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World War Z

An Oral History of the Zombie War

By

Publisher: Thorndike Press

4.0
(1627)

Language:English | Number of Pages: 602 | Format: Hardcover | In other languages: (other languages) Italian , Spanish , Chi traditional , French , Portuguese , Korean , German , Czech , Dutch , Greek

Isbn-10: 0786293489 | Isbn-13: 9780786293483 | Publish date:  | Edition Lrg

Also available as: Audio CD , Paperback , Others , Library Binding , Mass Market Paperback , eBook

Category: Fiction & Literature , Horror , Science Fiction & Fantasy

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Book Description
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  • 4

    Se c’è un libro che ho avvicinato con un marcato pregiudizio è questo. Non fraintendetemi, non pensavo che non lo avrei apprezzato, tutt’altro, Ero certo che mi sarebbe piaciuto. Un libro che parla di ...continue

    Se c’è un libro che ho avvicinato con un marcato pregiudizio è questo. Non fraintendetemi, non pensavo che non lo avrei apprezzato, tutt’altro, Ero certo che mi sarebbe piaciuto. Un libro che parla di Zombi, scritto dal figlio di Mel Brooks e addirittura acclamato dalla critica era troppo invitante. Se aggiungiamo che ne hanno pure tratto un film, gli elementi c’erano tutti perché si trattasse proprio di un libro di infima serie bello e buono. Uno di quelli che mi piacciono tanto.

    Sotto sotto avevo la speranza di trovare una di quelle sorprese che di tanto in tanto si trovano in libri del genere (mi riferisco in particolare a “Io sono legenda” di Matheson) ma non ci contavo tanto. La mia idea era quella di divertirmi come mi è capitato con “Black City - C’era una volta la fine del mondo” (che razza di traduzione per il ben più evocativo ed appropriato “Go-go girls of the Apocalypse” che titola la versione originale del romanzo) di Victor Gischler, un post-apocalittico a tinte forti in cui compaiono cannibali e ballerine di lap dance, si beve birra ghiacciata e si paga tutto con gli Armageddon dollars. Oppure, cambiando mezzo espressivo ma restando nel genere Zombi, guardando il film "Benvenuti a Zombieland", un divertissement intelligente e splatter, con gli ottimi Woody Harrelson e Bill Murray (quest'ultimo nella parte di se stesso recitata in maniera semplicemente perfetta). 

    Già dopo le prime righe lette, però, sono stato costretto ad rivedere il mio giudizio preventivo. Niente letteratura di serie B, stavolta.

    Il libro è una sorta di inchiesta giornalistica prodotta alla fine della WWZ (Guerra Mondiale degli Zombi) che cerca di analizzare, tramite interviste a chi ha avuto un ruolo nella guerra e a semplici sopravvissuti, le cause che portarono al conflitto, lo sviluppo dello stesso e la sua conclusione.

    Max Brooks punta molto sulla verosimiglianza della narrazione e invita il lettore a credere che questa guerra sia veramente accaduta. È come se l'autore ipotizzasse, e chiedesse anche al lettore di farlo, che un'epidemia di tale natura sia possibile e cercasse di predirne gli effetti sulla società umana. Una specie di indagine sociologica. 

    Occorre dire che la scelta di fare raccontare tante piccole storie ai protagonisti rende il racconto generale un po’ frammentario ma, a parer mio, è proprio grazie a questo espediente che il romanzo guadagna profondità e credibilità. Un narratore esterno e onnisciente avrebbe certamente fatto guadagnare linearità e continuità al romanzo che, in tal caso sarebbe diventato un classico romanzo horror (magari pure bello) ma avrebbe certamente rinunciato, o lo avrebbe fatto con minor impatto, a suscitare l'impressione di veridicità. A dirla tutta WWZ non è neppure un romanzo. È un'opera di finzione letteraria, senza dubbio, ma non pare proprio un romanzo. La definirei una docu-fiction se solo avessi mai visto qualcuno rimettersi in piedi dopo aver tirato le cuoia. 

