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W pierscieniu ognia

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4.2
(11073)

Language:Polski | Number of Pages: 360 | Format: idBinding_ | In other languages: (other languages) English , Spanish , Chi traditional , Catalan , Swedish , Italian , Portuguese , Chi simplified , French , Dutch , Korean , German , Finnish , Czech , Russian , Danish

Isbn-10: 8372783950 | Isbn-13: 9788372783950 | Publish date: 

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy , Teens

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Book Description
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  • 4

    Una stella in meno del primo, ma comunque una lettura di grande piacevolezza. Potrei dividerlo in tre blocchi: una prima parte nel distretto 12 è un po' lunga ma ci consente di conoscere meglio alcuni personaggi che nel primo libro avevamo appena intravisto, una seconda in cui si preparano gli Hu ...continue

    Una stella in meno del primo, ma comunque una lettura di grande piacevolezza. Potrei dividerlo in tre blocchi: una prima parte nel distretto 12 è un po' lunga ma ci consente di conoscere meglio alcuni personaggi che nel primo libro avevamo appena intravisto, una seconda in cui si preparano gli Hunger Games della memoria dove a mio avviso il libro si sgonfia un po' e mostra un po' la corda, una terza in cui si torna nell'arena e il libro riprende la giusta quota. Nel complesso ci sono un po' troppi bacetti e caste carezze (Katniss sembra avere la maturazione sessuale più di una unidcenne che di una diciassettenne), la bontà di Peeta a tratti lo rende davvero petualante e poi soprattutto nella seconda parte del libro (fino a quando non la rispediscono nell'arena) Katniss è davvero un po' troppo il motore immobile e inconsapevole di tutta la vicenda. Ci sta per certi versi (e fino a un certo punto...) nell'economia della storia ma l'ho vissuta abbastanza male dato che uno dei motivi che mi aveva fatto amare il primo era stato proprio che Katniss sfuggiva al cliché della "donna forte" che però in realtà è lì in attesa di qualcuno che la salvi e decida per lei, mentre qui a tratti un po' ci rientra...

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Devo ammettere che questo capitolo mi è piaciuto più del primo. Non mi è spiaciuto un secondo ritorno nell'arena, che, a mio parere, ha portato Katniss a elaborare meglio il suo odio per Capitol City e quindi a prendere una decisione ben precisa nella lotta contro di essa.
    Ho letto qui e là ...continue

    Devo ammettere che questo capitolo mi è piaciuto più del primo. Non mi è spiaciuto un secondo ritorno nell'arena, che, a mio parere, ha portato Katniss a elaborare meglio il suo odio per Capitol City e quindi a prendere una decisione ben precisa nella lotta contro di essa.
    Ho letto qui e là che la prima parte è risultata un po' noiosa perché non succede nulla e parla solamente dei pensieri della protagonista, a me invece è piaciuta molto perché mi ha permesso di capire meglio il personaggio di Katniss che considero uno dei miei preferiti in assoluto: nessuna decisione da lei presa è affrettata e non ponderata attentamente, e adoro il modo in cui è sempre pronta a sacrificarsi per salvare i suoi cari, anche se questa scelta potrebbe farla soffrire.
    Consigliato.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    1

    Prima di tentare l'impresa di leggere questo secondo libro, avevo già visto il film, quindi già sapevo come si sarebbe svolta la trama. E dopo nove capitoli, posso ben dire che il romanzo può essere abbandonato senza troppi patemi d'animo.
    Il problema del narrare la vicenda in prima persona ...continue

