Works

Di

Editore: Einaudi (Stile libero big)

4.2
(98)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 656 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806208063 | Isbn-13: 9788806208066 | Data di pubblicazione: 

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
La condanna tutta umana al lavoro inizia per Vitaliano Trevisan a quindici anni, quando una sera a cena chiede al padre una bicicletta nuova, da maschio, perché girare con quella della sorella maggiore significa essere preso in giro dai compagni. Per tutta risposta, il padre lo porta nell'officina di un amico che stampa lamiere per abbeveratoi da uccelli: "Cosí capisci da dove viene", gli dice, alludendo al denaro. Inizia per l'autore una "carriera" che è un succedersi di false partenze: dal manovale al costruttore di barche a vela, dal cameriere al geometra, dal disoccupato al gelataio in Germania, dal magazziniere al portiere di notte, fino allo spaccio di droga e al furto, "un commercio che obbedisce alle stesse fottute regole di mercato". Trevisan racconta gli anni Settanta schiacciati tra politica ed eroina, cui sembra essere sopravvissuto quasi per caso, la storia di un matrimonio e della sua fine, le contraddizioni del mondo della cultura - dove per ironia della sorte la frase piú ripetuta è "non ci sono soldi", la stessa che gli propinava il padre - e la sofferenza psichica, il percorso pieno di deragliamenti di un ragazzo destinato a fare lo scrittore.
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  • 4

    Fallimento

    Sul tema del fallimento ho fatto un po' di fatica a capire. Infatti bisognerebbe domandarsi in cosa si è fallito ed il raggiungimento di quale obiettivo avrebbe invece decretato il successo.
    Io direi ...continua

    Sul tema del fallimento ho fatto un po' di fatica a capire. Infatti bisognerebbe domandarsi in cosa si è fallito ed il raggiungimento di quale obiettivo avrebbe invece decretato il successo.
    Io direi che il successo a cui aspirava Trevisan lo abbia conseguito. Ma questo, fortunatamente, mi sembra il meno, un elemento che sta a margine di un libro che rende benissimo la forte centralità del lavoro nell'esistenza umana, in tutti i suoi aspetti.

    ha scritto il 

  • 0

    Racconterò la verità.

    Avevo il libro, era estate. Durante una lite venne stracciato e gettato nel grande bidone per la raccolta differenziata di carta e cartone del palazzo. Avrei voluto finirlo senza ...continua

    Racconterò la verità.

    Avevo il libro, era estate. Durante una lite venne stracciato e gettato nel grande bidone per la raccolta differenziata di carta e cartone del palazzo. Avrei voluto finirlo senza ricomprarlo sicchè, era estate, s’andava a prendere il gelato passando prima dalla Feltrinelli. La prima volta il libro non c’era ma lo chiesi e lo portarno. Ne lessi quasi tutta la rimanenza in tre o quattro gelati. Credo rimangano 60 pagine ma la Feltrinelli puzza e non mi piace stare lì e non ricomprerò il libro e non ce la faccio più a vederlo in pole position nella mia libreria.

    ha scritto il 

  • 4

    Un passo fluviale e la vertigine dell'io.

    Per sua stessa ammissione, c'è un legame profondo tra i lavori di Vitaliano Trevisan e l'opera di Thomas Bernhard. E Works, appunto, non fa eccezione. In queste pagine di autofiction, più o meno fedel ...continua

    Per sua stessa ammissione, c'è un legame profondo tra i lavori di Vitaliano Trevisan e l'opera di Thomas Bernhard. E Works, appunto, non fa eccezione. In queste pagine di autofiction, più o meno fedeli alla verità biografica, si ritrovano il passo, lo sguardo, il sarcasmo e l'ironia autoriferita dei racconti laterali e stranianti di "I miei premi", qui in una pregevole lettura di Elia Schilton. http://www.rai.tv/dl/portaleRadio/media/ContentItem-2600383f-2855-4383-828e-1e5850162e91.html

    Questa sorta di apparentamento, lungi dal ridurlo a epigono del grande scrittore, fa di Trevisan un interprete di rango, quasi un continuatore in forma di tributo, dell'eredità di Bernhard. Il Veneto che ci viene restituito non è solo la terra di un sud settentrionale volgarmente arricchito, ignaro di regole, di bon ton e privo di una visione consapevole del proprio squilibrato successo. No, l'intento sociologico, seppur ventilato per esigenze di marketing, non riguarda la poetica del nostro. Nel suo procedere da un lavoro a un altro, Trevisan inanella un curriculum di storie, personaggi, ambienti, sodalizi temporanei e idiosincrasie esplosive, misurando la sua presenza di corpo e pensiero (talvolta estraneo, altre immerso) dentro un mondo di opportunità e conflitti, dove, in fin dei conti, a prevalere sarà sempre e comunque la propria anarchica individualità, l'irresistibile istinto a sottrarsi, la vertigine di un male oscuro volitivo e dispotico.

