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Vulcano 3

Urania Classici 156

By Philip K. Dick

(97)

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Book Description

13 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Considerato il romanzo peggiore di Dick, forse per gli ultimi capitoli in cui le battaglie assomigliano a scene di b-movie, “Vulcano 3” non è certo privo di spunti.

    L’ambientazione è quasi un “classico” dickiano: primi anni del terzo millennio,un go ...(continue)

    Considerato il romanzo peggiore di Dick, forse per gli ultimi capitoli in cui le battaglie assomigliano a scene di b-movie, “Vulcano 3” non è certo privo di spunti.

    L’ambientazione è quasi un “classico” dickiano: primi anni del terzo millennio,un governo mondiale tecnocratico (nel 1993 ”Le leggi di Lisbona hanno detronizzato Dio.”), in questo caso il capo di tutto è un computer il cui nome dà il titolo al romanzo.
    A questo potere si oppone la setta dei Guaritori che ha una precisa connotazione sociale:
    Il solito ceto medio inferiore, sempre uguale a se stesso.
    e su cui Vulcano 3 compie analisi lucidissime, per nulla fantascientifiche:
    ’In sostanza, le masse rifiutano il concetto di stabilità.’
    ’Il malcontento delle masse non si basa sulle privazioni di natura economica, scaturisce bensì da un senso di inutilità. Non un miglioramento degli standard di vita, ma più potere sociale: è questo il loro principale obiettivo.’

    In questo sistema perfetto, si presentano due crepe.
    Vulcano 3 cessa di essere una semplice macchina per assumere comportamenti quasi umani.
    Nell’organizzazione che governa il mondo appaiono alcune persone che, pur inquadrate nel sistema, ne percepiscono i limiti.

    Il disincanto dell’autore non divide l’umanità in buoni e cattivi – con la sola eccezione di Marion, una bambina, ed è ricorrente in Dick questo ruolo positivo dei bambini.
    Vi sono burocrati al servizio di un sistema paranoico che agiscono per quello che il lettore può percepire come il bene. E rivoluzionari, nemmeno loro esenti dalla paranoia, troppo ambigui perché venga confidata loro l’alternativa.
    Anzi, il sistema crollerà proprio dall’interno e la ricostruzione partirà da un atto di compromesso.

    Perché al di là delle divisioni ideologiche tra ciò che è bene e ciò che è male, alla fine spetta al singolo uomo con le sue azioni modificare il corso degli eventi, e solo per volontà dei singoli l’umanità può tornare a prevalere sull’assurdità delle leggi immutabili e del governo delle macchine.

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    F.Ramone said on Jun 3, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    Cosa succederebbe se l'umanità si rendesse spontaneamente schiava di 2 computer paranoici?

    Culto delle macchine vs luddismo, due computer tanto evoluti da diventare paranoici ma senza etica, l'umanità spontaneamente schiava dei due computer che si dà battaglia per la Verità.
    A differenza dei classici racconti di Dick però qui i diversi pia ...(continue)

    Culto delle macchine vs luddismo, due computer tanto evoluti da diventare paranoici ma senza etica, l'umanità spontaneamente schiava dei due computer che si dà battaglia per la Verità.
    A differenza dei classici racconti di Dick però qui i diversi piani della narrazione alla fine confluiscono in uno solo e non resta l'ambiguità su quale possa essere il vero piano del reale.

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    MaxManga said on Jul 21, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Le cose erano diventate vive, e gli esseri viventi erano stati ridotti a cose

    A quanto pare è considerato un PKD minore, eppure l’ho trovato sorprendentemente attuale per il presente momento storico. Il che non è poco, considerato che è stato scritto nel 1960.

    Dopo l’ennesima disastrosa guerra mondiale, la democrazia è ritenu ...(continue)

    A quanto pare è considerato un PKD minore, eppure l’ho trovato sorprendentemente attuale per il presente momento storico. Il che non è poco, considerato che è stato scritto nel 1960.

    Dopo l’ennesima disastrosa guerra mondiale, la democrazia è ritenuta pericolosa, perché le popolazioni sono troppo emotive ed irrazionali per prendere le decisioni giuste ed eleggere i capi giusti. Perciò le elitès, ops, volevo dire le nazioni, hanno deciso di passare alla tecnocrazia ed hanno affidato il potere amministrativo a un potente supercomputer, il terzo modello della serie Vulcano, che è indubbiamente il miglior tecnocrate che si possa avere essendo esso stesso un prodotto della tecnica. Il computer elabora, decide, nomina gli umani che occupano le posizioni amministrative più elevate, ai quali impartisce le appropriate direttive di governo; essendo una fredda macchina calcolatrice il suo giudizio non può essere inficiato dall’emotività, dalla corruzione per motivi personali, dall’egoismo. Insomma, Vulcano 3 è il governante ideale, e così il governo del mondo è diventato “una scienza amministrata da esperti”. I quali esperti, non essendo eletti dal popolo bue ma nominati da un computer, sono per definizione ottimi gestori della cosa pubblica.
    Pare, insomma, che il mondo diventi un posto molto felice. Almeno secondo la versione ufficiale dei mezzi d’informazione, i quali, incidentalmente, sono tutti controllati dal governo tecnocratico.
    Inspiegabilmente, non tutti sono d’accordo con questa utopia: il movimento popolare clandestino para-religioso dei Guaritori sostiene la felicità universale è una frottola, che la tecnocrazia non garantisce affatto maggior equità, che povertà e delitti non sono affatto stati cancellati; che i tecnici al potere ci hanno messo poco ad acquisire i vizi dei vecchi politici, e infatti gli amministratori agli ordini di Vulcano 3 sono avidi, corrotti, si scambiano sgambetti e raccomandazioni proprio come ai vecchi tempi; che il supercomputer, per giunta, “ha detronizzato Dio”.
    Peggio ancora, strani incidenti accadono, così che qualcuno comincia a farsi venire sospetti sulla vera natura di Vulcano 3…

