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Wilson lo zuccone

Di

Editore: EDISCO

3.7
(55)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 320 | Formato: Altri

Isbn-10: 8844115018 | Isbn-13: 9788844115012 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , Humor , Teens

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Descrizione del libro
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  • 4

    Niente ha bisogno d'esser modificato quanto le abitudini degli altri

    Quella che mi sembrava un’attrazione istintiva nei confronti di questo libretto grigio BUR datato 1949, trovato insieme agli Oscar di Wilson e Ambler, in realtà aveva un'origine diversa. A ...continua

    Quella che mi sembrava un’attrazione istintiva nei confronti di questo libretto grigio BUR datato 1949, trovato insieme agli Oscar di Wilson e Ambler, in realtà aveva un'origine diversa. A posteriori ho ricostruito che a Mark Twain mi hanno condotto due scrittori differenti fra loro di cui sicuramente avevo letto:

    Tutta la letteratura moderna viene fuori da un libro di Mark Twain: Huckleberry Finn. Se lo legge si fermi però quando i ragazzi perdono il negro Jim. Quella è la fine, il resto è trucco. Ma è il nostro libro più bello, e tutto quanto è stato scritto in America viene di lì: prima non c'è niente e dopo niente che lo valga.

    Tutti gli scrittori americani prima o poi si abbeverano dal pozzo lampeggiante di Mark Twain. Tutti cercano il loro volto perduto. Il coraggio, l'audacia, la felicità di chi non ha nulla da perdere o di chi ha molto da perdere ma è spinto, dalla propria generosità o dalla propria follia, a rischiare tutto.

    Non è importante chi siano (con una semplice ricerca per parole chiave li potete recuperare in rete), la cosa davvero importante è che probabilmente hanno ragione. Mark Twain era lo pseudonimo che l’autore scelse attingendo dalla sua professione. Era un pilota di battelli sul Mississipi(*1) e ambientò proprio nella valle del fiume la storia di Wilson lo Zuccone. Quante verità sull’indole umana ci sono in questa storia, e quanto è fantastico il calendario di Wilson, composto dai trafiletti inseriti all’inizio di ogni capitolo. A lettura ultimata, rileggendo in sequenza quei trafiletti, ci si rende conto che sono la mappa del libro. Anziché parlare della trama, inserirò un paio di cose che mi ha evocato http://www.youtube.com/watch?v=wKP-p6J7-wk http://www.youtube.com/watch?v=Y_40tTovufU Vi consiglio di leggerlo. Quanto a me, una delle prossime letture sarà sicuramente Huckleberry Finn

    (*1)Mi fanno notare che si scrive con la doppia P.. non lo sapevo

    Per gli amanti degli animali:

    Se raccogliete un cane affamato e lo rifocillate, non vi morderà. Questa è la principale differenza tra il cane e l'uomo.

    Una delle differenze più salienti tra il gatto e la menzogna è che il gatto ha soltanto nove vite.

    ha scritto il 

  • 4

    "Il coraggio è la capacità di resistere alla paura, di dominare la paura: non è l'assenza di paura." Dal calendario di Wilson lo zuccone

    Per la difficoltà che abbiamo di sopportare il molteplice - e la Letteratura deve la sua funzione più importante alla sopportazione dell’incertezza e della complessità delle azioni umane contro ...continua

    Per la difficoltà che abbiamo di sopportare il molteplice - e la Letteratura deve la sua funzione più importante alla sopportazione dell’incertezza e della complessità delle azioni umane contro il bisogno di non conoscere, di banalizzare e “ridurre” l’esistenza - , a Mark Twain gli è rimasta addosso l’etichetta di “autore per bambini”, quello de “Le avventure di Tom Sawyer" e "Le avventure di Huckleberry Finn". Uno strano destino (simile a quello di Jack London) per uno scrittore critico, dalla penna mordace e calda, per nulla in linea con il mondo che lo circondava, che attaccava ad esempio l’antimperialismo americano, i suoi miti e le sue miserie. Questo romanzo di Mark Twain è ambientato nei luoghi del Mississippi cari allo scrittore e racconta la vita monotona e gretta di una cittadina di provincia sconvolta da una serie di avvenimenti tragico-comici legati allo scambio in culla di due fratelli. Sono Tom e Chambers, due personaggi molto diversi per nascita e condizioni sociali. Ne deriva una situazione piuttosto complessa, alla fine risolta da Wilson, il protagonista, il quale nonostante la sua fama di "svitato" ha capito l'inganno. David Wilson, avvocato e procuratore, quando arrivò in città fece una battuta su un cane molesto e si guadagnò una serie d'insulti, che lo bollarono agli occhi degli altri come scarsamente intelligente, da qui il soprannome di "zuccone". Ovviamente il motto di spirito era troppo brillante, per essere inteso. La trama narrativa è agile e brillante, ricca di trepidazione. I temi principali del libro sono quelli della schiavitu', dell'ingiustizia sociale e del pregiudizio razziale. Ogni capitolo è introdotto da citazioni dall’effetto spiazzante, tratti dal calendario di “Wilson lo zuccone”. Questo dispositivo narrativo ricorda al lettore: «le cose sono più complicate di quanto tu pensi». Il romanzo presenta parecchi piani di lettura e si presta a tante possibili riflessioni sulla natura dell'uomo e sul difficile rapporto tra individuo da una parte (genialità ed originalità) e massa dall'altra (immobilismo e pregiudizio). Wilson lo zuccone è uno dei tanti deliziosi esempi di “idioti letterari”, il “fool”, colui che vive ed agisce nel mondo della realtà, ma al tempo stesso sta in disparte con innocenza, che usa l’ironia per svelare verità nascoste, l'ambiguità del mondo. Una curiosità: il romanzo fu scritto a Villa Viviano a Settignano, a tre miglia da Firenze, sulle colline da cui s'ammirano "incantevoli e fiabeschi tramonti", poco lontano da dove Dante sedeva per veder passare Beatrice fingendo di contemplare il campanile di Giotto....

    ha scritto il 

  • 3

    Siamo noi, solo noi...

