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Voyage au Bout de la Nuit

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Editeur: French & European Pubns

4.4
(3825)

Language:Français | Number of pages: | Format: Paperback | En langues différentes: (langues différentes) English , Italian , German , Spanish , Dutch , Catalan , Finnish , Norwegian , Swedish , Greek

Isbn-10: 0828836272 | Isbn-13: 9780828836272 | Publish date: 

Aussi disponible comme: Mass Market Paperback , Others

Category: Biography , Fiction & Literature , History

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Description du livre
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  • 5

    L’uomo: carne putrida, e dentro, un sogno.

    Lo devo ammettere: l’idea di scrivere un commento su questo libro mi terrorizza. È per questo che, pur avendolo finito da più di un mese, ancora non ho buttato giù una riga. Un’impresa titanica. Descrivere l’indescrivibile. Peggio, fare l’elogio di chi ha buttato nel mio piatto di lettrice degli ...continuer

    Lo devo ammettere: l’idea di scrivere un commento su questo libro mi terrorizza. È per questo che, pur avendolo finito da più di un mese, ancora non ho buttato giù una riga. Un’impresa titanica. Descrivere l’indescrivibile. Peggio, fare l’elogio di chi ha buttato nel mio piatto di lettrice degli "avanzi masticati", come fossero un bocconcino prelibato... E il bello è che ha ragione lui.

    Céline in questo romanzo è stato capace di elevare il “putrido” a “sublime”, di scoprire, da buon medico, non tanto l’interiorità, ma oserei dire le interiora dell’uomo, e portarle alla luce.
    "Ci sono le budella. Avete visto mai in compagna dalle nostre parti fare quello scherzo ai mendicanti? Si riempie un vecchio portamonete con delle budella di pollo andate amale. Eh bè, un uomo, ve lo dico io, è la stessa cosa, più grosso e mobile, e vorace, e dentro, un sogno."
    L’uomo: carne putrida, e dentro un sogno. Un sogno che non riesce a essere soffocato dalla meschinità dell’uomo stesso, dalla sua follia, dalla sua vigliaccheria. La cosa straordinaria di Céline è che lui si scopre meschino, folle, vigliacco, e con questa miseria decide di sposarsi. In questo modo provoca una frattura e allo stesso tempo la sana... è difficile da spiegare, è difficile per me stessa afferrare quello che sento.

    Ci sono molti modi per rivelare il “marcio” che è nell’uomo: vi è un modo scientifico, analitico, quello dello studioso che osserva senza giudicare; vi è un modo di mostrare il marcio per prenderne le distanze, per denunciarlo, per rinnegarlo; vi è anche un modo di affrontarlo coraggiosamente perché sia esorcizzato, sublimato dall’arte. Céline non fa niente di tutto questo. Céline uomo, Céline scrittore − io, in questo romanzo, non ho davvero capito dove finisce uno e inizia l’altro... − guarda se stesso, si riconosce nudo e vicinissimo a morire, morire nel corpo (durante la guerra, nelle colonie africane) e morire nell’anima (in America, nei sobborghi di Parigi), e capisce che l’unico modo per sopravvivere è accettare la verità: la mediocrità dentro, la menzogna fuori.
    Non in modo passivo, no, ma sporcandosi le mani... Se le sporcherà, eccome: (SPOILER!) non diventando un assassino come il suo alter ego Robinson (FINE SPOILER), non uniformandosi all'indifferenza generale, ma scrivendo. In Céline è evidente che lo scrivere è insieme una vocazione, una condanna e un riscatto, che non potrebbe farlo altro che così, con quel suo stile delirante e grottesco, un susseguirsi di pennellate violente, che scrivere è l'unico modo che ha per restare a galla, per andare avanti. Scrivere è quel "sogno dentro" che lo mantiene vivo, è il suo goffo abbraccio a ciò che resta dell'uomo.

    Il suo disincanto, tante volte superficialmente condannato come una specie di resa incondizionata al nichilismo, è la classica reazione dell’innamorato deluso, di quanti hanno una così alta concezione dell’uomo da non sopportare lo spettacolo della sua reale miseria morale.” (dalla bellissima postfazione di Ernesto Ferrero)
    Sarà questa la ragione per cui alla fine, in mezzo a tutta questa miseria, riusciamo comunque a scorgere e a fare nostro un “avanzo” di umanità. Perché in fin dei conti le viscere potranno anche suscitare ribrezzo, ma racchiudono pur sempre la vita, e Céline è uno che brama la vita.
    E dove andar fuori, ve lo chiedo, quando uno non ha più dentro una quantità sufficiente di delirio? La verità, è un’agonia che non finisce mai. La verità di questo mondo è la morte. Bisogna scegliere, morire o mentire. Non ho mai potuto uccidermi io."

    dit le 

  • 3

    All'inizio ho avuto un po' di difficoltà a leggerlo. In realtà lo avevo quasi abbandonato... ma poi l'ho ripreso, ricominciato e... boh! è volato via abbastanza velocemente.. direi anche con un certo piacere...