    Prima di tentare l'impresa di leggere questo secondo libro, avevo già visto il film, quindi già sapevo come si sarebbe svolta la trama. E dopo nove capitoli, posso ben dire che il romanzo può essere abbandonato senza troppi patemi d'animo.
    Il problema del narrare la vicenda in prima persona è sempre presente: nel primo romanzo, con la scusa del "vedo e sento le stesse cose da anni", la Collins si permette di spiegarci poco e nulla di come funziona il mondo distopico da lei stessa creato e in un capitolo abbiamo inizio della giornata della Mietitura, presentazione dei protagonisti, inizio della cerimonia ed estrazione del nome di Prim. In UN SOLO DANNATO CAPITOLO da meno di 20 pagine e con dimensione del carattere leggibile anche dai ciechi. Nel secondo romanzo, quella simpaticona dell'autrice ci fa sapere tramite il presidente Snow che l'intera Panem è sull'orlo della ribellione contro Capitol City e che Mary-Katnissue deve metterci un po' di pezze durante il Tour della Vittoria. Tour della Vittoria che viene risolto, se ricordo bene, in un capitolo o due, perché Nostra Signora Mary Sue Katniss è troppo impegnata a perdersi nelle sue paturnie mentali (e la signora Collins ringrazi che non ho il secondo libro in veraione cartacea perché possa vedere quanto poco ha dedicato a questa parte). Al che mi chiedo: perché inserire questa parte del Tour della Vittoria, se tu per prima non hai voglia di parlarne?
    La cosa che più mi rende triste è che, spiluccando qua e là fra le pagine dei capitoli successivi, lo stile troppo frettoloso, scialbo e incolore e le paturnie mentali di Katniss non diminuiscono.
    Devo però riconoscere una cosa alla signora autrice: di essere riuscita a far affermare a molte persone che questo romanzo non sia inutile e noioso, ma sia una buona storia, sebbene vengano di nuovo messi in mezzo dei nuovi Hunger Games, palesemente inutili ai fini della trama e ancora più noiosi dei precedenti (nei quali si poteva almeno ridere delle botte di culo di Katniss e del deux ex machina di dimensioni epiche grazie al quale hanno vinto sia Katniss che Peeta). GeGNale poi l'idea per cui il presidente Snow accetta di non uccidere Katniss in qualche modo che possa sembrare un incidente (con un po' del veleno che Snow ama non sarebbe poi così difficile), ma accetti tutti i consigli di Plutarch e la faccia vivere. GeGNale.
    E poi ci si lamenta che Il canto della rivolta parte 1 (il film) è noioso. Potrà essere noioso, ma mai quanto questa porcheria (e ho guardato il film, che sforbiciava a più non posso le paturnie mentali di Katniss)...

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Il secondo libro mi è piaciuto molto per essere un libro di transizione che collega gli altri due.
    La storia mi ha sempre tenuto inchiodata al libro anche se di meno rispetto al primo.
    L'unica pecca credo sia nel finale un po' troppo sbrigativo, a tal punto che, ad un certo punto, neg ...continue

    Il secondo libro mi è piaciuto molto per essere un libro di transizione che collega gli altri due.
    La storia mi ha sempre tenuto inchiodata al libro anche se di meno rispetto al primo.
    L'unica pecca credo sia nel finale un po' troppo sbrigativo, a tal punto che, ad un certo punto, negli ultimi capitoli ho perso dei pezzi.
    Non ho ben capito chi ammazza/ferisce chi! e perchè non hanno fatto in tempo a portare via Peeta, Joanna e Eenobaria? se Katniss ha colpito il campo di forza ( gesto che Snow ovviamente non si aspettava) com è possibile che in pochi secondi lui porta via gli altri?!
    se qualcuno l'ha capito, vi prego di spiegarmelo :(
    comunque Peeta Mellark è l'amore fatta persona :)

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  • 4

    Great book... At the beginning, it was nothing special, but going through it, it has become absorbing. I really ejoyed it.


    But, I'm really not sure if I prefer Gale or Peeta. Peeta is so cute, so sweet... but Gale is passionate. He loves Katniss in a different way than Peeta does.. He und ...continue

    Great book... At the beginning, it was nothing special, but going through it, it has become absorbing. I really ejoyed it.

    But, I'm really not sure if I prefer Gale or Peeta. Peeta is so cute, so sweet... but Gale is passionate. He loves Katniss in a different way than Peeta does.. He understands her, he knows her like nobody else does, not even Peeta.

    So I think I prefer Gale... But this is a really difficult choise.

    In this book, I found a new character I like: Finnick. At first, I didn't like him, but now I find him pleasant.

    And then, of course, I love Hatmitch. I don't know why, but I enjoy him a lot. He is a good person, deep down in his heart, and he is really funny.

    In this book, the main characters, have to take part again in the Hunger Games. Actually, it wasn't really a surprise. But, even so, I liked the idea.

