When We Were Orphans

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Publisher: Faber and Faber

3.6
(342)

Language: English | Number of Pages: 320 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Japanese , Portuguese , Spanish , French , Italian , Korean , German , Catalan , Polish , Swedish

Isbn-10: 0571225403 | Isbn-13: 9780571225408 | Publish date:  | Edition New Ed

Also available as: Hardcover , Audio CD , eBook , Audio Cassette , Library Binding , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
England, 1930s. Christopher Banks has become the country's most celebrated detective, his cases the talk of London society. Yet one unsolved crime has always haunted him: the mysterious disappearance of his parents in Old Shanghai when he was a small boy. Now, as the world lurches towards total war, Banks realizes that the time has come for him to return to the city of his childhood and at last solve the mystery - that only by doing so will the world be saved from the approaching catastrophe.

Moving between London and Shanghai of the inter-war years, When We Were Orphans is a story of remembrance, deception and the longing for home; of a childhood vision of the world surviving deep into adulthood, indelibly shaping and distorting a person's life.
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  • 3

    Sarà che l'Ishiguro che scrive del mondo orientale è quello che mi piace meno, sarà che non ho ben capito dove voleva andare a parare con un personaggio, Cristopher, così "strano" (sciocco? ingenuo?), ...continue

    Sarà che l'Ishiguro che scrive del mondo orientale è quello che mi piace meno, sarà che non ho ben capito dove voleva andare a parare con un personaggio, Cristopher, così "strano" (sciocco? ingenuo?), insomma, solo tre stelline per questo romanzo. Che comunque è caratterizzato da una tensione di fondo costante e dal tipico stile asciutto ma magnetico dell'autore. Con alcune pagine (quelle dell'ultimo viaggio a Shangai) davvero struggenti, scritte come solo Ishiguro sa scrivere.

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  • 2

    Confesso che questo libro...

    ...mi ha lasciata piuttosto perplessa, non ho ben capito dove voleva andare a parare l'autore... E' una critica alla fiducia eccessiva che si pone nella ragione e nella analisi deduttiva? E' un giallo ...continue

    ...mi ha lasciata piuttosto perplessa, non ho ben capito dove voleva andare a parare l'autore... E' una critica alla fiducia eccessiva che si pone nella ragione e nella analisi deduttiva? E' un giallo satirico con un protagonista alla Sherlock Holmes (ma senza il fidato Watson) che ogni due per tre tira fuori la lente d'ingrandimento? E' un racconto ironico sui rischi dell'egocentrismo? Non ne ho idea... In ogni modo il protagonista nato a Shangai perde entrambi i genitori (rapiti sembra), passa la sua infanzia e prima giovinezza in Inghilterra dove si afferma come investigatore privato, torna quindi a Shangai per risolvere il mistero dei suoi genitori e liberarli dalla lunga prigionia, a Shangai viene accolto come un salvatore in grado di fermare il caos imminente e anche lui ne è intimamente convinto. Ovviamente non ci riesce, la sorte dei suoi genitori non è quella che ha sempre immaginato e torna a casa a mani vuote... Forse le pagine più interessanti sono le ultime, il resto - con un protagonista tronfio e pieno di sé - a tratti irritante.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    3

    Storia inverosimile, protagonista improponibile

    Si tratta di un giallo ambientato nella Concessione Internazionale di Shangai negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Nella concessione, i privilegiati vivevano in ville con parchi, s ...continue

    Si tratta di un giallo ambientato nella Concessione Internazionale di Shangai negli anni che precedettero la seconda guerra mondiale. Nella concessione, i privilegiati vivevano in ville con parchi, se la spassavano da colazione a cena (senza dimenticare il cocktail), frequentavano bische cinesi per il brivido di emozione.
    Fuori dalla concessione, non c’erano i pasti assicurati ma c’era il traffico dell’oppio (alimentato dagli inglesi) e abbondanza di emozioni: i Giapponesi invadevano la Cina combattendo contro il governo di Chiang Kai-Shek. Però avevano un accordo di non belligeranza col governo comunista di Mao, che evidentemente aveva la vista più lunga dei Giapponesi e aspettava che gli frollassero l’esercito regolare.
    Il fronte attraversava i quartieri poveri e sovraffollati, sfondando file di case col loro contenuto di vecchi, bambini bufali e cagnolini. La scena per me più sconvolgente, per la sua credibilità, è quella del protagonista che entra in una casa della quale rimane in piedi solo la facciata e trova una famiglia sterminata da una bomba che aveva centrato il tetto. Tutti morti con ossa a vista, tranne una bambina, che chiede aiuto per il suo cane, morente, che quando lo carezza muove la coda. Ci credo che si attacchi al cane, è l’ultimo essere vivente rimasto.
    Lo sfondo è interessante e maestoso. Però la vicenda principale in confronto è una farsa col protagonista troppo stupido. Persi i genitori a dieci anni a Shangai perché disturbavano il commercio dell’oppio, rimpatriato in Gran Bretagna, diventato famoso investigatore, vent’anni dopo si ricorda d’aver perso i genitori e torna a Shangai per trovarli. A un certo punto è in dubbio se lasciare la città con quella che potrebbe essere la donna della sua vita o seguire una traccia. I genitori hanno aspettato vent’anni, quindi scarica la donna. Trovato un indizio sulla casa dove vent’anni fa potevano averli portati, attraversa il fronte in mezzo alle raffiche di mitragliatrice per arrivare a questa casa, dove trova solo la bambina e il cane. Non capisco perché Ishiguro abbia messo in piedi una storia così inverosimile, dato che i trafficanti di oppio non terrebbero gli eventuali sequestrati per vent’anni e inoltre certamente non nella stessa casa. Vuole forse dire che il coinvolgimento diretto stravolge ogni buon senso?
    Posso dire che il libro si legge d’un fiato perché ha un ritmo incalzante e perché non si può credere all’assurdità della trama, quindi si procede speditamente per cercare una soluzione. Però non ho alcun feeling con Ishiguro. Chiedo lumi agli altri lettori di questo libro.

