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Wide Sargasso Sea

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Publisher: WW Norton & Co

3.8
(521)

Language:English | Number of Pages: 284 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Chi traditional , Italian , French , Swedish , Spanish , Catalan , Portuguese , German

Isbn-10: 0393960129 | Isbn-13: 9780393960129 | Publish date:  | Edition Reissue

Also available as: Hardcover , School & Library Binding , Library Binding , Audio Cassette , Others

Category: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Travel

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Book Description
A sensual and protected young woman, Antoinette Cosway grows up in the lush, natural world of the Caribbean. She is sold into marriage to the coldhearted and prideful Rochester, who succumbs to his need for money and his lust. Yet he will make her pay for her ancestors' sins of slaveholding, excessive drinking, and nihilistic despair by enslaving her as a prisoner in his black British home.
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  • 4

    Favourite quotation:

    "It was a beautiful place – wild, untouched, above all untouched, with an alien, disturbing, secret loveliness. And it kept its secret. I'd find myself thinking, "What I see is nothing – I want what i ...continue

    "It was a beautiful place – wild, untouched, above all untouched, with an alien, disturbing, secret loveliness. And it kept its secret. I'd find myself thinking, "What I see is nothing – I want what it hides – that is not nothing."

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  • 3

    prequel di Jane Eyre in cui l'autrice da voce alla moglie pazza e rinchiusa di Rochester. molto coinvolgente la prima parte, dal momento del matrimonio la storia cambia atmosfera e mi è rimasta la sen ...continue

    prequel di Jane Eyre in cui l'autrice da voce alla moglie pazza e rinchiusa di Rochester. molto coinvolgente la prima parte, dal momento del matrimonio la storia cambia atmosfera e mi è rimasta la sensazione di non essere riuscita a comprenderla fino in fondo. resta comunque un tentativo interessante ed una lettura di qualità.

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  • 3

    Riuscito a metà

    Ripescato dalla mia libreria, dove stazionava da anni in attesa del “momento giusto”.
    Dopo la lettura, posso dire che, nonostante la raffinatezza della scrittura, resta in una sorte di “limbo”.
    Molto ...continue

    Ripescato dalla mia libreria, dove stazionava da anni in attesa del “momento giusto”.
    Dopo la lettura, posso dire che, nonostante la raffinatezza della scrittura, resta in una sorte di “limbo”.
    Molto bella la prima parte, ambientata nella Giamaica di metà 1800, un mondo magico e terribile in cui neri e bianchi si contrappongono, sullo sfondo di una natura selvaggia e splendida. Testimone di questa contrapposizione è la piccola Antoinette, figlia di un proprietario terriero bianco e che, nonostante la giovane età, sente già su di sé l’incombere di un destino avverso.
    Confusa, pensante, inquietante la seconda parte, in cui Antoinette, divenuta adulta, sposa, per interesse, un giovane inglese: un matrimonio-non matrimonio, che va avanti fra azioni melodrammatiche, scene forti e incomprensibili e una tristezza cosmica di fondo. L’unica cosa chiara è che i due non si amano.
    Insomma, magico e conturbante con delle riserve. Fra l’altro nella mia ignoranza, non sapevo che il Mar dei Sargassi fosse quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre, così chiamata a causa della cospicua presenza di una particolare alga, il "sargassum" appunto, che si aggrega alle altre alghe dello stesso tipo, dando origine a quello che sembra un vero e proprio “prato”. Si scopre sempre qualcosa di nuovo.

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  • 3

    Jane Eyre è un classico che mi manca ma che a quanto pare sto aggirando da tutte le parti: prima La bambinaia francese della Pitzorno, ora questo. Sì, questo libro narra la storia di Bertha Mason, la ...continue

