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Winesburg, Ohio

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Publisher: Acantilado

4.0
(649)

Language:Español | Number of Pages: 256 | Format: Paperback | In other languages: (other languages) English , Chi traditional , Chi simplified , German , Italian , Catalan , French , Japanese , Dutch

Isbn-10: 849264916X | Isbn-13: 9788492649167 | Publish date: 

Also available as: Others , Hardcover

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , History

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Book Description
El jóven George Willard, reportero del periódico local, observa la vida de los habitantes de su pequeño pueblo, Winesburg. La mirada del narrador construye, a partir de lo cotidiano y gris, un fascinante retrato humano, pulcro y detallado, de enorme realismo poético y finísima penetración.
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  • 2

    I racconti dell’Ohio non sono dei veri e propri racconti, ovvero: lo sono, se si guardano singolarmente, ma se li prendi tutti insieme, osservandoli da un po’ di distanza e riuscendo a raccoglierli tu ...continue

    I racconti dell’Ohio non sono dei veri e propri racconti, ovvero: lo sono, se si guardano singolarmente, ma se li prendi tutti insieme, osservandoli da un po’ di distanza e riuscendo a raccoglierli tutti, allora magicamente si trasformano in un oggetto diverso, a metà strada tra il romanzo e la raccolta di racconti. È un modello narrativo che all’epoca della prima pubblicazione non era ancora stato sviscerato e utilizzato così spesso. Ora magari è pratica comune (da bravo tondelliano mi viene in mente Altri libertini anche se per quanto riguarda l’autore di Collecchio il legame che teneva insieme il suo esordio era meno stretto di quello del libro di Anderson), ma per il tempo deve essere stato davvero qualcosa di frizzante e innovativo. Il tentativo di narrare le vicende di una tranquilla cittadina di provincia americana, nascondendo tra i vari racconti una trama più generale che vede il giovane giornalista George Willard quale suo protagonista, fu una ventata di novità nel panorama narrativo americano di inizio novecento, dove ancora gli scrittori più giovani cercavano una propria identità anche per quanto riguarda la forma del proprio lavoro.
    Anderson riesce a inventare (in questo caso per il suo tempo è giusto usare questo termine) un modo di narrare alternativo alle classiche forme brevi o lunghe, e lo fa con un’intuizione tanto semplice quanto brillante. A leggerlo adesso magari il libro perde un po’ di questa brillante illuminazione, ma al tempo stesso devo dire che in più di un’occasione non ci si accorge di leggere vicende ambientate a inizio ‘900 (e non so se questo a dire la verità sia un bene o un male).
    Quello che ne esce fuori è un quadro generale che comincia a prendere forma solo dopo alcuni racconti, quindi abbiate pazienza e non abbandonatelo anzitempo. È necessario leggerlo di seguito e non a pezzi e bocconi, solo così lo si può apprezzare, e notare anche delle piccole ossessioni che tormentano l’autore. Leggendo i racconti uno di seguito all’altro si nota infatti come Anderson inserisca esplicitamente in ogni racconto un’avventura che il personaggio intraprende o ha intrapreso. La narrazione parte in sordina, ogni volta, presentando i personaggi e narrando anche storie lunghe e complesse, fino a quando, a un certo punto, parte l’avventura. È quella il senso ultimo del racconto, mentre il resto è il tassello del piano più grande.
    Alla fine il libro rimane godibile, ma forse è più utile come caso di studio dell’invenzione di un metodo di narrazione nuovo, come un monito per tutti coloro che oggi non vedono la possibilità di inventare una nuova forma con la scusa che tutte le forme possibili sono già state inventate e percorse. Un tempo lo si pensava anche per questa forma che ora comune, e se adesso la si reputa comune lo si deve soprattutto a I racconti dell’Ohio.