    Insomma, il libro mi è piaciuto. Ve lo consiglio vivamente.
    Penso che nella mia letterina a Babbo Natale gli chiederò di farne arrivare qualche copia a Palazzo Chigi, Bruxelles, il Palazzo di Vetro a New York.
    Qualcuno dovrebbe leggerlo, lì.

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    ClaudioLXXXI said on Dec 23, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    prime 29 pagine del libro

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/vulcano-3 Arthur Pitt si rese conto della ressa uscendo dall’ufficio d’Unità, mentre si accingeva ad attraversare la strada. Si fermò all’angolo, accanto alla sua auto, e si accese una sigaretta. Nell’aprir ...(continue)

    http://www.10righedailibri.it/prime-pagine/vulcano-3

    Arthur Pitt si rese conto della ressa uscendo dall’ufficio d’Unità, mentre si accingeva ad attraversare la strada. Si fermò
    all’angolo, accanto alla sua auto, e si accese una sigaretta. Nell’aprire la portiera, studiò la folla, serrando la presa sulla valigetta.
    Erano cinquanta o sessanta in tutto: gente del posto, operai e piccoli imprenditori, squallidi impiegati che portavano occhiali con la montatura di acciaio. E poi meccanici e camionisti, contadini, casalinghe, un droghiere in camice bianco. Il solito ceto medio inferiore, sempre uguale a sé stesso.

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    10righedaiLIBRI said on Oct 19, 2012 | Add your feedback

  • 2 people find this helpful

    Se il computer diventa cattivo

    Come ci ricorda Carlo Pagetti nella sua bella prefazione, Vulcano 3 nell’ottima “enciclopedia dickiana” Philip K. Dick. La macchina della paranoia riceve un commento lapidariamente pessimo: “neppure il più raffinato esegeta dickiano riu ...(continue)

    Come ci ricorda Carlo Pagetti nella sua bella prefazione, Vulcano 3 nell’ottima “enciclopedia dickiana” Philip K. Dick. La macchina della paranoia riceve un commento lapidariamente pessimo: “neppure il più raffinato esegeta dickiano riuscirebbe a trovarci qualcosa d’interessante”. E’ condivisibile questo giudizio? Credo proprio di no, anzi, pur se scritto quasi all’inizio della carriera, Vulcano 3 è ricco di tutti quei temi che negli anni a venire avrebbero caratterizzato il Dick più maturo.
    Intanto, appare forte il discorso contro ogni forma di totalitarismo e di fanatismo; da una parte i tecnocrati schierati accanto al super calcolatore Vulcano 3, dall’altra i Guaritori, sorta di monaci che rischiano di portare l’umanità indietro di secoli, con il loro odio verso ogni forma di tecnologia.
    Può apparire banale la domanda: è giusto che sia una macchina a dirci cosa dobbiamo fare? E non a caso è una bambina, nella sua semplicità, a porre la questione al Direttore Generale del sistema, l’unico uomo che ha accesso al calcolatore, ma che è anche l’unico che comincia a sospettarne una natura quasi umana e, perciò, proprio in quanto umano, capace di tutto pur di rispondere agli imperativi del suo istinto di sopravvivenza.
    La posizione di Dick, anche se forse un po’ ingenua, è chiara. Non si possono cancellare le macchine, ma non si può neppure consentire che siano esse a detenere il potere. E’ un percorso che il Direttore Barris porterà avanti insieme a Padre Fields, il capo dei ribelli, un lieto fine che sarà conseguito non solo distruggendo Vulcano 3, ma soprattutto sconfiggendo la paranoia che sembra essere l’altra cifra connotativa del romanzo. Nel momento in cui la crisi del sistema governato dal super computer comincia a palesarsi in tutta la sua gravitò (ed irreversibilità) è la paranoia la condizione che governa tutti gli attori, non solo umani, ma anche cibernetici. Altri successivi romanzi, ben superiori, porteranno avanti questo tema.
    Insomma, un libro probabilmente non tra i migliori di Dick, ma non meritevole delle tante stroncature che lo hanno caratterizzato. Forse ci siamo abituati ad aspettarci sempre qualcosa in più da Dick e la stessa critica che si inchina di fronte ai capolavori, storce un po’ troppo il naso di fronte ad opere dignitose ma non superlative. Mi sembra sia questo il caso.

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    Ludwig said on Oct 1, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
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  • ISBN-10: A000016215
  • Publisher: Mondadori (Urania Classici)
  • Publish date: 1990-03-01
  • Also available as: Paperback
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