    Si può aggiungere ancora qualcosa su questa specie di docu-fiction. Non è detto che si debba prendere tutto alla lettera. Si può infatti interpretare l'intera opera come una grande allegoria. In questo caso ciascun lettore potrà sbizzarrirsi. Chi ci vedrà chiaramente un'analogia con le moltitudini di profughi che arrivano non si sa da dove con l'unica intenzione di devastare le nostre vite. Chi ci vedrà una similitudine con le banche, i banchieri e i loro amici illuminati che vogliono cibarsi della nostra carne e bere il nostro sangue perché dei nostri soldi non sanno più che farsene. Qualcun altro potrebbe addirittura pensare che gli zombie possano essere la metafora di una nuova ideologia che potrebbe contagiare una buona parte dell'umanità è che la porterà in un nuovo periodo fosco e pernicioso.

    Molte ancora possono essere le interpretazioni e molte sono le discussioni che possono nascere tra chi ha letto questo libro e ciò è decisamente straordinario per un libro che ho iniziato senza particolari aspettative se non quella di provare qualche brivido di poco conto e di divertirmi per qualche ironia magari un po' truce ma, tutto sommato, innocua.

    Indice Jimbose: 83%

    said on 

  • 1

    La storia ci è raccontata sotto forma di interviste sparse qua e là per il mondo. Interviste sulle condizioni post-apocalittiche della guerra degli zombi. Purtroppo, la brevità in alcuni casi, dove no ...continue

    La storia ci è raccontata sotto forma di interviste sparse qua e là per il mondo. Interviste sulle condizioni post-apocalittiche della guerra degli zombi. Purtroppo, la brevità in alcuni casi, dove non sono riuscito nemmeno ad entrare nel racconto oppure quando in altri, dove finalmente iniziavo ad affezionarmi ai personaggi e/o alla storia, finiva ed iniziava un nuovo capitolo totalmente estraneo a quello prima. Questo a lungo andare mi ha reso la lettura pesantissima, irritante e poco o niente coinvolgente. E poi, come ciliegina sulla torta, dall'inizio alla fine ho avuto la sensazione come se: "Noi siamo americani e quindi belli e bravi e voi non siete un c...!" :-P
    Comunque, a parte tutto, è stata una delusione immane, visto che il genere mi piace molto... ma come dico sempre, "semplicemente" non siamo compatibili, io e questo libro!

    said on 

  • 4

    L’occasione per leggere questo libro è stata una “lettura collettiva”, ma l’impressione e le aspettative erano alquanto modeste. A sfavore, per me, giocavano l’età dell’autore (molto giovane) e l’argo ...continue

    L’occasione per leggere questo libro è stata una “lettura collettiva”, ma l’impressione e le aspettative erano alquanto modeste. A sfavore, per me, giocavano l’età dell’autore (molto giovane) e l’argomento trattato, la guerra degli Zombi. Insomma, se si fosse trattato di un “robusto” film di serie Z, mi sarei esaltato,mi piacciono questo genere di “zozzerie”, trattandosi di una lettura il mio pensiero era “ho di meglio da leggere”. Comunque inizio il libro e quasi subito cambio posizione. È vero che ci sono gli zombi, ma gli argomenti trattati sono quelli attualissimi di ecologia, storia e geopolitica, scandali vari (farmaceutica, trapianti d’organi, ecc, ecc). Insomma non è banale, inoltre la narrazione scorre come se si leggesse un dossier post-bellico, fatto di interviste a vari personaggi protagonisti delle varie fasi del conflitto. L’ho letto in poco più di una settimana, e considerando che non sono attratto da certi generi di libri, l’esperienza è stata positiva. Per il finale … beh leggetelo.

    said on 

  • 3

    Vallo a raccontare alle balene

    Un libro di idee. Non è una novità per un libro di fantascienza, certo, tanti sono i casi di questa letteratura, considerata “bassa”, che poi hanno dato immagini reali del nostro futuro o che hanno us ...continue

