba o La Mente di Schar (Consider Phlebas, 1987)
    • L'impero di Azad (The Player of Games, 1988)
    • La guerra di Zakalwe (Use of Weapons, 1990)
    • Lo stato dell'arte (The State of the Art, 1991)
    • L'altro universo (Excession, 1996)
    • Inversioni (Inversions, 1998)
    • Volgi lo sguardo al vento (Look to Windward, 2000)
    • Matter (2008)
    • Surface Detail (2010)
    • The Hydrogen Sonata (2012)
    Se “L’Impero di Azad”, lentissimo a partire, mi aveva poi affascinato, spingendomi a riprendere in mano un romanzo di Banks, “Volgi lo sguardo al vento” mi ha scoraggiato, forse definitivamente, anche se la sua grande forza creativa ancora mi attrae e incuriosisce.

    ha scritto il 

  • 4

    my first experience with Iain M. Banks

    i was very curious to read something by Banks, and i'm satisfied with this first book.
    i'm not completely sold on his universe, and i think that sometimes he wastes too much time in description or epi ...continua

    i was very curious to read something by Banks, and i'm satisfied with this first book.
    i'm not completely sold on his universe, and i think that sometimes he wastes too much time in description or episodes that could be shorter and still effective.

    surely i'll read more by this author, but let me list what i have troubles with.

    like some critic was writing about Banks' universe, the minds are 'too good'. i wonder why, after years, thousands of years of good minds, there are still humans around. they don't work, they don't need to, so usually this leads to decadence and either collapse/extintion or return to barbarism. the minds of course won't let either one happen, but why? they don't need men, and they'll probably be better off without.

    the whole mind premise is based on cheap and endless energy. i don't know how this agrees with real physics. it is surely interesting to develop a story where energy is not a problem, nor it is dirty or hard to get. and it is interesting to see how, even without troubles with energy, man can find other way to get in trouble anyway. but is it sound?

    let me give you 2 examples. in 'return from universe' stanislaw lem imagines a world without too many problems. people live without worry, and they seem to be in a state of frozen development. they don't need the stars, and they don't care.
    they completely renounced their most dramatic human emotions, and live in a pampered world. no dangers, no pains.
    here the compromise is evident and yet energy is not free, or endless.

    in 'r.u.r.' karel capec imagines biological robots, conceived to save labour from humans. the main reason is greed, and the inevitable mistake will soon appear. again, an almost endless resource of energy is clearly not cheap and not without its problems.

    neither capec nor lem imagined the development of information technology that is contained in banks' book, but banks seem to try to get past these past examples and projects his stories forward, in an unbelievable universe that seems closer to p.j. farmer 'makers of universes' than to hard core science fiction.

    another thing is the 'star trek' fauna that inhabits the worlds. leaving aside drones and minds, the different creatures seem to come straight from an episode of star trek rather than from a 1990s science fiction masterpiece.

    maybe i need to read more, but the descriptions i read so far of an orbital don't convince me so much, as jack vance's descriptions in 'the daemon princes'. that is still my measuring meter for planets and worlds.

    nonetheless, the story has lots of surprises and i want to read more.

    ha scritto il 

  • 4

    Iain M. Banks torna prepotentemente a stuzzicare la mia fantasia ed a stimolare il mio interesse. Non tutti i lavori sulla Cultura (gli unici che ho letto di questo autore) mi erano piaciuti, specie g ...continua