    It has no real end, and you have to read the next book, if you want to find out what will happen.

    said on 

  • 5

    Sempre più spettacolari, spietati e strategici gli Hunger games che ancora una volta - a tradimento - coinvolgono Peeta e Katniss. Il Presidente Snow infatti non può tollerare l'esistenza di una presenza scomoda come quella della Ragazza di fuoco che, come una scintilla, ha infiammato i cuori del ...continue

    Sempre più spettacolari, spietati e strategici gli Hunger games che ancora una volta - a tradimento - coinvolgono Peeta e Katniss. Il Presidente Snow infatti non può tollerare l'esistenza di una presenza scomoda come quella della Ragazza di fuoco che, come una scintilla, ha infiammato i cuori della popolazione di Panem donandole una speranza che non sapevano neanche di avere e trasformandolo, in brevissimo tempo, in un vero e proprio incendio di portata "globale". Un incendio che coinvolgerà tutti i dodici distretti e che minaccerà di distruggere Panem. Per questo il diabolico e scellerato Snow decide di architettare una trappola inaspettata: una nuova particolare edizione dei Giochi della Fame, usando come scusa la ricorrenza del settantacinquesimo anniversario, che coinvolgesse come Tributi i vincitori delle passate edizioni. Non ci sarà scampo quindi per quella che è diventata la "coppia" dell'anno... Per Katniss potrebbe sembrare la fine di tutto. Invece non si rivelerà che l'inizio...

    "Nel settantacinquesimo anniversario,
    affinchè i ribelli ricordino che anche il più forte
    tra loro non può prevalere sulla potenza di Capitol City
    i tributi maschio e femmina
    saranno scelti tra i vincitori ancora in vita."
    Poi ci arrivo, a cosa significa.
    Almeno per me.
    Il Distretto dodici ha solo tre vincitori
    in vita tra cui scegliere.
    Due maschi. Una femmina.
    Sto per tornare nell'arena.

    Adrenalina e colpi di scena sembrano essere gli elementi predominanti di questo entusiasmante e disarmante romanzo. Proprio quando sembra di vedere almeno un tenue barlume di luce nelle tenebre ecco che la "sadica" Suzanne Collins se ne inventa una sempre peggiore. Ma nonostante lo sgomento, la tristezza e l'angoscia che ci fa provare, ci regala emozioni talmente intense ed espedienti talmente geniali da farsi persino perdonare! Non solo ci lascia di stucco ma ci rende dipendenti.
    Proprio come i telespettatori stessi di Panem, quasi morbosamente desideriamo vedere gli sviluppi della storia, conoscere l'esito dei giochi, aspettare il nome dell'ennesimo caduto. Anche se il nostro spirito, il nostro giudizio e i nostri sentimenti riguardo a quello che assistiamo sono decisamente molto diversi... Quanto meno da quelli dei superficiali abitanti di Capitol City.
    Rabbia, indignazione, dolore per la perdita di ognuna delle vittime che sono non soltanto "innocenti" ma anche ormai fisicamente e moralmente impreparate ad affrontare nuovamente un'esperienza simile. Alcuni sono ormai vecchi come Mags... altri hanno perso il senno come "Lampadina". Altri ancora sono semplicemente stanchi e demotivati, tanto da accettare quasi con una ignara e paradossale gioia l'idea della morte. Nessuno può tirarsi indietro.
    Non quando un presidente spietato e crudele riesce ad escogitare e a mettere in atto l'unico modo che sembra permettergli di sbarazzarsi una volta per tutte di una spina nel fianco della portata di Katniss Everdeen.
    Su Katniss - e Peeta - cala così, di nuovo, l'ombra della morte.
    La ragazza è ben consapevole dell'odio del Presidente nei suoi confronti, Sa quanto lui la disprezzi. Perchè è stata capace di mettere nel sacco i suoi sadici Hungher Games, ridicolizzando Capitol City e, di conseguenza, minato la sua autorità. Ma stavolta uno solo dei due si salverà, perchè sarà ben difficile trovare altri espedienti per farcela e, oltretutto, lotteranno contro veterani già preparati, crudeli e smaliziati, senza più niente da perdere se non la loro vita e che, soprattutto, già si conoscono e potrebbero costruire solide alleanze. Ognuno di loro vorrebbe salvare la vita all'altro ed ciascuno, strappa una promessa ad Haymitvh. Solo che, fino alla fine, non sapremo mai a quale promessa il loro Mentore terrà fede perchè la realtà sarà molto più complessa. E le trame messe in campo - sempre più subdole ed elaborate - saranno molteplici e sorprendenti, così come i loro attori.
    Intorno a loro una grande macchinazione si è messa in moto, ma è anche una cosa con i "minuti" contati. Un qualcosa con Peeta e Katniss al centro di tutto, come fossero le due lancette di un grande orologio.
    Un orologio come quello che fa da teatro agli Hunger Games (una delle cose più sensazionali e spettacolari dell'intera lettura ) che si rivelerà ancora più diabolico e pericoloso del precedente.
    Tempeste di fulmini, nebbia velenosa, scimmie assassine, pioggia di sangue, sono solo alcune delle terribili difficoltà che i tributi dovranno affrontare, in una cornice ancora più difficoltosa perchè acquatica.