    Un libro di idee. Non è una novità per un libro di fantascienza, certo, tanti sono i casi di questa letteratura, considerata “bassa”, che poi hanno dato immagini reali del nostro futuro o che hanno usato il pretesto del futuro e del futuribile per poter parlare, invece, di temi dell’attualità. Ad esempio, per tanta produzione di sci-fi americana post cortina di ferro, l’alieno non era altro che un modo per parlare del grande nemico oltre il muro, per demonizzare e al tempo stesso neutralizzare lo spettro del comunismo: cosa potrebbero mai essere oggi questi zombi alla conquista della terra?
    Questa è una delle prime domande che mi sono balenate in testa, alla quale non so se mi sono data la giusta risposta o alla quale, probabilmente, ciascuno di noi potrebbe trovare la propria. In effetti tanti sono i temi e i rivoluzionamenti di fronte che in questo romanzo cercano di ripercorrere, tramite una serie di testimonianze, quella che è stata una guerra a livello mondiale e che ha visto il coinvolgimento di tutte le nazioni. Comportamenti, soluzioni, strategie, protagonisti sono sottili riferimenti alla società attuale e puntano ad un ribaltamento di prospettive contemporanee e passate. Alcune parti mi sono sembrate particolarmente interessanti: o dove il passato tornava presente (quanto sono attuali i castelli e la storia nascosta di ogni paese!) o dove quanto è oggi considerato “punto a sfavore” di una certa società, ne diviene il punto di forza (penso, ad esempio, a Cuba e ai suoi embarghi).
    Tutto può essere rivalutato e ribaltato in una prospettiva nuova che dia una possibilità a chi, decisamente, nell’attualità, non la possiede.
    Un’opportunità di pace (quale pace poi?) sembra per una volta realizzabile, ma solo nell’unica prospettiva del nemico comune, della necessità di sopravvivere coalizzandosi.
    Non sarebbe bello se oggi, il nemico comune di tutti i popoli fosse la lotta alla povertà e un po’ di benessere per tutti quanti? La soluzione ai più grossi probelmi mondiali sarebbe semplice, una volta individuato chi sia lo zombi contemporaneo: tanti, troppi temi potrebbero esserlo.
    Lo so che non è il luogo e non è il momento, ma anche noi, oggi, possiamo combattere la nostra guerra agli zombi, magari cercando di dare una speranza all’Europa e a chi non riesce a “tenere il passo” (che poi, siamo sicuri di riuscire a tenerlo a nostra volta?)....sempre che invece gli zombi non siano già arrivati:
    Per la prima volta nella storia ci trovavamo ad affrontare un nemico che faceva davvero una guerra totale. Non avevano limiti di sopportazione. Non avrebbero mai negoziato, non si sarebbero mai arresi. Avrebbero combattutto fino all’ultimo perché, diversamente da noi, ognuno di loro, per ogni secondo di ogni giorno, era impegnato a divorare ogni forma di vita sulla Terra, E oggi, c’è già qualcuno che combatte in questi termini…
    ”Ho sentito dire che all’Olocausto non sopravvisse nessuno, che anche quelli che ne uscirono tecnicamente vivi erano comunque irreparabilmente segnati, il loro spirito, la loro anima, la persona che avrebbero dovuto essere, tutto questo era sparito per sempre. Mi piacerebbe credere che non è vero. Ma se lo è, allora nessuno sulla terra è sopravvissuto a questa guerra.”
    Invece dobbiamo sopravvivere e trovare soluzioni, comuni.

    PS.Chissà perchè avrei voluto anche una bella spiegazione delle origini di questa invasioni di morti viventi...

    said on 

  • 4

    Come sono familiari questi zombi!

    Assolutamente inaspettato, coinvolgente al punto giusto.
    Leggi, rifletti e colleghi i fatti con la politica attuale, se proprio devo rimproverargli qualcosa:
    troppo pro yankee, che son belli, bravi e ...continue

    Assolutamente inaspettato, coinvolgente al punto giusto.
    Leggi, rifletti e colleghi i fatti con la politica attuale, se proprio devo rimproverargli qualcosa:
    troppo pro yankee, che son belli, bravi e buoni
    e che un approfondimento di tipo scientifico, qualsiasi, avrebbe reso il tutto più 'intrigante'.

    9/10

    said on 

  • 4

    Il miglior romanzo Z.