    Iain M. Banks torna prepotentemente a stuzzicare la mia fantasia ed a stimolare il mio interesse. Non tutti i lavori sulla Cultura (gli unici che ho letto di questo autore) mi erano piaciuti, specie gli ultimi. Con questo, ultimo tradotto in italiano, si chiude il cerchio tanto più che come aveva iniziato con Pensa a Fleba qui finisce ricollegandosi direttamente al primo capitolo dando vita ad un vero e proprio sequel. Sebbene le riflessioni sulla responsibilità di una società tanto immensa (non solo in numeri) come quella della Cultura siano presenti anche nelle opere precedenti, mai come qui si evidenziano i conflitti interiori che possono esserci. L'utopia creata è ben lungi dall'essere perfetta, è anzi colma di contraddizioni, vizi, errori: da grandi poteri (praticamente divini) derivano grandi responsabilità. Nei confronti di tutti. Sia che si agisca (come ed in che modo) sia che si stia fermi a guardare (come ed in che modo). Le sfumature sono molteplici e l'universo descritto da Banks è tanto vario da risultare incredibile. Con superbia cerca di superare alcuni canoni e non si perita nella descrizioni di sistemi e forme di vita al limite del concepibile. Se vuole sottolineare le immense ed infinite diversità che esistono tra essere senzienti, riesce a creare anche u po' di confusione nel lettore che si trova a fare i conti con descrizioni sì dettagliate, ma che non hanno un corrispettivo da visualizzare. La trama in sé è ingegnosa quasi da spy story, riesce a sorprendere e si fa seguire con attenzione.

    ha scritto il 

  • 4

    Bel libro di fantascienza, descrizioni di mondi immensi , tecnologici e fantastici il tutto arricchito da una storia mystery, peccato che altri libri del ciclo della cultura sono pressoché introvabili ...continua

    Bel libro di fantascienza, descrizioni di mondi immensi , tecnologici e fantastici il tutto arricchito da una storia mystery, peccato che altri libri del ciclo della cultura sono pressoché introvabili...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Not your typical "big bang" Banks ending

    I think I got used to much to the way Ian Banks ends his stories, they always end in the least expected way, with a huge surprise that he's been building up to since the first page. This book is no di ...continua

    I think I got used to much to the way Ian Banks ends his stories, they always end in the least expected way, with a huge surprise that he's been building up to since the first page. This book is no different, but I'd be lying if I said I didn't expect more. It did got me thinking though: is the end all that matters? No, its not all that matters, its important but THAT important. The story till the very end was exciting and intriguing, and with the right amount of imagination the environment can be quite breathtaking.

    ha scritto il 

  • 5

    Divertente e fantasioso come ogni libro di fs dovrebbe essere. In alcuni punti il libro mi ha ricordato le surreali, ironiche e gustose atmosfere di Jeff Hawke, ed è per questo motivo che gli ho tribu ...continua

    Divertente e fantasioso come ogni libro di fs dovrebbe essere. In alcuni punti il libro mi ha ricordato le surreali, ironiche e gustose atmosfere di Jeff Hawke, ed è per questo motivo che gli ho tributato una stellina in più.

    ha scritto il 

  • 5

    Un tuffo nella Cultura

    "Volgi lo sguardo al vento ci conferma che Banks è l'unità di misura di tutta la fantascienza contemporanea." The Guardian

    È con queste parole che, dalla quarta di copertina, il libro si present ...continua

