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Willoughby's Return

A Tale of Almost Irresistible Temptation

By Jane Odiwe

(8)

| Paperback | 9781402222672

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Book Description

Three years after the ending of Jane Austen s Sense and Sensibility, domestic bliss is not always easy to achieve, especially when Col Brandon s responsibilities for Eliza, the daughter of his first love, regularly take him away from home and Mariann Continue

Three years after the ending of Jane Austen s Sense and Sensibility, domestic bliss is not always easy to achieve, especially when Col Brandon s responsibilities for Eliza, the daughter of his first love, regularly take him away from home and Marianne s passionate, jealous nature threaten to rock the foundations of their marriage. Now Willoughby and his wife have returned to the West Country. When Brandon is called away, Marianne meets Willoughby at a dinner and feels herself once again succumbing to his charm. The more she sees him, the more she s in danger of giving in to her passion. Willoughby has everything to gain in driving a wedge between them. Will Brandon realize in time that his passionate young wife s feelings of being neglected may drive her into scandal? Can Marianne find the courage to turn her back on her feelings for her first love? Or is it too late to save themselves, and their marriage...

2 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Ragione e Sentimento - Atto Secondo

    "E se Marianne avesse perdonato Willoughby?"

    Questa pare sia la vera domanda all'origine del sequel di Jane Odiwe: una seconda chance, oppure, una vicenda alternativa a quella del suo romanzo d'ispirazione.
    Un'ottima domanda, non c'è che dire...essa ...(continue)

    "E se Marianne avesse perdonato Willoughby?"

    Questa pare sia la vera domanda all'origine del sequel di Jane Odiwe: una seconda chance, oppure, una vicenda alternativa a quella del suo romanzo d'ispirazione.
    Un'ottima domanda, non c'è che dire...essa scatena naturalmente conseguenze interessanti, una trama che si complica nuovamente conferendo vita ad un secondo atto di una storia che ci pareva conclusa nel trionfo della Ragione e del Sentimento.

    L'attenzione narrativa della Odiwe, concentrata in particolare nella descrizione di una perfetta atmosfera austeniana, assorbe completamente la mente del lettore, riconducendola nelle vite d'inchiostro delle sorelle Dashwood, quasi non l'avesse mai lasciate...è un processo emotivo inconsapevole ed un attimo più tardi la storia riprende il suo corso...ma non come avremmo facilmente immaginato.
    La Odiwe sceglie di salvare l'unico personaggio imperdonabile, il solo a cui non avremmo pensato, se non negli stessi termini negativi in cui lo avevamo dimenticato. Willoughby è umano, ci rammenta l'autrice, ergo capace di innamorarsi o fallire, come ogni individuo dotato di cuore è un connubio di luce e di ombra, di bene e di male, per questo meritevole di un'altra occasione, riscatto che nessuno, persino Aunt Jane, avrebbe promesso.
    Eppure, la romantica Marianne, moglie devota dell'ineguagliabile Colonnello William Brandon, si ritrova ad affrontare le tribolazioni del suo recente passato, per l'inatteso ritorno nella sua vita di John Willoughby, attraente come sempre, ma, stavolta, esitante, impacciato di fronte a lei, finanche modesto, soprattutto, incredibile nella sua veste di pentito!

