Willful Creatures

Stories

By

Publisher: Doubleday Books

3.9
(243)

Language: English | Number of Pages: 224 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Catalan

Isbn-10: 0385501137 | Isbn-13: 9780385501132 | Publish date: 

Also available as: Paperback , eBook , Others

Category: Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
Aimee Bender’s Willful Creatures conjures a fantastical world in which authentic love blooms. This is a place where a boy with keys for fingers is a hero, a woman’s children are potatoes, and a little boy with an iron for a head is born to a family of pumpkin heads. With her singular mix of surrealism, musical prose, and keenly felt emotion, Bender once again proves herself to be a masterful chronicler of the human condition.
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  • 3

    Mi piacciono le allegorie, le metafore e i simboli e questi racconti ne sono imbevuti, però Bender non è riuscita ad emozionarmi. Forse sono stata troppo cerebrale, ho cercato quasi con affanno di dec ...continue

    Mi piacciono le allegorie, le metafore e i simboli e questi racconti ne sono imbevuti, però Bender non è riuscita ad emozionarmi. Forse sono stata troppo cerebrale, ho cercato quasi con affanno di decifrare tra le righe, sotto le righe e dietro le righe. Il nucleo non sempre è chiaro, forse è volutamente oscuro? Questa e altre domande si intrufolavano durante la lettura, disturbandone il gusto.
    Non era il momento?

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  • 4

    Con buona pace dei retori latini, che la volevano similitudo brevior, la metafora è cosa altra dalla similitudine. Come aveva già capito Aristotele (Reth. III, 1406b), la similitudine ha bisogno di lo ...continue

    Con buona pace dei retori latini, che la volevano similitudo brevior, la metafora è cosa altra dalla similitudine. Come aveva già capito Aristotele (Reth. III, 1406b), la similitudine ha bisogno di logos, di una spiegazione qualsivoglia (il mal seme d'Adamo che si affanna sulle rive dell'Acheronte è come le foglie che al primo freddo dell'autunno si son staccate dal ramo, perché come le foglie morte è nudo, vagante, fragile); la metafora, che scavalca il conforto del come, si limita a mettere un termine improprio al posto del termine proprio, senza esplicitare il perché della sostituzione (immaginiamo di scrollarci dalle spalle duemila anni passati a ruminare il Prologo del Vangelo secondo Giovanni: ci sarebbe mai venuto in mente d'identificare la luce, desertica, bruciante, con la verità?) e costringendo il ricevente a cercarla. La similitudine è reazionaria, in quanto la possibilità di comprenderla riposa sulla stabilità del codice che lega assieme segno, senso e referenza; in ogni metafora, per logora che l'abbia resa l'uso, è ancora possibile leggere le tracce di una sovversione (originariamente luce non significava verità; è frutto di rivolta e arbitrio, se ora lo significa). Se la similitudine conserva, la metafora crea: nel cosmo chiuso che la precedeva, la luce era la luce e la verità stava dove stava; quello in cui l'una significa l'altra è un nuovo mondo (o almeno, lo era: parlando senza inventare, ne abbiamo accelerato il decadimento).
    Questo sono i racconti di Aimee Bender: metafore. Chi sta nel suo mondo come una mano nella tasca destra dei pantaloni preferiti si ritroverà, leggendoli, in un altro, o più d'uno, in cui i sentimenti sono manghi freschi in cui affondare i denti, una donna sola partorisce e ama sette patate, la giovinezza finisce quando hai trovato tutte e dieci le porte alle cui serrature corrispondono le dieci chiavi che hai al posto delle dita, e da coppie con teste di zucca nascono bambini con teste a ferro da stiro, che muoiono in fretta per troppa tristezza. Per quanto ci si sforzi (le chiavi sono come gli infiniti sogni, magari? Magari i sentimenti sono frutta perché marciscono?) i ragionamenti (i logoi) suonano inopportuni, squallidi. Convinti di possedere la realtà, dobbiamo riconoscere di esserne soltanto inquilini: sfrattati, partiamo in fretta, e forse impareremo col tempo a non portare bagagli nel viaggio.

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  • 3

    meglio andare fino in fondo

    15 racconti, di cui i primi assolutamente evitabili, con spunti interessanti ed originali puntualmente mal sviluppati o lasciati in sospeso...come un "c'era una volta" senza morale finale o spunto di ...continue

    15 racconti, di cui i primi assolutamente evitabili, con spunti interessanti ed originali puntualmente mal sviluppati o lasciati in sospeso...come un "c'era una volta" senza morale finale o spunto di riflessione. Ad ogni racconto mi veniva da dire Tutto qui?. E' come a scuola la maestra, pensi "la ragazza è intelligente ed originale, ma non si impegna". Se lo iniziate però non abbandonatelo, perché il meglio viene alla fine.

