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Wide Sargasso Sea

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Publisher: WW Norton & Co

3.8
(488)

Language:English | Number of Pages: 284 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , Spanish

Isbn-10: 0393960129 | Isbn-13: 9780393960129 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Library Binding , Audio Cassette , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Romance

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Book Description
No other series of classic texts achieves the editorial standard of the Norton Critical Editions. Each volume combines the most authoritative text available with contextual and critical materials that bring the work to life for students. Careful editing, first-rate translation, thorough explanatory annotations, chronologies, and selected bibliographies make each text accessible to students while encouraging in-depth study. Each volume in the series is printed on acid-free paper, and every text remains in print. Norton Critical Editions are the choice of excellence for scholarship for students at more than 2,500 colleges and universities worldwide.
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  • 0

    Uno speen off di Jane Eyre, che non ho ancora letto. In questo romanzo ci sono molti punti di vista, personaggi forti e contraddittori, esotismo, magia e...la verità non si sa mai dove sia... Molto scorrevole, avvincente e affascinante.

    said on 

  • 4

    doudou...Jean

    Mar dei Sargassi, quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre. Qui le alghe, di color brunito, appartenenti al genere sargassum, affiorando in superficie in gran quantità , conferiscono ad alcune porzioni di mare, l’aspetto di prat ...continue

    Mar dei Sargassi, quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre. Qui le alghe, di color brunito, appartenenti al genere sargassum, affiorando in superficie in gran quantità , conferiscono ad alcune porzioni di mare, l’aspetto di prateria.

    Lei è Jean Rhys , ha settantasei anni quando riesce a terminare e a pubblicare questo libro al quale ha lavorato per anni. Forse il libro che ha scritto per tutta la vita con la sua stessa vita. Una esistenza difficile, complicata, trascorsa nella costante ricerca di una identità ogni volta negata, contrastata. Un senso di perdita, di spaesamento, quel sentirsi sempre inadeguata, senza radici, l’accompagneranno tenacemente in quel voyage in the dark che è stata tutta la sua esistenza. Scrittrice anglo- caraibica, ha vissuto l’infanzia in Giamaica, per poi trasferirsi, all’età di sedici anni, in quella che le si rivelò subito, appena sbarcata, come la triste, fredda e grigia Inghilterra. Da lì viaggiò in altri parti del mondo, soprattutto in Francia, vivendo quel milieu artistico bohèmien degli anni Venti, inventandosi di volta in volta ballerina, modella, attrice, cantante. Il successo, i riconoscimenti letterari, le arrivarono quando era già anziana e una importante dipendenza dall’alcol la teneva ormai costantemente in bilico sull’orlo di una totale e definitiva autodistruzione, conoscendo bene quel letale miscuglio tra Veronal e Pernod. Morì nel Devon all’età di ottantanove anni.

    Da adolescente, come molte delle sue coetanee, lesse e amò Jane Eyre, senza mai dimenticare Bertha Mason, l’ereditiera creola uscita di senno. Come avrebbe potuto dimenticarsene ? Come avrebbe potuto abbandonarla in quella soffitta in cui l’aveva relegata Charlotte Bronte, proprio lei, una creola caraibica? Una donna priva e privata della sua storia, considerata pazza e selvaggia, è una donna che non ha voce, che non può combattere, che non può lottare, vivere, sperare. Che non può difendersi.

    “ Nell’ombra, dall’altra parte della stanza, una figura si muoveva in su e in giù. Non si poteva dire a prima vista se fosse un essere umano o un animale: sembrava trascinarsi carponi e ghermiva e ringhiava. Come qualche strana bestia selvaggia: ma era vestita, e una massa di capelli neri brizzolati, ispidi come una criniera, le copriva il volto.(…) La iena vestita si alzò e rimase in piedi alta e dritta (…). La pazza mugolò: scostò i capelli arruffati e lanciò uno sguardo selvaggio “ ( Jane Eyre / Charlotte Bronte )

