Hooray! You have added the first book to your bookshelf. Check it out now!
Create your own shelf sign up
[−]
  • Search Digit-count Valid ISBN Invalid ISBN Valid Barcode Invalid Barcode

Wide Sargasso Sea

By Jean Rhys

(62)

| Paperback | 9780393960129

Like Wide Sargasso Sea ?
Join aNobii to see if your friends read it, and discover similar books!

Sign up for free

Book Description

A sensual and protected young woman, Antoinette Cosway grows up in the lush, natural world of the Caribbean. She is sold into marriage to the coldhearted and prideful Rochester, who succumbs to his need for money and his lust. Yet he will make her pa Continue

A sensual and protected young woman, Antoinette Cosway grows up in the lush, natural world of the Caribbean. She is sold into marriage to the coldhearted and prideful Rochester, who succumbs to his need for money and his lust. Yet he will make her pay for her ancestors' sins of slaveholding, excessive drinking, and nihilistic despair by enslaving her as a prisoner in his black British home.

79 Reviews

Login or Sign Up to write a review
  • 21 people find this helpful

    doudou...Jean

    Mar dei Sargassi, quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre. Qui le alghe, di color brunito, appartenenti al genere sargassum, affiorando in superficie in gran quantità , conferiscono ...(continue)

    Mar dei Sargassi, quella porzione di Oceano Atlantico compreso tra gli arcipelaghi delle Grandi Antille e quello delle Azzorre. Qui le alghe, di color brunito, appartenenti al genere sargassum, affiorando in superficie in gran quantità , conferiscono ad alcune porzioni di mare, l’aspetto di prateria.

    Lei è Jean Rhys , ha settantasei anni quando riesce a terminare e a pubblicare questo libro al quale ha lavorato per anni. Forse il libro che ha scritto per tutta la vita con la sua stessa vita. Una esistenza difficile, complicata, trascorsa nella costante ricerca di una identità ogni volta negata, contrastata. Un senso di perdita, di spaesamento, quel sentirsi sempre inadeguata, senza radici, l’accompagneranno tenacemente in quel voyage in the dark che è stata tutta la sua esistenza. Scrittrice anglo- caraibica, ha vissuto l’infanzia in Giamaica, per poi trasferirsi, all’età di sedici anni, in quella che le si rivelò subito, appena sbarcata, come la triste, fredda e grigia Inghilterra. Da lì viaggiò in altri parti del mondo, soprattutto in Francia, vivendo quel milieu artistico bohèmien degli anni Venti, inventandosi di volta in volta ballerina, modella, attrice, cantante. Il successo, i riconoscimenti letterari, le arrivarono quando era già anziana e una importante dipendenza dall’alcol la teneva ormai costantemente in bilico sull’orlo di una totale e definitiva autodistruzione, conoscendo bene quel letale miscuglio tra Veronal e Pernod. Morì nel Devon all’età di ottantanove anni.

    Da adolescente, come molte delle sue coetanee, lesse e amò Jane Eyre, senza mai dimenticare Bertha Mason, l’ereditiera creola uscita di senno. Come avrebbe potuto dimenticarsene ? Come avrebbe potuto abbandonarla in quella soffitta in cui l’aveva relegata Charlotte Bronte, proprio lei, una creola caraibica? Una donna priva e privata della sua storia, considerata pazza e selvaggia, è una donna che non ha voce, che non può combattere, che non può lottare, vivere, sperare. Che non può difendersi.

    “ Nell’ombra, dall’altra parte della stanza, una figura si muoveva in su e in giù. Non si poteva dire a prima vista se fosse un essere umano o un animale: sembrava trascinarsi carponi e ghermiva e ringhiava. Come qualche strana bestia selvaggia: ma era vestita, e una massa di capelli neri brizzolati, ispidi come una criniera, le copriva il volto.(…) La iena vestita si alzò e rimase in piedi alta e dritta (…). La pazza mugolò: scostò i capelli arruffati e lanciò uno sguardo selvaggio “ ( Jane Eyre / Charlotte Bronte )