    Solo che... non so... mi lascia addosso un senso di piccolezza umana che...
    ...continuer

    All'inizio ho avuto un po' di difficoltà a leggerlo. In realtà lo avevo quasi abbandonato... ma poi l'ho ripreso, ricominciato e... boh! è volato via abbastanza velocemente.. direi anche con un certo piacere...

    Solo che... non so... mi lascia addosso un senso di piccolezza umana che...
    ... è che mi fa pensare al fatto che non siamo niente...
    ... è che mi fa pensare alla vita...
    ... è che mi fa pensare... ...

    Non so spiegarmi. Ma lo consiglio. E non riesco a capire, in realtà, neanche perché consiglio di leggerlo!

    dit le 

  • 4

    Grande libro!

    Robert Denoel, giovane editore parigino, responsabile di aver scoperto questo manoscritto, ricorda Celine come "un uomo dallo sguardo duro, penetrante con l'aria stralunata, allucinato, con un idea della morte che ritorna sempre nei propri discorsi in cui descrive l'umanità affamata di catastrofi ...continuer

    Robert Denoel, giovane editore parigino, responsabile di aver scoperto questo manoscritto, ricorda Celine come "un uomo dallo sguardo duro, penetrante con l'aria stralunata, allucinato, con un idea della morte che ritorna sempre nei propri discorsi in cui descrive l'umanità affamata di catastrofi, innamorata di massacri".
    Viaggio al termine della notte è veramente un viaggio, a tratti angosciante, estremamente interessante, avvolgente, ma difficile in alcuni punti da dover tornare indietro e rileggere rileggere per cercare di capire l'essenza di ciò che scrive. Sarei curiosa di leggere questo libro così come è stato ideato dal suo creatore, si è cercato di rispettare i ritmi e le slogature sintattiche nella traduzione e il suo modo di scrivere tutto al passato, ho comunque l'impressione che in lingua originale mi avrebbe trasmesso di più. Nonostante ciò l'ho trovato molto interessante , da far decantare e rileggere a distanza di tempo. Lo consiglio e invito ad andare avanti chi, nella prima parte, l'ha trovato lento o noioso. Nel suo insieme, a mio avviso, è una grande opera.

    dit le 

  • 4

    Mi sono avvicinato a Céline senza pregiudizi e con molte aspettative. Il suo argot non mi piace, troppo rude. La storia è molto autobiografica e, come tale, alle volte prende, altre annoia. La miseria umana è ben rappresentata, il suo nichilismo attrae e consola in molte frasi e locuzioni magistr ...continuer

    Mi sono avvicinato a Céline senza pregiudizi e con molte aspettative. Il suo argot non mi piace, troppo rude. La storia è molto autobiografica e, come tale, alle volte prende, altre annoia. La miseria umana è ben rappresentata, il suo nichilismo attrae e consola in molte frasi e locuzioni magistrali che andrebbero insegnate a scuola. Almeno la speranza farebbe subito la fine che si merita.

    dit le 

  • 4

    Viaggio al termine della notte è il primo romanzo di Louis-Ferdinand Céline, pubblicato nel 1932.
    «Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. Lo «scandalo Céline», che d ...continuer