    ha scritto il 

  • 4

    Lui è semplicemente straordinario.Rende benissimo l'idea del "veneto" dop. Ironico ma per nulla banale! Quando tu non sai, la vita sa per te. Mi sono approcciata a questo libro per semplice curiosità, ...continua

    Lui è semplicemente straordinario.Rende benissimo l'idea del "veneto" dop. Ironico ma per nulla banale! Quando tu non sai, la vita sa per te. Mi sono approcciata a questo libro per semplice curiosità, e' stata una piacevolissima sorpresa!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Vicenza e i vicentini come non li avete mai visti

    Con uno stile di scrittura personalissimo, Vitaliano ci conduce alla scoperta dei pregi (pochi) e difetti (tanti) dei datori di lavoro incontrati lungo la sua carriera lavorativa. L'analisi lucida e s ...continua

    Con uno stile di scrittura personalissimo, Vitaliano ci conduce alla scoperta dei pregi (pochi) e difetti (tanti) dei datori di lavoro incontrati lungo la sua carriera lavorativa. L'analisi lucida e spietata mette in chiaro molti aspetti che sono sempre stati accuratamente nascosti dagli analisti che hanno studiato il miracolo "Nordest". La contrapposizione tra Nord, rispettoso delle norme sul lavoro, e Sud, indifferente alle regole, diventa meno netta e i contorni sono più sfumati. Works mostra un'Italia più unita che mai nel rispetto di due dogmi nazionalmente riconosciuti: il profitto e l'approfittarsi del proprio ruolo.

    ha scritto il 

  • 4

    ho sempre avuto il sospetto che servillo, fuori dallo schermo e giù dal palcoscenico, fosse un discreto pezzo di merda, e trevisan me lo ha confermato. di questo lo ringrazio, ma lo ringrazio soprattu ...continua

    ho sempre avuto il sospetto che servillo, fuori dallo schermo e giù dal palcoscenico, fosse un discreto pezzo di merda, e trevisan me lo ha confermato. di questo lo ringrazio, ma lo ringrazio soprattutto per avermi fatto rivivere i miei anni di lavoro in cantiere; vi sfido tutti a pala e picco, o a scarriolare, e vediamo come ve la cavate.

    ha scritto il 

  • 3

    Insomma, io non so cosa dire. Sono un vecchio borbottone, per cui non capisco bene questo genere che va di moda oggi - addirittura autofiction, ho letto da qualche parte, che poi sarebbe la versione i ...continua

    Insomma, io non so cosa dire. Sono un vecchio borbottone, per cui non capisco bene questo genere che va di moda oggi - addirittura autofiction, ho letto da qualche parte, che poi sarebbe la versione in inglese letterario e maccheronico dell'amico che conta balle - e che annovera tra i migliori esponenti l'Albinati e il Trevisan. Sono più o meno romanzi come gli altri, ma basati su una storia vera, come le fiction di Canale 5. Works è la storia della vita lavorativa del Trevisan, prima che il Trevisan diventasse scrittore. E qui si potrebbero dire cose già dette e già sentite, tipo impietoso ritratto del Veneto in cui i capannoni etc. etc., poi continuate voi a piacere che io degli impietosi ritratti mi sono rotto le scatole. Niente di diverso, ma più egocentrico e sicuramente scritto meglio, dal Maino di Cartongesso. Però, siccome è autofiction, quasi tutti i personaggi del romanzo (romanzo?) non hanno nome, ma solo soprannome o iniziali. Non so voi, ma le iniziali per designare un personaggio, a me fanno lo stesso effetto del tizio di spalle e con la voce camuffata dei casi umani che compaiono in tv. Oppure, peggio, sembrano quegli stralci di questura che tanto fanno eccitare i lettori del Fatto Quotidiano: il P. rivelava che il M. gli proponeva di fare mercimonio all'uopo suddetto, pur resosi conto della fattispecie in oggetto, proprosta dal F.... Che noia: io apprezzo gli scrittori che pescano dalla vita vissuta, meglio se loro (Bukowski, Céline, McCourt, per dirne tre di scarsi), ma che abbiano la pazienza e il garbo di raccontarmela bene, la loro vita vissuta, romanzandola quel tanto che me la renda digeribile e non mi lasci l'impressione di leggere il diaro segreto di Vitaliano.
    Però mi è piaciuto, e mi ha fatto passare quel poco di voglia di lavorare che ho. Di più, mi ha infastidito, di quel fastidio insofferente e rabbioso che ho contro l'andare a lavorare ogni mattina. E, ovviamente, muoio di invidia: Trevisan se l'è lasciato alle spalle, il mondo del lavoro, e io invece mi godo le meritate ferie prima di riprendere a timbrare il cartellino, più svogliato che mai.
    E per lasciarci, una chicca, ché anche nelle migliori famiglie le chicche abbondano. A un certo, punto, preso da non so quale reprimenda, il Trevisan dice: Ma che cos’è l’Italia, pensai alzandomi e incamminandomi verso il Pantheon, se non un conglomerato di luoghi comuni. Prenderli a martellate, è uno dei miei compiti. Bravo, Vitaliano, magari comincia con questo, scritto proprio proprio da te: un febbraio di quel freddo umido che è molto peggio del freddo e basta. Io quando divento scrittore dedicherò un paragrafetto al freddo che ti entra nelle ossa, che è molto peggio del freddo e basta.