    Jane Eyre è un classico che mi manca ma che a quanto pare sto aggirando da tutte le parti: prima La bambinaia francese della Pitzorno, ora questo. Sì, questo libro narra la storia di Bertha Mason, la prima moglie di Rochester, che nel romanzo della Brontë è rinchiusa, pazza.
    Il grande mare dei Sargassi, che si innesta nel filone della letteratura postcoloniale che vuole dare nuova voce a questi personaggi resi “muti” dagli imperialisti, è un libro strano. La storia è completamente immersa in un’atmosfera onirica, dove realtà e fantasia spesso si incrociano, dove i colori, sgargianti, offuscano i pensieri razionali. Per quanto non mi sia particolarmente piaciuto, l’autrice ha saputo rendere molto bene l’atmosfera afosa e quasi opprimente dei Caraibi. Però non mi ha fatto entrare nella storia, sono sempre stata un’osservatrice esterna: non si riesce ad entrare nella mente di Bertha, qui Antoinette, che risulta un personaggio contraddittorio e instabile, se non completamente folle. Non si riesce nemmeno a simpatizzare per Rochester, un marito che si trova ad avere a che fare con una donna dalla mentalità completamente diversa cresciuta in un mondo che lui non conosce e non capisce.
    Interessante per il significato che l’autrice ha voluto dargli, ma come storia non mi ha colpito molto.

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  • *** This comment contains spoilers! ***

    4

    Consiglio a chi non vuole spoilerarsi Jane Eyre di non leggere questo commento.
    Ambientato nella Giamaica postcoloniale, il libro, scritto nel 1966, riprende il personaggio in "Jane Eyre" della prima ...continue

    Consiglio a chi non vuole spoilerarsi Jane Eyre di non leggere questo commento.
    Ambientato nella Giamaica postcoloniale, il libro, scritto nel 1966, riprende il personaggio in "Jane Eyre" della prima moglie di Rochester, immaginando le vicende che l'hanno portata alla condizione in cui la vediamo nel libro, parzialmente ribaltando il rapporto vittima-carnefice che ci trasmette la Bronte. Nel libro della Rhys, infatti, non empatizziamo più con un Rochester afflitto da una moglie pazza, ma con una ragazza dalla labile sanità mentale spinta alla pazzia dall'insensibilità e dal sospetto del marito. Il libro è diviso in tre parti. Nella prima il punto di vista è tutto della protagonista, Antoinette Cosway, che ci narra, con uno stile spezzato e in fotogrammi confusi, della sua infanzia in una tenuta ormai allo sfacelo dopo la liberazione degli schiavi, tra una balia che ha fama di strega voodoo, una madre sull'orlo della pazzia e un fratello demente. La seconda parte alterna il punto di vista del marito (il cui nome non viene mai nominato ma si capisce essere il Rochester di Jane Eyre) a rari momenti in cui torna a parlare Antoinette e descrive lo scivolare nella pazzia della donna. Nella terza, la più breve, siamo ormai in Inghilterra e col punto di vista di Antoinette assistiamo, in scene spezzate e confuse dalla pazzia, alle vicende già note da "Jane Eyre".
    Mi è piaciuto, sia per come ha affrontato il capovolgimento di una parte secondaria di una storia ben nota, sia per lo stile, un rapido susseguirsi di scene torbide nella trama ma vivide nella rappresentazione di luoghi e elementi di contorno.
    Voto: 8,5

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  • 4

    Strano ed inquietante libro. Si ha costantemente l'impressione fisica della reclusione, della reclusione di una donna, anzi due, prima la madre e poi la figlia. Recluse perché dipendenti da un uomo, s ...continue

    Strano ed inquietante libro. Si ha costantemente l'impressione fisica della reclusione, della reclusione di una donna, anzi due, prima la madre e poi la figlia. Recluse perché dipendenti da un uomo, sempre sbagliato, recluse in quanto donne, sole ed ingenue. Il linguaggio è molto particolare, Il patois dei neri è reso in un italiano strano, le descrizioni sono accurate e nette, piene di colori e luci, ma i Caraibi descritti sono molto lontano dal nostro immaginario. I luoghi sono cupi e pieni di rabbia, così come i bianchi ed i neri che li popolano. Non è presente neanche un grammo di felicità e la realtà è continuamente mescolata all'incubo. Ma tutto questo costuisce un bellissimo racconto, disperato e crudo, ma a suo modo pieno di pietas

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  • 0

    Uno speen off di Jane Eyre, che non ho ancora letto. In questo romanzo ci sono molti punti di vista, personaggi forti e contraddittori, esotismo, magia e...la verità non si sa mai dove sia... Molto sc ...continue

    Uno speen off di Jane Eyre, che non ho ancora letto. In questo romanzo ci sono molti punti di vista, personaggi forti e contraddittori, esotismo, magia e...la verità non si sa mai dove sia... Molto scorrevole, avvincente e affascinante.

