We Need to Talk About Kevin

(Five Star Fiction)

By

Publisher: Serpent's Tail

4.3
(722)

Language: English | Number of Pages: 500 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) French , German , Italian , Spanish , Greek , Swedish , Korean , Portuguese , Polish , Dutch

Isbn-10: 1852424672 | Isbn-13: 9781852424671 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , Audio Cassette , Audio CD , Others , eBook

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Teens

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Book Description
A stunning examination of how tragedy affects a town, a marriage, and a family, for readers of Rosellen Brown's Before and After and Jane Hamilton's A Map of the World.

That neither nature nor nurture bears exclusive responsibility for a child's character is self-evident. But such generalizations provide cold comfort when it's your own son who's just opened fire on his fellow students and whose class photograph--with its unseemly grin--is blown up on the national news.

The question of who's to blame for teenage atrocity tortures our narrator, Eva Khatchadourian. Two years ago, her son, Kevin, murdered seven of his fellow high-school students, a cafeteria worker, and a popular algebra teacher. Because he was only fifteen at the time of the killings, he received a lenient sentence and is now in a prison for young offenders in upstate New York.

Telling the story of Kevin's upbringing, Eva addresses herself to her estranged husband through a series of letters. Fearing that her own shortcomings may have shaped what her son has become, she confesses to a deep, long-standing ambivalence about both motherhood in general and Kevin in particular. How much is her fault?

We Need to Talk About Kevin offers no pat explanations for why so many white, well-to-do adolescents--whether in Pearl, Paducah, Springfield, or Littleton--have gone nihilistically off the rails while growing up in suburban comfort. Instead, Lionel Shriver tells a compelling, absorbing, and resonant story while framing these horrifying tableaux of teenage carnage as metaphors for the larger tragedy--the tragedy of a country where everything works, nobody starves, and anything can be bought but a sense of purpose.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    5

    Sicuramente questa è stata una delle più difficili letture che mi sia mai capitata, e non a causa dello stile di scrittura, (anzi è un libro di piacevole lettura da questo punto di vista), o della nar ...continue

    Sicuramente questa è stata una delle più difficili letture che mi sia mai capitata, e non a causa dello stile di scrittura, (anzi è un libro di piacevole lettura da questo punto di vista), o della narrazione in sé, infatti a dispetto di quanto si possa pensare questo romanzo non è, o comunque non è solo, su un omicidio di massa e i dettagli "scabrosi" di questa vicenda sono presenti solo nel finale; la ragione che rende di difficile lettura questo libro è sicuramente il tema, ma anche, e parlo da figlia, l'idea che una madre possa arrivare a raccontare della relazione con suo figlio in questi termini. Tutti siamo abituati all'idea che una madre ami sempre e comunque i propri figli, la sola idea che alla nascita di un figlio una donna non provi assolutamente nulla, ma anzi viva quella nascita come una perdita, o comunque una limitazione, della sua libertà, ci sembra qualcosa di mostruoso. Ho amato molto questo libro, però, proprio per questa stessa ragione, perché mette in evidenza che l'idea della "famiglia perfetta", dell'amore materno come di un amore innato, naturale e incondizionato, siano solo un'illusione e non sempre siano validi per tutti. L'idea, che in effetti, mi sono fatta della relazione tra Eva e Kevin è che tra i due non ci fosse amore, e non poteva esserci, perché mancava l'autenticità nel loro rapporto;infatti solo quando i due si sono finalmente messi a nudo l'uno di fronte all'altra, e si sono conosciuti per quello che autenticamente sono, finalmente hanno iniziato ad amarsi: Kevin ha rinunciato alla maschera del duro, sarcastico omicida senza cuore e senza paura, Eva ha rinunciato alla maschera della madre perfetta e amorevole e ha ammesso le sue responsabilità nella vicenda. Il rapporto tra i due non è mai stato autentico perché Eva doveva fingere un amore che non provava per compiacere il marito mentre Kevin doveva fingersi autosufficiente e capace di vivere senza l'amore vero della madre. Lungi da me discolpare Kevin, c'è però da dire che fin dalla nascita la sua vita è stata segnata dallo strazio della falsità e inautenticità del rapporto con i genitori: abbiamo già detto che sua madre non lo amava perchè un figlio per lei rappresentava una rinuncia alla sua vecchia vita, e a differenza di quello che aveva sperato, questa rinuncia non era valsa a compiere quella grande svolta desiderata nella sua vita, quindi era rimasta delusa dalla nascita del suo bambino che non aveva portato con sé nessuna compensazione a quanto perso. Il padre invece lo amava, lo adorava, anche fin troppo, ma anche questo amore era inautentico perché era rivolto a un figlio ideale, a ciò che lui sognava, un figlio che avrebbe giocato con lui a baseball e l'avrebbe ammirato per il suo lavoro, e non il vero Kevin. Questo ragazzo, a mio parere, ha compiuto un gesto orribile per farsi conoscere, per far capire al suo pubblico chi realmente era, per costruirsi un'identità. Perché uccidere il padre? Perché il suo vero spettatore era da sempre sua madre, alla quale non dissimulava il suo vero essere, sapeva invece che suo padre non avrebbe mai capito chi realmente fosse perché lo aveva troppo idealizzato.
    Forse sono solo io che certo di cogliere un senso da questo racconto ma penso che la morale della favola, se così possiamo definirla, in questo caso, non sia relativa al se è giusto o sbagliato crescere i figli in un certo modo, viziarli o non dargli mai la colpa di ciò che fanno, piuttosto sia relativa proprio al concetto di autenticità: i figli fin da subito avvertono quando si è sinceri o meno nel proprio affetto nei loro confronti, meglio una relazione fatta di alti e bassi, di litigi e anche di odio, piuttosto che crescerli nella falsità, nelle illusioni e nell'aspettativa.