    Jean non si dimenticò di Bertha, no. La rivestì con i panni dell’infanzia e la portò nella vecchia tenuta di Coulibri, poco lontano da Spanish Town, in quella Giamaica postcoloniale dell’Ottocento, in quel periodo immediatamente successivo all’abolizione della schiavitù. In quel mondo in cui “ tutto era fulgore e tenebra.” La chiamò Antoniette, nome che suona leggiadro e spensierato, invitandola a raccontare la sua storia, perché nessuno mai più si permettesse di considerarla pazza o selvaggia. Antoniette Cosway, una bambina stretta tra quei due mondi che le sono ostili, il mondo nero dei Caraibi e il mondo grigio, freddo e borghese della vecchia Inghilterra, senza riuscire ad appartenere a nessuno dei due, rinnegata e insultata da entrambi. Una blatta bianca per i neri e una negra bianca per gli inglesi. Quando la madre si sposa per la seconda volta, il suo nome diverrà Antoniette Mason. E quando a sua volta lei stessa si sposerà, il suo nome si trasformerà in Bertha. Grande maestria di scrittrice in questo continuo cambio di nome, in questa mutazione sta la potenza del romanzo. Infine Antoniette sarà sempre e unicamente Jean, le sue mani e la sua vita a contenerle tutte quante ; Antoniette, marionetta, Bertha, Jean. La sua penna a districare tutti i nodi dei ricordi per ricomporli ancora una volta e per l’ultima volta, nell’invenzione letteraria. Tra vita e finzione, solo lo scarto di pochi dettagli. La fluidità dell’inchiostro sobbalza a tratti, indugiando ancora su quelle suture dolorose che il tempo non ha potuto e saputo cicatrizzare. Il nome nel corso del racconto si carica di tensione e di dolore, i nomi contano Antoniette, come ben sai. Troppo dolore per essere sopportato in una sola vita, troppe continue morti in vita per temere la morte, quella ultima. Mentre la natura inviolata , selvaggia, conturbante e misteriosa dei Caraibi esplode in tutta la sua abbagliante bellezza in colori, suoni, profumi ,“ odori di vetiver e di frangipane, di cannella e di polvere di cedri quando fioriscono. L’odore del sole e l’odore della pioggia “ , gli uomini si massacrano, consumando odi, rancori e rabbia. Il fuoco della distruzione illumina le notti seminando morte, l’acciaio della lama del machete scintilla al chiaro di luna nella sua sete di vendetta. Un sasso dentellato incrina dolorosamente l’infanzia e chiude il cerchio magico delle aspettative e delle corrispondenze. Una metamorfosi dal giardino segreto della fanciullezza, con al centro l’albero della vita carico di frutti, al delirante stato di follia della maturità, in cui tutti i ricordi strusciando l’uno sull’altro come su ruvida pietra, innescano un apocalittico fuoco di distruzione, di annientamento, di perdita. Antoniette, marionetta, Antoniette, marionetta. Doudou Antoniette, neppure l’obeah riuscirà più a salvarti, la follia degli uomini incombe su di te. Neppure l’amore, neppure quello, verrà a soccorrerti. Rochester, tuo marito che ti ha sposato solo per denaro, preferirà crederti pazza rimanendo ben ancorato al suo mondo di pregiudizi. Pago della verità che gli altri gli hanno fatto credere e che accetterà come buona, senza ascoltarti, senza guardarti, senza sforzarsi mai di penetrare nel tuo mondo. Un mondo che non riuscirà mai a comprendere e che preferirà odiare. “ Soprattutto odiavo lei. Perché lei apparteneva a quella magia e a quell’incanto. Mi aveva lasciato assetato e tutta la mia vita sarebbe stata sete e desiderio di ciò che avevo perduto prima ancora di trovarlo. “ Preferirà rinchiudere la tua vitalità e l’amore profondo per la tua terra, in quella buia stanza di cartapesta che riuscirà a costruirti intorno, nella grigia Inghilterra. Non correrà mai il rischio di perdersi. Per lui tu non sarai mai Antonietta, o forse, se lo sei stata, lo sei stata per un solo istante, in quell’attimo di abbaglio che l’amore ti ha concesso. Tu per lui sei marionetta, per lui sarai solo e definitivamente Bertha, una donna folle da detestare e da nascondere al mondo. Non crederà mai al tuo sguardo innamorato, alle tue parole private di forza dalla vita, mescolate al rhum, ai bisbigli incomprensibili in patois, parole sussurrate nell’oscurità, nel delirio dell’incomunicabilità e dell’incomprensione. Non capirà il tuo fantasmatico mondo, il segreto del tuo indecifrabile mondo, né quell’alleanza che tu hai stretto con la notte. Non saprà ascoltare quei rumori sottili che solo tu sai decifrare perché l’albero della vita era al centro del tuo giardino e tu gli correvi intorno credendo che quella fosse la felicità e che così, come era per te, potesse essere per tutti. Pensavi che quel tempo potesse essere il tuo “ per sempre “. Ma non potevi decidere, la tua vita non era nelle tue mani. Solo i tuoi stati d’animo ti appartenevano ma quelli, erano muti. Ignara di quell’ombra che andava allungandosi sempre di più dietro di te, fino a risucchiarti completamente. Desiderio, odio, vita, morte , terribilmente vicini nell’ombra, troppo vicini per non prender fuoco. La terra è rossa, Antoniette, l’ajoupa non ripara dal dolore, può essere doloroso perfino un cielo stellato quando le morti della vita si susseguono una dietro l’altra incessantemente, senza rinascita alcuna. Una blatta bianca, a piedi nudi, con gli occhi iniettati di sangue. Giustizia, giammai ci sarà Antoniette , gli uomini continueranno ad odiarsi, ad erigere muri, a seminare morte. “La guardai morire molte volte. Nel mio modo, non nel suo. In pieno sole, nell’ombra, al chiaro di luna, a lume di candela. Nei lunghi pomeriggi quando la casa era vuota (…). “ Il tuo vestito appeso nell’armadio è del colore del fuoco e del tramonto, profuma di cannella, di vetiver e di frangipane. I tuoi capelli scintillano di riflessi rossastri e dorati mentre ti cadono morbidi sin oltre la cintura. Le pareti della tua stanza sono di carta, le candele allungano sempre di più le loro lingue di fuoco, vertiginose nel loro slancio a lambire sempre più da vicino il velo sottile delle tende. La società vittoriana di Charlotte Bronte relegò la follia e il lato oscuro, animalesco dell’essere umano in un sottotetto. Tu, Antonietta, marionetta, Bertha e infine nuovamente e sempre Jean, no. Tu hai incendiato il tetto , resa folle dalla follia del mondo, vestita di fuoco ti sei lanciata con tutta te stessa, a riprenderti quello che ti apparteneva da sempre. ” Poi mi volsi e vidi il cielo. Era rosso, e tutta la mia vita era là. “ C’è l’albero della vita in giardino e il muro verde di musco. Il baluardo dei dirupi e delle alte montagne. E il baluardo del mare. Il grande mare dei Sargassi.