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  • 4

    doudou...Jean

    Mar dei Sargassi, quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre. Qui le alghe, di color brunito, appartenenti al genere sargassum, affior ...continue

    Mar dei Sargassi, quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre. Qui le alghe, di color brunito, appartenenti al genere sargassum, affiorando in superficie in gran quantità , conferiscono ad alcune porzioni di mare, l’aspetto di prateria.

    Lei è Jean Rhys , ha settantasei anni quando riesce a terminare e a pubblicare questo libro al quale ha lavorato per anni. Forse il libro che ha scritto per tutta la vita con la sua stessa vita. Una esistenza difficile, complicata, trascorsa nella costante ricerca di una identità ogni volta negata, contrastata. Un senso di perdita, di spaesamento, quel sentirsi sempre inadeguata, senza radici, l’accompagneranno tenacemente in quel voyage in the dark che è stata tutta la sua esistenza. Scrittrice anglo- caraibica, ha vissuto l’infanzia in Giamaica, per poi trasferirsi, all’età di sedici anni, in quella che le si rivelò subito, appena sbarcata, come la triste, fredda e grigia Inghilterra. Da lì viaggiò in altri parti del mondo, soprattutto in Francia, vivendo quel milieu artistico bohèmien degli anni Venti, inventandosi di volta in volta ballerina, modella, attrice, cantante. Il successo, i riconoscimenti letterari, le arrivarono quando era già anziana e una importante dipendenza dall’alcol la teneva ormai costantemente in bilico sull’orlo di una totale e definitiva autodistruzione, conoscendo bene quel letale miscuglio tra Veronal e Pernod. Morì nel Devon all’età di ottantanove anni.

    Da adolescente, come molte delle sue coetanee, lesse e amò Jane Eyre, senza mai dimenticare Bertha Mason, l’ereditiera creola uscita di senno. Come avrebbe potuto dimenticarsene ? Come avrebbe potuto abbandonarla in quella soffitta in cui l’aveva relegata Charlotte Bronte, proprio lei, una creola caraibica? Una donna priva e privata della sua storia, considerata pazza e selvaggia, è una donna che non ha voce, che non può combattere, che non può lottare, vivere, sperare. Che non può difendersi.

    “ Nell’ombra, dall’altra parte della stanza, una figura si muoveva in su e in giù. Non si poteva dire a prima vista se fosse un essere umano o un animale: sembrava trascinarsi carponi e ghermiva e ringhiava. Come qualche strana bestia selvaggia: ma era vestita, e una massa di capelli neri brizzolati, ispidi come una criniera, le copriva il volto.(…) La iena vestita si alzò e rimase in piedi alta e dritta (…). La pazza mugolò: scostò i capelli arruffati e lanciò uno sguardo selvaggio “ ( Jane Eyre / Charlotte Bronte )