    Di chi possono fidarsi davvero? Niente è come sembra... eppure dovranno sfruttare qualsiasi cosa, qualsiasi appiglio per andare avanti e rendersi parte di una squadra di "nemici" che si riveleranno invece degli inaspettati amici per sperare di sopravvivere, facendo fronte comune contro il vero nemico.
    Faremo la conoscenza di nuovi personaggi come Finnik, coraggioso e altrettanto strafottente ma anche così affascinante e dolce, e così determinante nella strategica alleanza nell'arena. L'arguto Beetee e le sue provvidenziali invenzioni; la "svalvolata" Wiress con le sue geniali intuizioni; l'anziana Mags, tanto dolce e altruista da sacrificarsi pur di salvare la ragazza amata dal suo pupillo Finnik; la schietta e combattiva Johanna.

    Un nuovo stratega, Plutarch Heavensbee, prenderà il posto di Seneca Crane e avrà molte carte da giocare per rendere la vita impossibile a Katniss e agli altri tributi. E ci riserverà, nel bene e nel male , non poche sorprese. (!!!)

    Anche se c'è sempre il triangolo amoroso che aleggia nell'aria, amplificato da un bacio nel bosco tra Katniss e Gale che è riuscito in qualche modo a mandare in frantumi la barriera invisibile che si ergeva fra loro fino a quel momento, il rapporto con Peeta subisce un evoluzione positiva e il sentimento che alberga nel cuore di Katniss diventa sempre più intenso, potente e sincero. Anche se all'inizio devono stare insieme per forza per continuare a reggersi a vicenda il ruolo dei fidanzatini innamorati - il Presidente Snow stesso gli intima di sposarsi per non dare adito a sospetti fra la popolazione e sobillare la rivoluzione - e per proteggere e tenere in vita coloro che ama Katniss non vede altra via, se non scappare via e vivere nei boschi, insieme alla sua famiglia, come unica alternativa. Ma è un'alternativa impossibile!
    L'unica cosa sensata da fare è accettare di partecipare ad un tour attraverso tutti i dodici distretti insieme a Peeta, per dimostrarsi una vera coppia innamorata.

    "Quando raggiungiamo Capitol City, siamo disperati.
    Facciamo apparizioni senza fine davanti a folle adoranti.
    Non c'è pericolo di rivolta qui, tra i privilegiati,
    tra coloro i cui nomi non entreranno mai nelle bocce di vetro
    della mietitura, i cui figli non muoiono mai
    per presunti crimini commessi generazioni fa.
    A Capitol City non dobbiamo persuadere nessuno del nostro amore
    quanto piuttosto aggrapparci all'esile speranza
    di poter ancora convincere quelli che, nei distretti,
    sono rimasti scettici.
    Qualsiasi cosa facciamo sembra troppo poco.
    Troppo tardi"

    Ma pian piano si lascerà intenerire e coinvolgere dall'amore incondizionato del Ragazzo del Pane e insieme saranno protagonisti di momenti molto "romantici" ed intensi, seppure in una cornice tragica. Perchè non può esserci idillio per due come loro, che volenti nolent continuano a fare "gesti" controcorrente che danno speranza al popolo, che portano novità e speranza, come la decisione di Peeta di devolvere una parte delle loro entrate mensili ad ognuna delle famiglie dei caduti degli altri distretti. Un po' di soldi ai poveri e qualche bacca sono la dichiarazione di guerra allo stato di Panem e al presidente Snow che escogita l'unico modo per toglierli di mezzo in modo legittimo: coivolgendoli come Tributi nell'edizione della Memoria dei settantacinquesimi Hungher Games.
    E quindi, se la Guerra è stata dichiarata e i tributi non hanno più niente da perdere, non perderanno occasione di mandare segnali contro questo sistema malato e degenere e al presidente Snow non basterà far oscurare le telecamere perchè tutti li abbiamo visti tenersi per mano!