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  • 3

    E odiavo quel posto.

    Odiavo le montagne e le colline, i fiumi e la pioggia. Odiavo i suoi tramonti qualunque colore avessero, odiavo la sua bellezza e la sua magia e il segreto che non avrei mai conosciuto. Odiavo la sua indifferenza e la crudeltà che faceva parte del suo incanto. Soprattutto odiavo lei. Perché lei a ...continue

    Odiavo le montagne e le colline, i fiumi e la pioggia. Odiavo i suoi tramonti qualunque colore avessero, odiavo la sua bellezza e la sua magia e il segreto che non avrei mai conosciuto. Odiavo la sua indifferenza e la crudeltà che faceva parte del suo incanto. Soprattutto odiavo lei. Perché lei apparteneva a quella magia e a quell'incanto. Mi aveva lasciato assetato e tutta la mia vita sarebbe stata sete e desiderio di ciò che avevo perduto prima ancora di trovarlo.

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  • 4

    in questo romanzo degli anni '60 jean rhys dà voce a bertha mason- la moglie pazza del protagonista di "jane eyre"- raccontando la sua infanzia e la sua giovinezza nella giamaica dell'ottocento. non ci sono speranze per la giovane antoinette (questo il suo vero nome): il difficile rapporto con la ...continue

    in questo romanzo degli anni '60 jean rhys dà voce a bertha mason- la moglie pazza del protagonista di "jane eyre"- raccontando la sua infanzia e la sua giovinezza nella giamaica dell'ottocento. non ci sono speranze per la giovane antoinette (questo il suo vero nome): il difficile rapporto con la madre (che impazzirà), la miseria, qualche barlume di speranza destinato a spegnersi durante una tragica notte di rivolta, il matrimonio combinato che sfocerà in un grande amore a senso unico e il destino di infelicità e follia, scatenato da voci e sospetti, che si ripeterà inesorabilmente. dietro questa storia, raccontata magistralmente e immersa nell'atmosfera torrida delle antille- ci sono temi importanti: la privazione dell'identità, la solitudine che porta alla malattia, la mancanza della libertà, lo scontro tra due culture che non riescono a incontrarsi (magistrali le scene con la balia cristophine, donna creola sospettata di malefici e unica a tentare di proteggere l'indifesa protagonista), la colonizzazione- non solo di un paese, ma anche delle persone che lo compongono. "il grande mare dei sargassi" non è solo un prequel, ma un romanzo complesso e importante- che mi ha davvero sbalordita.

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  • 4

    L'impero britannico coloniale e post coloniale. Un colonizzatore inglese che viene mandato in Jamaica e s'innamora di una donna. L'amore e l'odio a confronto.


    Nessuno spoiler, solo un consiglio! Prima di leggere questo libro (se non l'avete già fatto), leggetevi Jane Eyre (Charlotte Bronte ...continue

    L'impero britannico coloniale e post coloniale. Un colonizzatore inglese che viene mandato in Jamaica e s'innamora di una donna. L'amore e l'odio a confronto.

    Nessuno spoiler, solo un consiglio! Prima di leggere questo libro (se non l'avete già fatto), leggetevi Jane Eyre (Charlotte Bronte)

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  • 5

    Un liquore denso e nero

    L'incontro con Jean Rhys è avvenuto per caso: la mia biblioteca svendeva dei libri usati, e io sono stata colpita dal titolo. Niente di più. Niente di meno. L'ho lasciato poi prendere polvere per mesi, finché un giorno, sempre per caso, l'ho infilato in borsa perché piccolo e leggero: adattissimo ...continue

    L'incontro con Jean Rhys è avvenuto per caso: la mia biblioteca svendeva dei libri usati, e io sono stata colpita dal titolo. Niente di più. Niente di meno. L'ho lasciato poi prendere polvere per mesi, finché un giorno, sempre per caso, l'ho infilato in borsa perché piccolo e leggero: adattissimo alla sopravvivenza durante una fila noiosa.
    Errore. Jean Rhys mi ha completamente travolta e ha suscitato in me una fame di ricerca sulla letteratura postcoloniale che non provavo da anni. Non mi interessa niente se è un prequel del libro della Bronte, perché 'Il Grande mare dei Sargassi' non può essere funzionalizzato a niente e a nessuno: si mantiene in piedi per fierezza e forza proprie.
    La intensità del linguaggio; la potenza visiva; il liquore denso e nero che stilla dai nervi di ogni pagina, sono tra le cose più potenti che mi è capitato di leggere da anni. Inevitabilmente ho cercato informazioni sulla vita della Rhys, e ce n'è per un film. Un film di successo, intendo, ché la Rhys è stata bellissima, complessa e ferocemente infelice.
    In merito al prequel, lo ammetto, ho sempre sospettato che la moglie di Rochester fosse stata una persona interessante, e non una pazza piromane bidimensionale: quindi, grazie Jean, ora anche Antoinette ha una sua dignità umana.
    Allo stesso modo, finalmente, con la scissione in due del libro e la duplice voce narrante,conosciamo meglio anche la farina di cui è impastato Rochester, e con lui tutta quella distante Inghilterra schifata e sedotta dai 'negri bianchi'.
    Un libro immenso come il suo mare.