    Jean non si dimenticò di Bertha, no. La rivestì con i panni dell’infanzia e la portò nella vecchia tenuta di Coulibri, poco lontano da Spanish Town, in quella Giamaica postcoloniale dell’Ottocento, in quel periodo immediatamente successivo all’abolizione della schiavitù. In quel mondo in cui “ tutto era fulgore e tenebra.” La chiamò Antoniette, nome che suona leggiadro e spensierato, invitandola a raccontare la sua storia, perché nessuno mai più si permettesse di considerarla pazza o selvaggia. Antoniette Cosway, una bambina stretta tra quei due mondi che le sono ostili, il mondo nero dei Caraibi e il mondo grigio, freddo e borghese della vecchia Inghilterra, senza riuscire ad appartenere a nessuno dei due, rinnegata e insultata da entrambi. Una blatta bianca per i neri e una negra bianca per gli inglesi. Quando la madre si sposa per la seconda volta, il suo nome diverrà Antoniette Mason. E quando a sua volta lei stessa si sposerà, il suo nome si trasformerà in Bertha. Grande maestria di scrittrice in questo continuo cambio di nome, in questa mutazione sta la potenza del romanzo. Infine Antoniette sarà sempre e unicamente Jean, le sue mani e la sua vita a contenerle tutte quante ; Antoniette, marionetta, Bertha, Jean. La sua penna a districare tutti i nodi dei ricordi per ricomporli ancora una volta e per l’ultima volta, nell’invenzione letteraria. Tra vita e finzione, solo lo scarto di pochi dettagli. La fluidità dell’inchiostro sobbalza a tratti, indugiando ancora su quelle suture dolorose che il tempo non ha potuto e saputo cicatrizzare. Il nome nel corso del racconto si carica di tensione e di dolore, i nomi contano Antoniette, come ben sai. Troppo dolore per essere sopportato in una sola vita, troppe continue morti in vita per temere la morte, quella ultima. Mentre la natura inviolata , selvaggia, conturbante e misteriosa dei Caraibi esplode in tutta la sua abbagliante bellezza in colori, suoni, profumi ,“ odori di vetiver e di frangipane, di cannella e di polvere di cedri quando fioriscono. L’odore del sole e l’odore della pioggia “ , gli uomini si massacrano, consumando odi, rancori e rabbia. Il fuoco della distruzione illumina le notti seminando morte, l’acciaio della lama del machete scintilla al chiaro di luna nella sua sete di vendetta. Un sasso dentellato incrina dolorosamente l’infanzia e chiude il cerchio magico delle aspettative e delle corrispondenze. Una metamorfosi dal giardino segreto della fanciullezza, con al centro l’albero della vita carico di frutti, al delirante stato di follia della maturità, in cui tutti i ricordi strusciando l’uno sull’altro come su ruvida pietra, innescano un apocalittico fuoco di distruzione, di annientamento, di perdita. Antoniette, marionetta, Antoniette, marionetta. Doudou Antoniette, neppure l’obeah riuscirà più a salvarti, la follia degli uomini incombe su di te. Neppure l’amore, neppure quello, verrà a soccorrerti. Rochester, tuo marito che ti ha sposato solo per denaro, preferirà crederti pazza rimanendo ben ancorato al suo mondo di pregiudizi. Pago della verità che gli altri gli hanno fatto credere e che accetterà come buona, senza ascoltarti, senza guardarti, senza sforzarsi mai di penetrare nel tuo mondo. Un mondo che non riuscirà mai a comprendere e che preferirà odiare. “ Soprattutto odiavo lei. Perché lei apparteneva a quella magia e a quell’incanto. Mi aveva lasciato assetato e tutta la mia vita sarebbe stata sete e desiderio di ciò che avevo perduto prima ancora di trovarlo. “ Preferirà rinchiudere la tua vitalità e l’amore profondo per la tua terra, in quella buia stanza di cartapesta che riuscirà a costruirti intorno, nella grigia Inghilterra. Non correrà mai il rischio di perdersi. Per lui tu non sarai mai Antonietta, o forse, se lo sei stata, lo sei stata per un solo istante, in quell’attimo di abbaglio che l’amore ti ha concesso. Tu per lui sei marionetta, per lui sarai solo e definitivamente Bertha, una donna folle da detestare e da nascondere al mondo. Non crederà mai al tuo sguardo innamorato, alle tue parole private di forza dalla vita, mescolate al rhum, ai bisbigli incomprensibili in patois, parole sussurrate nell’oscurità, nel delirio dell’incomunicabilità e dell’incomprensione. Non capirà il tuo fantasmatico mondo, il segreto del tuo indecifrabile mondo, né quell’alleanza che tu hai stretto con la notte. Non saprà ascoltare quei rumori sottili che solo tu sai decifrare perché l’albero della vita era al centro del tuo giardino e tu gli correvi intorno credendo che quella fosse la felicità e che così, come era per te, potesse essere per tutti. Pensavi che quel tempo potesse essere il tuo “ per sempre “. Ma non potevi decidere, la tua vita non era nelle tue mani. Solo i tuoi stati d’animo ti appartenevano ma quelli, erano muti. Ignara di quell’ombra che andava allungandosi sempre di più dietro di te, fino a risucchiarti completamente. Desiderio, odio, vita, morte , terribilmente vicini nell’ombra, troppo vicini per non prender fuoco. La terra è rossa, Antoniette, l’ajoupa non ripara dal dolore, può essere doloroso perfino un cielo stellato quando le morti della vita si susseguono una dietro l’altra incessantemente, senza rinascita alcuna. Una blatta bianca, a piedi nudi, con gli occhi iniettati di sangue. Giustizia, giammai ci sarà Antoniette , gli uomini continueranno ad odiarsi, ad erigere muri, a seminare morte. “La guardai morire molte volte. Nel mio modo, non nel suo. In pieno sole, nell’ombra, al chiaro di luna, a lume di candela. Nei lunghi pomeriggi quando la casa era vuota (…). “ Il tuo vestito appeso nell’armadio è del colore del fuoco e del tramonto, profuma di cannella, di vetiver e di frangipane. I tuoi capelli scintillano di riflessi rossastri e dorati mentre ti cadono morbidi sin oltre la cintura. Le pareti della tua stanza sono di carta, le candele allungano sempre di più le loro lingue di fuoco, vertiginose nel loro slancio a lambire sempre più da vicino il velo sottile delle tende. La società vittoriana di Charlotte Bronte relegò la follia e il lato oscuro, animalesco dell’essere umano in un sottotetto. Tu, Antonietta, marionetta, Bertha e infine nuovamente e sempre Jean, no. Tu hai incendiato il tetto , resa folle dalla follia del mondo, vestita di fuoco ti sei lanciata con tutta te stessa, a riprenderti quello che ti apparteneva da sempre. ” Poi mi volsi e vidi il cielo. Era rosso, e tutta la mia vita era là. “ C’è l’albero della vita in giardino e il muro verde di musco. Il baluardo dei dirupi e delle alte montagne. E il baluardo del mare. Il grande mare dei Sargassi.