    Jean non si dimenticò di Bertha, no. La rivestì con i panni dell’infanzia e la portò nella vecchia tenuta di Coulibri, poco lontano da Spanish Town, in quella Giamaica postcoloniale dell’Ottocento, in quel periodo immediatamente successivo all’abolizione della schiavitù. In quel mondo in cui “ tutto era fulgore e tenebra.” La chiamò Antoniette, nome che suona leggiadro e spensierato, invitandola a raccontare la sua storia, perché nessuno mai più si permettesse di considerarla pazza o selvaggia. Antoniette Cosway, una bambina stretta tra quei due mondi che le sono ostili, il mondo nero dei Caraibi e il mondo grigio, freddo e borghese della vecchia Inghilterra, senza riuscire ad appartenere a nessuno dei due, rinnegata e insultata da entrambi. Una blatta bianca per i neri e una negra bianca per gli inglesi. Quando la madre si sposa per la seconda volta, il suo nome diverrà Antoniette Mason. E quando a sua volta lei stessa si sposerà, il suo nome si trasformerà in Bertha. Grande maestria di scrittrice in questo continuo cambio di nome, in questa mutazione sta la potenza del romanzo. Infine Antoniette sarà sempre e unicamente Jean, le sue mani e la sua vita a contenerle tutte quante ; Antoniette, marionetta, Bertha, Jean. La sua penna a districare tutti i nodi dei ricordi per ricomporli ancora una volta e per l’ultima volta, nell’invenzione letteraria. Tra vita e finzione, solo lo scarto di pochi dettagli. La fluidità dell’inchiostro sobbalza a tratti, indugiando ancora su quelle suture dolorose che il tempo non ha potuto e saputo cicatrizzare. Il nome nel corso del racconto si carica di tensione e di dolore, i nomi contano Antoniette, come ben sai. Troppo dolore per essere sopportato in una sola vita, troppe continue morti in vita per temere la morte, quella ultima. Mentre la natura inviolata , selvaggia, conturbante e misteriosa dei Caraibi esplode in tutta la sua abbagliante bellezza in colori, suoni, profumi ,“ odori di vetiver e di frangipane, di cannella e di polvere di cedri quando fioriscono. L’odore del sole e l’odore della pioggia “ , gli uomini si massacrano, consumando odi, rancori e rabbia. Il fuoco della distruzione illumina le notti seminando morte, l’acciaio della lama del machete scintilla al chiaro di luna nella sua sete di vendetta. Un sasso dentellato incrina dolorosamente l’infanzia e chiude il cerchio magico delle aspettative e delle corrispondenze. Una metamorfosi dal giardino segreto della fanciullezza, con al centro l’albero della vita carico di frutti, al delirante stato di follia della maturità, in cui tutti i ricordi strusciando l’uno sull’altro come su ruvida pietra, innescano un apocalittico fuoco di distruzione, di annientamento, di perdita. Antoniette, marionetta, Antoniette, marionetta. Doudou Antoniette, neppure l’obeah riuscirà più a salvarti, la follia degli uomini incombe su di te. Neppure l’amore, neppure quello, verrà a soccorrerti. Rochester, tuo marito che ti ha sposato solo per denaro, preferirà crederti pazza rimanendo ben ancorato al suo mondo di pregiudizi. Pago della verità che gli altri gli hanno fatto credere e che accetterà come buona, senza ascoltarti, senza guardarti, senza sforzarsi mai di penetrare nel tuo mondo. Un mondo che non riuscirà mai a comprendere e che preferirà odiare. “ Soprattutto odiavo lei. Perché lei apparteneva a quella magia e a quell’incanto. Mi aveva lasciato assetato e tutta la mia vita sarebbe stata sete e desiderio di ciò che avevo perduto prima ancora di trovarlo. “ Preferirà rinchiudere la tua vitalità e l’amore profondo per la tua terra, in quella buia stanza di cartapesta che riuscirà a costruirti intorno, nella grigia Inghilterra. Non correrà mai il rischio di perdersi. Per lui tu non sarai mai Antonietta, o forse, se lo sei stata, lo sei stata per un solo istante, in quell’attimo di abbaglio che l’amore ti ha concesso. Tu per lui sei marionetta, per lui sarai solo e definitivamente Bertha, una donna folle da detestare e da nascondere al mondo. Non crederà mai al tuo sguardo innamorato, alle tue parole private di forza dalla vita, mescolate al rhum, ai bisbigli incomprensibili in patois, parole sussurrate nell’oscurità, nel delirio dell’incomunicabilità e dell’incomprensione. Non capirà il tuo fantasmatico mondo, il segreto del tuo indecifrabile mondo, né quell’alleanza che tu hai stretto con la notte. Non saprà ascoltare quei rumori sottili che solo tu sai decifrare perché l’albero della vita era al centro del tuo giardino e tu gli correvi intorno credendo che quella fosse la felicità e che così, come era per te, potesse essere per tutti. Pensavi che quel tempo potesse essere il tuo “ per sempre “. Ma non potevi decidere, la tua vita non era nelle tue mani. Solo i tuoi stati d’animo ti appartenevano ma quelli, erano muti. Ignara di quell’ombra che andava allungandosi sempre di più dietro di te, fino a risucchiarti completamente. Desiderio, odio, vita, morte , terribilmente vicini nell’ombra, troppo vicini per non prender fuoco. La terra è rossa, Antoniette, l’ajoupa non ripara dal dolore, può essere doloroso perfino un cielo stellato quando le morti della vita si susseguono una dietro l’altra incessantemente, senza rinascita alcuna. Una blatta bianca, a piedi nudi, con gli occhi iniettati di sangue. Giustizia, giammai ci sarà Antoniette , gli uomini continueranno ad odiarsi, ad erigere muri, a seminare morte. “La guardai morire molte volte. Nel mio modo, non nel suo. In pieno sole, nell’ombra, al chiaro di luna, a lume di candela. Nei lunghi pomeriggi quando la casa era vuota (…). “ Il tuo vestito appeso nell’armadio è del colore del fuoco e del tramonto, profuma di cannella, di vetiver e di frangipane. I tuoi capelli scintillano di riflessi rossastri e dorati mentre ti cadono morbidi sin oltre la cintura. Le pareti della tua stanza sono di carta, le candele allungano sempre di più le loro lingue di fuoco, vertiginose nel loro slancio a lambire sempre più da vicino il velo sottile delle tende. La società vittoriana di Charlotte Bronte relegò la follia e il lato oscuro, animalesco dell’essere umano in un sottotetto. Tu, Antonietta, marionetta, Bertha e infine nuovamente e sempre Jean, no. Tu hai incendiato il tetto , resa folle dalla follia del mondo, vestita di fuoco ti sei lanciata con tutta te stessa, a riprenderti quello che ti apparteneva da sempre. ” Poi mi volsi e vidi il cielo. Era rosso, e tutta la mia vita era là. “ C’è l’albero della vita in giardino e il muro verde di musco. Il baluardo dei dirupi e delle alte montagne. E il baluardo del mare. Il grande mare dei Sargassi.

