Waiting for Godot

A Bilingual Edition: A Tragicomedy in Two Acts

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Publisher: Grove Press

4.2
(3941)

Language: English | Number of Pages: 368 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) French , Spanish , German , Italian , Portuguese , Polish , Czech , Catalan , Basque

Isbn-10: 0802118216 | Isbn-13: 9780802118219 | Publish date:  | Edition Bilingual

Also available as: Paperback , Audio CD , School & Library Binding , Library Binding , Audio Cassette , Others , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Humor , Philosophy

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Book Description
From an inauspicious beginning at the tiny Left Bank Theatre de Babylone in 1953, followed by bewilderment by American and British audiences, Waiting for Godot has become one of the most important and enigmatic plays of the past fifty years and a cornerstone of twentieth-century drama. Now in honor of the centenary of Samuel Beckett's birth, Grove Press is publishing a bilingual edition of the play. Originally written in French, Beckett translated the work himself, and in doing so chose to revise and eliminate various passages. With side-by-side text the reader can experience the mastery of Beckett's language and explore the nuances of his creativity.

Upon being asked who Godot is, Samuel Beckett told Alan Schneider, "If I knew, I would have said so in the play." Although we may never know who we are waiting for, in this special edition we can rediscover one of the most magical and beautiful allegories of our time.
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  • 4

    Ingredienti: due personaggi in cerca di un terzo, un’attesa come vuoto presente da riempire, un paesaggio immobile e senza tempo, un dialogo in sospeso tra ricordi reali e fantasie bugiarde.
    Consiglia ...continue

    Ingredienti: due personaggi in cerca di un terzo, un’attesa come vuoto presente da riempire, un paesaggio immobile e senza tempo, un dialogo in sospeso tra ricordi reali e fantasie bugiarde.
    Consigliato: a chi cerca un testo aperto ad ogni interpretazione, a chi aspetta (e spera) ciò che non ha o non è.

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  • 5

    Che dire di un classico tra i classici del ventesimo secolo? Di un opera così paradigmatica da essere considerata (insieme a poche altre) la generatrice di un genere? (Il "teatro dell'assurdo", espres ...continue

    Che dire di un classico tra i classici del ventesimo secolo? Di un opera così paradigmatica da essere considerata (insieme a poche altre) la generatrice di un genere? (Il "teatro dell'assurdo", espressione di Martin Esslin)...
    Sono stati sprecati fiumi di inchiostro su questo capolavoro di drammaturgia, i personaggi sono indimenticabili, tutti e 6 (contando anche il ragazzo e.... Godot), i dialoghi con la loro meccanica perfetta e la loro poesia si sciolgono in bocca come un cioccolatino, la struttura ha quell' implacabilità sospesa che ha reso Beckett il grande autore che tutti conosciamo. Eppure...
    Ho amato Beckett per tutta la vita, il teatro prima i romanzi poi. L'ho visto rappresentato molte volte, alcune bene, altre molto male. Ma da un paio di anni un rovello mi consuma: È un classico del teatro? Ovvero ha quel respiro, quella profondità, quella capacità di parlare a tutti gli uomini di ogni epoca che avevano per esempio Shakespeare, Sofocle o Moliere? Nel corso dei trent'anni che ho frequentato il suo teatro mi sono reso conto che la forza che avvertivo da ragazzo và man mano scemando. Godot (come gli altri) sono testi blindati; non tollerano una regia invasiva (e ne ho viste parecchie), chiedono (anzi urlano a squarciagola) di essere messi in scena con un rigore assoluto, "così come sono"... Ma questo è un paradosso. La scrittura per la scena non può e non deve essere una scrittura finita sulla pagina, trova la sua ragione d'essere nell'incontro con la scrittura scenica, nell'incontro con il corpo degli attori, tutti diversi, con il pubblico, sempre mutevole... Con il passare del tempo ho iniziato ad assistere o a messe in scena brutte o a messe in scene "noiose", cioè formalmente valide ma che, di conseguenza, non erano mai sorprendenti...E in queste condizioni è difficile che il teatro possa accadere. Alla fine temo che mi arrenderò al fatto che Beckett è stato un grande autore, ma non può essere considerato un autore "CLASSICO" perchè la sua opera è troppo particolare, calata in un contesto culturale che è destinato a mutare, e la sua capacità di impatto nella società tenderà con il tempo a svanire.
    Ciò detto un grande testo, se non lo conoscete correte a leggerlo. E soprattutto leggete i romanzi, incomprensibilmente meno diffusi tra il grande pubblico ma grandi opere che non soffrono del conflitto con la scrittura scenica.

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  • 2

    mi sono sempre considerata un'amante del teatro. amo i classici greci, adoro shakespeare, vedo con piacere le repliche delle opere di edoardo de filippo, ma ammetto che quest'opera proprio non la capi ...continue

    mi sono sempre considerata un'amante del teatro. amo i classici greci, adoro shakespeare, vedo con piacere le repliche delle opere di edoardo de filippo, ma ammetto che quest'opera proprio non la capisco. perciò non mi dilungherò molto nella recensione. ho sempre ammesso la mia ignoranza e non vorrei che qualcuno si offendesse se dovessi essere troppo severa. quindi leggete le due stelle non come un voto all'opera, ma come un voto alla mia incapacità di capire quest'opera. sicuramente un senso lo ha, ma io non riesco a vederlo.