    Solo non dimenticando chi è il vero nemico potranno sperare di vincere.
    "Nel settantacinquesimo anniversario,
    affinchè i ribelli ricordino che anche il più forte
    tra loro non può prevalere sulla potenza di Capitol City
    i tributi maschio e femmina
    saranno scelti tra i vincitori ancora in vita."
    Poi ci arrivo, a cosa significa.
    Almeno per me.
    Il Distretto dodici ha solo tre vincitori
    in vita tra cui scegliere.
    Due maschi. Una femmina.
    Sto per tornare nell'arena.

    Adrenalina e colpi di scena sembrano essere gli elementi predominanti di questo entusiasmante e disarmante romanzo. Proprio quando sembra di vedere almeno un tenue barlume di luce nelle tenebre ecco che la "sadica" Suzanne Collins se ne inventa una sempre peggiore. Ma nonostante lo sgomento, la tristezza e l'angoscia che ci fa provare, ci regala emozioni talmente intense ed espedienti talmente geniali da farsi persino perdonare! Non solo ci lascia di stucco ma ci rende dipendenti.
    Proprio come i telespettatori stessi di Panem, quasi morbosamente desideriamo vedere gli sviluppi della storia, conoscere l'esito dei giochi, aspettare il nome dell'ennesimo caduto. Anche se il nostro spirito, il nostro giudizio e i nostri sentimenti riguardo a quello che assistiamo sono decisamente molto diversi... Quanto meno da quelli dei superficiali abitanti di Capitol City.
    Rabbia, indignazione, dolore per la perdita di ognuna delle vittime che sono non soltanto "innocenti" ma anche ormai fisicamente e moralmente impreparate ad affrontare nuovamente un'esperienza simile. Alcuni sono ormai vecchi come Mags... altri hanno perso il senno come "Lampadina". Altri ancora sono semplicemente stanchi e demotivati, tanto da accettare quasi con una ignara e paradossale gioia l'idea della morte. Nessuno può tirarsi indietro.
    Non quando un presidente spietato e crudele riesce ad escogitare e a mettere in atto l'unico modo che sembra permettergli di sbarazzarsi una volta per tutte di una spina nel fianco della portata di Katniss Everdeen.
    Su Katniss - e Peeta - cala così, di nuovo, l'ombra della morte.
    La ragazza è ben consapevole dell'odio del Presidente nei suoi confronti, Sa quanto lui la disprezzi. Perchè è stata capace di mettere nel sacco i suoi sadici Hungher Games, ridicolizzando Capitol City e, di conseguenza, minato la sua autorità. Ma stavolta uno solo dei due si salverà, perchè sarà ben difficile trovare altri espedienti per farcela e, oltretutto, lotteranno contro veterani già preparati, crudeli e smaliziati, senza più niente da perdere se non la loro vita e che, soprattutto, già si conoscono e potrebbero costruire solide alleanze. Ognuno di loro vorrebbe salvare la vita all'altro ed ciascuno, strappa una promessa ad Haymitvh. Solo che, fino alla fine, non sapremo mai a quale promessa il loro Mentore terrà fede perchè la realtà sarà molto più complessa. E le trame messe in campo - sempre più subdole ed elaborate - saranno molteplici e sorprendenti, così come i loro attori.
    Intorno a loro una grande macchinazione si è messa in moto, ma è anche una cosa con i "minuti" contati. Un qualcosa con Peeta e Katniss al centro di tutto, come fossero le due lancette di un grande orologio.
    Un orologio come quello che fa da teatro agli Hunger Games (una delle cose più sensazionali e spettacolari dell'intera lettura ) che si rivelerà ancora più diabolico e pericoloso del precedente.
    Tempeste di fulmini, nebbia velenosa, scimmie assassine, pioggia di sangue, sono solo alcune delle terribili difficoltà che i tributi dovranno affrontare, in una cornice ancora più difficoltosa perchè acquatica.

    Di chi possono fidarsi davvero? Niente è come sembra... eppure dovranno sfruttare qualsiasi cosa, qualsiasi appiglio per andare avanti e rendersi parte di una squadra di "nemici" che si riveleranno invece degli inaspettati amici per sperare di sopravvivere, facendo fronte comune contro il vero nemico.
    Faremo la conoscenza di nuovi personaggi come Finnik, coraggioso e altrettanto strafottente ma anche così affascinante e dolce, e così determinante nella strategica alleanza nell'arena. L'arguto Beetee e le sue provvidenziali invenzioni; la "svalvolata" Wiress con le sue geniali intuizioni; l'anziana Mags, tanto dolce e altruista da sacrificarsi pur di salvare la ragazza amata dal suo pupillo Finnik; la schietta e combattiva Johanna.