    Viaggio al termine della notte è il primo romanzo di Louis-Ferdinand Céline, pubblicato nel 1932.
    «Céline è stato creato da Dio per dare scandalo», scrisse Bernanos quando nel 1932 il romanzo diventò un successo mondiale, suscitando entusiasmi e contrasti feroci. Lo «scandalo Céline», che dura tuttora, è la profetica lucidità del suo delirio, uno sguardo che nulla perdona a sé e agli altri, che ha il coraggio di affrontare la notte dell'uomo così com'è. L'anarchico Céline, che amava definirsi un cronista, aveva vissuto le esperienze più drammatiche: gli orrori della Grande Guerra e le trincee delle Fiandre, la vita godereccia delle retrovie e l'ascesa di una piccola borghesia cinica e faccendiera, le durezze dell'Africa coloniale, la New York della «folla solitaria», le catene di montaggio della Ford a Detroit, la Parigi delle periferie più desolate dove lui faceva il medico dei poveri, a contatto con una miseria morale prima ancora che materiale. Totalmente nuovo, nel panorama francese ed europeo, è stato poi il suo modo insieme realistico e visionario, sofisticato e plebeo con cui Céline ha sputo trasfigurare questa materia incandescente. Per lui, in principio, è l'emozione, il sentimento della vita: di qui l'invenzione di un linguaggio che ha tutta l'immediatezza del «parlato» quotidiano, capace di dar voce, tra sarcasmi e pietà, alla tragicommedia di un secolo. Questo libro sembra riassumere in sé la disperazione del Novecento: è in realtà un'opera potentemente comica, esilarante, in cui lo spettacolo dell'abiezione scatena un riso liberatorio, un divertimento grottesco più forte dell'incubo.
    Come il titolo stesso suggerisce, Voyage au bout de la nuit è un cupo, nichilistico romanzo in cui si mescolano misantropia e cinismo. Il titolo deriva da una strofa di una canzone dell'ufficiale svizzero a capo delle guardie di Luigi XVI, Thomas Legler: «La nostra vita è come il viaggio / di un viandante nella notte; / ognuno ha sul suo cammino / qualcosa che gli dà pena.»
    Céline esprime un pessimismo pressoché inconsolabile sulla natura umana, sulle istituzioni umane, sulla società e sulla vita in generale.
    Un libro che può essere definito un viaggio, tra Africa, America, e Francia, un uomo, Bardamu alla ricerca della sua Lola, del suo posto nel mondo, particolarissimo lo stile – che influenzerà le opere successive inevitabilmente – che fa ricorso ad espressione della lingua parlata, alla gergalità, ad iperboli e elissi. Particolare è anche la vicenda editoriale, il romanzo fu prima respinto da Gallimard e poi ripubblicato da loro. Il romanzo è dedicato a Elizabeth Craig, ballerina americana di cui era innamorato. Un romanzo che chi vive il a ridosso del Novecento dovrebbe sicuramente leggere, per riflettere sulle necessarie, ma anche inconcludenti contraddizioni dell’uomo.
    Mi piace concludere così: «Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario: ecco la sua forza, va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose: è tutto inventato».

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profondità. Sono diverse quando le ritrovi le cose, loro possiedono, si direbbe, più forza per andare dentro di noi più tristemente, più profondamente ancora, più dolcemente di prima, per fondersi in quella specie di morte che cresce lentamente in noi, quietamente, giorno dopo giorno, vilmente, davanti alla quale ci si prepara ogni giorno a difendersi un po’ meno del giorno prima. Da una volta all’altra, la si vede frollare, raggrinzirsi in noi la vita, gli esseri e le cose insieme, che avevamo lasciato banali, preziosi, temibili qualche volta. La paura della fine ha marcato tutto con le sue rughe mentre trottavamo per la città dietro il piacere o il pane."

    dit le 

  • 5

    Blasphème, immoral, dissolue: dans ce roman le mots circulent entre l'anéantissement et la comédie comme aucun autre auteur n'a jamais osé faire.
    Grace à la capacité incomparable de Céline, chaque page est riche de cynisme mais aussi de tendresse et de chagrin.
    Il raconte aux lecteu ...continuer