    "Volgi lo sguardo al vento ci conferma che Banks è l'unità di misura di tutta la fantascienza contemporanea." The Guardian</p><p>È con queste parole che, dalla quarta di copertina, il libro si presenta al lettore, e, sinceramente, penso che il Guardian non abbia del tutto torto. Certo, il "fenomeno Banks" forse non è più così forte e innovativo come poteva sembrare fino a qualche anno fa, in pieni anni 90', ma da un punto di vista prettamente letterario penso che Banks possa essere considerato a tutti gli effetti un vero e proprio classico moderno del genere. Le sue invenzioni narrative, anche se forse ormai surclassate da quelle di autori più alla moda (uno su tutti Charles Stross), sono e rimangono trovate eccezionali, vere e proprie pietre di paragone per l'intero genere fantascientifico, e il suo stile letterario diverte, strabilia e commuove allo stesso tempo. È un mix di successo che ha conquistato moltissimi lettori e che sembra destinato a perdurare. (A febbraio 2008 è uscito Matter, il suo ultimo libro ambientato nello stesse universo di questo libro) Ma veniamo al dunque:</p><p>Volgi lo sguardo al vento è stato il primo libro con cui mi sono avvicinato al fantastico mondo della Cultura di Iain M. Banks. La Cultura, per chi non lo sapesse, è un'avanzatissima civiltà interstellare costituita da umani, robot, cyborg, sofisticatissime intelligenze artificiali (Menti) e alieni disseminata per gran parte della galassia. Una società utopica, liberale ed edonistica che si da il caso non sia in grado di resistere alla tentazione di ficcare il naso negli affari altrui.<br />In questo libro, seguito ideale di Pensa a Fleba (che purtroppo non ho ancora letto), un gruppo di alieni Chelgriani trama nell'ombra per vendicare i miliardi di propri simili morti in una guerra civile scoppiata su Chel a causa di una delle proverbiali interferenze della Cultura. Protagonisti della vicenda sono uno strambo gruppo di esponenti della Cultura, tra cui un rinnegato Chelgriano, e Quilan, colui che dovrebbe portare a termine l'attentato terroristico ai danni di un Orbitale (un gigantesco mondo artificiale a forma di anello) della Cultura.<br />Banks riesce ad imbastire una storia avvincente e ricca di colpi di scena assolutamente logica e interessante senza penalizzare il lettore poco avvezzo alle storie della Cultura. Questo libro è in effetti leggibile come un'opera del tutto autonoma, comprensibile dunque anche a chi non ha mai letto Pensa a Fleba o qualunque altro libro del Ciclo. Le descrizioni di ambienti e personaggi sono qualcosa di assolutamente formidabile. In alcune pagine è davvero facile poter cogliere un senso di meraviglia e di poesia, così come in altre invece prevale il sarcasmo. Alcuni battibecchi tra i cittadini della Cultura sono assolutamente esilaranti, quasi dallo scompisciarsi dalle risate.<br />Il tutto all'interno di un quadro più generale popolato da astronavi gigantesche (dai nomi assurdi) e intelligenze artificiali dalle capacità sconfinate, mondi di gas popolati da creature antichissime e civiltà sublimate da millenni. Un universo esagerato in cui tutto è smisurato e sconvolgente e in cui tutto, o quasi, è possibile.<br />I personaggi sono delineati in maniera assolutamente impeccabile. Dal Chelgriano rassegnato che ha perso la voglia di vivere in seguito alla morte della compagna, al robottino petulante e fastidioso ma con un forte senso del dovere, passando per il saccente ma cordiale Mozzo dell'Orbitale fino al Chelgriano rinnegato entrato forse un po' troppo nell'ottica dello stile di vita della Cultura.<br />Sicuramente un libro consigliato.

    ha scritto il 

  • 4

    La saga della Cultura è una dei più riusciti affreschi del genere fantascientifico contemporaneo, forse il solo al livello di Hyperion di Simmons (senza voler dimenticare McMaster Bujold e Brin). Quet ...continua

    La saga della Cultura è una dei più riusciti affreschi del genere fantascientifico contemporaneo, forse il solo al livello di Hyperion di Simmons (senza voler dimenticare McMaster Bujold e Brin). Quet’ultimo Volgi lo sguardo al vento ha confermato l’enorme fascino dell’universo narrativo creato da Banks, incentrato su una avanzatissima società utopica, la Cultura, e sul suo confronto con civiltà meno evolute. Malgrado la tematica centrale sia sempre la stessa (in questo caso vista in negativo: la politica di interferenza della Cultura ha causato una guerra disastrosa, che ora scatena una vendetta potenzialmente altrettanto catastrofica), Banks sa offrire nuovamente un intreccio coinvolgente, pieno di spunti (in particolare, l’idea che, una volta riusciti in vari modi a superare la morte – le “copie di sicurezza” della propria mente, il paradiso creato dai Sublimati, trascesi ad una diversa forma di esistenza – l’immortalità potrebbe non essere poi così desiderabile: più di un personaggio alla fine preferirà l’oblio definitivo), dei personaggi interessanti (alieni di specie diverse, intelligenze artificiali...), una ambientazione visionaria (l’orbitale Masaq, un mondo perfetto abitato da cinquanta miliardi di individui; le immense aerosfere abitate da esseri grandi come interi mondi e come tali popolati da innumerevoli specie).

    ha scritto il