    Un libro sul doppio, che raramente viene citato quando si tratta di parlare del tema, forse perchè manca della fondamentale componente oscura che accompaga ogni coppia di gemelli... Svagato eppure ...continua

    Un libro sul doppio, che raramente viene citato quando si tratta di parlare del tema, forse perchè manca della fondamentale componente oscura che accompaga ogni coppia di gemelli... Svagato eppure bello e profondo, ci insegna molto prima che a dircelo fosse Forrest Gump, che la scioccheria a volte conduce alla verità...

    seconda lettura

    Strani giochi fa la memoria...ricordavo che questo romanzo trattasse del doppio, narrando le vicende di due gemelli, invece i gemelli sono solo una componente del romanzo, quasi che nella loro evidenza formale funzionino per Twain come rappresentazione metaforica di qualcosa che cova nel suo inconscio... .. Eppure che qui si parli di doppio, o meglio di doppiezza, non c'è dubbio. Dunque vediamo, cercando di non spoilerare: - innanzitutto, c'è un romanzo che nasce da un altro romanzo, con sorpresa e sgomento del creatore stesso, che si ritrova in mano nel primo lavoro una questione talmente bollente da doverla maneggiare con più cautela e più a lungo nel secondo; - c'è poi una serva negra, che però da alla luce un bambino bianco...che però a dispetto della sua bianchezza è negro; - c'è un avvocato, David Wilson, che è piuttosto sottile di mente, che però è considerato sciocco a causa di una battuta di spirito (che a sua volta è una battuta di spirito che trova la sua ragion d'essere nella prima versione del romanzo ) e che ancora però è l'unico a capirci qualcosa e l'unico a possedere la chiave per chiarire ogni cosa quando questa si farà abbastranza intricata da richiedere il suo intervento.... - c'è una coppia di bambini paffuti e biondi diversissimi nella sostanza...eppure somigliantissimi nell'aspetto esteriore al punto da venir scambiati in culla... - c'è un negro bianco messo in una posizione di vantaggio da una madre sufficientemente egoista, ma che sarà così cattivo cattivo cattivo...e vigliacco pure... - ci sono poi i due gemelli italiani su cui non si riflette più di tanto, e la cui esistenza nel romanzo rimane appena in secondo piano.

    Ce n'è abbastanza per metter in scena una commedia degli equivoci, con tanto di processo e di scioglimento della tensione finale (con tanto di punizione del cattivo ed applausi clap clap clap )...una commedia però che attraverso i suoi denti cerca di pettinare una testa alquanto scompigliata. Infatti ciò che doveva premere particolarmente a Twain in questo romanzo, la succitata patata bollente è il tema dell'identità.

    Insomma chi siamo noi? tutta natura e sangue, che poco l'educazione e la cultura possono piegare, per cui davvero chi nasce tondo non può morir quadrato? Oppure siamo solo il risultato di queste molteplici influenze che da quando veniamo buttati nel vasto mondo ci circondano,ci sommergono, plasmandoci e da tondi facendoci divenir quadrati? Oppure ancora disperosamente, siamo quello che gli altri vedono di noi? O siamo ciò che crediamo e vogliamo essere?

    "...Ogni essere umano porta con sé dalla culla alla tomba alcuni segni fisici che non cambiano le proprie particolarità, e con i quali la persona può essere identificata.... e questo senza ombra di dubbio o tema di smentita. Questi segni sono in realtà la sua firma, il suo autografo fisiologico, per modo di dire, e questo autografo fisiologico non può in nessun modo essere contraffatto, né la persona può nasconderlo e modificarlo, né esso diventa illeggibile per l'essersi consumato né tantomeno per il trascorrere del tempo. Questa firma non è il volto di una persona, perchè l'età lo può mutare così tanto da renderlo irriconoscibile; non sono i capelli, perché possono cadere; non è l'altezza, perché ci possono essere due persone alte esattamente allo stesso modo; non è la forma, perché ci possono essere due persone che hanno la stessa... Questa firma è peculiare di ognuno di noi, e tra tutti gli abitanti della terra non ne esistono due che abbiano la stessa. ... Questo autografo è composto dalle linee con le quali Madre Natura ha segnato l'interno delle mani e la parte inferiore dei piedi. ..."

    Non c'è nessun rimedio, nessun premio, ed allo stesso tempo nessuna garanzia di riuscita.. La nostra natura può venire mascherata, truccata, può venire rovinata, depauperata. Può essere riconosciuta, oppure rimanere nascosta per un sacco di tempo. Possiamo abbellirla, arredarla, farne tesoro, oppure sperperarla con noncuranza. Possiamo imbrigliarla come un bue da tiro, opprimendola sotto il peso dell'aratro per un buon fine, oppure lasciarla vagare nei boschi come un segugio, o coccolarcela come un gatto sulle ginocchia finchè lei vorrà. Renderla produttiva come un orto o lasciarla inacidire sul fondo di una cantina, ed ancora usarla come aceto. In ogni caso, sempre e comunque, noi siamo noi. Sempre e soltanto noi.

    ha scritto il