    Blasphème, immoral, dissolue: dans ce roman le mots circulent entre l'anéantissement et la comédie comme aucun autre auteur n'a jamais osé faire.
    Grace à la capacité incomparable de Céline, chaque page est riche de cynisme mais aussi de tendresse et de chagrin.
    Il raconte aux lecteurs la vérité de la vie en mettant à nu l'hypocrisie.
    Par les yeux de Ferdinand Bardamu, le protagoniste du roman, Céline décrit les horreurs de la Grande Guerre, les tranchées des Flandres, et le monde dans les colonies africaines.
    La partie plus ironique est celle de la guerre: on ne conçoit pas jamais bien ce qu'il passe.
    Bardamu déteste fortement la guerre et il ne comprend pas pourquoi il doit tirer sur les Allemands.
    La guerre, par les moyens incomparables qu’elle nous donne pour éprouver les systèmes nerveux, agit à la manière d’un formidable révélateur de l’Esprit humain !
    Bardamu a comme envie malgré tout d’essayer de comprendre la brutalité des Allemands., mais plus encore il a envie de s’en aller, énormément, absolument, tellement tout cela lui apparait soudain comme l’effet d’une formidable erreur.
    Et pour fuir de cette erreur, Bardamu décide d'aller en Amérique, où il connait une jeune prostituée, Molly, vers laquelle il éprouve bientôt un exceptionnel sentiment de confiance, qui chez les êtres apeurés tient lieu d’amour.
    Ils deviennent intimes par le corps et par l’esprit; Molly possède d’amples ressources et l'amour qu’elle exécute pour vivre ne la fatiguait guère.
    Pour la première fois un être humain s’intéresse à Bardamu à son égoïsme, il se mette à sa place et pas seulement pour le juger comme tous les autres.
    Ah ! s'l l’avait rencontrée plus tôt, Molly, quand il était encore temps de prendre une route au lieu d’une autre !
    Mais il est trop tard pour se refaire une jeunesse! On devient rapidement vieux et de façon irrémédiable encore. On s’en aperçoit à la manière qu’on a prise d’aimer son malheur malgré soi. C’est la nature qui est plus forte que nous, voilà tout. Elle nous essaye dans un genre et on ne peut plus en sortir de ce genre-là.
    On prend doucement son rôle et son destin au sérieux sans s’en rendre bien compte et
    puis quand on se retourne il est bien trop tard pour en changer. On est devenu tout inquiet et c’est entendu comme ça pour toujours.
    Il aime bien Molly, sûrement, mais il aime encore mieux son vice, celle envie de s’enfuir de partout, de voyager à la recherche de il ne saie quoi, par un sot orgueil sans doute, par conviction d’une espèce de supériorité.
    Voyager, c’est bien utile, ça fait travailler l’imagination.
    Tout le reste n’est que déceptions et fatigues. Notre voyage à nous est entièrement imaginaire. Voilà sa force.
    Il va de la vie à la mort. Hommes, bêtes, villes et choses, tout est imaginé.
    Et puis d’abord tout le monde peut en faire autant. Il suffit de fermer les yeux.
    C’est de l’autre côté de la vie.
    Mais c’est surtout de Molly, qu'il se souvient
    bien, quand il pense à quelque chose de gentil.
    Il l’aime encore et toujours, à sa manière, qu’elle peut venir chez lui quand elle veut partager son pain et sa furtive destinée. Si elle n’est plus belle, eh bien tant pis !
    Ils s'arrangerons ! Il a gardé tant de beauté d’elle en lui, si vivace, si chaude qu'il ’en ai bien pour tous les deux et pour au moins vingt ans encore, le temps d’en finir définitivement.
    La vie nous force à rester beaucoup trop souvent avec les fantômes.
    Il a beau essayer de se perdre pour ne plus se retrouver devant sa vie, il la retrouve partout simplement. Il revient sur moi-même.
    De l’amour on en aurait tellement, par la même occasion, par-dessus le marché, que la Mort en resterait enfermée dedans avec
    la tendresse et si bien dans son intérieur, si chaude qu’elle en jouirait enfin la garce, qu’elle en finirait par s’amuser d’amour
    aussi elle, avec tout le monde. C’est ça qui serait beau ! Qui serait réussi !

    dit le 

  • 0

    ... ! ... ! ... ! : )

    Questo testo dimostra insindacabilmente che i corazzieri erano obsoleti nella Grande Guerra. Si sono scritte molte sciocchezze sui corazzieri francesi a Waterloo, ma la realtà è che costringendo la fanteria alleata a rimanere immobile in quadrato, la rendevano facile bersaglio per l'artiglieria. ...continuer

    Questo testo dimostra insindacabilmente che i corazzieri erano obsoleti nella Grande Guerra. Si sono scritte molte sciocchezze sui corazzieri francesi a Waterloo, ma la realtà è che costringendo la fanteria alleata a rimanere immobile in quadrato, la rendevano facile bersaglio per l'artiglieria. Ci sono resoconti di battaglioni britannici che alla fine della fiera giacevano "morti in quadrato". Le perdite inflitte ai quadrati dai cavalieri erano minime - qualche pistolettata, qualche lanciere esagitato - ma quelle inflitte dai cannoni erano atroci. Il brigadiere Destouches ci racconta come ai suoi tempi tutto questo fosse tramontato per sempre: lettura necessaria per chiunque persegua una carriera militare. Sono contento che i comunisti non siano riusciti ad assassinare Céline, ha scritto della gran roba anche dopo di questo.