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  • 5

    Un capitolo per ogni abitante di Winesburg. Storie delicate e tenerissime di gente rimasta intrappolata nel proprio paesino. Il mio preferito è il dottor Reefy, "un vecchio con la barba bianca , un gr ...continue

    Un capitolo per ogni abitante di Winesburg. Storie delicate e tenerissime di gente rimasta intrappolata nel proprio paesino. Il mio preferito è il dottor Reefy, "un vecchio con la barba bianca , un gran naso e con delle mani pure molto grandi". Questo libro è meraviglioso.

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  • 5

    Cronaca di una incertezza

    “Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole; sarebbe meglio mettere da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio ...continue

    “Se devi fare lo scrittore devi smetterla di giocare con le parole; sarebbe meglio mettere da parte ogni idea di scrivere, finché non sei preparato. Adesso devi vivere. Non voglio farti paura, voglio farti capire l'importanza di quello che tu puoi tentare. Non devi diventare un venditore ambulante di parole. Devi imparare quello che la gente pensa, non quel che la gente dice”.

    Osservare un campo di grano come se fosse il mare; fare in segreto quello che fanno i giovani sotto gli alberi; scoprire in questo modo la propria piccola parte nel disegno dell'esistere. Raccogliere le voci di una comunità come fragole in un cesto. Senza più sogni desiderare la vita e invecchiare senza essere soli. I racconti dell'Ohio sono la semplicità della vita rurale, i curiosi e profondi personaggi del paese con le loro vicende di vittorie e sconfitte, fortuna e malattia, matrimonio e fraternità; sono le imperfezioni del caso, i paesaggi dell'anima, gli episodi che cambiano la vita, l'amore decisivo. La volontà di radicarsi e il sogno di fuggire si alternano, nella quotidianità dei ruoli e nella fatica dell'impiego, dove colori differenti riescono a creare un'onda di significato e di senso nel destino dei singoli, dall'alba al tramonto, dalla giovinezza alla vecchiaia. Racconti che trasportano meravigliosamente e lasciano dentro memorie ostinate: il grido dell'essere, un'impronta indelebile, una nostalgia ineguagliabile.

    “Un desiderio di parole lo sopraffece, cominciò a pronunciare parole senza nesso, se ne riempiva la bocca e le buttava fuori perché erano parole coraggiose, piene di significato. Morte – mormorò – notte, mare, paura, bellezza”.

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  • 4

    Singolare raccolta di racconti del 1916, ciascuno dei quali ha per protagonista un abitante di uno sperduto villaggio dell'Ohio presso il lago Erie. L'elemento di raccordo delle vicende narrate, oltre ...continue