    Ricostruito alla perfezione ed in maniera geniale, attento alle smanie degli appassionati e scientificamente plausibile, ricco di riflessioni su praticamente qualsiasi settore coinvolto dall'epidemia, ...continue

    Ricostruito alla perfezione ed in maniera geniale, attento alle smanie degli appassionati e scientificamente plausibile, ricco di riflessioni su praticamente qualsiasi settore coinvolto dall'epidemia, ed incredibilmente forte nella ricostruzione della più realistica apocalisse medica che abbia mai letto.
    E' un capolavoro del genere che, grazie alla sua completezza d'analisi, è destinato a rimanere il migliore del genere per molto tempo, a meno di genialate altrettanto potenti e significative.

    said on 

  • 4

    Está bastante bien y contada de una forma muy original, a modo de entrevistas con los supervivientes de la guerra y los que participaron en ella. Aunque esta virtud también es un pequeño defecto porqu ...continue

    Está bastante bien y contada de una forma muy original, a modo de entrevistas con los supervivientes de la guerra y los que participaron en ella. Aunque esta virtud también es un pequeño defecto porque al saber que todo lo cuentan supervivientes le quita algo de emoción.

    Esta contada desde un punto de vísta de tanto realismo que sorprende, realmente parece una novela histórica, más que de ciencia ficción.

    Con ganas de leerme la guia de supervivencia del mismo autor.

    said on 

  • 4

    La geopolitica degli zombi

    Al fine di dare sollievo ai miei atrofici processi mentali messi a dura prova dallo studio ho scorso tutti i titoli del mio Kindle alla ricerca di un libro assolutamente non impegnativo.
    Trovato, una ...continue

    Al fine di dare sollievo ai miei atrofici processi mentali messi a dura prova dallo studio ho scorso tutti i titoli del mio Kindle alla ricerca di un libro assolutamente non impegnativo.
    Trovato, una bella storia di zombi: ti rilassa, ti distrae, magari devia l' "ansia da prestazione d'esame" verso l' "ansia da zombi nascosto nel buio del sottoscala che aspetta il momento buono per ghermirti alla caviglia". Perfetto!
    Solo che è successa una cosa strana: la trama mi ha avvinta, ma non per le vicende avventurose e mozzafiato dei vari eroi di turno che mi aspettavo da una storia del genere (queste componenti ci sono anche, ma per la curiosa struttura narrativa emergono poco, lasciando tutto lo spazio al reportage sulla guerra mondiale contro Zom, l'esito di un virus che fa sì che il tuo vicino di casa non più umano abbia voglia di rosicchiarti vivo). Quello che mi ha sorpresa è stato altro.
    Diciamo che il libro espone i risultati di una survey basata su interviste biografiche che raccontano i fatti e ci offrono un bello scorcio della nostra società. Lo Zombi c'entra con le analisi sociologiche come il cavolo a merenda? Questo pensavo io prima di leggere questo libro; poi l'amico simil-intellettualone a cui parlo dei pensieri che questo libro mi ha suscitato mi indica il film culto di George Romero, nota metafora della degenerazione della nostra società, asservita al consumismo e desiderosa di trovare punti di riferimento e senso di appartenenza al punto che i non-morti tornano al centro commerciale che frequentavano da vivi: urca, mi si è aperto un mondo!

    Nel libro emergono aspetti di "business estremo" che appartengono al nostro bel mondo civilizzato quando si spiega come è iniziata l'infestazione in Cina: "Pochi di voi yankee chiedevano da dove veniva il nuovo rene o il pancreas, che fosse di qualche ragazzo di strada della Città di Dio o di qualche sfortunato studente rinchiuso in una prigione politica cinese. Non lo sapevate, non ve ne importava. Vi limitavate a firmare i vostri traveler's cheque, andavate sotto i ferri, poi tornavate a casa a Miami, a New York o chissà dove. "

    Poi la reazione al Grande Panico che attanaglia il mondo e che, come sempre, fa inizialmente emergere il peggio di ciò che può essere l'uomo: "Il denaro aveva ancora un valore? Il denaro, il cibo o qualsiasi cosa considerassero preziosa. Vidi l'equipaggio di una nave che voleva solo donne, solo donne giovani. Su un'altra lasciavano salire solo profughi dalla pelle chiara. I bastardi illuminavano con le torce la faccia delle persone, per poter scartare quelli scuri come me. Vidi addirittura un capitano, in piedi sul ponte della lancia della sua nave, che agitava la pistola e diceva: «Nessuna delle caste elencate, non prendiamo gli intoccabili!». Intoccabili? Caste? Chi diavolo la pensa ancora così? E, questa è la parte folle, alcuni dei più anziani uscirono addirittura dalla fila! Riesce a crederci?"
    (cosa vi ricorda un tizio con la pistola in mano che fa imbarcare dei disgraziati che sperano di salvarsi la vita?)