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  • 4

    Sono i genitori responsabili o meno delle azioni dei loro figli? Se si in quale misura? È questo quello su cui si interroga la madre di Kevin. In questo romanzo costruito sotto forma epistolare, Eva s ...continue

    Sono i genitori responsabili o meno delle azioni dei loro figli? Se si in quale misura? È questo quello su cui si interroga la madre di Kevin. In questo romanzo costruito sotto forma epistolare, Eva scrive a suo marito Franklin una serie di lettere in cui cerca di rispondere a queste domande, sonda le dinamiche della loro famiglia, del prima e del dopo di Kevin, la maternità, l’infanzia e adolescenza di questo figlio.
    È un libro crudo, erudissimo che va a toccare una serie di temi davvero sensibili, il non amore, la cattiveria, la premeditazione o meno di certe azioni, l’influenza dei media la liberalizzazione delle armi in America tutto sembra contribuire allo sviluppo dei giovani. Kevin è vittima o carnefice? E la sua famiglia? E le famiglie che ne sono uscite a pezzi? Ci sono molte domande a cui si cerca di trovare risposta non tutte l avranno soprattutto perché non sempre le risposte ci sono. Eva non vuole la nostra pietà si limita a spiegarci le cose così come stanno, dobbiamo essere noi a giudicare. Personalmente è un libro che mi ha fatto arrabbiare molto, è uno di quei libri che necessitano di un certo coraggio per essere letti, perché ti obbligano a tirare fuori la testa dalla sabbia, ti costringe ad aprire gli occhi per forza.

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  • 5

    Per esplodere bisogna arrivare alla fine!