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  • 4

    senza prospettiva

    Se assolutizzo il presente, se lo rendo eternamente immanente, se elimino la prospettiva, ecco che la direzione non ha più senso e con lei la logica. Niente ha più “senso”.
    L’unica realtà è il Tempo ...continue

    Se assolutizzo il presente, se lo rendo eternamente immanente, se elimino la prospettiva, ecco che la direzione non ha più senso e con lei la logica. Niente ha più “senso”.
    L’unica realtà è il Tempo ( fermo ) da cui ci si illude di uscire prendendo una forma, indossando scarpe e cappello, e a cui si vorrebbe inconsapevolmente tornare lasciando sotto l’albero ogni cosa - che qualcuno poi prenderà perché la rappresentazione continui.
    La vita si riduce a rappresentazione, i personaggi sono infatti sostanzialmente degli intrattenitori , dei clowns..

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  • 0

    Ho sentito dire, non mi ricordo dove nè da chi, che in un libro il 50% dello sforzo lo fa chi lo scrive e il 50 chi lo legge.
    Qui, Samuel, la parte grossa l'ha lasciata fare a noi. Che non è necessari ...continue

    Ho sentito dire, non mi ricordo dove nè da chi, che in un libro il 50% dello sforzo lo fa chi lo scrive e il 50 chi lo legge.
    Qui, Samuel, la parte grossa l'ha lasciata fare a noi. Che non è necessariamente un male.

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  • 3

    Immenso, inarrivabile, imprescindibile!

    Uno dei libri che ha fatto di più per il cinema, la televisione, la radio, i giri in bicicletta, le partite a calcetto, le passeggiate nei boschi e l'eccetera.
    Forse perfino Pac° Man gli deve qualcosa ...continue

    Uno dei libri che ha fatto di più per il cinema, la televisione, la radio, i giri in bicicletta, le partite a calcetto, le passeggiate nei boschi e l'eccetera.
    Forse perfino Pac° Man gli deve qualcosa.

    Indimenticabile, ricordo ancora quando ce lo inflissero:

    ° È importante.
    ° ah, dice?
    ° Molto importante.
    ° davvero?
    ° Lo dicono tutti.
    ° tutti chi?
    ° Quelli che capiscono.
    ° che capiscono cosa?
    ° Tutto. Capiscono tutto.
    ° tutto?
    ° Tutto.
    ° e se capiscono tutto perché sono in media più nella merda che gli altri?
    ° Perché sono sensibili.
    ° davvero?
    ° Eh, già.
    ° allora la sensibilità è dannosa?
    ° No.
    ° e cos'è?
    ° È umana.
    ° quindi se stai male sei umano.
    ° Sì.
    ° anche se t'annoi a morte sei umano?
    ° Non si sa. Ma esiste un'intera corrente di pensiero che eleva la sfiga, specie se insistente, continua, appiccicosa e irrimediabile a massima qualità umana. Il successo invece è quasi certamente diabolico, come il benessere.
    ° ma non ricorda un po' la famosa valle di lacrime?
    ° Un po'.
    ° e chi l'ha immaginata questa teoria?
    ° Non si sa, è antichissima.
    ° ma si suppone?
    ° Si può supporre.
    ° ma senza esserne sicuri?
    ° Sicuri non si è mai.
    ° ma è comico?
    ° No, non può.
    ° perché no?
    ° Fosse comico sarebbe divertente.
    ° e il divertimento è come il benessere?
    ° Proprio.
    ° e se uno lo trova comico?
    ° Non ha capito nulla.
    ° e chi lo dice?
    ° Quelli di prima.

    (adlib.)

    Se ve lo chiedono dite: immenso, inarrivabile, imprescindibile! Indimenticabile! Usate l'enfasi che ritenete opportuna secondo l'interlocutore.
    Poi tornate agli affari vostri.

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  • 4

    Si può dire talmente "tutto" (e il contrario di tutto!) su questa brevissima e rivoluzionaria opera teatrale, che credo la cosa migliore sia non dire nulla, e lasciare parlare il suo autore. O piuttos ...continue

    Si può dire talmente "tutto" (e il contrario di tutto!) su questa brevissima e rivoluzionaria opera teatrale, che credo la cosa migliore sia non dire nulla, e lasciare parlare il suo autore. O piuttosto i suoi personaggi. O piuttosto noi stessi, mentre la stiamo leggendo o assistendo alla sua messa in scena.
    Già, perchè, arrivati alla fine, non si capisce più chi si debba ascoltare, da che parte venga il messaggio, se esista poi un messaggio, se l'assurdità di Aspettando Godot sia così "totale" – direi che siamo di fronte all'opera dell'assurdo per antonomasia – da annullare qualsiasi frutto di un ragionamento che sia stato faticosamente conquistato...
    Per non parlare, poi, della pretesa di capire in cosa consista quell'attesa continuamente rimandata, della natura (simbolica?) di Godot, del suo significato...
    No, decisamente – per quanto sia contorta di mio – ci rinuncio a priori e affermo solo che, come qualsiasi opera che, oltre ad essere meritatamente celebre, è anche talmente breve da poter essere letta (assimilata no... sennò che gusto ci sarebbe?) in uno, massimo due giorni, l'unica cosa da fare è affrontarla di persona. E magari scervellarsi a sua volta per venirne a capo.

    said on 

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