    La modernità come ambito in cui l'organizzazione e la specializzazione del lavoro ci trasforma da individui a mera funzione lavorativa:
    "La nostra era un'economia post-industriale, basata sui servizi, così complessa e specializzata che ogni individuo poteva essere funzionale solo all'interno della sua piccola struttura ben divisa in compartimenti. ... .... Si potevano attraversare interi sobborghi di quartieri dell'alta borghesia, abitati da professionisti che non sapevano nemmeno sostituire una finestra rotta."

    Interessante leggere come la Zombi-catastrofe ribalta questo tipo di organizzazione socioeconomica: all'improvviso chi sa organizzarsi con la manualità diventa uno "che conta".
    "Molti dei nostri istruttori erano immigrati di prima generazione. Erano persone che sapevano prendersi cura di sé, che sapevano sopravvivere con pochissimo e sfruttare tutto quello che avevano. Donne e uomini che curavano un piccolo orto nel giardino dietro casa, che eseguivano da sé le riparazioni domestiche, che facevano funzionare gli elettrodomestici fin quando era meccanicamente possibile. Era di importanza cruciale che queste persone ci insegnassero ad accantonare il nostro stile di vita agiato da consumatori usa e getta, nonostante fosse stato proprio il loro lavoro manuale a permetterci di mantenere questo stile di vita. Certo, c'era del razzismo, ma c'era anche classismo. Sei l'avvocato di una potente multinazionale. Hai passato gran parte della vita a rivedere contratti, a mediare affari, a parlare a telefono. È in questo che sei bravo, è questo che ti ha reso ricco e ti ha permesso di chiamare un idraulico perché ti aggiustasse il gabinetto. .... Così funziona il mondo. Ma un bel giorno, non funziona più così. Nessuno ha più bisogno di farsi rivedere un contratto, non ci sono più affari da mediare. C'è bisogno di aggiustare gabinetti. E all'improvviso quel manovale diventa il tuo istruttore, magari addirittura il tuo capo. Per alcuni questo era più spaventoso dei morti viventi.

    Eppure si intravede la possibilità di una rinascita, che è esterna ed implica la sopravvivenza in un mondo ostile, ma è anche una rivoluzione interiore, l'adattamento a un equilibrio sconvolto per sempre e la riscoperta di qualcosa di essenziale.
    "Sì, era molto difficile per alcuni, ma molti più in là ammisero che traevano più soddisfazioni emotive dai nuovi lavori che da qualsiasi cosa somigliasse alle loro vecchie occupazioni"
    "Vede queste scarpe? Le ho fatte io», «Quel maglione, lana della mia pecora», «Le piace il grano? Viene dal mio campicello». Era il prodotto di un sistema più decentrato. La gente aveva la possibilità di vedere i frutti delle proprie fatiche, la possibilità di provare un senso di orgoglio personale sapendo che tutti stavano dando un contributo chiaro e concreto alla vittoria".

    Penso che questo libro possa essere gradito a chi è vicino al pensiero della decrescita felice.
    Concordo, quella degli zombi è una metafora veramente potente e spaventevole e mi auguro che il mondo non debba affrontare, nè metaforicamente nè letteralmente, una lezione di questo genere per operare la sua rinascita (Zombi, vi prego, restate nelle pagine dei libri e nei film horror, grazie).

    " I morti viventi non ci avevano tolto solo la terra e i nostri cari. Ci avevano tolto la sicurezza che ci veniva dall'essere la forma di vita dominante sul pianeta."

    Quattro belle stelle convinte.

    said on 

  • 4

    挺有意思的一本書
    用訪談的架構,去除掉講故事所會產生的廢話
    這個假想實踐得相當徹底,比電影版好看很多....

    said on 

  • 4

    很有趣的一本書

    該怎麼說,所謂的很認真的去豪洨應該就是這麼一回事吧XD

    前作作者很認真地去探討頗析殭屍災難的應對之道。而這本書更是直接把殭屍災難具現化,用記錄檔案的手法來描述虛構的殭屍戰爭。認真的考究,推論以及充實的背景資訊讀起來很有真實感。

    電影版本雖然精彩但是整體氛圍還是小說略勝一籌!

    said on