Create your own shelf sign up

Together we find better books

[−]
  • Search Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

When Hitler Stole Pink Rabbit

By

Publisher: HarperCollins Publishers

3.9
(1098)

Language:English | Number of Pages: 240 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) German , Spanish , French , Italian

Isbn-10: 0007274777 | Isbn-13: 9780007274772 | Publish date: 

Also available as: School & Library Binding , Hardcover , Audio Cassette , Others , eBook

Category: Children , Fiction & Literature , History

Do you like When Hitler Stole Pink Rabbit ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free
Book Description
Partly autobiographical, this is first of the internationally acclaimed trilogy by Judith Kerr telling the unforgettable story of a Jewish family fleeing from Germany at the start of the Second World War Suppose your country began to change. Suppose that without your noticing, it became dangerous for some people to live in Germany any longer. Suppose you found, to your complete surprise, that your own father was one of those people. That is what happened to Anna in 1933. She was nine years old when it began, too busy with her schoolwork and toboganning to take much notice of political posters, but out of them glared the face of Adolf Hitler, the man who would soon change the whole of Europe - starting with her own small life. Anna suddenly found things moving too fast for her to understand. One day, her father was unaccountably missing. Then she herself and her brother Max were being rushed by their mother, in alarming secrecy, away from everything they knew - home and schoolmates and well-loved toys - right out of Germany...
Sorting by
  • 3

    Voto 7,3

    Età di lettura: da 10 anni. Un libro per ragazzi dunque ed io nemmeno me l'aspettavo quando ho deciso di iniziare a leggerlo. Infatti presenta uno stile di scrittura molto semplice e scorrevole, delle ...continue

    Età di lettura: da 10 anni. Un libro per ragazzi dunque ed io nemmeno me l'aspettavo quando ho deciso di iniziare a leggerlo. Infatti presenta uno stile di scrittura molto semplice e scorrevole, delle volte molto scialbo ed infantile, ma in molti punti, nonostanti narri la storia di emigrazione di una famiglia ebraica durante la persecuzione nazista, si presenta ricco di spunti di riflessioni e di scene che fanno addirittura sorridere.
    La particolarità che questo libro presenta, rispetto a tutti quelli che ho già letto sullo stesso tema (e sono davvero molti) è la trama che viene sviluppata nel libro: le fatiche e i disagi di una famiglia che deve continuare a scappare per non soccombere alle persecuzioni naziste, la costante povertà, le difficoltà di integrarsi e di rapportarsi con gli altri che parlano una lingua del tutto diversa dalla loro natìa. Quindi non ci si aspetti la narrazione della "solita" famiglia che viene catturata e deportata in un campo di concentramento, ma le sensazioni, le vicissitudini, le peripezie di una famiglia che riesce (per fortuna e per ingegno) a sfuggire alle grinfie del nazismo, potendo così salvare le proprie vite e la propria quotidianeità.

    said on 

  • 4

    Una storia positiva, con protagonisti genitori intraprendenti, coraggiosi e buoni. Quanto mi piace questo padre che manda i suoi lavori a tutti, che non si piange addosso. E bravissimi i figli, sempr ...continue

    Una storia positiva, con protagonisti genitori intraprendenti, coraggiosi e buoni. Quanto mi piace questo padre che manda i suoi lavori a tutti, che non si piange addosso. E bravissimi i figli, sempre giocosi e studiosi. Come dice Anna: un' infanzia non difficile perché la famiglia è rimasta sempre unita.

    said on 

  • 4

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è un romanzo autobiografico, infatti la protagonista Anna, come l’autrice, si ritrova a dover lasciare la propria casa di Berlino in fretta e furia quando i nazis ...continue

