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Wie Barney es sieht

By ,

Verleger: Carl Hanser

4.3
(9534)

Language:Deutsch | Number of Seiten: | Format: Others | In einer anderen Sprache: (Andere Sprachen) English , Italian , French , Spanish , Dutch

Isbn-10: 3446198512 | Isbn-13: 9783446198517 | Publish date:  | Edition 1

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Humor

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Buchbeschreibung
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  • *** Dieser Kommentar enthält Spoiler! ***

    5

    un capolavoro purtroppo un po' adelphizzato

    È difficile spiegare "dall'interno" del novero di chi l'ha letto proiettandosi verso il mondo dei non ancora lettori di questo libro la peculiarità di questa esperienza. Le memorie di Barney Panofski, ...weiter

    È difficile spiegare "dall'interno" del novero di chi l'ha letto proiettandosi verso il mondo dei non ancora lettori di questo libro la peculiarità di questa esperienza. Le memorie di Barney Panofski, piene di lacune e di parole che non vengono alla penna, sono frutto – finzionalmente parlando – dell'incipiente Alzheimer. Ma il protagonista non si lascia intimidire dal blocco progressivo della capacità di tradurre verbalmente i propri pensieri: lo sovrasta con l'ironia e con lo spirito. Barney è un antiintellettuale. e non ha tutti i torti. «Avevo accettato controvoglia: considerando chiunque abbia a che fare con l'università un essere mediocre e noioso, temevo il peggio». Però è circondato da intellettuali, scrittori, o quantomeno scriventi (gli autori dei programmi TV). Lui invece è bravo a ricavare denaro da questa industria della produzione televisiva, e nonostante si sposi ben tre volte riesce, finalmente, a creare nonostante tutto il suo modo di procedere casuale una famiglia per breve tempo felice (ma quale famiglia è felice in eterno?).
    Tutto questo, va detto, il lettore lo apprende a spizzichi e bocconi, perché l'intreccio consiste nel collocare queste rivelazioni in modo apparentemente casuale nel fiume di sfogo che è il romanzo.
    L'ironia del romanzo è ironia esistenziale: le cose succedono per caso. La prima moglie si suicida per un malfunzionamento della posta pneumatica parigina (custode non solerte nella consegna del messaggio). La profondità artistica di Clara, poetessa e pittrice, è del tutto estranea a Barney, che però si ritrova in casa, da erede, pezzi di altissimo valore di mercato. L'arte intesa come mercato lo inonda di soldi suo malgrado. Così come la fine del suo terzo (e fondamentale) matrimonio è casuale, dovuta al fatto di confessare un'avventura da quattro soldi, un one-night stand con una persona insignificante, alla moglie dopo che la cosa era già avvenuta ed era passata quasi inosservata.
    Il tradimento (sessuale e non affettivo) diventa uno scoglio nella relazione non perché lo sia davvero (che ci siano scene di svelamento o simili) ma perché Barney lo vive come tale. Barney è l'artefice consapevole della propria fine affettiva, come un suicida che ha voglia di vivere ma pone fine alla propria vita suo malgrado come per una forza esterna.
    Il romanzo è costellato di dettagli raccapriccianti e spassosi: «Dalla foto sul "Globe Mail" si direbbe che Leo porti un parrucchino, apparentemente ricavato dalla sua raccolta di peli pubici offerti da celebri modelle». Oppure la scena in cui, alle prese con l'abbordaggio di una avventrice del bar che poi si rivela mercenaria, ha un urgentissimo bisogno di sfogare un gonfiore intestinale e non sa come fare perché non vuole abbandonare la propria preda apparentemente unica e irripetibile.
    Penso che il processo di adelphizzazione abbia tolto spontaneità a molti scambi. La loro freschezza è la cifra stilistica del romanzo, e probabilmente se il testo fosse finito in mani meno imparruccate-cotonate, più a contatto con il modo in cui si parla oggi (e non negli anni Sessanta) quando si esce dai registri formali e si parla come si mangia, sarebbe ancora più gradevole. Sarebbe sciocco prendersela con traduttore, perché, come è noto, l'output del traduttore viene lavorato e rilavorato e rilavorato dallo stabilimento Adelphi fino a non lasciare più tracce di lui. Adelphi sta alla traduzione artistica come il doppiaggio sta alla distribuzione dei film: io preferisco l'originale coi sottotitoli, non piace che qualcuno voglia darmi l'illusione che non si tratti di un testo tradotto ma di un originale.

    gesagt am 

  • 5

    Adorabile Barney

    Confesso che, se la mia cara vicina Grazia non mi avesse avvertita per tempo, probabilmente avrei abbandonato questo romanzo, persa nella nebulosità dei vuoti di memoria di Barney e nell’incredibile c ...weiter

    Confesso che, se la mia cara vicina Grazia non mi avesse avvertita per tempo, probabilmente avrei abbandonato questo romanzo, persa nella nebulosità dei vuoti di memoria di Barney e nell’incredibile confusione di personaggi, citazioni, tempi e luoghi che costellano il primo centinaio di pagine.
    Invece, man mano procedevo nella lettura, quasi senza rendermene conto, mi sono immersa nel mondo di Barney e sono stata conquistata da quest’uomo dalle mille sfaccettature, eccentrico, ubriacone, cinico, irriverente ma anche generoso e capace di amare in modo profondo ed intenso.

