Vuoi star zitta, per favore?

Di

4.0
(1843)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 244 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Portoghese , Spagnolo , Francese , Tedesco , Chi tradizionale

Isbn-10: 880620789X | Isbn-13: 9788806207892 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Umorismo

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  • 4

    Late Fragment

    And did you get what
    you wanted from this life, even so?
    I did.
    And what did you want?
    To call myself beloved, to feel myself
    beloved on the earth.
    看了鳥人後,這是我最喜歡的瑞蒙卡佛。 ...continua

    Late Fragment

    And did you get what
    you wanted from this life, even so?
    I did.
    And what did you want?
    To call myself beloved, to feel myself
    beloved on the earth.
    看了鳥人後,這是我最喜歡的瑞蒙卡佛。

    ha scritto il 

  • 4

    Geniale

    Carver è decisamente geniale e stimolante. Scrive racconti brevi, a volte fulminanti, davanti ai quali resti sempre spiazzato. Davanti allo stesso racconto ti trovi a pensare che ti è piaciuto, che no ...continua

    Carver è decisamente geniale e stimolante. Scrive racconti brevi, a volte fulminanti, davanti ai quali resti sempre spiazzato. Davanti allo stesso racconto ti trovi a pensare che ti è piaciuto, che non ti è piaciuto, che è senza senso, che è profondo, che lo avrebbe potuto sviluppare di più o che avrebbe fatto meglio a non scriverlo. Insomma, ogni racconto è sempre uno stimolo e spesso ci rimugino per dei giorni. Della cifra stilistica non parlo perché per me, nella sua essenzialità, non si discute!

    ha scritto il 

  • 0

    Anatre

    Alcuni racconti hanno un bel setting, per esempio quello dei coniugi attratti dalla casa dei vicini. Ma il racconto "Ventiquattro ettari", quello delle anatre, ammazza la raccolta, è di una noia micid ...continua

    Alcuni racconti hanno un bel setting, per esempio quello dei coniugi attratti dalla casa dei vicini. Ma il racconto "Ventiquattro ettari", quello delle anatre, ammazza la raccolta, è di una noia micidiale.

    ha scritto il 

  • 3

    La prima raccolta di racconti di Carver mi ha parzialmente deluso dopo il mio entusiasmo per la terza ("Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"). Ho trovato questi testi più lunghi ma meno incisivi. ...continua

    La prima raccolta di racconti di Carver mi ha parzialmente deluso dopo il mio entusiasmo per la terza ("Di cosa parliamo quando parliamo d'amore"). Ho trovato questi testi più lunghi ma meno incisivi. Restano le caratteristiche fondanti: una galleria di personaggi ordinari e perdenti, lampi su momenti di vita insignificanti eppure significativi, un linguaggio misurato in cui nulla è lasciato al caso.

    ha scritto il 

  • 5

    Dopo aver letto "Tutta la luce che non vediamo" di Anthony Doerr, mi sono chiesto: cosa posso leggere ora, per mantenere alto il livello qualitativo?
    Senza alcun dubbio mi sono rifugiato in Raymond Ca ...continua

    Dopo aver letto "Tutta la luce che non vediamo" di Anthony Doerr, mi sono chiesto: cosa posso leggere ora, per mantenere alto il livello qualitativo?
    Senza alcun dubbio mi sono rifugiato in Raymond Carver, e non ho sbagliato.

    Carver ha una capacità unica di scrivere per immagini: lo leggi e ti sembra di sfogliare un album fotografico.
    Un talento incredibile e questa capacità di raccontarti un frammento di vita, facendoti capire che c'è stato un prima rispetto alla storia narrata e lasciandoti in sospeso, ad immaginare come possa proseguire.