    Un nuovo stratega, Plutarch Heavensbee, prenderà il posto di Seneca Crane e avrà molte carte da giocare per rendere la vita impossibile a Katniss e agli altri tributi. E ci riserverà, nel bene e nel male , non poche sorprese. (!!!)

    Anche se c'è sempre il triangolo amoroso che aleggia nell'aria, amplificato da un bacio nel bosco tra Katniss e Gale che è riuscito in qualche modo a mandare in frantumi la barriera invisibile che si ergeva fra loro fino a quel momento, il rapporto con Peeta subisce un evoluzione positiva e il sentimento che alberga nel cuore di Katniss diventa sempre più intenso, potente e sincero. Anche se all'inizio devono stare insieme per forza per continuare a reggersi a vicenda il ruolo dei fidanzatini innamorati - il Presidente Snow stesso gli intima di sposarsi per non dare adito a sospetti fra la popolazione e sobillare la rivoluzione - e per proteggere e tenere in vita coloro che ama Katniss non vede altra via, se non scappare via e vivere nei boschi, insieme alla sua famiglia, come unica alternativa. Ma è un'alternativa impossibile!
    L'unica cosa sensata da fare è accettare di partecipare ad un tour attraverso tutti i dodici distretti insieme a Peeta, per dimostrarsi una vera coppia innamorata.

    "Quando raggiungiamo Capitol City, siamo disperati.
    Facciamo apparizioni senza fine davanti a folle adoranti.
    Non c'è pericolo di rivolta qui, tra i privilegiati,
    tra coloro i cui nomi non entreranno mai nelle bocce di vetro
    della mietitura, i cui figli non muoiono mai
    per presunti crimini commessi generazioni fa.
    A Capitol City non dobbiamo persuadere nessuno del nostro amore
    quanto piuttosto aggrapparci all'esile speranza
    di poter ancora convincere quelli che, nei distretti,
    sono rimasti scettici.
    Qualsiasi cosa facciamo sembra troppo poco.
    Troppo tardi"

    Ma pian piano si lascerà intenerire e coinvolgere dall'amore incondizionato del Ragazzo del Pane e insieme saranno protagonisti di momenti molto "romantici" ed intensi, seppure in una cornice tragica. Perchè non può esserci idillio per due come loro, che volenti nolent continuano a fare "gesti" controcorrente che danno speranza al popolo, che portano novità e speranza, come la decisione di Peeta di devolvere una parte delle loro entrate mensili ad ognuna delle famiglie dei caduti degli altri distretti. Un po' di soldi ai poveri e qualche bacca sono la dichiarazione di guerra allo stato di Panem e al presidente Snow che escogita l'unico modo per toglierli di mezzo in modo legittimo: coivolgendoli come Tributi nell'edizione della Memoria dei settantacinquesimi Hungher Games.
    E quindi, se la Guerra è stata dichiarata e i tributi non hanno più niente da perdere, non perderanno occasione di mandare segnali contro questo sistema malato e degenere e al presidente Snow non basterà far oscurare le telecamere perchè tutti li abbiamo visti tenersi per mano!

    Solo non dimenticando chi è il vero nemico potranno sperare di vincere.
    E di cambiare le cose.

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    2

    Immagino che il secondo volume di una trilogia sia sempre penalizzato dal fatto di costituire una sorta di ponte: di dover sviluppare concetti e situazioni solo abbozzati nel primo e di essere chiamato a invogliare i lettori a comprare anche il terzo. Non so, per quanto mi sforzi, non ricordo di ...continue

    Immagino che il secondo volume di una trilogia sia sempre penalizzato dal fatto di costituire una sorta di ponte: di dover sviluppare concetti e situazioni solo abbozzati nel primo e di essere chiamato a invogliare i lettori a comprare anche il terzo. Non so, per quanto mi sforzi, non ricordo di aver mai letto alcuna trilogia (Il signore degli anelli una volta era un unico immenso tomo, sebbene diviso al suo interno in quelli che già allora erano da considerarsi libri, e mi pare comunque di serbare memoria di una sezione centrale inti-mistica in cui gli echi psichici del viaggio andavano ad appesantire una già non facilissima lettura; ciò non toglie che fosse la mia parte preferita). A differenza di quanto accade dentro ai miei ricordi con l’epopea di Tolkien, il secondo volume che vado adesso a esaminare è invece: desolante.

