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Waiting for Godot

(Stratford Festival)

By

Publisher: Canadian Broadcasting Corporation (CBC Audio)

4.2
(3787)

Language:English | Number of Pages: | Format: Audio CD | In other languages: (other languages) French , Spanish , German , Italian , Portuguese , Polish , Czech , Catalan , Basque

Isbn-10: 0660191687 | Isbn-13: 9780660191683 | Publish date:  | Edition Abridged

Also available as: Paperback , Hardcover , School & Library Binding , Library Binding , Audio Cassette , Others , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
"Nothing happens, nobody comes, nobody goes, it's awful?" Estragon's complaint, uttered in the first act of "Waiting for Godot", is the playwright's sly joke at the expense of his own play - or rather at the expense of those in the audience who expect theatre always to consist of events progressing in an apparently purposeful and logical manner towards a decisive climax. In those terms, "Waiting for Godot" - which has been famously described as a play in which "nothing happens, twice"- scarcely seems recognizable as theatre at all. As the great English critic wrote "Waiting for Godot jettisons everything by which we recognize theatre. It arrives at the custom-house, as it were, with no luggage, no passport, and nothing to declare; yet it gets through, as might a pilgrim from Mars."

Produced at the state of the art recording studios of the Canadian Broadcasting Corporation with sound effects and music.

Performed by James Blendick, Joe Dinicol, Tim MacDonald, Tom McCamus, and Stephen Ouimette

Music composed and performed by Don Horsburgh

Approximate Duration 2 Hours

Sorting by
  • 5

    Un meraviglioso mosaico interpretativo: l'assurdo dell'essere umano affrontato, qui, nel tema dell'attesa. Chi è Godot? Dio? Io? Nessuno? O l'attesa stessa? Leggete, io intanto me ne vado (Non si muov ...continue

    Un meraviglioso mosaico interpretativo: l'assurdo dell'essere umano affrontato, qui, nel tema dell'attesa. Chi è Godot? Dio? Io? Nessuno? O l'attesa stessa? Leggete, io intanto me ne vado (Non si muove).

    said on 

  • 1

    Premiato dalla critica intellettualoide

    Due vagabondi s’incontrano in un luogo desolato x la promessa di lavoro del fantomatico e invisibile signorotto Godot. Ogni sera un messo annuncia loro che Godot oggi non è disponibile ma verrà domani ...continue

    Due vagabondi s’incontrano in un luogo desolato x la promessa di lavoro del fantomatico e invisibile signorotto Godot. Ogni sera un messo annuncia loro che Godot oggi non è disponibile ma verrà domani. Non succede assolutamente nulla. E’ un racconto di una noia mortale con considerazioni banali e pessimistiche sulla condizione umana, un centinaio di pagine di peso inversamente proporzionale allo spessore del libro, una commedia dell’assurdo nel trionfo del non senso, premiata dalla critica intellettualoide. Consigliato da un amico stravagante in crisi esistenziale e letto a fatica d’inverno tra le montagne del Sud Tirolo, dove non si trovano testi in italiano, di certo questo libro non lo rileggerò mai: uno così brutto non si dimentica.

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  • 2

    Tra le varie letture possibili di questo libro non saprei dire quale è quella che trovo più plausibile. A tratti mi è parso un libro che parlasse della contrapposizione tra le classi sociali, a tratti ...continue

    Tra le varie letture possibili di questo libro non saprei dire quale è quella che trovo più plausibile. A tratti mi è parso un libro che parlasse della contrapposizione tra le classi sociali, a tratti un libro sulla Fede, a tratti un libro sul nichilismo. In tutti i casi un testo troppo troppo assurdo per potermi convincermi. Speravo da un momento all'altro in qualche uscita illuminante, in un delirio dei protagonisti dal respiro però più profondo. Invece va avanti tutti con lo stesso inesorabile tono. Probabilmente un must nel suo genere, ma amo più altri tipi di letture.

    said on 

  • 5

    meravigliosa metafora della vita! secondo me i due protagonisti sono semplicemente la stessa persona...e io mi ci ritrovo perfettamente. libro che ti costringe a pensare. ma poi...ma che "assurdo e in ...continue

    meravigliosa metafora della vita! secondo me i due protagonisti sono semplicemente la stessa persona...e io mi ci ritrovo perfettamente. libro che ti costringe a pensare. ma poi...ma che "assurdo e incomprensibile"? ma quale "soggetto a mille interpretazioni"? a me è sembrato fin troppo chiaro e limpido...anche "troppo" appunto...

