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Voyage au Bout de la Nuit

By Louis-Ferdinand Celine

(44)

| Paperback | 9780828836272

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    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al l ...(continue)

    "In qualche mese, come cambia una camera, anche quando non si tocca niente. Per quanto vecchie, per quanto degradate siano, le cose, trovano ancora, non si sa dove, la forza d’invecchiare. Tutto era già cambiato intorno a noi. Non gli oggetti al loro posto, certo, ma le cose stesse, in profondità. Sono diverse quando le ritrovi le cose, loro possiedono, si direbbe, più forza per andare dentro di noi più tristemente, più profondamente ancora, più dolcemente di prima, per fondersi in quella specie di morte che cresce lentamente in noi, quietamente, giorno dopo giorno, vilmente, davanti alla quale ci si prepara ogni giorno a difendersi un po’ meno del giorno prima. Da una volta all’altra, la si vede frollare, raggrinzirsi in noi la vita, gli esseri e le cose insieme, che avevamo lasciato banali, preziosi, temibili qualche volta. La paura della fine ha marcato tutto con le sue rughe mentre trottavamo per la città dietro il piacere o il pane."

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    _Honey_ (!) said on Oct 23, 2014 | 1 feedback

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    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arriva ...(continue)

    Che dire di questo romanzo? Bellissimo e a tratti nauseante ci propone un viaggio sia nello spazio che nell'animo umano, un viaggio nella notte perchè l'uomo invecchiando non può che scendere sempre più in basso negli abissi della notte; e per arrivare ancora più in basso, il più in basso possibile ci vuole cultura, bisogna aver studiato. Il libro è sicuramente, in molte parti, autobiografico.
    Alcune parti del libro, l'inizio e la fine soprattutto, sono particolarmente belle. L'inizio ci porta nel cuore della guerra mondiale, guardando comportamenti e situazioni dall'originale e sano punto di vista del codardo che se ne infischia della patria e tiene alla pelle, che contrappone alla follia collettiva e al desiderio di morte un sano istinto di sopravvivenza. La descrizione della perversione della guerra e del carrozzone di stupidità, boria, egoismo vari, meschinità che le tengono dietro è bellissima. Ricorda un po' Comma 22. Di fronte a ufficiali vanesi, idioti, stupidamente obbedienti non c'è ideale che sopravviva. Il linguaggio è spontaneo, a volte apparentemente sgrammaticato, dà l'idea di immediatezza, di essere seduti da qualche parte con l'autore, in un locale malfamato ad ascoltare. All'editore che vuole correggergli la grammatica fa una scenata: "Ho l'aria scalcinata ma so perfettamente quel che voglio.". E effettivamente Celine non vuole scrivere come Francois Mauriac, raggiunge il suo scopo parlando al lettore come a un compagno di sbornie e di battaglia, come a un vecchio amico.
    Ma mentre l'inizio del libro è interessante, bello e originale, il cuore del libro stanca. Stanca il cinismo assoluto con cui le cose sono guardate. Ci viene presentato un universo di bassezze cui non c'è mai limite, un'umanità senza umanità, un uomo cui hanno strappato l'anima. La faticosa lettura del romanzo porta a pensare se davvero valga la pena di vivere in questo mondo bidimensionale. La mancanza di speranza, di fede religiosa forse, spinge a strappare a morsi alla vita ogni piacere a costo di qualsiasi prezzo morale. Pochi personaggi non inseguono un interesse personale. Per es. Alcide e lo si vede vergognarsi del suo buon cuore, del desiderio di mantenere con tanta fatica la nipotina orfana. Non ci si deve vergognare dei vizi ma nascondere la bontà. Questo modo di vedere le cose, porta alla fine del libro a un cambio impercettibile di ottica, a una stanchezza morale, a una stanchezza di vivere senza scopo, a una nausea di se stessi e del mondo cui non c'è risposta, nausea che accomuna scrittore e lettore.

