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Waiting for Godot

En Attendant Godot

By

Publisher: Faber and Faber

4.2
(3754)

Language:English | Number of Pages: 208 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Spanish , German , Italian , Portuguese , Polish , Czech , Catalan , Basque

Isbn-10: 0571229107 | Isbn-13: 9780571229109 | Publish date:  | Edition Bilingual Ed

Also available as: Paperback , Audio CD , School & Library Binding , Library Binding , Audio Cassette , Others , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
"Nothing happens, nobody comes, nobody goes, it's awful?" Estragon's complaint, uttered in the first act of "Waiting for Godot", is the playwright's sly joke at the expense of his own play - or rather at the expense of those in the audience who expect theatre always to consist of events progressing in an apparently purposeful and logical manner towards a decisive climax. In those terms, "Waiting for Godot" - which has been famously described as a play in which "nothing happens, twice"- scarcely seems recognizable as theatre at all. As the great English critic wrote "Waiting for Godot jettisons everything by which we recognize theatre. It arrives at the custom-house, as it were, with no luggage, no passport, and nothing to declare; yet it gets through, as might a pilgrim from Mars."

Produced at the state of the art recording studios of the Canadian Broadcasting Corporation with sound effects and music.

Performed by James Blendick, Joe Dinicol, Tim MacDonald, Tom McCamus, and Stephen Ouimette

Music composed and performed by Don Horsburgh

Approximate Duration 2 Hours

Sorting by
  • 1

    Premiato dalla critica intellettualoide

    Due vagabondi s’incontrano in un luogo desolato x la promessa di lavoro del fantomatico e invisibile signorotto Godot. Ogni sera un messo annuncia loro che Godot oggi non è disponibile ma verrà domani ...continue

    Due vagabondi s’incontrano in un luogo desolato x la promessa di lavoro del fantomatico e invisibile signorotto Godot. Ogni sera un messo annuncia loro che Godot oggi non è disponibile ma verrà domani. Non succede assolutamente nulla. E’ un racconto di una noia mortale con considerazioni banali e pessimistiche sulla condizione umana, un centinaio di pagine di peso inversamente proporzionale allo spessore del libro, una commedia dell’assurdo nel trionfo del non senso, premiata dalla critica intellettualoide. Consigliato da un amico stravagante in crisi esistenziale e letto a fatica d’inverno tra le montagne del Sud Tirolo, dove non si trovano libri in italiano, di certo questo racconto non lo rileggerò mai: uno così brutto non si dimentica.

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  • 2

    Tra le varie letture possibili di questo libro non saprei dire quale è quella che trovo più plausibile. A tratti mi è parso un libro che parlasse della contrapposizione tra le classi sociali, a tratti ...continue

    Tra le varie letture possibili di questo libro non saprei dire quale è quella che trovo più plausibile. A tratti mi è parso un libro che parlasse della contrapposizione tra le classi sociali, a tratti un libro sulla Fede, a tratti un libro sul nichilismo. In tutti i casi un testo troppo troppo assurdo per potermi convincermi. Speravo da un momento all'altro in qualche uscita illuminante, in un delirio dei protagonisti dal respiro però più profondo. Invece va avanti tutti con lo stesso inesorabile tono. Probabilmente un must nel suo genere, ma amo più altri tipi di letture.

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  • 5

    meravigliosa metafora della vita! secondo me i due protagonisti sono semplicemente la stessa persona...e io mi ci ritrovo perfettamente. libro che ti costringe a pensare. ma poi...ma che "assurdo e in ...continue

    meravigliosa metafora della vita! secondo me i due protagonisti sono semplicemente la stessa persona...e io mi ci ritrovo perfettamente. libro che ti costringe a pensare. ma poi...ma che "assurdo e incomprensibile"? ma quale "soggetto a mille interpretazioni"? a me è sembrato fin troppo chiaro e limpido...anche "troppo" appunto...

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  • 3

    Diciamo che mi ha aiutata molto l'aver lavorato per due anni in un teatro di avanguardia, dove di cose assurde ne ho viste molte :-) Nonostante la mia insofferenza verso il nonsense-non-comico questo ...continue

    Diciamo che mi ha aiutata molto l'aver lavorato per due anni in un teatro di avanguardia, dove di cose assurde ne ho viste molte :-) Nonostante la mia insofferenza verso il nonsense-non-comico questo testo teatrale non mi ha annoiata eccessivamente [perdonatemi la blasfemia].

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  • 4

    Vivete come se doveste vivere sempre …

    «A cavallo di una tomba e una nascita difficile. Dal fondo della fossa, il becchino maneggia pensosamente i suoi ferri. Abbiamo il tempo d’invecchiare. L’aria risuona delle nostre grida. Ma l’abitudin ...continue

    «A cavallo di una tomba e una nascita difficile. Dal fondo della fossa, il becchino maneggia pensosamente i suoi ferri. Abbiamo il tempo d’invecchiare. L’aria risuona delle nostre grida. Ma l’abitudine è una grande sordina.»
    «Il faut choisir entre les choses qui ne valent pas la peine d’être mentionnées et celles qui le valent encore moins».