    Nel corso della prima parte (metà libro) la Collins ci delizia finalmente con lo sviluppo del tema che, in barba a tutta la questione della discriminazione sociale e del controllo delle masse da parte dei potenti, le teenager di tutto il mondo occidentale acclamavano già dalla chiusura del primo capitolo, ovvero l’intricato dilemma sentimentale di Katniss, che ormai divide le folle con un accanimento mai più riscontrato dopo quel tempo della nostra vita mortale in cui i Take That si contendevano la scena musicale pop con gli East 17 (e neppure in quel frangente c’è mai stata veramente una partita). Il parallelismo principale che avevo avanzato nel mio primo post dedicato alla saga della Collins e che mi aveva attirato le critiche dello zoccolo duro delle fan si fa adesso davvero impossibile da aggirare. Per quanto ispessito da connotati di finzione e coercizione, che tanta presa hanno sull’inconscio femminile ancora segnato dai tempi in cui la coercizione matrimoniale era realmente presente nella vita di ogni signorina europea e il vero amore non era concesso (cit. Elizabeth Siddal), il dramma romantico di Katniss non può non rimandarci alla situazione analoga in cui versa l’eroina che ha distrutto un secolo di battaglie femministe in soli quattro volumi, Isabella Swann, detta Bella, divisa tra l’amore per il licantropo con eccesso di testosterone e quello per il vampiro con eccesso di progesterone. In questo specifico quadro, il mestruato è Peeta Mellark: proveniente da una famiglia in vista nel Distretto (secondo la legge del “beati gli orbi nel mondo dei ciechi”), fisicamente perfetto, moralmente tutto d’un pezzo e completamente devoto a Katniss (e proprio non si capisce il perché), non sembra dotato di alcuna volontà autonoma se non quella di asfaltare senza sosta la propria dignità mentre la sua promessa sposa si dimostra a più riprese interessata a governarsi l’altro, il prostatico selvaggio che qui ha il nome di Gale Hawtorne e che, come il suo gemello ideale Jacob, rispetto all’eroe principale fa sempre una figura di gran lunga migliore in quanto a carattere e attributi – e, per questo motivo, l’autrice lo bastona a più non posso. Non so, forse questo atteggiamento nei confronti del contendente maschile più difficile da addomesticare dovrebbe far leva sul gene della crocerossina, che ogni ragazza occidentale porta intatto nel proprio DNA da quando l’industria del cinema ha iniziato a produrre eroi dannati dal cuore di ghiaccio che si scioglie se scaldato dalla donna giusta, inducendoci a struggerci per lui anche quando la nostra indole frustrata da un tempo confuso sarebbe incline a propendere automaticamente per l’ultimo modello di principe azzurro (si legga: zerbino ripulito), e in questo caso dove sarebbero la tensione, il pathos, lo struggimento prolungato? Invece in questo modo siamo costrette a succhiare ogni parola fremendo d’attesa, ritrovandoci alternativamente a tifare per l’uno e per l’altro e tormentandoci nel dubbio: ohi ohi, chi vincerà?

    Nel frattempo, lo sfondo della vicenda cerca di agitarsi e colorirsi. La Collins si spinge a scoprire qualche carta e ci dimostra di avere un piano – il piano è la rivolta dei Distretti di Panem contro lo strapotere della Capitale. Oh, questo sì che sembra interessante. Peccato che tutta la questione sia trattata con lo stesso tono con cui si è affrontata la precedente, che i personaggi secondari non riescano a staccarsi dalla pagina (talvolta non ci riescono neppure i principali) e che neppure le pallottole piantate in testa a bruciapelo riescano a risuonare veramente in qualche corda. C’è poco da fare, quando uno scrittore non è tagliato per le scene d’azione dovrebbe dedicarsi a generi diversi. Non ce l’ho con la Collins, sia chiaro: solo, mi chiedo chi sia quella capra del suo editor, così come davanti a un guidatore della domenica sorge spontaneo domandarsi chi gli abbia dato la patente.