    said on 

  • 4

    Il romanzo viene da più parti definito come prequel di “Jane Eyre”, ed io l’ho affrontato con curiosità proprio in relazione al collegamento con l’altro romanzo, che non ho letto ma di cui ho visto più volte il film che ne è stato tratto.
    Mi sono convinta, dopo la lettura, che è limitante d ...continue

    Il romanzo viene da più parti definito come prequel di “Jane Eyre”, ed io l’ho affrontato con curiosità proprio in relazione al collegamento con l’altro romanzo, che non ho letto ma di cui ho visto più volte il film che ne è stato tratto.
    Mi sono convinta, dopo la lettura, che è limitante dargli quella definizione, in primo luogo perché solo nella parte finale si collega in modo chiaro al romanzo della Bronte, fornendo un’interpretazione dei fatti non convenzionale come siamo abituati ad avere guardando il famoso film tratto da Jane Eyre o comunque conoscendo a grandi linee la trama del romanzo di Charlotte Bronte. In ogni caso considerare Il grande mare dei sargassi solo un prequel del famoso romanzo scritto più di un secolo prima, come fosse una specie di gioco da parte dell’autrice affascinata da un personaggio minore del primo -o meglio da un personaggio che in Jane Eyre c’è ma è come fosse un fantasma, perché viene tenuta rinchiusa nella torre del castello di Rochester e tenuta sotto stretto controllo perché pazza da una guardiana-, è limitativo e fuorviante per comprendere in pieno il senso di questo bel romanzo, tragico e grandioso nel finale come una tragedia greca e che tocca nel profondo la situazione personale della scrittrice, nata nei Caraibi da padre britannico e madre creola di origini scozzesi : pensate a quanti miscugli di razze nel suo sangue. In effetti il tema centrale del romanzo è connesso strettamente all’incrocio di razze, culture e lingue che si sono avute nei Caraibi, una terra che fa degli eccessi il proprio elemento individuante, eccessi nei colori, nei profumi, nei sapori della cucina, nel clima torrido e umido che sfianca i deboli fisici europei. In questi luoghi il bianco dominatore serra le fila contro il nero schiavo prima e servo poi, in una guerra di nervi dove il primo schiaccia il secondo per tenerlo soggiogato al suo potere annientandone la volontà grazie alla durezza del carattere e alla freddezza di sentimenti che impediscono l’avvicinamento tra le persone e innalzano muri invalicabili tra di esse. Ogni colonialismo, in qualsiasi tempo e luogo del mondo si sia svolto e si svolga, assume questi caratteri , anche il colonialismo del cuore e dell’anima che Rochester esercita su Antoinette, giovane vittima condannata dalla propria sete d’amore.

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  • 2

    Il grande mare dei Sargassi è un romanzo postcoloniale di Jean Rhys, pubblicato nel 1966. Sono stata indotta a leggerlo da una scheda del libraio ma il volume risulta angosciante ed ossessivo. I vari salti narrativi non aiutano il lettore che si trova di fronte al compiersi di un destine crudele ...continue

    Il grande mare dei Sargassi è un romanzo postcoloniale di Jean Rhys, pubblicato nel 1966. Sono stata indotta a leggerlo da una scheda del libraio ma il volume risulta angosciante ed ossessivo. I vari salti narrativi non aiutano il lettore che si trova di fronte al compiersi di un destine crudele e senza scampo.

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  • 4

    Chiunque legga "Jane Eyre" non può che incuriosirsi davanti al personaggio di Bertha. Il fantasma pazzo e opprimente della ex moglie (che qui, sfortunatamente per Mr. Rochester e Jane Eyre, non è una metafora) che si aggira per casa terrorizzando i presenti.
    Ero rimasta colpita dalla presen ...continue

    Chiunque legga "Jane Eyre" non può che incuriosirsi davanti al personaggio di Bertha. Il fantasma pazzo e opprimente della ex moglie (che qui, sfortunatamente per Mr. Rochester e Jane Eyre, non è una metafora) che si aggira per casa terrorizzando i presenti.
    Ero rimasta colpita dalla presentazione del libro, trovata nel mio manuale di letteratura inglese. Lo stile dell'autrice non mi ha fatta impazzire, ma ho davvero apprezzato questo piccolo "prequel".

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