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  • 4

    È un romanzo che con la tipica scrittura di Ishiguro , netta, precisa, senza inutili svolazzi, ha per tema la nostalgia. Di quello che poteva essere e non é accaduto. Un libro delicato, raffinato con ...continue

    È un romanzo che con la tipica scrittura di Ishiguro , netta, precisa, senza inutili svolazzi, ha per tema la nostalgia. Di quello che poteva essere e non é accaduto. Un libro delicato, raffinato con un protagonista che a volte può sembrare impacciato e ingenuo. Ma alla fine...scopritelo da soli . Dirò soltanto che il finale del libro é inaspettato e commovente.

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  • 4

    L'ho amato, ma non con tutto il cuore, come con "Non Lasciarmi" o "I notturni". Forse sono in verità 4 stelle e mezzo. Ad ogni modo, merita!

    Ho provato a parlarne qui: http://lamusevenale.blogspot.it/ ...continue

    L'ho amato, ma non con tutto il cuore, come con "Non Lasciarmi" o "I notturni". Forse sono in verità 4 stelle e mezzo. Ad ogni modo, merita!

    Ho provato a parlarne qui: http://lamusevenale.blogspot.it/2015/04/la-letteratura-del-futuro-prossimo.html

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  • 5

    Stavolta è la storia dell'orfano Cristopher Banks ad essere espressione della particolare forma di letteratura di Ishiguro. Cristopher è un uomo dedito al proprio lavoro, con un profondo senso del dov ...continue

    Stavolta è la storia dell'orfano Cristopher Banks ad essere espressione della particolare forma di letteratura di Ishiguro. Cristopher è un uomo dedito al proprio lavoro, con un profondo senso del dovere, di quelli che talvolta accecano. È un detective privato, pian piano grazie al suo acume nel risolvere casi riesce a farsi un nome ed a occupare un posto nella società londinese degli anni '20, finché un giorno non deciderà di fare finalmente luce sulla scomparsa dei suoi genitori, avvenuta circa venti anni prima a Shangai, dove essi risiedevano. Solo all'ultima pagina il mistero verrà svelato.
    Ho trovato questo libro ottimamente scritto, come è nello stile dell'autore, semplice ma allo stesso tempo raffinato e colto. Trovo che attraverso la storia di Cristopher si possa riflettere su alcuni temi cari all'autore, ovvero la capacità di accettare le possibilitá che la vita ci offre, le occasioni mancate, il senso del dovere, l'ideale che è più forte dei sentimenti. Sul fondo, ma tangibile, una malinconia velata ed un senso di ineluttabilità, ma non per questo considero Cristopher un perdente. Il rimpianto, su di un avvenimento in particolare, mi ha ricordato molto le sensazioni che mi aveva suscitato "Quel che resta del giorno".

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  • 2

    Hay muchos puntos de la novela que han pesado en mi valoración. En primer lugar la falta de entidad de los personajes, en especial del principal, un detective muy famoso del que no se aporta ni la más ...continue

    Hay muchos puntos de la novela que han pesado en mi valoración. En primer lugar la falta de entidad de los personajes, en especial del principal, un detective muy famoso del que no se aporta ni la más mínima prueba de su sagacidad, más bien todo lo contrario, pues no suponer lo más lógico en unas desapariciones tan duraderas como las que conforman el trasfondo de la historia no dice mucho de su supuesto inteligencia. Por no hablar de algunas presunciones nada obvias, sobre todo en su encuentro con "Akira". Tampoco creo acertado el tratamiento de la dama en cuestión, que pasa de ser una mujer inaccesible a arrastrada, para más tarde convertirse en una abnegada esposa, todo sin la menor explicación por parte del autor, y sin ofrecer (salvo en la última etapa quizás) ningún hecho en el que puedan basarse dichos cambios. Me parece muy lejana la descripción de la sociedad en las que se desenvuelven, tal vez quizas sea ese el motivo de mi incomprensión; no acierto a comprender la reacción de los personajes ante lo que les sucede, no la encuentro lógica. Por último, la trama, la historia en sí, pudiendo ser atractiva, se pierde entre la actuación de los personajes,y no consigue guiarlos por buen camino; antes al contrario, es ella, la que se pliega ante las a veces absurdas maneras de ellos.

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  • 2

    Anche no

    Non c'è che dire. Scritto bene è scritto bene. Ma è tutto qui. Per il resto... storia deludente, intreccio confuso, finale grottesco.

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