    Singolare raccolta di racconti del 1916, ciascuno dei quali ha per protagonista un abitante di uno sperduto villaggio dell'Ohio presso il lago Erie. L'elemento di raccordo delle vicende narrate, oltre al villaggio, è il giovane George Willlard, cronista del giornaletto locale.
    Si potrebbe considerare questo libro come un utile documento sulla vita nelle cittadine rurali americane all'epoca dell'inurbamento, ma non è questo il punto: in realtà, i racconti tracciano un percorso, programmato e analitico, nel labirinto dei pensieri, delle visioni, delle aspirazioni e delle solitudini dell'uomo che intravvede (come si legge alla fine del penultimo racconto) "la cosa che rende possibile la vita adulta agli uomini e alle donne nel mondo moderno". Chiaramente programmatico è, difatti, il primo racconto, che ha per protagonista - guarda caso - "un vecchio scrittore con i baffi bianchi", che scrive un Libro delle caricature, sulla base della teoria per cui, "nel momento in cui qualcuno s'impadroniva di una verità e diceva che quella era la sua verità e provava a vivere secondo essa, egli diventava una caricatura e la verità che abbracciava diventava una falsità": i racconti sono dunque proprio quel libro, una teoria di caricature nevrotiche di soggetti che si scontrano con l'ostilità-incomprensibilità di un mondo nuovo ed immenso che sta rapidamente cambiando, e che affannosamente cercano in sé uno spazio di libertà che finisce, però, per costituire una gabbia ancor più stringente.
    Leggendo queste prose apparentemente semplici, al limite del naive (al punto che sorgono dubbi sulla traduzione: di qui la stella in meno), nelle quali i ritratti si stagliano in tutto il loro chiaroscuro, provavo irritazione di fronte alla trovata ingenua di affidare il meccanismo narrativo all'inverosimile figura del cronista che vede e registra tutto, al quale tutti si rivolgono per raccontare la propria storia. Poi ho capito: George Willard non funziona perché non è Anderson; Anderson è il puritano Jesse Bentley, che cerca sempre la conferma della propria salvezza in un dialogo-lotta biblico con il suo Dio inconoscibile, è Alice Hindman, che attende in piena consapevolezza un ritorno che non avverrà, è Seth Richmon, il pensatore, che sembra già un personaggio della McCullers, è soprattutto Enoch Robinson, che vive e dialoga con i suoi fantasmi finché l'incontro con una donna non li fa sparire... Uomini e donni veri, profondamente americani.
    E l'influenza su chi verrà dopo è facile da scorgere: "Si rabbrividisce all'idea che la vita non significa nulla, mentre al contempo, se la gente della cittadina è la propria gente, si ama la vita così intensamente che vengono le lacrime agli occhi"; non è Cheever?

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  • 5

    L'incontro con I racconti dell'Ohio è stata casualmente interessante.
    Mentre guardavo un film, La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, in una scena si vede uno dei protagonisti, Matteo, che tiene ...continue

    L'incontro con I racconti dell'Ohio è stata casualmente interessante.
    Mentre guardavo un film, La meglio gioventù di Marco Tullio Giordana, in una scena si vede uno dei protagonisti, Matteo, che tiene in mano questo libro. Nel giro di qualche giorno l'ho recuperato e letto tutto d'un fiato.
    Bellissimo, poetico, coinvolgente. Si scivola lentamente in questa atmosfera della provincia americana di fine ottocento. Winesburg (cittadina immaginaria) è diventata la mia cittadina. I suoi personaggi sono diventati miei concittadini. Trasportata in un mondo sconosciuto eppure familiare. Racconti leggeri ma pieni di dettagli. Ogni persona è descritta con cura e i ritratti psicologici sono centrati.
    Bella scoperta! Un film bellissimo che mi ha condotto ad un libro bellissimo.

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  • 4

    È l'Antologia della Spoon River dei vivi, come l'ha definita Vinicio Capossela nell'introduzione, impressione che avevo avuto anch'io fin dalle prime pagine. È un libro molto intenso, benché parli di ...continue

    È l'Antologia della Spoon River dei vivi, come l'ha definita Vinicio Capossela nell'introduzione, impressione che avevo avuto anch'io fin dalle prime pagine. È un libro molto intenso, benché parli di normalità, di quotidiano, di abitudini e di neutralità di fronte agli eventi della vita. George Willard è l'alter ego di Sherwood Anderson, l'unico personaggio presente in quasi tutti i racconti, l'unico che avrà la forza d'imboccare una nuova strada, verso una vita diversa anche se segnata dalla sua Winesburg. Molto bello.

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  • 3

    I don't know, it's probably my fault. I could see its magic only at times, and the other times I was not sure whether the book was taking the direction of a collection of short stories or a novel with ...continue

    I don't know, it's probably my fault. I could see its magic only at times, and the other times I was not sure whether the book was taking the direction of a collection of short stories or a novel with George Willard as a protagonist.