    https://poisononatofesso.wordpress.com/

    ha scritto il 

  • 4

    Works di Vitaliano Trevisan rischia di essere per l´autore il libro di una vita, vi si incontrano due tendenze, due strumentari che fanno parte della poetica dello scrittore e che contemporaneamente s ...continua

    Works di Vitaliano Trevisan rischia di essere per l´autore il libro di una vita, vi si incontrano due tendenze, due strumentari che fanno parte della poetica dello scrittore e che contemporaneamente sono ben presenti nelle narrazioni di questi tempi, da una parte il romanzo sul nord-est (mi vengono in mente Maino, il recente Padania di Santarossa, e di sicuro ci sarà dell´altro) e naturalmente la famigerata autofiction.

    Mi pare che Trevisan abbia la legittimazione per provare ambedue le strade, e per provarle in una struttura ampia (più di seicento pagine), da una parte tale diritto gli deriva proprio da quei lavori esperiti nel titolo, per cui i temi dei fatidici capannoni, dei cuscinetti a sfera, della piccola imprenditoria self-made, dei sabati festaioli e di sostanze sono trattati e descritti assolutamente
    dall´interno, senza concessioni a luoghi comuni e pura ricerca dell´effetto speciale simbolico,
    dall´altra nell´autobiografia lo scrittore si libera da ogni autocompiacimento, si veste di totale sincerità e utilizza una lingua convincente, sincopata, con spezzati di dialogo, descrizioni visionarie, miscela di alto e basso - intervallati dall´uso del dialetto "testimoniale" - e uno stile peculiare con subordinate che si attorcigliano l´una all´altra attendendo che Trevisan le venga a riprendere e giustificare, poco prima che il lettore si perda.

    Fondamentalmente è la storia dei lavori tecnico-manuali che Trevisan ha svolto prima di diventare scrittore di professione (uno su un milione ce la fa): geometra, magazziniere, operaio, le famose fabbriche dei fatidici cuscinetti a sfera e poi portiere di notte e altro ancora.
    La parte tecnica del libro è altamente affascinante, e nella descrizione di certi artigiani legati a un modo antico di far le cose per bene o di squadre di operai che danno un senso alla parola - squadra - utilizzata lo sguardo di Trevisan si fa sporadicamente tenero e ammirato, per deviare verso un´invettiva mai rassegnata ma anche mai moralista nell´affrontare quell´insieme di pratiche illegali, evasione fiscale, tecnici comunali lavativi, arroganze del gran professionista di turno, attaccamenti
    all´oro (letteralmente) che ci aspettiamo dal nord-est (ai tempi) in crescita rigogliosa e incontrollata.

    Trevisan attraversa il libro con la sua voce, la sua indipendenza (e le sue moderate dipendenze), il suo caratteraccio, la sua depressione, senza comunque (ed è un gran merito) trasformarsi in personaggio programmaticamente maledetto, e ci regala gustose chicche parlando malissimo di celebrità
    dell´establishment culturale quali Stefani Benni (il Satirico), Toni Servillo e Claudio Magris.
    Senza la sua voce e la personalità il libro avrebbe funzionato di meno di quanto fa (e funziona molto), in quanto il meccanismo è tutto sommato piuttosto ripetitivo (lavoro-curva di apprendimento-evento scatenante le dimissioni o il licenziamento-ricerca altro lavoro) ma mi pare che proprio a causa della lunga gavetta la mano dello scrittore sia sicura e non tema incagliamenti.

    In ultima analisi un libro riuscito, direi quasi importante, e la conferma di una strada peculiare e italiana all´autofiction, in questo caso scelta direi assolutamente non di comodo e giocata davvero molto bene. Consigliato.

    http://www.recensireilmondo.com/

    ha scritto il 

  • 4

    " certo, prima o poi avrei pur dovuto iniziare a scrivere, perché quando inizierò a scrivere, se dovessi fallire, allora sì che non avrò più alcun posto dove rifugiarmi "

    ha scritto il 

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