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è un romanzo autobiografico, infatti la protagonista Anna, come l’autrice, si ritrova a dover lasciare la propria casa di Berlino in fretta e furia quando i nazisti prendono il potere. La sua colpa è di essere di famiglia ebraica e di avere un papà scrittore famoso. Fino a quel momento, Anna non sapeva nemmeno di essere ebrea.
    Costretti a partire velocemente, e senza possibilità di riavere i beni lasciati in Germania, la famiglia deve ricominciare la vita in Svizzera. Anna e il fratello Max ripensano sconsolati ai propri amici, alla bella casa e ai giocattoli a cui erano tanto affezionati… immaginando Hitler e i suoi che se ne impossessano.
    Gli orrori del nazismo vengono raccontati quindi dal punto di vista dei bambini, che apprendono delle notizie provenienti dalla Germania. La narrazione prosegue con le vicissitudini della famiglia, costretta all’esilio e a cambiare paese per motivi economici. Il coraggio e la determinazione li terranno uniti nelle difficoltà. Ci viene risparmiato il racconto diretto delle crudeltà commesse dai nazisti, ma è comunque un libro profondo e tenero che ci permette di dare uno sguardo alla vita da esiliati da parte di una bambina intelligente e coraggiosa.

    said on 

  • 4

    Finalmente ho letto una storia positiva di una famiglia ebrea, questo è veramente un bel libro in quanto fornisce una speranza e soprattutto alleggerisce la sconvolgente storia del popolo ebraico dura ...continue

    Finalmente ho letto una storia positiva di una famiglia ebrea, questo è veramente un bel libro in quanto fornisce una speranza e soprattutto alleggerisce la sconvolgente storia del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale, finalmente qualcuno che si riscatta, che ce la fa e soprattutto una famiglia lungimirante, se ce ne fossero state di più di persone così intelligenti da capire dove si rischiava di finire con Hitler che saliva al potere forse oggi non avremmo avuto l'olocausto e neanche la guerra in Palestina. Forse, forse, forse ma questo libro tutti questi interrogativi li fa nascere e penso sia da far leggere a tutte le generazioni per creare equilibri tra i due diversi accadimenti avvenuti tra il '40 e il '45.

    said on 

  • 3

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”, un titolo all’apparenza divertente e leggero, che potrebbe far pensare ad una storia divertente, invece quell’accostamento, Hitler e il coniglio rosa, a pensarc ...continue

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa”, un titolo all’apparenza divertente e leggero, che potrebbe far pensare ad una storia divertente, invece quell’accostamento, Hitler e il coniglio rosa, a pensarci bene, fa venire i brividi. La malvagità più cieca e stupida accostata al candore indifeso dell’infanzia.
    Si tratta di un’autobiografia romanzata. Il racconto è narrato in terza persona, ma l’autrice del libro si identifica con il personaggio principale, una bambina di nove anni.
    Il romanzo è indirizzato ad un pubblico di ragazzi. La storia è narrata dal punto di vista della protagonista ed è scritta con uno stile semplice, ricco di espressioni della lingua parlata e del gergo giovanile. Una caratteristica costante del linguaggio è inoltre l’uso frequente di toni umoristici e ironici.
    Ne è un esempio l’incontro con la famiglia nazista, i cui genitori proibiscono ai figli di giocare con la protagonista perché ebrea. Questo episodio, che segna la presa di coscienza di “qualcosa che non va in lei”, evidenzia il lato ridicolo delle scelte assurde dei grandi e dei loro comportamenti, come quello della signora nazista, che entrando dalla porta si scosta stizzita per evitare il contatto con la piccola ebrea, urtando goffamente contro la porta. L’autrice sembra voler invitare alla seguente riflessione: com’è stato possibile che un manipolo di figuri grigi e ridicoli abbiano potuto tenere l’Europa in pugno, trascinandola nella rovina con politiche assurde e provvedimenti di inaudita barbarica crudeltà? Il personaggio della nonna in particolare è caratterizzato da numerosi tratti comici. È lei che conversando con la madre, si lascia sfuggire il racconto di un episodio accaduto ad un conoscente nel campo di concentramento, un episodio talmente orribile che alla bambina in ascolto “improvvisamente venne la nausea, un muro nero si sollevò davanti agli occhi, non riusciva a respirare, avrebbe voluto non avere sentito quello che aveva raccontato la nonna, liberarsene, vomitare, non appena le fu possibile, andò a letto. Avrebbe voluto raccontare al fratello quello che aveva sentito ma non riusciva a parlarne. Era meglio non pensarci neanche. In futuro avrebbe cercato di non pensare affatto alla Germania”. La madre blocca la nonna affinché non dica altro, nel tentativo di proteggere la figlia da un orrore insostenibile per una bambina. Ogni avvenimento raccontato nel libro, per quanto spensierato possa apparire, ha sempre sullo sfondo l’orrore dello sterminio, come una presenza mostruosa da non guardare negli occhi. La nonna “sciocca” ha raccontato troppo, e prima di andare via regala alla nipote i soldi per salire sulla giostra.
    Nel romanzo non manca un intento pedagogico, che si scorge nella concezione della storia, non come lezione da imparare a memoria, come era a quel tempo, ma come un racconto da comprendere, per comprendere la vita stessa, imparare a risolvere i problemi che ci pone e inquadrare i veri valori, come la famiglia e il bene supremo della libertà.