    "Marcia in modo strano la pietà. Se qualcuno avesse detto al comandante Pincon che lui altro non era che uno sporco assassino vigliacco, gli avrebbe fatto un piacere enorme, quello di farci fucilare seduta stante dal capitano della gerdarmeria che non lo lasciava mai d'un passo e che, lui, pensava esattamente quello. Era mica coi tedeschi che ce l'aveva, il capitano della gerdarmeria.
    ......
    La grande sconfitta in tutto è dimenticare, e soprattutto quel che ti ha fatto crepare, e crepare senza capire mai fino a qual punto gli uomini sono carogne."

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    Mario Inisi said on Oct 7, 2014 | Add your feedback

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    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiogra ...(continue)

    Ferdinand Bardamu, un uomo in fuga, un uomo in viaggio, un medico, un amante del gentil sesso, una creatura smarrita, perduta. E' su questa figura che si incentra Viaggio al termine della notte, opera prima di Céline, un romanzo con spunti autobiografici che si pone, in realtà, come una autentica e imprescindibile disamina del Novecento. Le stratificazioni innumerevoli delle avventure rocambolesche di Bardamu si sviluppano, sotto gli occhi del lettore, con la stessa complessità opulenta del linguaggio, che si ripiega su se stesso, si insegue, si tormenta, ci tormenta, ci avvince. Tra la Francia, le Colonie, l'America, in pace o in guerra, l'umanità variegata di Céline è il fulcro di un'opera pungente, cinica, amara, che ammicca al satirico e al grottesco. In questa girandola tragicomica di antieroi si salvano pochi, fulgidi esempi di caritatevolezza e bontà, personaggi che comunque non si sottrarranno - non possono - allo squallore e al tormento di un secolo misero e inautentico, che ha sostituito l'irrisione alla pietà, l'opportunismo alla vocazione, l'ossessione all'amore.

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    Laura C said on Oct 2, 2014 | Add your feedback

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    No, Celine, non ti capisco.
    Sei medico come me, parli dell'esperienza umana in profondità...
    ma io non riesco a non trovarti scipo e noioso.
    Ti prego non mandarmi un fulmine in testa.

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    Simona Garbarini said on Sep 19, 2014 | 1 feedback

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    Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. Si passa il tempo a uccidere ...(continue)

    Ci venivamo, noi, a cercare a tentoni la nostra felicità, che il mondo intero ci insidiava con rabbia. Ci vergognavamo di quella voglia, ma bisognava pur farci qualcosa! È più difficile rinunciare all'amore che alla vita. Si passa il tempo a uccidere o ad adorare a sto mondo, tutt'e due insieme. "Ti odio! Ti adoro!". Si tira avanti, ci si tiene compagnia, si appioppa la vita al bipede del secolo dopo, con frenesia, a ogni costo, come se fosse straordinariamente divertente perpetuarsi, come se quello ci potesse rendere, in fin dei conti, eterni. Voglia di abbracciarsi, malgrado tutto, come ci si gratta.

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    Mercedes said on Sep 16, 2014 | Add your feedback

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    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente ...(continue)


    Crudo, cinico, misantropo, nichilista. Un libro di quelli che fanno male come se ci fosse dato uno schiaffo in pieno volto alla fine di ogni capitolo. Eppure non si riesce a smettere di far scorrere le pagine, si cerca di resistere masochisticamente a questa dose finemente frazionata di marciume quotidiano trasposto in parole.

    "Viaggio al termine della notte", un cammino circolare che inizia e ricomincia intorno alla miseria interiore e circostante, immutabile qualunque sia il contesto. Che sia una trincea sul fronte occidentale durante la Grande Guerra, un villaggio coloniale in Africa, una strada di New York, una fabbrica di Detroit, una periferia di Parigi, nel viaggio di Ferdinand Bardamu (alter ego dell' autore) c'è una continua fallimentare ricerca, una logorante perenne insoddisfazione.

    Una guerra, un lavoro o una relazione pericolosa che ci dilaniano come l'aquila di Prometeo, dopo che ci siamo illusoriamente rigenerati a ogni sorgere di sole... Céline in fondo potrebbe parlare per molti che, come lui, alla fine di uno dei cerchi, si lasciano forse andare, tra una lacrima e un pugno contro il muro, a un sorriso rassegnato.

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    Michele said on Sep 13, 2014 | Add your feedback

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