    La seconda parte del romanzo vede Katniss nuovamente nell’arena (e “che due palle” è il pensiero che non riesco a trattenere) a causa di un presunto intrigo dei potenti la cui finalità sembrerebbe quella di fiaccare gli animi degli insorgenti, secondo la stessa logica che spinse le truppe alleate a distruggere mezza Germania durante la Seconda Guerra Mondiale (la Collins ha studiato o si tratta di pura fortuna?), e che nel mondo egotico di Katniss si accompagna all’intenzione di toglierla di mezzo. A contendersi i giochi, questa volta, sono infatti tutti i vincitori delle edizioni passate, il che comporta alcune conseguenze importanti, come: a) che molti di essi siano dei vecchi bacucchi (all’interno di un romanzo di impronta adolescenziale, la cosa ha del ridicolo), b) che tutti si rivelino molto più esperti di Katniss e Peeta, i quali sono stati gli ultimi partecipanti ai giochi in ordine di tempo (un dettaglio che potrebbe rivestirsi di un certo interesse solo se Katniss venisse mai a trovarsi davvero in pericolo, cosa che invece non accade) e c) che la consapevolezza dell’ingiustizia inizi finalmente a farsi strada anche nelle coscienze assopite degli abitanti di Capitol City.

    Inutile specificare che i piani del Presidente Snow non vanno in porto e Katniss e alcuni altri concorrenti, tra cui Peeta (e ti pareva), vengono tratti in salvo prima della naturale conclusione del programma – programma per la cui intera durata Katniss è stata protetta a sua insaputa da un team comprensivo di alcuni concorrenti che sono addirittura arrivati a immolarsi per salvarla, mentre lei era tutta assorbita dall’altruistico intento di tutelare Peeta, dapprima per riconoscenza e poi per una drastica inversione di tendenza nei suoi sentimenti che lascia aperto uno spiraglio alle speranze della tifoseria dello zerbino. Il volume “ponte” della trilogia della Collins si conclude con le ferali parole di Gale, che annunciano l’avvenuta instaurazione di una situazione apocalittica durante la seppur breve assenza di Katniss dal Distretto – un espediente che secondo la moderna terminologia globale viene definito cliffhanger, termine con cui si designa, per quello che ho inteso, una situazione di stallo su un picco di tensione. Quindi, se avete acquistato questo libro per errore pensando di trarne un passatempo più o meno godibile a prescindere dal suo continuum narrativo, ahimé, siete fregati. Vi toccherà comprarvi pure il terzo.

    In conclusione: non solo la ribellione è in atto, ma Katniss ne è l’ignara (almeno fino a un certo punto della storia) portavoce. Soprattutto, ne è l’emblema, racchiuso in quell’immagine della ghiandaia che, diciamocelo, un uccello dal nome più stupido non lo si poteva trovare. Ora, che cosa ha fatto Katniss per meritarsi di essere assurta a eroina di Panem? Intendo, cosa ha fatto veramente, oltre a incappare in ottimi sponsor (e non intendo la parola nell’accezione in cui si spalma in lungo e in largo nel romanzo, ma in quella di uso corrente nel mondo che abitiamo) che hanno curato la sua immagine, indirizzato i suoi passi, protetto i suoi sonni e rimediato a tutte le cazzate che ha fatto – di più, che l’hanno amata incondizionatamente nonostante il suo pessimo carattere e una disarmante propensione all’infantilismo passivo? Ve lo dico io che cosa ha fatto: ha avuto un’idea o due che hanno salvato il suo culo e quello di qualcun altro, ma perfino queste idee si sono rivelate buone soltanto nella misura in cui il pubblico le ha travisate. A questo punto, mi trovo inevitabilmente a contestualizzare la domanda che mi viene rivolta da individui pensanti quando parlo del romanzo che ho in cantiere, ovvero: cosa intende comunicarci la Collins con questo romanzo? Che la fortuna aiuta gli audaci? Io stessa l’ho sempre sostenuto, sebbene credo ci sia un limite a ogni cosa. Ma siamo davvero sicuri che una teenager occidentale come sopra descritta non tenderà a interpretare piuttosto questo scritto come una conferma che non è necessario prendere una posizione nella vita, perché il successo arride comunque alle teste di cazzo? E quali saranno le conseguenze che si innescheranno nella sua vita quando si troverà ad agire secondo lo schema inconsapevolmente acquisito dalla lettura del libro per il quale tenderà a considerarsi un premio ambito per i maschi? Non so, sono domande che mi pongo.

    Leggi la recensione qui: http://zeldasroom.wordpress.com/2014/01/03/la-ragazza-di-fuoco-di-suzanne-collins/

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