    Un romanzo straordinario, uno stile di scrittura immediato e vivace, un’originalissima costruzione narrativa, apparentemente del tutto casuale, un romanzo in crescendo con un finale struggente e un personaggio indimenticabile, che sorprende e conquista.

    gesagt am 

  • 4

    Un buon libro e un buon amico

    Non sono un ammiratore dei romanzi autobiografici, specie dopo lo scotto del Tristram Shandy sterniano, citato con scarso entusiasmo dallo stesso Barney Panofsky (per quanto vi siano delle analogie). ...weiter

    Non sono un ammiratore dei romanzi autobiografici, specie dopo lo scotto del Tristram Shandy sterniano, citato con scarso entusiasmo dallo stesso Barney Panofsky (per quanto vi siano delle analogie). Detto questo, il mio giudizio è molto positivo: leggere questo libro equivale a starsene seduti ad un pub pendendo dalle labbra di un perfetto sconosciuto, trovando i suoi aneddoti interessanti e a tratti addirittura spassosi nonostante la larga differenza d'età (prospettiva di un quasi-ventiseienne). La caratterizzazione dei personaggi è molto puntuale, il filo (crono-)logico meno, si scoprirà poi perché. Sarà interessante leggerlo a 67 anni, senza fretta però!

    gesagt am 

  • 4

    A differenza dei libri di McIver, "La versione di Barney" non è piatto, diligente e appetitoso quanto una ricetta salutista. E "ovviamente" sprizza umorismo da tutti i pori.

    gesagt am 

  • 3

    Era tempo che lo volevo leggere e avevo aspettative alte. Ho fatto fatica a leggerlo perché la scrittura è molto lenta a causa degli incisi e delle citazioni. I vuoti di memoria di Barney lo rendono s ...weiter

    Era tempo che lo volevo leggere e avevo aspettative alte. Ho fatto fatica a leggerlo perché la scrittura è molto lenta a causa degli incisi e delle citazioni. I vuoti di memoria di Barney lo rendono simpatico , ma distraggono troppo. Sono arrivata alla fine perché da qualche parte in una recensione avevo letto che il finale mi avrebbe riservato una "sorpresa". Sicuramente ne è valsa la pena, ma nel complesso gli do solo 3 stelline.

    gesagt am 

  • 5

    Ho incrociato spesso lo sguardo di Mordecai Richler negli scaffali delle librarie, ricambiandolo sempre con grande indifferenza. Finché un giorno entro in una libreria di Milano con gli Adelphi al 50% ...weiter

    Ho incrociato spesso lo sguardo di Mordecai Richler negli scaffali delle librarie, ricambiandolo sempre con grande indifferenza. Finché un giorno entro in una libreria di Milano con gli Adelphi al 50% e lì cedo portandolo via con me. Mai avrei creduto di ritrovarmi tra le mani un'opera così eccezionale! L'ho divorato in una specie di estasi e penso proprio che "La versione di Barney" sia uno di quei libri che, prima o poi, tutti dobbiamo leggere.

    gesagt am 

  • 1

    Dopo più di 100 pagine di chiacchiere che potrebbero far apparire eccitanti quelle nelle sale d'aspetto dei medici di base, non avendo io io tendenze masochiste, direi di chiudere qui ogni rapporto co ...weiter

    Dopo più di 100 pagine di chiacchiere che potrebbero far apparire eccitanti quelle nelle sale d'aspetto dei medici di base, non avendo io io tendenze masochiste, direi di chiudere qui ogni rapporto con questa massa flaccida di parole non sostenute da alcuna trama. Forse nelle successive 300 pagine si celano meraviglie, ma è un dubbio che posso tranquillamente portarmi nella tomba.

    gesagt am 

  • 5

    Capolavoro

    Non me ne riesco più a liberare. Da quando l'ho letto, una vera folgorazione. Un po' come lo è stato Oscar Wilde durante l'adolescenza. Poi ti condiziona il tuo modo di leggere tutto il resto e la vit ...weiter