    Ho iniziato il libro in modo "stanco" pur essendo consapevole di avere tra le mani un "bel libro" la lettura è partita lenta come se mancasse qualcosa; l'autore ha un linguaggio molto ricercato e la p ...continue

    Ho iniziato il libro in modo "stanco" pur essendo consapevole di avere tra le mani un "bel libro" la lettura è partita lenta come se mancasse qualcosa; l'autore ha un linguaggio molto ricercato e la protagonista l'ho trovata eccessivamente dura e irritante.Cosi' ho preso una pausa, ho letto altro e poi l'ho ricominciato da zero ed ecco che piano piano la storia è partita, prima sempre lentamente, ma poi ad un certo punto mi sono ritrovata nella testa di Eva, la madre, ed ho cominciato con lei quest'analisi lucida di tutto fino ad arrivare alle ultime pagine, posso dirlo? Si lo dico , sofferente!
    I risvolti finali del libro sono tremendi, fanno male, è impossibile non lasciarsi coinvolgere, ma all'improvviso si vede una luce e nel vedere quella luce ho pianto!
    Consigliatissimo, ma solo a chi ama le storie forti.

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  • 5

    Cosa può dire ad una persona senza figli un libro che parla di maternità? Può insegnarli che anche un evento così ammantato di sacralità non sfugge alle regole spesso crudeli della vita.

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  • 5

    Agghiacciante

    Ho iniziato questa lettura dopo aver letto/visto molte recensioni. Ho subito capito che sarebbe stato un libro molto duro, ma inizialmente non ho riscontrato tutta quell'onda emotiva di dolore che mi ...continue

    Ho iniziato questa lettura dopo aver letto/visto molte recensioni. Ho subito capito che sarebbe stato un libro molto duro, ma inizialmente non ho riscontrato tutta quell'onda emotiva di dolore che mi ero aspettata. Pensavo che, non essendo madre, non stavo capendo fino in fondo. Poi, alla fine, l'onda è arrivata tutta d'un botto, crudele. Allora ho capito. Un libro che non passa.

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  • 4

    Un pugno nello stomaco ...e il dolore lo senti per un be po'

    All'inizio non c'è stato grande feeling lo ammetto. Mi aspettavo di trovare qualcosa di diverso, ero partita con la convinzione di trovare tra queste pagine solo la storia di Kevin, la lente puntata s ...continue