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  • 3

    Diciamo che mi ha aiutata molto l'aver lavorato per due anni in un teatro di avanguardia, dove di cose assurde ne ho viste molte :-) Nonostante la mia insofferenza verso il nonsense-non-comico questo ...continue

    Diciamo che mi ha aiutata molto l'aver lavorato per due anni in un teatro di avanguardia, dove di cose assurde ne ho viste molte :-) Nonostante la mia insofferenza verso il nonsense-non-comico questo testo teatrale non mi ha annoiata eccessivamente [perdonatemi la blasfemia].

    said on 

  • 4

    Vivete come se doveste vivere sempre …

    «A cavallo di una tomba e una nascita difficile. Dal fondo della fossa, il becchino maneggia pensosamente i suoi ferri. Abbiamo il tempo d’invecchiare. L’aria risuona delle nostre grida. Ma l’abitudin ...continue

    «A cavallo di una tomba e una nascita difficile. Dal fondo della fossa, il becchino maneggia pensosamente i suoi ferri. Abbiamo il tempo d’invecchiare. L’aria risuona delle nostre grida. Ma l’abitudine è una grande sordina.»
    «Il faut choisir entre les choses qui ne valent pas la peine d’être mentionnées et celles qui le valent encore moins».

    Et donc, vous comprenez, Messieurs, il vaut mieux che je me taise …
    Miseriaccia! … solo una piccola riflessione.
    En attendant Godot venne pubblicata nel 1952 e la sua prima rappresentazione avvenne nel 1953 al "Theatre de Babylone" a Parigi. Nel 1967 Tom Stoppard pubblica la piccola tragicommedia filosofica Rosencrantz and Guildenstern Are Dead.
    Lessi il libro solo dopo aver ammirato la sua trasposizione cinematografica, curata dallo stesso Stoppard, con due splendidi attori; Gary Oldman nei panni di Rosencrantz e Tim Roth in quelli di Guildenstern … o era … Oldman nei panni di Guil … beh, insomma, poco importa. Guardate il film e leggete il libro o leggete il libro e .. oh … insomma, fate voi. Ma fatelo!
    Ad ogni buon conto, sin dall’inizio, i dialoghi serrati e surreali di Estragone e Vladimiro mi hanno ricordato quelli altrettanto surreali di Rosencrantz e Guildenstern. Ma l’ironia e i giochi di parole (una per tutti, la magnifica partita a tennis … verbale) di questi ultimi me li hanno fatti entrare nel cuore.
    Estragon e Vladimir mi hanno coinvolto emotivamente meno. Ma ciò non toglie che alcuni dialoghi siano mirabili e … spiazzanti …
    «Ma la volete finire con le vostre storie di tempo? È grottesco! Quando! Quando! Un giorno, non vi basta, un giorno come tutti gli altri, è diventato muto, un giorno io sono diventato cieco, un giorno diventeremo sordi, un giorno siamo nati, un giorno moriremo, lo stesso giorno, lo stesso istante, non vi basta? (calmandosi) Partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte.» …….. ma allora …. Jón Kalman Stefánsson????
    «- Estragone: Cosa c’è adesso? - Vladimiro: Hai letto la Bibbia? - Estragone: La Bibbia … (pensieroso) Mi par bene di averci dato un’occhiata» …… ma allora … Cormac … Sunset …?????
    … Ma questa … è un’altra storia. Investigare ancora dovrò … Monsieur Beckett!

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  • 4

    Il bene nel pozzo; oppure: “Aspettati di tutto!, altrimenti tanto vale non aspettare più niente.”