    Is this helpful?

    marinaf said on Oct 14, 2014 | 5 feedbacks

  • 2 people find this helpful

    E odiavo quel posto.

    Odiavo le montagne e le colline, i fiumi e la pioggia. Odiavo i suoi tramonti qualunque colore avessero, odiavo la sua bellezza e la sua magia e il segreto che non avrei mai conosciuto. Odiavo la sua indifferenza e la crudeltà che faceva parte del su ...(continue)

    Odiavo le montagne e le colline, i fiumi e la pioggia. Odiavo i suoi tramonti qualunque colore avessero, odiavo la sua bellezza e la sua magia e il segreto che non avrei mai conosciuto. Odiavo la sua indifferenza e la crudeltà che faceva parte del suo incanto. Soprattutto odiavo lei. Perché lei apparteneva a quella magia e a quell'incanto. Mi aveva lasciato assetato e tutta la mia vita sarebbe stata sete e desiderio di ciò che avevo perduto prima ancora di trovarlo.

    Is this helpful?

    Euridice said on Jul 27, 2014 | Add your feedback

  • 8 people find this helpful

    in questo romanzo degli anni '60 jean rhys dà voce a bertha mason- la moglie pazza del protagonista di "jane eyre"- raccontando la sua infanzia e la sua giovinezza nella giamaica dell'ottocento. non ci sono speranze per la giovane antoinette (questo ...(continue)

    in questo romanzo degli anni '60 jean rhys dà voce a bertha mason- la moglie pazza del protagonista di "jane eyre"- raccontando la sua infanzia e la sua giovinezza nella giamaica dell'ottocento. non ci sono speranze per la giovane antoinette (questo il suo vero nome): il difficile rapporto con la madre (che impazzirà), la miseria, qualche barlume di speranza destinato a spegnersi durante una tragica notte di rivolta, il matrimonio combinato che sfocerà in un grande amore a senso unico e il destino di infelicità e follia, scatenato da voci e sospetti, che si ripeterà inesorabilmente. dietro questa storia, raccontata magistralmente e immersa nell'atmosfera torrida delle antille- ci sono temi importanti: la privazione dell'identità, la solitudine che porta alla malattia, la mancanza della libertà, lo scontro tra due culture che non riescono a incontrarsi (magistrali le scene con la balia cristophine, donna creola sospettata di malefici e unica a tentare di proteggere l'indifesa protagonista), la colonizzazione- non solo di un paese, ma anche delle persone che lo compongono. "il grande mare dei sargassi" non è solo un prequel, ma un romanzo complesso e importante- che mi ha davvero sbalordita.

    Is this helpful?

    fiamma said on Jul 1, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L'impero britannico coloniale e post coloniale. Un colonizzatore inglese che viene mandato in Jamaica e s'innamora di una donna. L'amore e l'odio a confronto.

    Nessuno spoiler, solo un consiglio! Prima di leggere questo libro (se non l'avete già fatt ...(continue)

    L'impero britannico coloniale e post coloniale. Un colonizzatore inglese che viene mandato in Jamaica e s'innamora di una donna. L'amore e l'odio a confronto.

    Nessuno spoiler, solo un consiglio! Prima di leggere questo libro (se non l'avete già fatto), leggetevi Jane Eyre (Charlotte Bronte)

    Is this helpful?

    Silvia said on Apr 10, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un liquore denso e nero

    L'incontro con Jean Rhys è avvenuto per caso: la mia biblioteca svendeva dei libri usati, e io sono stata colpita dal titolo. Niente di più. Niente di meno. L'ho lasciato poi prendere polvere per mesi, finché un giorno, sempre per caso, l'ho infilato ...(continue)

    L'incontro con Jean Rhys è avvenuto per caso: la mia biblioteca svendeva dei libri usati, e io sono stata colpita dal titolo. Niente di più. Niente di meno. L'ho lasciato poi prendere polvere per mesi, finché un giorno, sempre per caso, l'ho infilato in borsa perché piccolo e leggero: adattissimo alla sopravvivenza durante una fila noiosa.
    Errore. Jean Rhys mi ha completamente travolta e ha suscitato in me una fame di ricerca sulla letteratura postcoloniale che non provavo da anni. Non mi interessa niente se è un prequel del libro della Bronte, perché 'Il Grande mare dei Sargassi' non può essere funzionalizzato a niente e a nessuno: si mantiene in piedi per fierezza e forza proprie.
    La intensità del linguaggio; la potenza visiva; il liquore denso e nero che stilla dai nervi di ogni pagina, sono tra le cose più potenti che mi è capitato di leggere da anni. Inevitabilmente ho cercato informazioni sulla vita della Rhys, e ce n'è per un film. Un film di successo, intendo, ché la Rhys è stata bellissima, complessa e ferocemente infelice.
    In merito al prequel, lo ammetto, ho sempre sospettato che la moglie di Rochester fosse stata una persona interessante, e non una pazza piromane bidimensionale: quindi, grazie Jean, ora anche Antoinette ha una sua dignità umana.
    Allo stesso modo, finalmente, con la scissione in due del libro e la duplice voce narrante,conosciamo meglio anche la farina di cui è impastato Rochester, e con lui tutta quella distante Inghilterra schifata e sedotta dai 'negri bianchi'.
    Un libro immenso come il suo mare.

    Is this helpful?

    Giusi Meister said on Dec 26, 2013 | 2 feedbacks

Book Details

Improve_data of this book