    E se Willoughby è profondamente cambiato, quasi fosse un'altra persona, Marianne ricade in un istante nell'ingenuità che di lui l'aveva resa vittima; la regressione non ci parrebbe ragionevole se non fosse preceduta dall'insicurezza e dai timori generati dalla prepotente gelosia verso Eliza e la memoria che quest'ultima porta in eredità, che la relega (a suo avviso) solo al secondo posto nel cuore di Brandon. Probabilmente, una tale momentanea involuzione dell'animo di Marianne trova giusta spiegazione in questo continuo travaglio interiore, quello che non mi ha convinto è il mutamento (forse anche genetico?!) di Willoughby, sebbene umano, sebbene intelligente, eppure soggetto al proverbio (ahimé, sempre veritiero) del noto "Il Lupo perde il pelo, ma..."
    Personalmente, avrei potuto, forse, accettare il cambiamento di Willoughby in seguito a cruciali eventi nella sua vita, ad ogni modo, non così poco tempo dopo averlo lasciato felice padrone del proprio destino; ciononostante, il suo ritorno consiste in una prova del nove per Marianne, è un'ulteriore confronto con i propri sentimenti, una seconda crescita interiore e, come se ce ne fosse bisogno, una conferma della superiorità eclatante di Brandon rispetto a Willoughby, anche in questa nuova veste angelica!
    Il romanzo intreccia i fili del ricamo precedente, ai nuovi, abilmente intercalati dalla Odiwe...è stato un vero piacere conoscere una Margaret (la minore delle sorelle Dashwood) così brillante, indipendente e, se vogliamo, moderna! Che ella fosse la summa dei caratteri antiteteci delle sorelle maggiori era auspicabile, ma che mutasse il suo mite silenzio d'osservatrice in una personalità ben definita e carica di energia, non l'avremmo immaginato, pur nella ragionevolezza di questa possibilità!

    Margaret è un personaggio bellissimo! Come uscita da una favola di Andersen, da brutto anatraccolo destinato nell'ombra, ha dismesso il suo grigio piumaggio per aprire sicura le grandi, candide ali di cigno, forte, finalmente, della propria identità.
    Sono debitrice verso la Odiwe per avermi contagiato con l'entusiasmo di questo personaggio! Margaret (che dopo poche righe della sua comparsa in scena avevo già familiarizzato in "Meg") è passionale come Marianne e assennata come Elinor, magrado l'evidenza della contraddizione, questa definizione le calza a pennello!
    E' la giusta conseguenza all'altalena degli opposti, in una parola, l'equilibrio tra essi, con un pizzico di spensieratezza ad aggiustarne il peso.
    La conferma del suo ottimo incedere nella vita, è palese nel rapporto con il suo personalissimo "Willoughby", nel ruolo certamente migliore di Henry Lawrence, davanti alle cui avances, Meg pare sciogliersi come neve al sole, riportandoci pericolosamente le memoria all'esperienza di Marianne, lasciandoci, però, interdetti di fronte al suo diverso modo di considerare la situazione in cui si è consapevolmente (e già questo fa la differenza) infilata.
    L'intreccio annoda e riscioglie i fili principali sui passi di Marianne-Brandon-Willoughby e di Margaret-Henry, coinvolgendo progressivamente vecchi amici e nuove conoscenze, rispolverando i ritratti dei meravigliosi characters creati da Aunt Jane e dipingendone di nuovi su chiaro suggerimento di quest'ultimi, in un girotondo di tè, danze e non-sense che rinnovano la voglia di dissolverci in inchiostro, per respirare la stessa carta di quei personaggi incredibili, senza dimenticare di evadere l'attenzione inopportuna dell'inarrestabile Mrs Jennings!

    Unico appunto negativo, ma sempre da un punto di vista personale, mi è mancata molto Elinor, confinata a fare la saggia ed inflessibile madre (più che sorella maggiore), malgrado, il suo sguardo attento fosse sempre vigile, ma troppo pronto ad elargire sentenze, privandola del suo lato romantico ed insicuro che sappiamo esistere, sebbene in incognito.

    Un sequel interessante, da prendere in considerazione per una versione italiana, soprattutto per le "possibilità" che mette in gioco, alternative più o meno condivisibili, ma certamente da acclamare per l'audacia che le contraddistingue.

    http://oldfriendsnewfancies.blogspot.com/2011/10/gdl-wi…

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    ClaireQueen said on Oct 20, 2011 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    The First Love's name is an ANATHEMA

    Tutto il sequel gioca sui tabù collegati al primo amore: fra Marianne e il Colonel Brandon (William, questo è il nome che la Odiwe ha scelto per il nostro eroe) ci sono degli argomenti immenzionabili. Uno di questi è Eliza, il primo amore del ...(continue)