    Non me ne riesco più a liberare. Da quando l'ho letto, una vera folgorazione. Un po' come lo è stato Oscar Wilde durante l'adolescenza. Poi ti condiziona il tuo modo di leggere tutto il resto e la vita. Grande stile, grande storia, grande narratore. Un libro unico. LEGGETELO!!!!!

    gesagt am 

  • 3

    Barney Panofsky è un vecchio ebreo canadese che ha fatto i soldi producendo tv spazzatura. Il suo acerrimo nemico, lo scrittore Terry McIver, lo accusa, nella sua autobiografia, dell’omicidio del com ...weiter

    Barney Panofsky è un vecchio ebreo canadese che ha fatto i soldi producendo tv spazzatura. Il suo acerrimo nemico, lo scrittore Terry McIver, lo accusa, nella sua autobiografia, dell’omicidio del comune amico Boogie; Barney decide quindi di raccontare la propria versione dei fatti e scrivere a sua volta un’autobiografia, ripercorrendo una vita piena, vissuta sempre al massimo, fra droga, alcool, partite di hockey, soggiorni bohemien a Parigi. Il racconto è strutturato in tre sezioni principali, che prendono il nome delle tre mogli del protagonista: Clara, il prototipo dell’artista maledetta; la Seconda Signora Panofsky, una megera miliardaria e logorroica che non merita nemmeno di essere nominata col suo nome di battestmo; Miriam, il grande amore della vita di Barney, la madre dei suoi figli, la donna che l’età non può sciupare né l’abitudine guastare. La narrazione, comunque, non rispetta questa sequenza, ma segue il flusso dei ricordi di Barney, che peraltro soffre di un Alzheimer galoppante; le divagazioni e gli aneddoti che si affastellano uno dopo l’altro, le citazioni letterarie (molte delle quali fittizie) che fioccano a un ritmo di 3/4 riferimenti per pagina, l’uso massiccio di slang yiddish, e l’alternanza continua fra i vari piani cronologici possono rendere la lettura ostica, almeno inizialmente, ma credo che l’unico modo per arrivare in fondo sia rinunciare a incasellare gli avvenimenti in una sequenza (crono)logica convenzionale e lasciare che man mano tutto vada a posto da sé. Ricordo di aver provato una sensazione simile leggendo ‘Cent’anni di solitudine’, quando a un certo punto ho capito che non sarebbe servito a nulla tracciare l’albero cronologico della famiglia Buendìa per distinguere tra i vari Aureliano e José Arcadio.
    Un ulteriore ostacolo alla lettura potrebbe venire dalla personalità dello stesso protagonista, possibilmente uno dei più irritanti della letteratura recente: Barney è un ubriacone egocentrico, opportunista, frustrato, rancoroso, volgare, cinico, maschilista, forse persino razzista; è ossessionato dai rimorsi e dai rimpianti: il suicidio di Clara, la morte di Boogie, il fallimento del matrimonio con Miriam, il sogno mai realizzato di diventare uno scrittore, il lavoro di produttore tv che lo ha reso ricco ma che disprezza e di cui addirittura si vergogna. Innegabilmente, però, è anche intelligente, istrionico, politicamente scorretto, nel senso migliore che si possa attribuire a questo termine (sulla quarta di copertina di solito scrivono ‘irriverente’, ma me lo risparmio); soprattutto è dotato di una sensibilità spiccata per il lato grottesco e surreale della vita e delle situazioni che mette al servizio di una ironia formidabile, feroce e direi anche coraggiosa, che non risparmia nessuno (nemmeno gli adorati figli) e gli permette di esorcizzare anche i ricordi più dolorosi, la prospettiva malinconica di una vecchiaia solitaria, persino l’ossessione sempre più incalzante della malattia.
    Mi è piaciuto o no? Direi di sì, è piacevole da leggere, è scritto bene, pensato bene, funziona, probabilmente lo consiglierei, ma i personaggi e le situazioni sono davvero un po’ troppo sopra le righe per me, troppo perché possano prendermi *davvero*; mi rendo ovviamente conto che questo tratto è una conseguenza necessaria dell’ottica deformante con cui Barney percepisce e racconta quei personaggi e quelle situazioni. Del resto, la non piena attendibilità di Barney è un elemento irrinunciabile non solo della costruzione del personaggio, ma anche dell’architettura generale del romanzo ed è fondamentale per la riuscita del colpo di scena finale; le pedantissime note del curatore dell’edizione postuma delle memorie di Barney, il figlio Mike, dedito a correggere tutte le sviste e gli strafalcioni del padre, non fugano questi dubbi, ma anzi li alimentano, e rendono questo romanzo veramente pregevole se non altro sul piano ‘tecnico’. Non so se sia uno di quei libri irrinunciabili, però.

    gesagt am 

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