    dit le 

  • 4

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profond ...continuer

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profondità. Sono diverse quando le ritrovi le cose, loro possiedono, si direbbe, più forza per andare dentro di noi più tristemente, più profondamente ancora, più dolcemente di prima, per fondersi in quella specie di morte che cresce lentamente in noi, quietamente, giorno dopo giorno, vilmente, davanti alla quale ci si prepara ogni giorno a difendersi un po’ meno del giorno prima. Da una volta all’altra, la si vede frollare, raggrinzirsi in noi la vita, gli esseri e le cose insieme, che avevamo lasciato banali, preziosi, temibili qualche volta. La paura della fine ha marcato tutto con le sue rughe mentre trottavamo per la città dietro il piacere o il pane."

    dit le 

  • 4

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arrivare ancora più in basso, il più in basso possibi ...continuer

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arrivare ancora più in basso, il più in basso possibile ci vuole cultura, bisogna aver studiato. Il libro è sicuramente, in molte parti, autobiografico.
    Alcune parti del libro, l'inizio e la fine soprattutto, sono particolarmente belle. L'inizio ci porta nel cuore della guerra mondiale, guardando comportamenti e situazioni dall'originale e sano punto di vista del codardo che se ne infischia della patria e tiene alla pelle, che contrappone alla follia collettiva e al desiderio di morte un sano istinto di sopravvivenza. La descrizione della perversione della guerra e del carrozzone di stupidità, boria, egoismo vari, meschinità che le tengono dietro è bellissima. Ricorda un po' Comma 22. Di fronte a ufficiali vanesi, idioti, stupidamente obbedienti non c'è ideale che sopravviva. Il linguaggio è spontaneo, a volte apparentemente sgrammaticato, dà l'idea di immediatezza, di essere seduti da qualche parte con l'autore, in un locale malfamato ad ascoltare. All'editore che vuole correggergli la grammatica fa una scenata: "Ho l'aria scalcinata ma so perfettamente quel che voglio.". E effettivamente Celine non vuole scrivere come Francois Mauriac, raggiunge il suo scopo parlando al lettore come a un compagno di sbornie e di battaglia, come a un vecchio amico.
    Ma mentre l'inizio del libro è interessante, bello e originale, il cuore del libro stanca. Stanca il cinismo assoluto con cui le cose sono guardate. Ci viene presentato un universo di bassezze cui non c'è mai limite, un'umanità senza umanità, un uomo cui hanno strappato l'anima. La faticosa lettura del romanzo porta a pensare se davvero valga la pena di vivere in questo mondo bidimensionale. La mancanza di speranza, di fede religiosa forse, spinge a strappare a morsi alla vita ogni piacere a costo di qualsiasi prezzo morale. Pochi personaggi non inseguono un interesse personale. Per es. Alcide e lo si vede vergognarsi del suo buon cuore, del desiderio di mantenere con tanta fatica la nipotina orfana. Non ci si deve vergognare dei vizi ma nascondere la bontà. Questo modo di vedere le cose, porta alla fine del libro a un cambio impercettibile di ottica, a una stanchezza morale, a una stanchezza di vivere senza scopo, a una nausea di se stessi e del mondo cui non c'è risposta, nausea che accomuna scrittore e lettore.

    "Marcia in modo strano la pietà. Se qualcuno avesse detto al comandante Pincon che lui altro non era che uno sporco assassino vigliacco, gli avrebbe fatto un piacere enorme, quello di farci fucilare seduta stante dal capitano della gerdarmeria che non lo lasciava mai d'un passo e che, lui, pensava esattamente quello. Era mica coi tedeschi che ce l'aveva, il capitano della gerdarmeria.
    ......
    La grande sconfitta in tutto è dimenticare, e soprattutto quel che ti ha fatto crepare, e crepare senza capire mai fino a qual punto gli uomini sono carogne."

    dit le 

  • 4

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiografici che si pone, in realtà, come una autentica ...continuer

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiografici che si pone, in realtà, come una autentica e imprescindibile disamina del Novecento. Le stratificazioni innumerevoli delle avventure rocambolesche di Bardamu si sviluppano, sotto gli occhi del lettore, con la stessa complessità opulenta del linguaggio, che si ripiega su se stesso, si insegue, si tormenta, ci tormenta, ci avvince. Tra la Francia, le Colonie, l'America, in pace o in guerra, l'umanità variegata di Céline è il fulcro di un'opera pungente, cinica, amara, che ammicca al satirico e al grottesco. In questa girandola tragicomica di antieroi si salvano pochi, fulgidi esempi di caritatevolezza e bontà, personaggi che comunque non si sottrarranno - non possono - allo squallore e al tormento di un secolo misero e inautentico, che ha sostituito l'irrisione alla pietà, l'opportunismo alla vocazione, l'ossessione all'amore.

    dit le 

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