    said on 

  • 4

    Un libro per bambini non solo per bambini

    ...che racconta una storia normale e terribile. Da leggere, una visione diversa della tragedia vissuta da tutti i tedeschi.

    said on 

  • 3

    QUANDO HITLER RUBO' IL CONIGLIO ROSA

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è la storia autobiografica e romanzata dell’autrice berlinese, naturalizzata britannica, Judith Kerr (1923) conosciuta soprattutto per i suoi libri per bambini, s ...continue

    “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” è la storia autobiografica e romanzata dell’autrice berlinese, naturalizzata britannica, Judith Kerr (1923) conosciuta soprattutto per i suoi libri per bambini, spesso da lei stessa illustrati. Il padre dell’autrice, noto critico teatrale, ricercato dalle autorità naziste per i suoi scritti dissenzienti dal regime, fu obbligato, insieme alla famiglia, a lasciare la Germania per recarsi prima in Svizzera, poi in Francia ed infine in Inghilterra.
    Anna, la piccola protagonista, racconta quindi la storia vissuta da Judith.
    Anna è una bambina intelligente e creativa che vive agiatamente a Berlino con la sua famiglia: la madre, il padre famoso giornalista ebreo, il fratello più grande e un’affezionata tata. La loro vita scorre lieta e senza scossoni fino a che la città si riempie di fotografie di uno strano signore con due buffi baffetti che assomiglia a Charlie Chaplin. E’ la vigilia delle elezioni e quel signore baffuto non fa affatto ridere come il suo sosia: è Adolf Hitler e sta per prendere in mano le sorti della Germania e del suo popolo per affermare l’ideologia nazista e le teorie razziali, soprattutto quelle antisemite.
    Il padre di Anna, conosciuto dissidente, non può più restare in Germania e anche la sua famiglia dovrà seguirlo per paura di aspre ritorsioni. La famiglia riesce a scappare appena in tempo. A seguito delle famigerate leggi razziali, i loro beni saranno sequestrati, anche quel coniglio rosa di peluche al quale Anna è tanto affezionata e che ha dovuto lasciare a casa con estremo rimpianto. La famiglia sarà costretta più volte a cambiare città e paese, a ricominciare tutto da capo, amici nuovi, scuole diverse, lingue differenti, bisognerà trovare ogni volta la forza di riprendersi dalle difficoltà se si vuole sopravvivere a quell’inimmaginabile orrore che seguirà l’avvento del feroce dittatore e della sua folle ideologia.
    Anna crescerà da profuga, imparerà a vivere sulla sua pelle, a vincere le sue piccole e grandi sfide, a superare i disagi, la povertà, il desiderio di avere una casa propria dopo il benessere in cui era sempre vissuta e a cui era abituata. Ma quel coniglietto rosa, gli è stato rubato per sempre, Hitler se l’è portato via, insieme all’infanzia di tanti, troppi bambini quegli stessi bambini, che ancora oggi se la vedono sottrarre ogni giorno dalla ferocia delle guerre, dalla violenza e dai conflitti tra i potenti che non tengono in alcun conto la natura umana.
    Anna sopravviverà. E non si può non rivolgere un pensiero ad un’altra Anna, anche lei intelligente e creativa, anche lei piena di voglia di vivere e di poesia, un’altra Anna cancellata dalla faccia della terra dentro l’orrore dei campi ma non cancellata dalla memoria e dal cuore di tutti noi.

    said on 

Sorting by