    All'inizio non c'è stato grande feeling lo ammetto. Mi aspettavo di trovare qualcosa di diverso, ero partita con la convinzione di trovare tra queste pagine solo la storia di Kevin, la lente puntata solo su quel giovedì in cui è andato a scuola e con il suo arco ha ucciso 7 compagni e un insegnante. Invece il libro ripercorre l'intera vita di quel ragazzo o meglio di sua madre, Eva, da quando conosce il marito a quando Kevin diventa maggiorenne. La storia è narrata attraverso decine e decine di lettere che Eva scrive al marito da quando Kevin si trova in prigione, e in queste lettere ripercorre la loro vita fino a quel giovedì, che ha distrutto quella stessa vita.
    Come ho detto all'inizio, subito non c'è stato feeling. Credo infatti che spesso ciò che spinga ad avvicinarsi ad un libro come questo sia quel macabro fascino per il male. Lo stesso fascino che ci spinge a cercare i fatti di cronaca nera in televisione o in internet le storie di terribili assassini. Ma all'inizio questa curiosità non viene soddisfatta. La prima parte e poi comunque il resto della storia si sofferma a riflettere sulla maternità, sulla famiglia e sull'essere genitori, e la cosa più spiazzante è che non lo fa in modo perbenista o ipocrita ma in un modo talmente reale che fa male. Non è facile leggere certe domande, certe paure per chi, come me, un giorno spera di diventare genitore. Sono domande che, credo, ognuno di noi si sia posto ma che in fondo altrettanto velocemente cerchiamo di allontanare. Sono delle domande decisamente scomode.
    Da qui forse anche quel titolo "dobbiamo parlare di kevin" dove "dobbiamo" non è usato a caso. A volte si deve parlare di ciò che si preferirebbe evitare, di quello che non vorresti vedere.
    Nei film ti viene spesso mostrato il lato più bello della maternità, quello più confusionario magari, ma comunque sempre in qualche modo adorabile. In questo libro di adorabile non c'è nulla. Eva smette di essere Eva nel momento in cui resta incinta. Diventa l'involucro destinato a proteggere ciò che sta crescendo dentro di lei. Lei non è più il quadro, diventa la cornice. Lentamente anche il rapporto tra Eva e suo marito si incrina, perchè la nascita di un figlio rompe e cambia sempre e comunque gli equilibri di una coppia.
    Eva e suo marito vivono in modo decisamente diverso il legame con il figlio. Ecco, il marito è in assoluto uno dei personaggi che ho odiato di più tra quelli incontrati negli ultimi tempi. Sarei voluta entrare nel libro per dargli uno scossone. Ottuso e ipocrita è la chiara rappresentazione del genitore che non vede mai e comunque le colpe del figlio ma le giustifica anche davanti al fatto compiuto, senza rendersi conto che il figlio è decisamente più intelligente di lui e lo usa come una pedina.
    Ma a lui non interessa, perchè lui ama quell'idea di famiglia presentata dalla televisione. Vuole quella famiglia e si convince di esserne un chiaro esempio.
    Eva è una donna che è sopravissuta, una madre che si chiede se un buon genitore è colui che sta accanto al figlio nonostante questo abbia ucciso tutte quelle persone o se essere un buon genitore signifca abbanonare il ragazzo al suo destino. Si trascina all'interno della sua vita cercando di addossarsi la colpa di quello che è successo, perchè è comunque e sempre colpa della madre. Qualsiasi azione negativa di un figlio è colpa dei genitori. Secondo la società almeno è così. Deve sempre esistere qualcuno contro cui puntare il dito ed Eva prova quasi un sollievo a diventare il bersaglio.
    Queste domande non troveranno una risposta, perchè una risposta non esiste, e questa credo sia la cosa più bella del romanzo. Pone domande, mette in discussione ogni cosa, senza però arrivare ad una conclusione.
    Provate a ricordare film come Omen o Rosemary's Baby. Film in cui una donna dà alla luce un demone. Bene. Da quei film riuscite a prendere le distanze, perchè si tratta palesemente solo di film. In questo caso no. Il male è reale, è umano e ha l'aspetto di un ragazzo di 16 anni. E non puoi non chiederti cosa faresti al posto di Eva. Come gestiresti da genitore una cosa del genere. Un figlio così. Ed ecco che diventare genitore non è più quel sogno rosa e azzurro che profuma di talco e sorrisi propinato dal piccolo schermo. Diventa qualcosa che fa paura. Perchè sei e sarai per sempre responsabile di un'altra persona. Una persona che cambierà per sempre quella vita e quell'equilibrio che avevi costruito con fatica e che amavi terribilmente.
    Arriverete quindi in punta di piedi a quel giovedì, continuando ad odiare Kevin e suo padre ma arrivando anche a conoscerli e in parte a capirli.
    E vi chiederete "perchè," perchè Kevin abbia commesso quegli omicidi, vi chiederete chi fosse davvero Kevin, quel ragazzo crudele in modo insensato, costantemente arrabbiato con il mondo che però teneva nascosta in prigione una foto spiegazzata della madre. La donna contro la quale ha sempre riversato il suo odio, ma forse l'unica verso la quale ha nutrito un sentimento. Questa domanda resterà sotto la superficie dalla prima pagina all'ultima.
    E alla fine di tutto il libro vi regala quello che volevate. E non parlo della scena del massacro scolastico, che è comunque assolutamente devastante, ma di un finale completamente inaspettato. Quasi che il romanzo sapesse che ti eri avvicinata a lui spinta da quel fascino per il macabro e alla fine ti dicesse "non era questo che volevi?"
    Ma ormai è troppo tardi, perchè quei personaggi sono diventati reali e quella scena finale non sembra più quella di un film dalla quale riesci a prendere le distanze.
    Sono sincera, non so se consigliarvi o meno questo romanzo. Il libro è davvero ben fatto, reale, pungente ma ha l'impatto di un pugno nello stomaco. Se siete delle persone emotivamente forti allora sì, ve lo consiglio perchè davvero merita. Se siete particolarmente emotivi...beh pensateci bene.

    said on 

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