    Tutto il sequel gioca sui tabù collegati al primo amore: fra Marianne e il Colonel Brandon (William, questo è il nome che la Odiwe ha scelto per il nostro eroe) ci sono degli argomenti immenzionabili. Uno di questi è Eliza, il primo amore del Colonnello, morta ormai da anni. Marianne crede che il suo William abbia scelto lei come ripiego, ed è gelosissima della figlia di lei, Eliza e della piccola Lizzie, nata dalla relazione della giovane con John Willoughby. Proprio quello stesso Willoughby che risulta a sua volta innominabile, perché è stato il primo amore di Marianne, ed il Colonnello ne è geloso, ma soprattutto perché egli ha ormai sposato una terza donna, Miss Sophia Grey, abbandonando sia Marianne che Eliza al proprio destino.
    E tutte queste parole taciute, questo gioco di supposizioni che costruiscono nell’immaginazione dei due protagonisti una storia intera completamente falsata, rischiano di creare una frattura fra Marianne ed il Colonnello Brandon.

    The unspoken words hung in the air above their heads like grey spectres, together with the recollections of all that had passed to make her former love’s name an anathema. John Willoughby’s crimes were never discussed.

    (Le parole non dette erano sospese nell’aria sopra le loro teste, come grigi spettri, insieme con i ricordi di tutto ciò che era stato, tanto da rendere il nome del suo precedente innamorato un anatema. Le scelleratezze di John Willoughby non venivano mai discusse).

    La Marianne della Odiwe nella prima parte del romanzo non mi piace molto: mi è sembrata molto più superficiale di quanto non fosse in Ragione e Sentimento (dove anzi, era immensamente profonda e sensibile, mancava solo un po’ di tatto a causa dell’egoismo caratteristico di tutte le persone molto giovani). Gioca a fare la matchmaker come Emma Woodhouse, ma in realtà sembra quasi Mrs Bennet, e quando non vuole mettere i guanti per far vedere il suo anello di diamanti, mi ha ricordato addirittura Lydia Bennet(pardon, Wickham, dopotutto era proprio la vera nuziale che la birbantella voleva esibire!)

    Her handsome ring looked very well on her hand, but what a pity it was to have to cover the sight of such beauty with a glove.
    (Il suo bell’anello sembrava un incanto sulla sua mano, ma che peccato dover nascondere la vista di una tale bellezza con un guanto).

    Nella seconda parte però, il personaggio cresce, matura, diventa insomma ciò che da lei ci si aspetterebbe al termine di Ragione e Sentimento.

    Le persone più romantiche sono spesso insoddisfatte dal finale di Ragione e Sentimento perché Jane Austen non ha ‘accasato’ entrambe le protagoniste di Sense and Sensibility col primo amore.
    Ecco, quello sarebbe stato il finale romantico per eccellenza: Willoughby che non sposa la signorina Grey, ma va da Marianne col capo cosparso di cenere, e lei lo perdona… e vissero felici e cont…. Ed Eliza??? In realtà Willoughby era al di là di ogni possibilità di riscatto, e la Austen non poteva certo gettare via un’eroina del valore di Marianne (perché io sono fra coloro che ritengono questa fanciulla una persona splendida, vera, diretta e piena di qualità, insomma, tutt’altro che antipatica!) fra le braccia di un mascalzone, anche se nella realtà le eroine incontrano le canaglie e spesso la storia non ha un lieto fine… e questo accadeva anche ai tempi di Jane Austen.
    La Odiwe cerca in un certo qual modo di far fare ammenda allo scapestrato, che in Sense and Sensibility ha avuto modo di riscattarsi solo in parte; nello stesso tempo, però, vuole ribadire che Willoughby non sarebbe comunque stato una buona scelta!