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  • 3

    E odiavo quel posto.

    Odiavo le montagne e le colline, i fiumi e la pioggia. Odiavo i suoi tramonti qualunque colore avessero, odiavo la sua bellezza e la sua magia e il segreto che non avrei mai conosciuto. Odiavo la sua ...continue

    Odiavo le montagne e le colline, i fiumi e la pioggia. Odiavo i suoi tramonti qualunque colore avessero, odiavo la sua bellezza e la sua magia e il segreto che non avrei mai conosciuto. Odiavo la sua indifferenza e la crudeltà che faceva parte del suo incanto. Soprattutto odiavo lei. Perché lei apparteneva a quella magia e a quell'incanto. Mi aveva lasciato assetato e tutta la mia vita sarebbe stata sete e desiderio di ciò che avevo perduto prima ancora di trovarlo.

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  • 4

    in questo romanzo degli anni '60 jean rhys dà voce a bertha mason- la moglie pazza del protagonista di "jane eyre"- raccontando la sua infanzia e la sua giovinezza nella giamaica dell'ottocento. non c ...continue

    in questo romanzo degli anni '60 jean rhys dà voce a bertha mason- la moglie pazza del protagonista di "jane eyre"- raccontando la sua infanzia e la sua giovinezza nella giamaica dell'ottocento. non ci sono speranze per la giovane antoinette (questo il suo vero nome): il difficile rapporto con la madre (che impazzirà), la miseria, qualche barlume di speranza destinato a spegnersi durante una tragica notte di rivolta, il matrimonio combinato che sfocerà in un grande amore a senso unico e il destino di infelicità e follia, scatenato da voci e sospetti, che si ripeterà inesorabilmente. dietro questa storia, raccontata magistralmente e immersa nell'atmosfera torrida delle antille- ci sono temi importanti: la privazione dell'identità, la solitudine che porta alla malattia, la mancanza della libertà, lo scontro tra due culture che non riescono a incontrarsi (magistrali le scene con la balia cristophine, donna creola sospettata di malefici e unica a tentare di proteggere l'indifesa protagonista), la colonizzazione- non solo di un paese, ma anche delle persone che lo compongono. "il grande mare dei sargassi" non è solo un prequel, ma un romanzo complesso e importante- che mi ha davvero sbalordita.

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