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  • 5

    http://librosulcomo.it/2014/05/i-racconti-dell-ohio/

    Il rapporto con Dio. Ecco uno dei tanti volti che emergono da questo capolavoro di Sherwood Anderson, I racconti dell’ Ohio, edito da Newton Compto ...continue

    http://librosulcomo.it/2014/05/i-racconti-dell-ohio/

    Il rapporto con Dio. Ecco uno dei tanti volti che emergono da questo capolavoro di Sherwood Anderson, I racconti dell’ Ohio, edito da Newton Compton.
    Il rapporto con Dio che è rapporto con la terra, vissuto in un orizzonte iniziatico, orizzonte temporale come origine di una nuova era, gli albori del materialismo proprio dell’età capitalistica.

    L’opera viene pubblicata per la prima volta nel 1919, ma il tempo della narrazione è ormai storico; riguarda, infatti, quel periodo che segue la guerra civile americana (guerra di secessione), anni a cavallo tra la seconda metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. All’interno di questo riferimento temporale ruotano le 24 storie, voci di 24 diversi personaggi, abitanti di Winesburg, Ohio, che sembrano rivolgersi a un’unica figura: il giovane George Willard. Costui è, infatti, il cronista del giornale locale, il <<Winesburg Eagle>> ed è il collante delle 24 vite che si susseguono senza ordine preciso, in questo insieme. In quanto giornalista è proprio George l’orecchio del paese, colui che si muove nel piccolo villaggio in ascolto di tutti quelli che hanno qualcosa da dire.
    Si apre così la dimensione del racconto, quella in cui i diversi personaggi, il dottore, il filosofo, la maestra, il reverendo, la madre, ecc., rivelano un’intimità inquieta, fatta di desideri repressi e conflitti taciuti troppo a lungo. Ciascuno di questi uomini e donne di Winesburg, Ohio, trattiene dietro di se un passato nascosto, in cui il fallimento si manifesta come l’elemento dominante, causa di un presente fatto di sofferenza e frustrazione. Il desiderio di essere amati è ciò che George Willard percepisce nelle loro voci in quei momenti di confidenza, quando la facciata apparente di una vita rispettabile e quotidiana si frantuma di fronte a un impulso prepotente.
    Sono le voci figlie del mutamento, del più grande cambiamento avvenuto nella storia, quando la dimensione ordinata e pacifica del paesaggio rurale sta per lasciare il posto alla frenesia delle macchine e delle riviste.
    Vite che, toccate perifericamente da questo grande capovolgimento, ne percepiscono, in lontananza, la presenza che si manifesta, come è solito, in una profonda crisi.
    “I racconti dell’Ohio”, libro che rientra tra i classici della narrativa, può essere definito, senza esagerare, un capolavoro.
    Si ritrovano, al suo interno, le grandi questioni che hanno interessato tutto il Novecento: l’avvento delle macchine nell’antica dimensione rurale che trasforma il rapporto con il lavoro e con la terra; il mutamento vissuto intimamente come momento di crisi, con il manifestarsi di quei conflitti interiori e quelle nevrosi che furono portate alla conoscenza dell’uomo dalla psicanalisi freudiana; il desiderio di abbandonare il luogo natio, troppo piccolo e angusto, troppo chiuso di fronte a un avvenire ricco di speranze; l’imporsi di quella Volontà di Potenza, il volto dell’uomo moderno, che Nietzsche aveva elevato ad emblema del secolo scorso. Per ultimo, il mutato rapporto con Dio, un rapporto antico che, se da un lato esigeva dei sacrifici, pentimenti, e il timore del peccato, dall’altro lato si rivelava in un bisogno diretto, immediato, intimo, a sostegno di una fede come unico riferimento della vita.
    “Più tardi, quando rincasava, e si faceva avanti la notte piena di stelle, era più difficile tornare al vecchio sentimento di un Dio vicino e personale che viveva nel cielo soprastante e che poteva, ad ogni istante, allungare la sua mano e toccargli la spalla affidandogli un compito eroico da svolgere. La mente di Jesse era ferma sulle cose che aveva letto nei giornali e sulle riviste, sulle fortune da farsi…”.

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