    Il romanzo è incentrato sugli equivoci dunque, un sottile gioco psicologico che permea tutta la storia, ma Jane Odiwe non si limita a questo. Molto sapientemente sa che un buon sequel ha bisogno di storie parallele nuove, di personaggi freschi e di vecchie conoscenze (New Fancies and Old Friends!), e sviluppa una bellissima trama che affianca l’intimo tormento di Marianne. Oltre a Margaret, la terza sorella Dashwood, che è cresciuta ed è diventata una fanciulla molto spigliata e dal forte spirito di indipendenza, come già prometteva di fare in Sense and Sensibility, conosciamo la famiglia della sorella del Colonnello Brandon, Lady Hannah Lawrence, che miscela sapientemente nel suo personaggio una buona dose di Mrs Churchill, un pizzico di Mrs Elton, ma soprattutto tanta Mrs Ferrars. Suo marito, Sir Edgar Lawrence risulta essere un personaggio più bonario e simpatico, per quanto marginale, essendo affiancato da una donna dal carattere tanto forte: ricorda vagamente Sir William Lucas e Mr Weston. Il figlio della coppia, Henry Lawrence, il nipote del Colonnello Brandon, si presenta nella prima occasione un po’ nello stile di un altro Henry, l’amatissimo Tilney di Northanger Abbey, poi la sua amicizia con Mr Willoughby ci fa temere che sia un individuo della sua stessa risma. Infine cominciamo a sospettare che ci sia in lui un po’ di Frank Churchill.
    Queste nuove figure rimangono nei canoni di Jane Austen, dunque, ma con risvolti sorprendenti, perché unendo le caratteristiche di tanti personaggi differenti, la Odiwe ne ha in realtà creati di originali e veramente speciali.
    Le sorelle Steele sono più perfide ed intriganti che mai, ed anche Mrs Jennings è diventata ancora più pettegola (non credevate fosse possibile?)… Sarà l’età?

    La Odiwe strizza l’occhio non soltanto a Sense and Sensibility, ma anche agli altri romanzi di Jane Austen: abbiamo visto tanta Emma ed anche un po’ di Pride and Prejudice. E che dire di questa scena?

    “The worst is over,” she said to herself. “We have met and should we do so again I shall be able to bear all with feelings of equanimity.”
    (“Il peggio è passato” disse fra sé. “ Ci siamo incontrati e dovesse accadere di nuovo sarò in grado di sopportarlo con la massima serenità”).

    Non vi sembra tremendamente simile a quest’altra?

    “It is over! it is over! ” she repeated to herself again and again, in nervous gratitude. “The worst is over! ”Mary talked, but she could not attend. She had seen him. They had met. They had been once more in the same room.
    (“È passato, è passato!” ripeteva fra sé ancora ed ancora, nervosamente grata. “Il peggio è passato!”
    Mary parlava, ma non riusciva a seguirla. Lo aveva visto. Si erano incontrati. Per una volta ancora erano stati nella stessa stanza.)

    Persuasion capitolo 7

    Splendida la descrizione del periodo storico, soprattutto gli eventi sociali costituiti dai balli, che in Willoughby’s Return occupano anche più di un capitolo per la loro complessità… sembra di muoversi da una parte all’altra della sala con i vari personaggi e si sente quasi il cicaleccio di sottofondo dei numerosi ospiti.
    Ed una particolare menzione al Gunter’s Tea Shop e ai suoi gelati, che di certo è presente in numerose Regency novels, ma che in questo romanzo mi ha fatto venire un fortissimo desiderio di approfondire l’argomento.

    Infine: qualunque sia il nome del Colonnello Brandon, ne esce sempre vincente, un uomo meraviglioso, superiore a dieci Willoughbys, un uomo di cui è impossibile non innamorarsi!

    Puoi leggere le recensioni delle altre Lizzies QUI

    http://oldfriendsnewfancies.blogspot.com/2011/10/gdl-wi…

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    Georgiana1792 said on Oct 13, 2011 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (8)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • English Books
  • Paperback 352 Pages
  • ISBN-10: 140222267X
  • ISBN-13: 9781402222672
  • Publisher: Sourcebooks Landmark
  • Publish date: 2010-05-24
  • Dimensions: 148 mm x 948 mm x 1,270 mm
  • Also available as: Others
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