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  • 5

    Brevi racconti straordinari e magnetici.
    Poetici e impalpabili oppure crudi e caustici.
    Io che non amo nè i racconti nè l'onirico li ho adorati.
    La scrittura della Bender si avvicina a quella della No ...continue

    Brevi racconti straordinari e magnetici.
    Poetici e impalpabili oppure crudi e caustici.
    Io che non amo nè i racconti nè l'onirico li ho adorati.
    La scrittura della Bender si avvicina a quella della Nothomb: una penna affilata come un bisturi che viviseziona i personaggi e i lettori.

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  • 3

    Ostinate e straordinarie

    Tre sezioni ben definite. Quella che ho preferito? Quella centrale. Ci sono creature profane, attuali, normali, ossessionate, rotte, in qualche modo. Poi ci sono anche quelle un pochino più fuori dall ...continue

    Tre sezioni ben definite. Quella che ho preferito? Quella centrale. Ci sono creature profane, attuali, normali, ossessionate, rotte, in qualche modo. Poi ci sono anche quelle un pochino più fuori dall'ordinario. Una serie di racconti originali, che quasi quasi ricordano quelli dei geni sudamericani del genere.

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  • 3

    [IN LETTURA]
    Io Aimee Bender la vorrei conoscere, dev'essere completamente pazza.

    [FINITO]
    Confermo, matta da legare. In "Un segno invisibile e mio" questa sua follia mi aveva attratta e affascinata, ...continue

    [IN LETTURA]
    Io Aimee Bender la vorrei conoscere, dev'essere completamente pazza.

    [FINITO]
    Confermo, matta da legare. In "Un segno invisibile e mio" questa sua follia mi aveva attratta e affascinata, in "L'inconfondibile tristezza della torta al limone" mi aveva incuriosita, qui però è andata un pochino troppo oltre per i miei gusti. Sono strane, queste creature ostinate del titolo (perché ostinate, poi? Ci devo pensare). Bambini con la testa a forma di ferro da stiro o con le dita a forma di chiavi, un uomo che come animale domestico ha un omino rapito dal suo villaggio di omini, Dio che minaccia di morte un artista, avvenimenti bizzarri e inspiegabili che però non vengono spiegati, non ne hanno bisogno, succedono e basta.
    Forse è un libro da leggere dopo aver assunto qualche sostanza allucinogena. Forse non ho abbastanza fantasia o forse la sospensione dell'incredulità richiesta andava oltre le mie possibilità. Mi è piaciuto, ma mi ha anche lasciata perplessa. Cioè, se a me venisse in mente di scrivere una storia su delle patate che per quanto le butti via tornano sempre e poi si trasformano in esserini con braccia e gambe che si muovono e tutto, qualche domandina sulla mia salute mentale me la farei.

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  • 0

    Cerchiamo qualcuno che possiamo veder piangere, perché dopotutto il pianto non è un gesto in via di estinzione.

    Una raccolta di racconti molto vari nello stile e nel contenuto, dalle storie di ragazze ...continue

    Cerchiamo qualcuno che possiamo veder piangere, perché dopotutto il pianto non è un gesto in via di estinzione.

    Una raccolta di racconti molto vari nello stile e nel contenuto, dalle storie di ragazze alle situazioni surreali (più che fantascientifiche).

    Ho amato particolarmente la costruzione dei personaggi di Via (a che ti servono le armi se sei un cactus?) e di Ti staccherò le costole (che mi sono rimaste incastrate fra i denti).

    Le fatiche di Giobbe è un racconto molto bello su quello che resta a un uomo dopo che ha perso tutto – la sua umanità gli resta, quella non può essere mai negata da nessuna forza esterna.

    Conoscersi è forse al limite del banale, del trito e ritrito, ma la delicatezza della scrittura permette di riflettere una volta di più, e può solo far bene, sull’amore (volenti o nolenti, una persona, una volta conosciuta non può ridiventare una sconosciuta).

    said on 

  • 3

    «(...) si rifiutava sempre di pronunciare il verbo amare dentro casa, perché temeva di avere solo un determinato numero di occasioni in cui usare quella parola, e non voleva rischiare di consumarle tu ...continue

    «(...) si rifiutava sempre di pronunciare il verbo amare dentro casa, perché temeva di avere solo un determinato numero di occasioni in cui usare quella parola, e non voleva rischiare di consumarle tutte.»

    Ho idea che ultimamente nel genere racconto - che ho sempre faticato ad amare - viga una regola che induce l’autore a considerarsi quasi in dovere di scrivere quei racconti sempre e comunque sul filo del fantastico o fantascientifico. Ho amato visceralmente la Aimee Bender di Un segno invisibile e mio, dove con estrema delicatezza e potenza era stata capace di illustrare, invece, una realtà spietata. E quella crudele e poetica de L’inconfondibile tristezza della torta al limone. In Creature ostinate - raccolta di racconti in cui sfilano personaggi reali e surreali - ho ritrovato solo una parte del talento che le riconosco.

    [Continua su Leciliegieparlano: http://leciliegieparlano.tumblr.com/post/85009356622/ho-idea-che-ultimamente-nel-genere-racconto-che]

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