    Et donc, vous comprenez, Messieurs, il vaut mieux che je me taise …
    Miseriaccia! … solo una piccola riflessione.
    En attendant Godot venne pubblicata nel 1952 e la sua prima rappresentazione avvenne nel 1953 al "Theatre de Babylone" a Parigi. Nel 1967 Tom Stoppard pubblica la piccola tragicommedia filosofica Rosencrantz and Guildenstern Are Dead.
    Lessi il libro solo dopo aver ammirato la sua trasposizione cinematografica, curata dallo stesso Stoppard, con due splendidi attori; Gary Oldman nei panni di Rosencrantz e Tim Roth in quelli di Guildenstern … o era … Oldman nei panni di Guil … beh, insomma, poco importa. Guardate il film e leggete il libro o leggete il libro e .. oh … insomma, fate voi. Ma fatelo!
    Ad ogni buon conto, sin dall’inizio, i dialoghi serrati e surreali di Estragone e Vladimiro mi hanno ricordato quelli altrettanto surreali di Rosencrantz e Guildenstern. Ma l’ironia e i giochi di parole (una per tutti, la magnifica partita a tennis … verbale) di questi ultimi me li hanno fatti entrare nel cuore.
    Estragon e Vladimir mi hanno coinvolto emotivamente meno. Ma ciò non toglie che alcuni dialoghi siano mirabili e … spiazzanti …
    «Ma la volete finire con le vostre storie di tempo? È grottesco! Quando! Quando! Un giorno, non vi basta, un giorno come tutti gli altri, è diventato muto, un giorno io sono diventato cieco, un giorno diventeremo sordi, un giorno siamo nati, un giorno moriremo, lo stesso giorno, lo stesso istante, non vi basta? (calmandosi) Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte.» …….. ma allora …. Jón Kalman Stefánsson????
    «- Estragone: Cosa c’è adesso? - Vladimiro: Hai letto la Bibbia? - Estragone: La Bibbia … (pensieroso) Mi par bene di averci dato un’occhiata» …… ma allora … Cormac … Sunset …?????
    … Ma questa … è un’altra storia. Investigare ancora dovrò … Monsieur Beckett!

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  • 4

    Il bene nel pozzo; oppure: “Aspettati di tutto!, altrimenti tanto vale non aspettare più niente.”

    Verso le sette di giovedì, terza settimana di febbraio, vado in biblioteca, c’è una donna vestita di nero coi capelli tinti di nero che però non servono a farle recuperare neppure uno dei sessant’anni ...continue

    Verso le sette di giovedì, terza settimana di febbraio, vado in biblioteca, c’è una donna vestita di nero coi capelli tinti di nero che però non servono a farle recuperare neppure uno dei sessant’anni che le do anche se non mi stupirebbe scoprire che ne dovrebbe avere cinquanta, e puzzolente di nicotina. La biblioteca è civica, lei non lo è. Apro i cassettini dell’archivio, è una biblioteca civica di queste, e le leggo i due titoli che non saprà dove andare a cercare. “Aspettando Godot” di Beckett e “Tra donne” di Musil. Lei, dopo essersene stata a naso basso scrivendo l’appunto con l’aria di chi è in confidenza con autori e libri a cui io non saprei neppure con quale pronome rispettoso rivolgermi, mi fa, da donna consumata dall’esperienza nel ruolo - Ha detto ‘Aspettando tre donne’ di chi?

    Una che lavora in una biblioteca e non sa di chi sia non dico “Tre donne” di Musil ma “Aspettando Godot” di Beckett non è buffa – buffo è “Aspettando Godot”, per questo è un capolavoro che non posso dire quanto mi piace perché non sta bene dire che ilarità mi provoca l’insensatezza di questa nostra vita qui sulla terra, eppoi verso l’insensatezza non ho un approccio beckettiano, macché – ma è ridicola, ridicola come chiunque voglia trovare una interpretazione ‘esatta’ a un testo teatrale che deride ogni pretesa conoscitiva e definitiva del linguaggio.

    Ci stavo cascando anche io, con il personaggio di Pozzo. Mi ero chiesto: “Pozzo nel testo originale pure si chiama Pozzo?”, e ho scoperto che si chiama Pozzo anche nell’originale. Pieno di me, ho pensato: “Pozzo” in inglese si dice “Well” e “Well” in italiano significa “Bene”, quindi il Bene legato alla Fortuna (Lucky)… e quella battuta dove Estragon dice a Pozzo “molto molto molto bene” deve suonare eufonicamente “very very very well”, e Pozzo/Well risponderà dicendo con slancio “Grazie, signori, Grazie!”, poi sono andato a cercarmi l’originale (c’è online, con traduzione a fronte, ma io preferisco la tarmatissima edizione Einaudi presa in biblioteca) e la battuta di Beckett che traduce se stesso è: “Oh tray bong, tray tray tray bong”, in un inglese che quindi non è affatto standard, al che mi sono dispiaciuto per la traduzione di Fruttero, che è in un italiano che non tradisce nessuna appartenenza socioculturale dei personaggi.