    Verso le sette di giovedì, terza settimana di febbraio, vado in biblioteca, c’è una donna vestita di nero coi capelli tinti di nero che però non servono a farle recuperare neppure uno dei sessant’anni ...continue

    Verso le sette di giovedì, terza settimana di febbraio, vado in biblioteca, c’è una donna vestita di nero coi capelli tinti di nero che però non servono a farle recuperare neppure uno dei sessant’anni che le do anche se non mi stupirebbe scoprire che ne dovrebbe avere cinquanta, e puzzolente di nicotina. La biblioteca è civica, lei non lo è. Apro i cassettini dell’archivio, è una biblioteca civica di queste, e le leggo i due titoli che non saprà dove andare a cercare. “Aspettando Godot” di Beckett e “Tra donne” di Musil. Lei, dopo essersene stata a naso basso scrivendo l’appunto con l’aria di chi è in confidenza con autori e libri a cui io non saprei neppure con quale pronome rispettoso rivolgermi, mi fa, da donna consumata dall’esperienza nel ruolo - Ha detto ‘Aspettando tre donne’ di chi?

    Una che lavora in una biblioteca e non sa di chi sia non dico “Tre donne” di Musil ma “Aspettando Godot” di Beckett non è buffa – buffo è “Aspettando Godot”, per questo è un capolavoro che non posso dire quanto mi piace perché non sta bene dire che ilarità mi provoca l’insensatezza di questa nostra vita qui sulla terra, eppoi verso l’insensatezza non ho un approccio beckettiano, macché – ma è ridicola, ridicola come chiunque voglia trovare una interpretazione ‘esatta’ a un testo teatrale che deride ogni pretesa conoscitiva e definitiva del linguaggio.

    Ci stavo cascando anche io, con il personaggio di Pozzo. Mi ero chiesto: “Pozzo nel testo originale pure si chiama Pozzo?”, e ho scoperto che si chiama Pozzo anche nell’originale. Pieno di me, ho pensato: “Pozzo” in inglese si dice “Well” e “Well” in italiano significa “Bene”, quindi il Bene legato alla Fortuna (Lucky)… e quella battuta dove Estragon dice a Pozzo “molto molto molto bene” deve suonare eufonicamente “very very very well”, e Pozzo/Well risponderà dicendo con slancio “Grazie, signori, Grazie!”, poi sono andato a cercarmi l’originale (c’è online, con traduzione a fronte, ma io preferisco la tarmatissima edizione Einaudi presa in biblioteca) e la battuta di Beckett che traduce se stesso è: “Oh tray bong, tray tray tray bong”, in un inglese che quindi non è affatto standard, al che mi sono dispiaciuto per la traduzione di Fruttero, che è in un italiano che non tradisce nessuna appartenenza socioculturale dei personaggi.

    A fine lettura mi sono anche detto che il testo sarebbe stato ancora più bello se fosse stato composto dal primo atto soltanto. Oggi a pranzo un collega mi racconta “Mio zio lavora a Milano, in un cantiere. Ieri sera entra un tale, lo picchia da mandarlo all’ospedale, e dopo avergli rotto il naso gli dice: - Da adesso in poi, comportati bene. Mio zio non sapeva né chi fosse né chi volesse. Sospetta che l’abbiano scambiato per un altro. Io credo che ci speri, perché l’inquieterebbe accettare l’idea che ci sia qualcuno che va in giro per cantieri a picchiare i geometri per impartirgli la lezione di comportarsi bene.” Così ho capito la bellezza del secondo atto di “Aspettando Godot”.

    Estragon. Allora, andiamo?
    Vladimir. Sì, andiamo.

    Non si muovono.

    Siamo proprio buffi, quando facciamo così. Quando siamo il contrario di ciò che ci diciamo di essere e facciamo il contrario di quello che diciamo di voler fare. E quand’è che non siamo così?

    A Beckett sembra che prenda male. In questo io sono diverso. Io penso che… È così bello aspettare Godot.

    said on 

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