    Immenso.

    ha scritto il 

  • 4

    “Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto.”
    Questa citazione, di Isaac Babel fu interiorizzata da Carver, si dice che campeggiasse sulla sua scrivan ...continua

    “Non c’è ferro che possa trafiggere il cuore con più forza di un punto messo al posto giusto.”
    Questa citazione, di Isaac Babel fu interiorizzata da Carver, si dice che campeggiasse sulla sua scrivania in un foglietto 6x12 e lui fu certamente un maestro di tale pratica.
    La sua è scrittura essenziale è perfetta, precisa, semplice e umile come i luoghi e la gente che descrive, gente e luoghi che lui conosce perfettamente ed è per questo che gli riesce tanto bene presentarceli.
    Carver non spreca parole, leggendo i suoi racconti si ha la sensazione di guardare una scatola di fotografie di estranei che a poco a poco ci svelano recondite intimità.
    Chi da un racconto si attende azione, colpi di scena, finali roboanti, farebbe bene ad astenersi da questa lettura; i racconti contenuti in questa raccolta descrivono eventi minimi, ambientati nella routine delle mura domestiche di una società americana medio-bassa: già il titolo ne è sentore.
    I personaggi sono monotoni, umanità ridotta all’osso, incapace di vivere, privi di cultura. Sulla loro monotona quotidianità sopraggiunge un evento che la sconvolge, la inquieta, instilla nevrosi e incombe una minaccia che non ha soluzione ma si evolve, fino alla fine del racconto che sopraggiunge brutale.
    Carver usa gli oggetti nella sua scrittura e gli oggetti si esprimono più delle parole, quel tappetto dove cerchiamo di nascondere le miserie delle nostre esistenze lui lo alza, guarda e se ne va.
    Senza lirismi e giri di parole racconta la miseria e l’aberrazione, l’incapacità di vivere e comunicare e lo fa senza proferire giudizi, restando a margine, senza morbosità, registrando come una macchina da presa, ma con il cuore grande.
    Vuoi star zitta, per favore? Di Raymond Carver

    ha scritto il 

  • 4

    Con Carver me pasa que cuando termino el libro no sé si realmente me ha gustado, pero quiero leer algo más suyo.
    Y es que cuenta tan poco, que lo cuenta todo. Situaciones tan cotidianas que es imposib ...continua

    Con Carver me pasa que cuando termino el libro no sé si realmente me ha gustado, pero quiero leer algo más suyo.
    Y es que cuenta tan poco, que lo cuenta todo. Situaciones tan cotidianas que es imposible no identificarte con una chica que no puede dormir y pide que la abracen.
    Porque yo también he tenido la sensación de que "no soy lo bastante rápido como para ir reponiendo todo lo que destroza". Al contar escenas tan comunes, no te das cuenta de lo tristes que son hasta que has terminado el relato y entonces piensa mierda, estoy bien jodido.
    Además, habla de un niño que dice "es como... Como si te echara ya de menos sí ahora me pongo a pensarlo" y quién no es niño y quién no echa de menos algo que aún tiene delante.
    La próxima vez que me pregunten "¿qué vas a hacer?" yo también contestaré "seguir viva" y simplemente por eso ya merece la pena el libro y todo lo demás.

    ha scritto il 

  • 4

    Cogliere i minuscoli segnali della catastrofe

    Questo è il senso della scrittura di Carver: far permeare da una realtà indifferente e dura piccoli e inquietanti elementi che ci indicano tragedie e sofferenze che incombono su di noi.... Come se gli ...continua

    Questo è il senso della scrittura di Carver: far permeare da una realtà indifferente e dura piccoli e inquietanti elementi che ci indicano tragedie e sofferenze che incombono su di noi.... Come se gli stessi eventi, oggetti, parole della realtà quotidiana fossero una spada di Damocle dalla quale possiamo distogliere gli occhi solo per poco. La grandezza e l'unicità di questo scrittore sta proprio nel saper far percolare da semplici e quotidiani elementi della vita piccole gocce di distruzione in un "senso di crescente disperazione risentita".
    Oltre al racconto finale che dà il titolo alla raccolta, segnalo anche "Egregio Signore,.." e "Cosa ci sarà mai in Alaska".

    ha scritto il 

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