    A fine lettura mi sono anche detto che il testo sarebbe stato ancora più bello se fosse stato composto dal primo atto soltanto. Oggi a pranzo un collega mi racconta “Mio zio lavora a Milano, in un cantiere. Ieri sera entra un tale, lo picchia da mandarlo all’ospedale, e dopo avergli rotto il naso gli dice: - Da adesso in poi, comportati bene. Mio zio non sapeva né chi fosse né chi volesse. Sospetta che l’abbiano scambiato per un altro. Io credo che ci speri, perché l’inquieterebbe accettare l’idea che ci sia qualcuno che va in giro per cantieri a picchiare i geometri per impartirgli la lezione di comportarsi bene.” Così ho capito la bellezza del secondo atto di “Aspettando Godot”.

    Estragon. Allora, andiamo?
    Vladimir. Sì, andiamo.

    Non si muovono.

    Siamo proprio buffi, quando facciamo così. Quando siamo il contrario di ciò che ci diciamo di essere e facciamo il contrario di quello che diciamo di voler fare. E quand’è che non siamo così?

    A Beckett sembra che prenda male. In questo io sono diverso. Io penso che… È così bello aspettare Godot.

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  • 5

    «We are no longer alone, waiting for the night, waiting for Godot, waiting for… waiting».

    Il signor Samuel Beckett sapeva un paio di cose circa l’aspettare. Per esempio, dovette aspettare 41 anni prim ...continue

    «We are no longer alone, waiting for the night, waiting for Godot, waiting for… waiting».

    Il signor Samuel Beckett sapeva un paio di cose circa l’aspettare. Per esempio, dovette aspettare 41 anni prima di capire che il teatro (non la poesia, non il racconto, non il romanzo) era il contenitore ideale della sua scrittura. Se ogni romanzo imprigionava il suo spirito come un barattolo di vetro, il teatro era il martelletto con cui battere il vetro per mandarlo in frantumi, liberando così la potenza imbrigliata. Che Godot sia un testo potente lo dimostra l’accanimento con cui ogni lettura critica si lancia a scarnificarlo. La lettura più nota – quasi una vulgata – è quella che vuole Godot come Dio (God) e l’attesa di Vladimir ed Estragon come attesa della salvazione. E non che nel testo manchino rimandi piuttosto espliciti, vedi la storia dei due ladroni (un solo ladrone è stato salvato, e soltanto in uno dei Vangeli: è l’idea che tormenta Vladimir), i riferimenti alla vigna e al padrone, l’albero, i campi semantici della salvezza e della dannazione… e molto, molto altro. A dispetto di questo evidente sottotesto, il buon Samuel ebbe a dire: «If by Godot I had meant God, I would [have] said God, and not Godot». Ci sarà da credergli?
    Eppure, l’attesa è una condizione così connaturata all’esperienza terrena da non necessitare, forse, alcuna metafisica. Aspettiamo che le nostre ambizioni diventino realtà. Aspettiamo l’amore. Aspettiamo che qualcuno o qualcosa – un essere finito, infinito o un’infinità di cose – riempiano il vuoto dei nostri giorni e dei nostri anni, attribuendo un senso superiore alle nostre azioni, inceppando il meccanismo mortifero dell’abitudine. È l’abitudine che ammazza Vladimir ed Estragon, privandoli della memoria dei giorni passati, perché i giorni passati sono uguali all’oggi, e il domani sarà uguale all’oggi e ai giorni passati: niente, se non il nuovo, vale la pena di essere atteso e vissuto. Alla luce di questo, l’unica cosa che conta è ingannare l’attesa, «trovare qualcosa per darsi l’impressione di esistere». Qualsiasi cosa pur di tenere lontana la rassegnazione, che è morte.
    Il ragazzo lo dice loro ogni sera, lo ha detto loro ogni sera della loro vita: Godot non verrà. Non oggi, almeno. To-morrow, and to-morrow, and to-morrow. Nondimeno, Vladimir ed Estragon lo aspettano, e questo (forse una maledizione) li tiene – ci tiene – in vita.

    VLADIMIR: Well? Shall we go?
    ESTRAGON: Yes, let’s go.
    They do not move.

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  • 4

    a domanda non risponde o dice altro!

    chissà perchè, mentre leggevo Aspettando Godot, pensavo ad Ale e Franz, i due comici: mi immaginavo loro nei ruoli di vladimiro ed Estragone, ma non riuscivo ad immaginare chi potesse intrepretare le ...continue

    chissà perchè, mentre leggevo Aspettando Godot, pensavo ad Ale e Franz, i due comici: mi immaginavo loro nei ruoli di vladimiro ed Estragone, ma non riuscivo ad immaginare chi potesse intrepretare le restanti parti (forse attori minori meno conosciuti di loro). forse li trovo surreali ed astratti , come gli interpreti della pièce teatrale di Beckett. non so se sia grande teatro o meno, a me è piaciuto leggerlo: non l'ho mai vista a teatro e non so che effetto farebbe adesso, piena di stasi, di immutevolezze e di domande fatte a cui non si hanno risposte. è il mondo di adesso, Mr. Beckett?

    said on 

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